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Elenchi massoni/ Il sequestro della Gdf nella sede del Grande oriente d’Italia è finito all’alba – La risposta del Goi

Il Gran maestro del Grande oriente d’Italia, Stefano Bisi, poche ore fa nella conferenza stampa tenuta nella sede del Goi l’ha messa subito sul conciliante: «Altri elenchi, se volete, vi darò. Sono quelli dei 19 fratelli massoni che vennero trucidati alle Fosse Ardeatine. Noi abbiamo dato il sangue per costruire l’Italia e questa Repubblica e abbiamo avuto le nostre vittime, vittime del terrorismo e della criminalità organizzata». Presenti alla conferenza stampa anche il Gran maestro aggiunto Sergio Rosso, il Primo Gran Sorvegliante Antonio Seminario e Fabio Federico, uno degli avvocati del pool incaricato dal Goi di valutare e promuovere le iniziative necessarie per rispondere alla richiesta di consegnare parte degli elenchi di due regioni.

Il 24 marzo, giorno dell’anniversario dell’eccidio nazista, il Goi celebrerà una cerimonia di commemorazione sul luogo del martirio e ricorderà il caso del sindaco massone di Firenze, Lando Conti, ucciso dalle Br e il caso del padre di Tonino Salsone, attuale presidente circoscrizionale della Lombardia, ucciso dalla ‘ndrangheta.

Titillare le corde della storia e dell’amor patrio, del resto, era una mossa prevedibilissima, già ampiamente utilizzata nel  corso delle audizioni in Commissione parlamentare antimafia, che tanto hanno urtato la presidente Rosy Bindi che, sul tema, ha tagliato a dir poco corto.

«Ci opporremo con tutte le nostre forze all’atto arbitrario di cui siamo stati oggetto» ha continuato Bisi, a fronte dell’iniziativa della Commissione antimafia che ieri ha dato mandato, su delibera unanime, allo Scico della Guardia di Finanza di procedere alla perquisizione della sede nazionale non solo del Goi ma anche di altre tre associazioni massoniche, con l’ordine di sequestrare gli elenchi di tutti i loro iscritti in Calabria e Sicilia.

«Il Grande oriente d’Italia – ha ricordato ancora Bisiè stato perseguitato dal fascismo, le sue sedi furono prese d’assalto dalle camicie nere durante la dittatura, e tengo molto a questo oggetto – ha poi aggiunto mostrando il collare che i Gran maestri si trasmettono l’un l’altro – perché è un simbolo, un simbolo che ci arriva da lontano: fu messo in salvo da un fratello, che lo nascose nel pannolino del figlio neonato, e poi lo murò. E sui simboli non si può ironizzare, non si possono fare sorrisini come quelli che ho visto in Commissione antimafia quando si è parlato di guanti e grembiulini».

Bisi poi, con un altro immancabile richiamo all’amor patrio legato alle iniziative pro-terremotati, ha ribadito quanto aveva detto ieri, a botta calda: «Non ci fermeranno. Nei nostri confronti è stata commessa una palese discriminazione e un atto intimidatorio. E intanto, mentre domani il collegio dei nostri avvocati si riunirà per contestare in ogni sede quello che è avvenuto, noi continueremo a portare avanti la nostra attività, a promuovere la cultura e la solidarietà, come facciamo ogni giorno, a stare vicino a chi ne ha più bisogno, come abbiamo fatto in questi mesi, che ci hanno visto impegnati accanto alle popolazioni colpite dal terremoto. Quando è arrivata la Guardia di finanza ero appena tornato da Norcia, dove il Grande oriente d’Italia è impegnato in un progetto che si propone di restituire ai giovani della cittadina dell’Umbria colpita dal terremoto, l’illuminazione dello stadio».

L’avvocato Fabio Federico ha infine affermato che «la Commissione antimafia è andata oltre i suoi poteri e oltre i poteri della stessa autorità giudiziaria. Nessun reato è infatti contestato all’istituzione massonica a giustificazione del mandato di perquisizione e sequestro messo in atto. Un episodio gravissimo, che lede molti diritti, quello di libera associazione, sancito dalla Costituzione ma anche quello al diritto alla difesa».

