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Mafia e massoneria/L’ex Gran maestro del Goi Di Bernardo: «Vedo oggi ripresentarsi le stesse condizioni del ’92, quasi fosse una fotocopia»

Il 31 gennaio 2017 – ma solo da pochissimi giorni il testo è stato pubblicato sul sito – la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi ha svolto l’audizione a testimonianza di Giuliano Di Bernardo già Gran maestro del Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani.

Quel vecchio volpone dell’ex professore ordinario di Filosofia della scienza presso la facoltà di Sociologia dell’università di Trento, massone da ben 55 anni, ha usato il lanciafiamme.

Gran maestro del Goi  dal 1990 al 1993 e dal 17 aprile 1993 al 2002 fondatore e poi Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia, che solo sei mesi dopo (l’8 dicembre 1993 per la precisione) ha avuto il riconoscimento della massoneria inglese. La Glri venne riconosciuta dalla Gran loggia unita d’Inghilterra che, nel fare questo, ha dovuto togliere il riconoscimento al Goi, che lo aveva avuto 23 anni prima, dopo un’attesa di 110 anni.

Quando Bindi comincia a chiedergli dell’inchiesta dei primi anni Novanta sulla massoneria dell’allora procuratore di Palmi, Agostino Cordova, Di Bernardo parte in quarta. «Vedo oggi ripresentarsi le stesse condizioni del 1992 quasi fosse una fotocopia. Se me lo consente,  vorrei richiamare alla memoria come si è svolta quell’inchiesta», dice d’un fiato. Non male come inizio.

Di Bernardo, però, fa di più e spiega come avvenne la consegna degli elenchi a Cordova, aggiungendo particolari maliziosi e che suonano come un “a buon intenditor poche parole”. «Nel 1992 il procuratore di Palmi mi fa pervenire la richiesta di avere gli elenchi di tutti i massoni calabresi – dice infatti rivolgendosi a Bindi motivando questa richiesta con il fatto che in molti reati erano presenti massoni del Grande oriente d’Italia. Il Gran segretario venne da me e mi informò di questa richiesta e io feci allora una semplice riflessione: “Se fornisco gli elenchi, non creo problemi a tutti quei massoni che non hanno nulla da temere dalla legge. Viceversa mi si dà la possibilità attraverso la magistratura di far uscire allo scoperto i massoni che non sono degni di stare nel Grande Oriente”. Partendo da questa premessa io ho dato disposizione al Gran segretario di consegnare gli elenchi dei massoni calabresi. Il gran segretario mi chiese: “Tutti gli elenchi?”, perché questo è il punto, e io risposi: “Tutti gli elenchi”. Quindi io spontaneamente nel 1992 ho aderito alla richiesta di consegnare gli elenchi dei massoni calabresi».

Bindi, altra sgamata volpe, anche se della politica, chiede allora: «”Tutti gli elenchi” vuol dire che ci sono più elenchi o voleva dire tutti gli iscritti?»

E qui la risposta di Di Bernardo è straordinaria: «Non voglio essere ambiguo. Esiste un solo elenco, la domanda era: “Diamo tutti gli iscritti oppure cogliamo l’occasione per togliere dall’elenco alcuni?”, visto che la possibilità c’era». E gli iscritti da togliere erano ovviamente quelli dei calabresi. «Certo che io avrei potuto dire: “Sì, togline una parte, poi il criterio si vedrà” – ha proseguito sempre rivolgendosi a Bindiperò io in quella precisa occasione ho detto: “Bisogna dare l’elenco completo di tutti i massoni calabresi, perché io spero che la magistratura attraverso le sue inchieste possa far emergere coloro che si sono annidati nel Grande Oriente d’Italia e che invece dovrebbero stare fuori”».

Qualche tempo a Villa Medici, sede della massoneria del Grande Oriente, un sostituto procuratore con i Carabinieri chiede l’elenco di tutti i massoni d’Italia (quelli della Calabria erano già stati forniti). A questo punto Di Bernardo sente i membri della Giunta, l’organo di governo del Grande Oriente. La loro risposta fu unanime: «No, gli elenchi non li diamo». Di Bernardo aggiunsi: «A meno che non ci sia una richiesta formale di sequestro».

Il procuratore sigillò il computer, ci mise due carabinieri a guardia e disse a Di Bernardo: «Ritornerò con un mandato formale». In quel modo voleva evitare che dal momento della richiesta al momento del sequestro si potessero manipolare quegli elenchi. Il giorno dopo tornò con un mandato formale di sequestro e prese il computer. A questo punto inizia l’inchiesta formale.

Da lì cominciarono gli incontri segreti tra il Gran maestro e il procuratore Cordova. Quando lo vide per la prima volta Di Bernardo gli fece una domanda precisa: «Mi vuole spiegare per quale motivo lei vuole gli elenchi di tutti i massoni d’Italia?». La sua risposta fu semplice: «Dalle nostre verifiche è emerso che i massoni della Calabria hanno connessione con massoni del nord Italia e formulò l’intuizione e l’ipotesi che la ’ndrangheta stesse occupando le regioni del nord servendosi anche della massoneria».

