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Caso Cucchi/L’ex perito della Procura di Roma Francesco Introna a Bisi, Gran maestro del Goi: che fa, concilia?

Amati lettori di questo umile e umido blog è di ieri la notizia (rimando al link http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2017/06/08/cacciato-il-ministro-del-tesoro-del-grande-oriente-ditalia-interdetto-dalle-cariche-per-5-anni-e-fuori-delle-logge-per-un-anno/) della sospensione del Gran Tesoriere del Grande oriente d’Italia Giovanni Esposito dal Goi.
Vi avevo promesso altre notizie dall’Obbedienza di Palazzo Giustiniani guidata da Stefano Bisi.
Ebbene per farlo facciamo un piccolo passo indietro nel tempo.
E’ il 18 gennaio 2017 e proprio Bisi siede di fronte alla Commissione parlamentare antimafia. La presidentessa Rosy Bindi, che insiste sul fatto che le Obbedienze massoniche devono consegnare gli elenchi e che proprio a nulla serve opporre una fantomatica privacy, ad un certo punto prova a cogliere in fallo Bisi (e poi vedremo perché) con questa osservazione: «Dal verbale di sommarie informazioni rese dinanzi alla procura della Repubblica di Roma, risulta che lei ha rivelato a due privati cittadini presentatisi nella sede del Grande Oriente d’Italia, l’avvocato Fabio Anselmo e il professor Vittorio Fineschi, che il professor Francesco Introna è stato iscritto a una delle logge del Goi, e che dal 1° maggio 1983 è in sonno, e di avere dato queste informazioni dopo avere consultato l’archivio storico e l’archivio corrente. Tale suo comportamento è in violazione alle regole, secondo il vostro ordinamento?».
La risposta di Bisi fu la seguente: «No, di fronte a una richiesta dell’autorità pubblica per un’inchiesta particolarmente rilevante, mi sono sentito in dovere di riferire quello che ho riferito». Punto e a capo.
A quanto pare il professore Francesco Introna, medico legale dell’Università di Bari, non pare aver preso bene la vicenda. Difatti a febbraio di quest’anno avrebbe spedito una richiesta di conciliazione a Bisi, Gran maestro del Goi. Se andrà a buon fine non ne sapremo nulla altrimenti il caso approderà in un aula di Tribunale.
Qual è il caso scatenante che viene accennato senza essere spiegato anche nel botta e risposta nel corso dell’audizione in commissione antimafia?
I legali dei familiari di Stefano Cucchi, morto in circostanze ancora tutte da chiarire, il 17 febbraio 2016 sporgono denuncia e il 24 febbraio 2016 presentano un’istanza di ricusazione al Giudice per la revoca del professor Francesco Introna, dall’incarico peritale collegiale, conferitogli nell’udienza camerale del 29 gennaio 2016. I legali della famiglia Cucchi sostenevano un’«asserita falsità delle dichiarazioni rese dal prof. Introna al momento del conferimento dell’incarico peritale». Il 16 marzo 2016, il pubblico ministero romano chiese e poi ottenne dal Gip l’archiviazione per «infondatezza della notizia di reato nei confronti del prof. Introna in relazione alla falsità prospettata dal denunciante nell’ambito del procedimento perciò instauratosi».
Cosa avrebbe nascosto Introna? La sua passata appartenenza massonica (lontana nel tempo, dal 1980 al 1982) presso la Loggia “Saggezza Trionfante” di Bari. Dalle indagini della procura di Roma, dunque, emerge che il professor Introna non fa più parte dal 1982 della Loggia “Saggezza Trionfante” di Bari, e che da allora non ha più avuto alcun tipo di rapporto con logge massoniche. Non è dunque neppure “in sonno”, cosa che peraltro non ha mai chiesto né gli è mai stata comunicata.
