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Elenchi massoni/ Altro che dare i nomi allo Stato! E’ lo Stato che riconsegna (con le scuse), gli elenchi di Cordova al Goi!

Continua l’appassionante (per pochi) show sugli elenchi dei massoni che le Obbedienze dovrebbero (ipotesi irrealizzabile del terzo tipo) consegnare alla Commissione parlamentare antimafia.

Detto che non s’è mai visto prima nella storia che un’Istituzione con poteri giudiziari avvisi e dia cinque mesi di tempo ad un soggetto per eseguire gli ordini ricevuti (è come se la magistratura mi dicesse che fra cinque mesi mi indaga ma se nel frattempo vengo a patti, allora non mi indaga più) e detto che ancor meno si era visto prima che l’avviso urbi et orbi torni sei mesi dopo, durante i quali  non solo nulla viene consegnato ma addirittura le Obbedienze varie e variegate ipotizzano l’istigazione a commettere un reato da parte della presidente Rosy Bindi se quegli elenchi si consegnassero veramente, ecco che il Goi non solo rilancia ma addirittura raddoppia. Anzi: triplica!

Devo ammetterlo: a questo punto faccio un tifo sfegatato per il Grande Oriente d’Italia e il suo Gran Maestro (tutto è grande nella massoneria) Stefano Bisi.

Una dopo l’altra il giornalista Bisi spara le sue cartucce. Vedremo se colpiranno nel segno ma le possibilità sono elevatissime.

Bisi dapprima ricorda il caso del magistrato la cui affiliazione, secondo una sentenza del 2004 di Strasburgo arrivata dopo una vita, era del tutto compatibile con il suo ruolo (e questo nonostante il Csm abbia in più di un’occasione detto il contrario e nonostante, ma questo non conta un tubo, io trovi personalmente la cosa allucinante) ma poi – con un grandioso quanto silente colpo di scena – spara un “uno-due più uppercut finale” che avrebbe steso anche Mike Tyson.

Prima lavora ai fianchi i parlamentari, poi con un gancio – sul primo numero del 2017 del notiziario Erasmo, appena uscito – colpisce al fegato e infine con twitter, due giorni fa, va dritto al volto della Commissione parlamentare antimafia. Gong!

Cominciamo con la moral suasion. E’ lo stesso Bisi a comunicare agli affiliati, agli iscritti e a chi abbia voglia di leggere il Notiziario del Goi (il titolo principale è già un programma :“Diciamo ancora non alle schedature di massa”), che dopo le picche date alla Commissione sulla consegna degli elenchi, il 13 gennaio 2017 (cioè il giorno prima dell’audizione a Palazzo San Macuto) ha sottoposto la vicenda anche al Parlamento, con una lettera indirizzata ai deputati e ai senatori, ai quali ha chiesto una «opportuna e saggia valutazione» in merito alla richiesta della Commissione. «Si tratta, a nostro avviso, di un atto grave ed immotivato – sottolinea Bisi nella lettera a cui nessuno ufficialmente sembra aver risposto – non essendovi notizie di reato connesse ad attività mafiose che riguardino associati del Grande Oriente, né richieste motivate e circoscritte ad eventuali indagati specificatamente individuati, appartenenti alla nostra Associazione di carattere iniziatico che rientra legalmente a pieno titolo fra quelle non segrete ed i cui diritti sono sanciti dall’articolo 18 della Costituzione. La richiesta della Commissione sul fenomeno delle mafie, oltre ad innescare un ingiustificato e inconcepibile accostamento fra la Massoneria e associazioni a carattere malavitoso, che lede altamente l’immagine e l’onorabilità di tanti cittadini italiani, pone allo stesso tempo tutta una serie di delicate questioni giuridiche. Da quella relativa ai limiti del potere della Commissione stessa nell’esercizio della sua funzione d’indagine, al contrasto con i diritti di primaria evidenza costituzionale che sono il doveroso rispetto della vita privata, della protezione dei dati personali».

Andiamo avanti.

