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Bisi (Goi) in Commissione antimafia/3 Le colonne di Ercole abbattute nelle logge di Locri, Gerace e Brancaleone: questione di guanti e grembiuli

Amati lettori di questo umile e umido blog da martedì racconto l’audizione del 3 agosto presso la Commissione parlamentare antimafia del gran maestro del Grande oriente d’Italia, Goi Stefano Bisi.

Come scrivevo nei giorni scorsi, ho deciso di recuperare i contenuti straordinari di quell’audizione passata sotto traccia mediatica, a partire dal ruolo pubblico della massoneria nella patria di Matteo Messina Denaro, boss di Cosa nostra superlatitante da 22 anni (per questo rimando ai due link a fondo pagina).

 

Partendo da lontano – il caso della loggia di Locri-Gerace chiusa nel 2014 per «possibile inquinamento addirittura di carattere malavitoso riconducibile all’ambiente circostante» – Bindi rivolgendosi a Bisi afferma: «se ci fa un nome, un cognome o una circostanza legati a una persona o a una loggia deviata che voi avete colpito, noi siamo più convinti di ciò che ci sta dicendo. C’è il nome di un fratello del Grande Oriente che avete scoperto essere in qualche modo almeno interlocutore con la ’ndrangheta o con cosa nostra o con altre mafie e che avete allontanato? Laddove ormai ci sono delle inchieste precise, soprattutto in Calabria, nel messinese e a Trapani, siete al corrente di qualche loggia segreta? State facendo qualcosa per prendere le distanze? Collaborate con l’autorità giudiziaria per colpirle e per individuarle? Se a queste domande ci risponde con casi concreti, rende più convincenti le sue parole e i suoi princìpi di carattere generale».

Tradotto: ci dica un nome di una persona cacciata da una loggia, ci dica cosa fate per colpire i personaggi quantomeno borderline. In altre parole: batta qui, in questa sede, un colpo con almeno un caso concreto.

Premesso che – come ha ricordato orgogliosamente in premessa dell’audizione Bisi – il Goi è presente in tutta Italia con 23.052 fratelli all’anagrafe, oggi presenti in tutto il territorio nazionale, divisi in 850 logge, ecco come si è svolto il dibattito in audizione. Ve lo riporto nudo e crudo in modo che non ci sia alcuna lettura interpretativa ma oggettiva lettura delle dichiarazioni rese. I dialoghi sono auto esplicativi come raramente accade.

Bisi: Quando ci sono logge, non in cui ci sono infiltrazioni della malavita organizzata, ma che non si comportano ritualmente – non tengono l’anagrafe degli iscritti, non tengono i verbali come dovrebbero essere si abbattono le colonne, come è stato fatto nel caso di tre logge, una a Locri, una a Brancaleone e l’altra a Gerace.

Bindi: Ci racconta che cosa c’era in queste logge?

Bisi: Abbiamo fatto delle verifiche. Non c’era la ritualità necessaria, ragion per cui siamo intervenuti per abbattere le colonne di queste logge. Facciamo così perché abbiamo un’organizzazione interna di controlli ferrei su tutte le officine sparse dal nord al sud. Giustamente, la presidente ha detto che bisogna stare attenti in tutta Italia, altrimenti si generalizza, il che è ingiusto. Da tutte le parti, dal Nord, al Sud e nelle isole bisogna prestare attenzione a quello che fanno i fratelli del Grande oriente d’Italia.

Bindi: Cosa significa «irritualità»?

Bisi: Quando si iniziano i lavori, si indossa il grembiule e si indossano i guanti. Poi si parla di un tema previsto e ci si confronta su quel tema. Quando si fa, come si faceva in passato, in una loggia il cui capo venne espulso, come ricorderete – sto parlando della P2 – era una cosa che era sfuggita al controllo del Grande oriente d’Italia.

Bindi: Può essere sciolta una loggia perché non ci si mette il grembiule e non si indossano i guanti?

Bisi: Sì.

Bindi: Perché lo considerate un sintomo di altro, spero.

Bisi: Può essere un sintomo di altro

Bindi: Lei, però, mi sta dicendo che a Locri la loggia è stata sciolta perché non si mettevano il grembiule o perché c’erano dei rapporti con la ’ndrangheta?

Bisi: Perché non svolgevano lavori rituali regolari. Non si poteva permettere di continuare a far vivere una officina, così come la chiamiamo noi, che si comportava in tal modo.

Bindi: sulla Loggia Verduci a noi risulta che il provvedimento di sospensione sia stato motivato come «possibile inquinamento addirittura di carattere malavitoso riconducibile all’ambiente circostante». A noi risulta questo, non il grembiule e i guanti».

Continuano poi le schermaglie, le doverose precisazioni di Bisi ad altre riflessioni, ma tosta come una senese di provincia qual è, Bindi torna alla carica: «Casi non ce ne vuole dire. Perché non ci fa nomi e cognomi di qualcuno che è stato sospeso perché è risultato in qualche inchiesta in rapporti con la con la mafia o con la ’ndrangheta? Glielo abbiamo chiesto tutti.

E Bisi a quel punto: «Non ricordo neppure il nome, ma anni fa un fratello del Grande oriente d’Italia fu indagato per un reato particolarmente grave e venne sospeso. È andato a finire in un’altra obbedienza massonica e, quindi, si è posto fuori dal Grande oriente d’Italia. Vi assicuro che i controlli del Grande oriente d’Italia sugli iscritti al Grande Oriente d’Italia… Sono venuto oggi e ho accolto subito l’invito della presidente Bindi, non vorrei, però, che, poiché sono arrivato, mi spariate tutti perché ho messo la faccia. Ci sono altre obbedienze massoniche in Italia».

Per ora mi fermo qui ma domani torno con quella che sembra (sembra solo) essere la parola fine su un caso che ha infiammato (si fa per dire) l’estate siciliana.

r.galullo@ilsole24ore.com

3 – to be continued ((per le precedenti puntate si vedano

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/09/20/bisi-goi-in-commissione-antimafia1-scontro-sugli-assessori-massoni-nel-regno-di-messina-denaro-i-nomi-della-loggia-di-castelvetrano/

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