Ma andiamo avanti. Il 23 febbraio 2016 Stefano Bisi sarà sentito dalla Procura di Roma. Come lo so? Lo si legge a pagina 3 delle sei pagine con le quali il Gip di Roma Elvira Tamburelli il 19 marzo 2016 nega la ricusazione e ordina che il 24 marzo 2016 si prosegua il processo Cucchi.
A pagina cinque del provvedimento testualmente si legge che «il Gran Maestro del grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, risultato affine del consulente del denunciante ha dunque reso dichiarazioni anche al pm, già effettuate in precedenza con la parte privata, senza avere prima acquisito idonea documentazione presso la Loggia di Bari, dalle quali sono invece, emerse circostanze assolutamente decisive per la valutazione della veridicità di quanto affermato dal perito (vedi missiva inoltrata in data 18 febbraio 2016 alla Procura di Roma da Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande oriente d’Italia, fascicolo personale del professor Introna e citate dichiarazioni)».
Va tradotta questa lunga frase.
Partiamo da Bisi che «risulta affine del consulente del denunciante». Tradotto: Bisi è l’ex cognato di Vittorio Fineschi, (ex) consulente di parte della famiglia Cucchiil denunciante», appunto) e professore di medicina legale presso l’Università La Sapienza di Roma. Vittorio Fineschi è fratello di Carla Fineschi, ex moglie di Bisi.
C’è un’altra frase che va tradotta ma non è semplice: «Stefano Bisi… ha dunque reso dichiarazioni anche al pm, già effettuate in precedenza con la parte privata, senza avere prima acquisito idonea documentazione presso la Loggia di Bari…».
Vuol dire forse che Bisi ha detto all’ex cognato dell’affiliazione del perito dell’autorità giudiziaria (e controparte dell’ex cognato) senza averlo in vero verificato? Strano per chi, a capo del Goi, dovrebbe poter sapere tutto di ogni singolo fratello o ex fratello. E poi una domanda: ma perché un massone dovrebbe dire al cognato o a un familiare qualunque della vecchia fratellanza di un consulente di un Tribunale? Francamente mi sfugge attesa una certezza: mai come nell’ultimo periodo i massoni si sono battuti proprio per il contrario: certificare che l’appartenenza alla massoneria nulla ha a che vedere con la capacità di espletare appieno una pubblica funzione. Dunque nessun conflitto di interessi in alcun caso. Una valutazione che – come sapete – personalmente non condivido perché non mi piace pensare che magistrati, forze dell’ordine e via elencando appartengano a obbedienze massoniche. Senza dimenticare mai che una legge (disattesa) dello Stato obbliga un pubblico dipendente a comunicare al proprio superiore l’affiliazione massonica.
Quella frase potrebbe però anche voler significare che Bisi lo ha detto all’ex cognato prima di comunicarlo alla autorità giudiziaria. E comunque – sia ben chiaro – non è un reato, casomai è un peccato massonico, per chi ci crede. Non si spiegherebbe altrimenti perché Rosy Bindi – che evidentemente e platealmente sapeva delle dichiarazioni rese da Bisi alla Procura di Roma – spiattellerà questa frase: «Dal verbale di sommarie informazioni rese dinanzi alla procura della Repubblica di Roma, risulta che lei ha rivelato a due privati cittadini presentatisi nella sede del Grande Oriente d’Italia, l’avvocato Fabio Anselmo e il professor Vittorio Fineschi, che il professor Francesco Introna è stato iscritto a una delle logge del Goi…».
E veniamo a bomba, vale a dire alla richiesta di conciliazione presentata a Bisi del Goi dal professor Introna. Essendo passato esattamente un anno tra le dichiarazioni di Bisi alla procura di Roma e quelle alla Commissione antimafia sul caso Introna/Fineschi, viene da pensare che proprio nelle due dichiarazioni deve esserci la chiave della chiamata in causa amichevole e conciliante del Grande oriente.