La Bindi ritiene che l’iscrizione alla massoneria dei dipendenti pubblici debba essere conosciuta per legge, a partire dai superiori della filiera gerarchica? Ah si? E allora ecco che il Grande Oriente ricorda che per due volte nel 2001 e nel 2007 ha vinto il ricorso presentato alla Corte Europea di Strasburgo contro l’Italia, in particolare contro due leggi regionali, una adottata dalle Marche e l’altra dal Friuli, che fissavano regole e norme per le nomine a cariche pubbliche e stabilivano che chi avesse voluto ricoprirle avrebbe dovuto dichiarare la propria eventuale appartenenza alla Massoneria. «I giudici europei – si legge a pagina 7 di Erasmo – hanno dato ragione al Goi che si era appellato agli articoli 11 e 14 della Convenzione dei diritti dell’uomo, sostenendo che non ci possono essere restrizioni al diritto di associazione e che il godimento di tutti i diritti riconosciuti dalla Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione».

Ma il vero colpo da maestro (venerabile) è arrivato due giorni fa con un tweet lasciato cadere sui social con nonchalance e di cui nessuno si è accorto. Eccolo: “#Massoneria Inchiesta Cordova, #BisiGmGoi: Quei documenti finalmente torneranno al Vascello. I magistrati ci hanno autorizzato a riprenderceli”.

Avete letto bene: tanta fatica per nulla.

Del resto il 24 febbraio 2001 la maxi inchiesta sulle logge massoniche, avviata dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova, approdata poi a Roma, è stata archiviata dal gip Augusta Iannini (moglie di Bruno Vespa), che ha dichiarato il non «doversi promuovere l’azione penale» nei confronti dei 64 massoni indagati. «Non può essere taciuto che in questo procedimento penale l’indagine conoscitiva ha vissuto momenti di inusuale ampiezza» si legge nelle motivazioni.

Il giudice, in sintonia con i pm di Roma che ereditarono il voluminoso fascicolo, puntò anche l’indice contro il collega Agostino Cordova che avrebbe avviato una maxi indagine conoscitiva che, fatta eccezione di uno stralcio relativo alle attività imprenditoriali su Licio Gelli, non avrebbe rilevato alcuna illecita attività compiuta dalla massoneria.

Agostino Cordova ordinando decine e decine di perquisizioni ed anche alcuni arresti, ipotizzava nella sua indagini lo scambio di voti. Le sedi e gli uffici della massoneria italiana, su ordine del magistrato, vennero perquisite e la notizia ebbe particolare risonanza su tutti i quotidiani nazionali. Per il gip di Roma e su parere conforme dei pm della capitale, invece, non vi sarebbe stato alcuno scambio di voti. «Da uno sguardo d’insieme del ponderoso materiale acquisito e raccolto in circa 800 faldoni – scrive Augusta Ianninie in un numero imprecisato di scatoloni contenente materiale sequestrato, si può trarre la certezza che è stata compiuta, in tutto il territorio nazionale, una massiccia e generalizzata attività di perquisizione e sequestro che le iniziali dichiarazioni del notaio Pietro Marrapodi (da cui è nata l’indagine, calabrese e morto con tutti i suoi mille segreti, ndr), certamente non consentivano, quanto meno a livello nazionale». «Da questi racconti – prosegue il gip di Roma – a contenuto generalissimo, ma conformi all’immaginario collettivo sul tema ‘gruppi di potere, il pm di Palmi ha tratto lo spunto per acquisire una massa enorme di dati (prevalentemente elenchi di massoni) che poi è stata informatizzata e che costituisce una vera e propria banca dati sulla cui utilizzazione è fondato avanzare dubbi di legittimità, tanto più che l’indagine si sta concludendo con una generalizzata richiesta di archiviazione»