Quella che allora era un’intuizione di Cordova, dirà Di Bernardo, a distanza di oltre venti anni è una realtà.

Dopo quella consapevolezza, è lui ad affermarlo anche in Commissione e per l’altra consapevolezza che nessuno lo seguiva, fu costretto, per difendersi, «a fare una guerra totale al Grande Oriente d’Italia, non perché io volessi attaccare, ma perché dovevo difendermi. Scrissi una lettera alla comunione, in cui spiegavo queste ragioni. Quella lettera non è mai stata spedita, per cui tutti i fratelli all’obbedienza non hanno mai saputo le ragioni per cui io sono andato via, tranne quelle che leggevano sui giornali. Questa è stata una mossa tattica importante, perché non conoscendo le ragioni, su di me è stato detto tutto e il contrario di tutto. Sono stato praticamente crocefisso, i miei ritratti sono stati bruciati nel tempio per simulare il traditore che va al rogo, ho ricevuto minacce contro me e la mia famiglia inimmaginabili. Ma io sono andato avanti (…) Ancora oggi, dopo 23 anni, sono considerato il traditore e nei miei confronti vi è un odio che neanche si può immaginare, un odio che dura ancora dopo venti anni. Ma perché? Se io fossi andato via creando un’altra massoneria, non avrebbe destato alcuna preoccupazione. Ma io sono andato via con la volontà di avere il riconoscimento della massoneria inglese, perché, se non si ha il riconoscimento della massoneria inglese, si è fuori dalla massoneria mondiale che conta. Quindi, l’odio scaturisce proprio da questo: con la mia azione ho fatto sì che perdessero il riconoscimento inglese. Ecco l’odio, che ancora oggi è forte e vivo».

Mi fermo ma domani continuo sempre con la stessa audizione.

r.galullo@ilsole24ore.com

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https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/16/rete-di-matteo-messina-denaro4-a-trapani-la-legge-imposta-dalle-logge-selvagge/)

  • Roberto Galullo |

    “Galullo, qui le cose sono due: o lei non sa leggere oppure non capisce quel che io scrivo”: e sarei io quello che usa toni diffamatori? Mi ha voluto insegnare (con toni che può rileggere) a fare il giornalista perchè non sono venuto a Rimini e sono io che uso il turpiloquio? Ma dove? Quando? Decine di migliaia di massoni non solo non hanno fatto nulla di male ma hanno tutta la mia stima. Come vede non mi sono trattenuto dal risponderle. Con i soliti toni, che sono innanzitutto il rispetto e poi quelli dell’ironia che nei commenti amo usare, insieme all’arte del paradosso. Se poi per lei messa cantata è un insulto, la invito a leggere la stupenda definizione che dà dell’appuntamento di Rimini un vostro fratello massone in questa pagina. In confronto io ho descritto l’appuntamento come l’evento internazionale dell’anno. Crede che Bisi debba dare un buffetto a lui, visto che a me non può darne? I fatti, invece, li faccio cantare nei pezzi. Con il massimo gradimento dei direttori (quelli Gionalisti intendo dire) che ho avuto in 32 anni di carriera. Ammirato, la saluto e, come vede, io non censuro mai nessuno. Trova altre piazze dove dire liberamente ciò che pensa, senza alcun filtro ma con una sana e magari aspra dialettica? Prego si accomidi ma qui le porte sono sempre aperte, anche alle persone che mi insultano.

  • cesare de gasperis |

    Gentile Sig. Blake .
    Amo pensare che Lei si chiami effettivamente Edward Blake e come tale mi permetto salutarla rispettosamente .
    Non replico direttamente a Lei perché entrambi sappiamo che la nostra comune base di pensiero ci vieta espressamente la confutazione diretta e contrapposta di opinioni liberamente espresse .
    Quindi , non contrapposizione di uomini ma di sole opinioni .
    Non difendo la sperimentata professionalità del Dr. Galullo che ho avuto modo di apprezzare in moltissime occasioni leggendo delle sue inchieste sui grandi flussi del riciclaggio quando, modesto funzionario di Banca, percepivo come la lotta dovesse essere e cominciare da quel sistema bancario di cui facevo parte .

    Non difendo quei giornalisti desiderosi di capire e carpire qualcosa in quel di Rimini perché non riesco ad immaginare cosa avessero potuto cercare di “capire e carpire” in quella ridente città oltre la ricetta della autentica Piadina Romagnola .

    Non parlo del Prof. Di Bernardo perché la sua storia personale è e rimane soltanto sua. Troppo si parla di Lui con accenti irosi e l’Ira non è mai portatrice di sereno giudizio .

    Non parlo di riconoscimento o no della Gran Loggia d’Inghilterra (e/o altre similari) perché questi riconoscimenti e disconoscimenti ho l’impressione che funzionino secondo criteri di pura opportunità del momento politico .