Guagliò passate bene il fine settimana.
r.galullo@ilsole24ore.com

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  • Roberto Galullo |

    Apprezzo e ringrazio. Vedo che lei è un avvocato e dunque scrive di leggi a ragion veduta, fino a parola contraria. Dice che la Bindi ha confuso. Mi pare strano: dietro di lei ci sono 49 membri di commissione (tra cui avvocati), tre magistrati, consulenti, avvocati ed esperti. Su un tema così fare confusione mi pare complesso ma complessa, in verità, è la questione legislativa che in Italia è sempre fatta ad hoc per trovare l’inganno. Quanto alla Cassazione benvenga. Saluti

  • Giuseppe Lociceri |

    Mi dispiace Galullo ma Neri non ha torto, la legge italiana ad oggi dice solo questo, la Commissione Parlamentare può ritenere quello che vuole, e francamente la Bindi ha anche confuso un po’ le carte poichè citava nelle audizioni la sentenza del Consiglio di Stato sulla legge della Regione Toscana intendendo, invece, il suddento DPR.
    Inoltre effettivamente la questione degli ambiti d’interesse delle associazioni non lascia spazio alla fantasia ed è in ogni caso è evidente l’intenzione del legislatore di stabilire che l’eventuale conflitto vada valutato caso per caso altrimenti il passaggio in questione non sarebbe stato inserito. Ognuno può avere l’opinione che vuole , ma la legge è un fatto è non è mai corretto travisarla. Le Commissioni Parlamentari svolgono un’attività propedeutica all’attività legislativa, ma non sono la legge e le loro interpretazioni non fanno giurisprudenza. Allo stato attuale per dirimere la questione del supposto obbligo per il pubblico dipendente di dichiarare sempre e comunque la propria appartenenza a qualsivoglia associazione dobbiamo aspettare una sentenza della Cassazione o una nuova legge.
    Non sono un massone nè un simpatizzante.
    Grazie per l’attenzione.

  • Carla Visconti |

    Gentile Galullo, per quanto riguarda il caso Cucchi/Introna, non solo Bisi è ex cognato del denunciante (Vittorio Fineschi). Ma lo stesso Vittorio Fineschi è massone facente parte della loggia dell’ex cognato. Lo dichiara lo stesso Bisi in Commissione Antimafia.

  • Roberto Galullo |

    Neri, sono contento che lei la legga solo così la legge. Il resto d’Italia – come hanno testimoniato alcune audizioni della Commissione antimafia di cui ho anche scritto ma che forse lei si è sbadatamente perso – fregandosene delle associazioni in generale, chissà perchè si riferisce pressochè univocamente alla massoneria. Ma anche se così non fosse la massoneria ci rientra fino al midollo. Quanto al resto io non decido nulla ma per fortuna neanche lei. Siccome però – come tanti suoi fratelli – non mi nascondo mai dietro un dito, dico e ho scritto decine di volte (peccato che si sia persa anche questa) che fosse per me della interferenza eventuale e possibile me ne fregherei, limitandomi semplicemente a far osservare la legge: se sei massone nel pubblico impiego devi dirlo. Punto e basta. Perchè? Anche qui rimando alle condivisibilissime (per me sia ben chiaro) considerazioni di Bindi in commissione di cui ho dato conto (accidenti, si è persa anche queste!). Infine sulle leggi regionali (appena due e controverse se non ricordo male) in Italia c’è sempre qualcuno che smonta quanto è stato costruito ma mi permetto di segnalarle, nella mia somma ignoranza, che una legge regionale, nella gerarchia normativa, è di rango inferiore. O si è perso anche questa?

  • edoardo neri |

    Decreto del Presidente della Rebibblica del 16 Aprile 2013 n.62 art.5 “Partecipazione ad associazioni ed organizzazioni” :
    comma 1 :
    “Il dipendente comunica tempestivamente al responsabile dell’ufficio d’appartenenza la propria adesione o appertenenza ad associazioni od organizzazioni , a prescindere dal loro carattere riservato o meno , i cui ambiti di interessi possano interferire con lo svolgimento dell’attività dell’ufficio.il presente comma non si applica all’adesione a partiti politici o sindacati.”

    non è esattamente ciò che afferma lei Galullo. Non si parla di Massoneria ma di associazioni in generale, e poi…bisogna appurare se ci sia o meno interferenza con lo svolgimento delle attività dell’ufficio. E questo lo decide lei Galullo ?

    Il Coniglio di Stato spesso citato dalla Bindi nelle varie audizioni si espresso positivamente sulla leggimità delle Leggi Regionali che prevedono per i titolari di incarchi pubblici l’obbligo di dichiarazione d’appartenenza alla massoneria. Ovviamente deve esserci prima una Legge Regionale in tal senso, come avviene solo in poche Regioni.

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