Nemmeno il tempo di mettere in linea sul sito del Goi che – con una contromossa anch’essa ampiamente prevedibile – La Commissione antimafia ha risposto.

«In seguito della delibera, adottata ieri dalla Commissione parlamentare antimafia, lo Scico della Guardia di Finanza di Roma, delegato alle funzioni di polizia giudiziaria – si legge nel comunicato stampa – ha quindi proceduto al sequestro degli elenchi degli iscritti, dal 1990 a oggi, alle logge di Calabria e Sicilia delle associazioni massoniche: Grande Oriente d’Italia; Gran Loggia Regolare d’Italia; Serenissima Gran Loggia d’Italia; Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. Le operazioni di perquisizione e sequestro sono iniziate presso le sedi nazionali delle quattro obbedienze alle ore 15.30 di ieri e, limitatamente al Goi, si sono protratte per tutta la notte, terminando alle ore 6.30 di questa mattina. Il materiale acquisito, sia informatico sia cartaceo, è custodito nella sede della polizia giudiziaria. L’attività d’inchiesta prosegue nelle modalità deliberate dalla Commissione».

Ieri, a operazione ancora in corso, è stato il senatore Michele Giarrusso (M5S) a prendere una posizione molto dura: «Abbiamo partorito il topolino: restringere l’ambito di sequestro degli elenchi a due regioni quando il raggio d’azione delle mafie è nazionale, con soggetti operanti stabilmente a Roma, è una limitazione che renderà monca l’indagine. Si è evitato di prendere gli elenchi della Toscana  non sia mai si trovasse qualche nome molto conosciuto. E’ questa una scelta incomprensibile alla luce delle evidenze investigative in cui si trova traccia di rapporti tra massoneria e mafie che ha riguardato da tempo, per esempio, il traffico dei rifiuti in Toscana. La verità è che chiedendo il sequestro di tutti i nomi, si sarebbe aperto un vaso pandora che qualcuno vuole tenere chiuso, non sia mai possa esplodere».

La posizione della Gran Loggia d’Italia degli Alam

E le altre obbedienze massoniche?

Per ora si registra la posizione di Antonio Binni, Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli Alam: «La Gran Loggia d’Italia degli antichi liberi accettati muratori, con spirito collaborativo, sta ottemperando l’ordine di consegna degli elenchi dei propri iscritti delle regioni Calabria e Sicilia pervenuto dalla Commissione antimafia. Auspichiamo che il provvedimento possa servire, in via definitiva a chiarire la differenza tra una associazione rispettosa delle leggi, come la Gran loggia d’Italia, da altri gruppuscoli sedicenti massonici. Siamo fiduciosi che l’impegno di segretezza assunto dalla Commissione sarà rispettato a tutela della riservatezza dei nostri iscritti». La Grande Loggia d’Italia è nata nel 1908 e comprende il 40% di sorelle che hanno acquisito posizioni di prestigio. E’ composta da 510 logge con più di 8 mila appartenenti. In Calabria le logge sono 60 con 889 fratelli, in Sicilia sono 44 con 468 fratelli.

Binni (si veda Ansa del 25 gennaio delle ore 18.50), appena uscito dall’audizione in Commissione antimafia, testualmente dichiarò in riferimento alla consegna degli elenchi: «Io non posso aderire a questa richiesta, c’è una legge sulla privacy, voi avete gli strumenti per la presa in consegna degli elenchi e se lo farete vi ringrazieremo, se ci darete delle indicazioni saremo i primi a ringraziarvi. Fate una legge sulle associazioni, così le cosiddette obbedienze spurie vengono eliminate, prevedendo i principi principali. Una legge del genere in Francia esiste dal 1902; con una legge come questa quello che voi state facendo in questi giorni sarebbe stato inutile. Il mio è un invito accorato».

Bindi rispose così: «La sua richiesta trova i componenti di questa Commissione concordi, il senso di questa inchiesta non è di giudicare la massoneria a cui riconosciamo un ruolo nella storia del nostro Paese, ma per tutelare l’ufficialità e la corretta adesione a dei principi e punire l’uso strumentale dell’appartenenza all’associazione che offre canale di penetrazione ai poteri criminali».

r.galullo@ilsole24ore.com

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