Per il gip Augusta Iannini «in questo procedimento, infatti, l’articolo 330 cpp è stato interpretato come potere del pm e della polizia giudiziaria di acquisire notizie e non, come si dovrebbe, notizie di reato». Secondo il giudice romano «era infatti chiaro che l’acquisizione di elenchi di associazioni, anche e non solo massoniche, costituiva una mera notizia e non certamente una notizia di reato. Lo studio del materiale, una volta messo a disposizione di questo ufficio, è stato reso particolarmente difficoltoso dall’assenza di indici ragionati e dalla collocazione del materiale cartaceo, custodito in uno scantinato dei locali di piazza Adriana, privo di luce, di una scrivania e di qualsiasi attrezzatura che consentisse una consultazione dignitosa degli atti». Gli stessi pm di Roma che hanno ereditato l’inchiesta, su decisione della stessa procura di Palmi che di sua iniziativa aveva ritenuto la competenza della magistratura della Capitale, nel condurre gli accertamenti sulla maxi inchiesta avevano rilevato l’elevatissimo «numero di sequestri» ordinati dai pm calabresi, le «sistematiche richieste di informative indirizzate a tutti gli uffici di pg d’Italia sulle persone risultate iscritte negli elenchi massonici acquisiti tramite i sequestri», l’acquisizione di documentazione bancaria, di elenchi di nominativi di pubblici dipendenti, di attività d’indagini più mirate, come «sommarie informazioni testimoniali, intercettazioni telefoniche, ecc.», l’informatizzazione del materiale documentale ed informatico raccolto per permetterne la consultazione; ed infine la «raccolta di dati generali ritenuti utili ai fini delle indagini da ministeri e pubbliche amministrazioni su diversi argomenti».

Per il gip Augusta Iannini che accolse la richiesta di archiviazione sollecitata dai pm di Roma Lina Cusano e Nello Rossi (poi consigliere del Csm) «all’eccezionale ampiezza del raggio delle indagini ed alla conseguente accumulazione di un’amplissima documentazione sul fenomeno massoneria non ha corrisposto un altrettanto ampia localizzazione delle investigazioni in direzione delle specifiche attività di interferenza in ambiti istituzionali ricollegabili alle realtà organizzative individuate». «La riprova più eloquente dello stato delle indagini sin qui descritto – scriveva il gip di Roma – proviene dalla stessa procura di Palmi», che «dopo investigazioni iniziate il 16 marzo 1993» decide autonomamente di trasferire l’inchiesta alla procura di Roma che poi, dopo aver inquisito, chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio di Licio Gelli per il crack del gruppo di Nepi, ha concluso l’indagine con una richiesta di archiviazione. Gli stessi pm nel sollecitare la chiusura della vicenda hanno sottolineato come «la trasmissione degli atti del presente procedimento da Palmi a Roma è avvenuta su esclusiva iniziativa dell’ufficio del pubblico ministero di Palmi e con i tempi da questo ufficio voluti senza che vi sia stata alcuna rivendicazione di competenza o richiesta di trasmissione da parte dell’ufficio del pubblico ministero di Roma».

Ora non è un caso che questo lungo lancio dell’agenzia Agi (Gal 241733 Feb 01) che vi ho riproposto, troneggi sul sito del Goi. Come a dire: chiedete e non vi sarà dato, sequestrate che tanto ci sarà restituito. Con le scuse.

Ora mi fermo ma domani continuo su questo filone. Seguitemi, ne varrà la pena.

r.galullo@ilsole24ore.com

Si leggano anche

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http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/10/rete-di-matteo-messina-denaro1-beppe-lumia-chiede-al-ministro-alfano-di-acquisire-le-liste-dei-massoni-siciliani/

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/11/rete-di-matteo-messina-denaro2-il-pentito-la-maggior-parte-delle-decisioni-erano-subordinate-alla-loggia/

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/12/rete-di-matteo-messina-denaro3-lo-spirito-della-fu-loggia-scontrino-e-piu-vivo-e-vegeto-che-mai/

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/16/rete-di-matteo-messina-denaro4-a-trapani-la-legge-imposta-dalle-logge-selvagge/)