    Non parlo, non difendo , non replico .
    No, io reclamo il mio diritto di credere in 30 anni di quelle che lei definisce “favole” .
    Favole che parlavano di un tempo nel quale potevamo dire, senza vergogna, di essere massoni .
    Favole che parlavano di una nazione ove non era necessario il sacrificio di giudici per prendere consapevolezza di un fenomeno criminale .
    Favole di una nazione ove non si fossero mai fatti convegni di “Mafia, Corruzione e Massoneria” .
    E la favola più grande : Di esser creduto e considerato una persona onesta anche se massone, se mi comporto da persona onesta anche se con un (ridicolo?) grembiulino e guanti bianchi .
    Ricordo che il caro Aldo Fabrizi ripeteva sovente che chi diceva che la massoneria era una cosa seria non lo aveva mai visto fare le contorsioni nel cercare di agganciarsi il grembiulino.
    Caro Edward , le invidio le certezze ; io ho solo la forza per pormi dubbi e rimpianti .
    Le confesso da amico fraterno che, qualche volta, ho provato anche a confessarmi per l’essere massone, ma poi non ne ho trovato, non il coraggio, ma la natura del peccato .
    La saluto e la prego di considerare le mie parole con affettuosa amicizia e non come …
    “opinioni sofistiche prive di controprova scientifica” .
    Buonasera .

  • Edward Blake |

    Non entro nella testa dei lettori e non ho la presunzione di farlo, caro Galullo.
    Sarò pure un uomo d’altri tempi ma mi è stata inculcata un’educazione che non mi fa ricorrere al turpiloquio nemmeno sotto tortura. Vedo invece che appena si toccano determinati tasti lei reagisce con fastidio facendo ampio ricorso alle contumelie. Questione di stile.
    Riguardo alle “messe cantate”, credo che anche la forma sia importante. Non so quanto un editore possa gradire che un suo dipendente/collaboratore possa usare un certo linguaggio denigratorio o diffamatorio. Non mi stupirei però se Stefano Bisi, con cui lei afferma di avere una certa familiarità, le assestasse un buffetto come già fatto con don Ciotti (che, bontà sua, ha capito di aver sbagliato e s’è scusato). Io non sono solito denigrare quel che non conosco. Lei evidentemente preferisce utilizzare la sua professione per insultare decine di migliaia di cittadini italiani che, fino a prova contraria, non hanno fatto nulla di male. E poi viene a dar lei lezioni di morale e di vergogna? Non so che dire.
    Basito, la saluto. (Ovviamente so già che non si tratterrà dall’impulso di rispondere, sempre con i soliti toni)

  • Roberto Galullo |

    Blake, la seconda che ha detto. Quindi non ci provi più a scrivere. Le fa bene alla salute. Il vostro odio verso Di Bernardo – del quale me ne pò fregà de meno – mi ha rotto abbondantemente gli zebedei . Per lei fu cacciato dalla Glri ma, come lui stesso dice in Commissione antimafia, decise di andarsene. Ha ragione lei, anomino Blake o ha ragione lui? Ma chissenefrega! Quanto alle favole, è straordinario, detto da chi crede nel “Grande architetto dell’Universo” e indossa grembiuli. Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere (o viceversa, “facci” lei). Sul riconscimento inglese le ho già risposto.

  • Roberto Galullo |

    Anonimo e dunque impresentabile Blake, alla sua lunga sfilza di strampalati insegnamenti ne aggiunge un altro: mi vuole insegnare come si fa il giornalista. Si metta in coda. Vogliono insegnarmelo in tanti. Io non ero a Rimini – pur personalmente e ripetutamente invitato da Bisi al quale, se non si fida, può chiedere – perchè avevo altri cazzi da fare un pò più importanti giornalisticamente parlando che non inseguire una messa cantata di grembiuli e compassi (scusi la volgarità ma quando ce vò ce vò). Ma torniamo al mio mestiere: o lei ci fa (il furbacchine sperando, povero lei, di cogliermi in fallo) o ci è (abituato a provarci). Al di là del fatto che le audizioni parlamentari sono fonti validissime (lei ne ha letto altrove, oltretutto, in maniera così approfondita come faccio io da anni? La risposta gliela do io, non si affanni: no): colpevolmente lei si è perso tra Sole-24 Ore e blog decine e decine (direi centinaia ma in questo momento non ho tempo da buttare nei controlli in banca dati) di servizi sulla massoneria che nulla hanno a che vedere con le audizioni. Infine: non mi arrabbio. Mi diverto come un muflone in calore. Ci vuole ben altro che un blake per farmi arrabbiare. P.S. Ma lasci stare la libertà di opinione associata al’utilizzo di pseudonimi e abbia il coraggio di metterci nome e faccia come faccio io, altro che storie e tentativi riminiani di depistaggio dialettico! Ora però, direi di finirla qui, perchè lei ha detto la sua, io la mia, e mi preoccupo del fatto che leggendola i lettori possano fuggire annoiati.

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