  • Roberto Galullo |

    Ma và Massimo, non lo sapevo che gli elenchi sono vecchi di oltre 20 anni! Forse si è fermato al titolo. Legga e non solo ciò che ha letto in quel singolo servizio. Cordialità

  • massimo |

    “Elenchi massoni/ Altro che dare i nomi allo Stato! E’ lo Stato che riconsegna (con le scuse), gli elenchi di Cordova al Goi!” Questo il roboante titolo. ma sono elenchi vecchi di 20 anni. Non è una notizia da esaltare e da scrivere a caratteri cubitali. E’ come se mi consegnassero le Pagine Gialle quando la Telecom si chiamava Stipelt! Eppoi se si va a vedere sui motori di ricerca, compaiono gli elechi (vecchi) degli appartenenti alle varie Obbedienze. Alcuni sono andati già via, altri sono morti. Di quegli elenchi, onestamente, lo zelante impiegato poteva anche evitare di consegnarli, tanto per quello che valgono. Cordialità!

  • MastroCarpentiere |

    Le Obbedienze italiane sono costituite generalmente sotto la forma giuridica di associazioni non riconosciute. Ciò non obbliga ad alcun deposito di alcuna lista presso chicchessia, figuriamoci con scadenze. Lo stesso principio vale per circoli sportivi, associazioni culturali e di promozione sociale, partiti politici. Ministero degli Interni e Prefettura nulla hanno in mano. Ed in fondo è giusto così: la schedatura è un retaggio fascista fortunatamente scomparso dal nostro ordinamento.

  • agatino |

    questi elenchi sembrano l’ennesima arma di distrazione di massa rispetto ad un problema piu grande che evidentemente non si vuole affrontare.
    Mi sembra di aver sentito piu volte che per essere regolare ( rispetto alle norme civili e penali o di PS italiane) l’elenco degli appartenenti ad una loggia vada consegnato con cadenza mensile/trimestrale ad un fantomatico ufficio del Ministero degli interni o della prefettura . Se cosi fosse e non dubito sulla logicità di quanto ho sentito perché la Commissione Antimafia non provvede a richiedere detti elenchi all’organo competente così si chiude questa diatriba e si passa allo step successivo ????
    Chiedo scusa per l’ignoranza ma tanto è…….

  • diogenepitagora |

    Buongiorno Dr.Galullo

    La situazione attuale degli elenchi è in costante itinere e ne seguirò il dipanarsi nei prossimi giorni .
    Al momento trovo prematuro anticipare previsioni ed illogico e immotivato schierarsi ora da una parte ed ora dall’altra come se si assistesse ad un derby fra “Buoni e/o Cattivi” .
    Come ben evidenzia il nome da Lei dato al Blog “ o Guardie o Ladri” , è tutta una questione di scelta morale .
    “ Tu con chi vuoi stare, o con le Guardie o con i Ladri ? ”

    Ma Lei richiama alla mente l’Inchiesta del Procuratore di Palmi , Agostino Cordova , che ancora oggi, ben oltre gli 80 anni di età, si vanta di sentirsi quel leone che era allora .
    Leone che ruggisce senza quei tentennamenti che, solitamente, i vecchi Leoni acquisiscono in saggia vecchiezza.
    Felice per lui, gli sia lieve la vecchiaia e serena lo coscienza .
    Lui, quelle leonine giornate del 2001, le Guardie le ha mandate veramente alle h.7.30 del mattino a casa di ignari cittadini con l’unica colpa di essere iscritti a regolari obbedienze massoniche .
    Alle 7.30 del mattino, davanti a mogli, figli e nipoti, le loro case furono perquisite, cassetti aperti e messi a soqquadro e , davanti ad una famiglia ancora in pigiama , attonita e confusa, furono portate via vecchie foto e ricordi di viaggi e di famiglia .
    A quanti ??
    A centinaia di famiglie di Massoni rei di nulla se non di essere anche cittadini italiani .
    Per Agostino Cordova le Guardie dovevano andare a casa di Ladri probabilmente in combutta con la “Ndrangheta” perché così lasciavano intendere alcuni pentiti .
    Nomi precisi non li aveva ed allora li prese da un file di 23.000 ( dico … 23.000 !!!) nomi degli iscritti al Grande Oriente d’Italia , con tanto di data di nascita, professione, abitazione .
    Detto file, come certamente risulterà noto anche a Lei, è ancora facilmente scaricabile da Internet e viene esibito come una sorta di “Scalpo” da tutti quei siti che vivono di complottismo e caccia alle streghe .
    E sono centinaia, tutti pronti ed in attesa del nuovo file in arrivo .
    Ventitremila Cittadini la cui vita, senza colpa alcuna , è stata violata, le cui famiglie sono state violate, la cui innocenza non interessava a nessuno, solo serviva che fossero dati in pasto ai Media come colpevoli di Massoneria, reato non previsto dal Codice di Procedura Penale ma sufficiente in quell’Italia, per essere oggetto di indagine e gogna .
    In quell’Italia, ma forse anche in questa ?
    Quante furono le vite stravolte e rovinate ?
    Non lo sapremo mai e, sinceramente, non credo che a Cordova interessi .
    Cosa vuole interessi ad un Leone degli agnelli sgozzati senza motivo ?
    Ma penso vada fatta una riflessione sul tracciato giuridico richiamato dai PM di Roma , nel rapporto che Lei, nella Sua consueta correttezza informativa, testualmente richiama .

    “l’indagine conoscitiva ha vissuto momenti di inusuale ampiezza”

    Stiamo parlando dei 23.000 nomi acquisiti all’epoca e alle centinaia di perquisizioni, sequestri ed arresti che non ha portato all’accertamento di nessun illecito comportamento, fatto salvo quello richiamato in sentenza .
    Oggi siamo in presenza di un quadro di una complessiva ampiezza, probabilmente triplicata, con 26.000 iscritti al GOI, 10.000 alla gran Loggia D’Italia e, non meno altri 15.000 iscritti alle varie Obbedienze minori ( che sarebbe un abominio giuridico ignorare volutamente) .
    Più di 50.000 Cittadini Italiani che legittimamente la Commissione valuterà per … ??
    Quale colpa ?
    Quale reato ?
    Per usare un termine mutuato dal suo Blog :
    “Chi sarà a giudicarmi se io, qualora fossi presente negli elenchi, vado segnato tra Le Guardie o i Ladri” ??

    Oggi, 8 Febbraio è il termine ultimo per la consegna alla commissione Antimafia dell’elenco degli iscritti da parte delle principali obbedienze massoniche .
    E, lo dico con assoluta sincerità, non vedevo l’ora che arrivasse questo giorno , perché sarà finalmente il giorno della verità, sia per la Massoneria che per l’Italia Democratica .
    Per chi crede nei valori Massonici sarà ricordato come il giorno nel quale caddero comunque i veli che da secoli hanno offuscato quei valori ; per chi crede nei valori democratici dell’Italia sarà il giorno forse più oscuro della sua secolare storia .
    Questo avverrà perché andremo ad infrangere principi giuridici e di libertà costituzionali, che pensavamo fossero in Italia un’acquisizione certa e universalmente consolidata .
    – Essere Massoni non è reato.
    – La responsabilità penale è personale.

    Ma allora , perché si avalla un approccio di segno opposto, tra richieste di elenchi e un sistematico atteggiamento da presunzione di colpevolezza, da sospetto assunto come anticamera della verità provata, quando provata non è ?? .

    C’è qualche cittadino che ha commesso reati?
    O Meglio: c’è qualche cittadino su cui gravano significativi indizi di reato?

    Lo si indaghi, gli si faccia un giusto processo giudiziario e non mediatico , lo si assolva o lo si condanni.
    Ma questo valga per tutti i cittadini, massoni e non.

    Senza criminalizzare preventivamente e senza scagliare indiscriminatamente accuse e ombre.

    E senza pregiudizi di “provenienza” Regionale .

    Può mai esserci Giustizia nel Pregiudizio ??

    Grazie per l’ospitalità .

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