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Trapani è in coda alla qualità della vita ma le logge spuntano come funghi: 19 per sei obbedienze! Ma i calcoli sono per difetto

Strana la vita. Una parte della massoneria – si vedano ad esempio le dichiarazioni di Antonio Binni, a capo della Gran Loggia d’Italia Alam sul Fatto Quotidiano del 17 marzo, alle pagine 4 e 5 – invita le Procure e la Commissione antimafia ad accentrare le proprie attenzioni su Arezzo, provincia nella quale ci sarebbero almeno 70 tra logge e loggette di decine di obbedienze massoniche.

Debbo essere sincero: questa scoperta dell’acqua calda mi suona come l’ennesima tappa di decennali baruffe chiozzotte tra fratelli-coltelli con messaggi inintellegibili a noi comuni mortali ma che arrivano decriptati fin dentro il Parlamento e Palazzo Chigi. Vorrei  chiedere a tutti i Maestri venerabili: ma parlare, ad esempio, di Trapani e Castelvetrano – anziché di Arezzo o Perugia dove anche le mura sanno che la massoneria permea la vita economica, finanziaria e sociale – non ce la si fa fa proprio?

In attesa che il tema sia affrontato anche nelle interviste e nelle occasioni pubbliche (come vedremo in Commissione antimafia se ne è parlato) lo (ri)affronto io.

Per riaffrontarlo (si veda nei link sotto quanto ho scritto nel passato) devo ringraziare, da ultimo, un magazine che da molti anni scava nelle vicende siciliane: S, diretto da Antonio Condorelli. In particolare devo dire grazie al lavoro fatto da questa testata nel numero 97, anno undicesimo, febbraio 2017,  che – con un ampio e dettagliatissimo lavoro condotto dal collega Rino Giacalone al quale va tutta la mia solidarietà per le intimidazioni ricevute (sei in buona compagnia ma ricordo sempre a me stesso che le peggiori intimidazioni sono quelle che non arrivano) – ha pubblicato (oscurandone do-ve-ro-sa-men-te il riconoscimento) i 457 profili dei massoni iscritti in 19 (ripetasi:19!) logge ufficiali presenti sul territorio della provincia Trapani, appartenenti a ben sei (ripetasi: sei) obbedienze che vado nell’ordine ad elencare: La Serenissima Gran Loggia nazionale italiana di rito scozzese (una loggia), Gran loggia regolare d’Italia (quattro logge), Gran loggia d’Italia Alam (quattro logge), Grande oriente di Sicilia (una), Grande oriente d’Italia (otto), Grand Oriente de France (una).

Questo a voler prendere in considerazione solo le logge ufficiali delle obbedienze messe sotto la lente dalla Questura di Trapani che il 10 febbraio 2016 (dunque oltre un anno fa) ne ha raccolto gli elenchi per conto, verosimilmente, anche delle Procure di Trapani e di Palermo che da anni stanno indagando.

Ma attenzione: i nomi (e di conseguenza i numeri) sono sottostimati. Fanno infatti riferimento ad un numero di logge ufficiali delle obbedienze censite dalla Questura di Trapani nel 2016, minori rispetto a quelle effettivamente presenti.

Il Goi  – ad esempio – a Trapani e provincia non ha otto logge, bensì 10 come è facilmente verificabile consultando il sito dell’obbedienza di Palazzo Giustiniani.

Le logge della Gran loggia d’Italia non sono le quattro analizzate bensì sei.

Le logge della Gran loggia regolare d’Italia (Glri) non sono quattro ma cinque, così come risulta dal sito ufficiale

C’è poi il giallo della loggia censita a Castelvetrano riconducibile alla Serenissima Gran Loggia nazionale italiana di rito scozzese. Sul sito dell’obbedienza non v’è traccia ma tra sigle quasi identiche che si rincorrono nell’etere è facile perdersi e confondersi.

Insomma una sana e rispettabile competizione per attirare i fratelli che vogliono entrare nella libera muratoria. Legittimo e reale, ci mancherebbe!

Mai come in questo caso – visto che neppure sul numero ufficiali di logge si può far conto – la matematica è un’opinione ma limitandoci all’ipotesi minima (19 logge), nella provincia di Trapani c’è una loggia ogni 8.998 residenti maschi maggiorenni. Se poi (basti ricordare la vicenda della loggia Scontrino, con sei officine coperte al suo interno, vale a dire Iside, Iside 2, Osiride, Ciullo d’Alcamo, Cafiero e Hiram) si pensa che ce ne sono di irregolari (e questo è un dato che io darei quantomeno verosimile ancora oggi), beh, allora si che Trapani diventa una delle capitali della massoneria ufficiale e no del Belpaese!

Ebbene – sia chiaro – nessuno ha la minima idea di criminalizzare l’appartenenza alla massoneria (ci mancherebbe) ma, per la misericordia di Dio, se le Procure di Trapani e Palermo stanno indagando, se la Commissione parlamentare antimafia (per sua stessa ammissione!) sta indagando proprio partendo da quanto accade a Trapani, beh, un dubbio (magari anche minimo e non massimo, come sta ostinatamente facendo la Commissione parlamentare antimafia che da questa provincia è partita per la sua inchiesta con poteri giudiziari) sul profilo di alcuni iscritti, sul desiderio di adesione o ancora sulle deviazioni dalle obbedienze, vogliamo tutti porcelo o no?

Tanto per ricordare l’ambiente, rammento sommessamente che la provincia di Trapani ha dato i natali anche al nobiluomo Matteo Messina Denaro, beatamente primula rossa grazie innanzitutto alla massoneria deviata che lo copre, lo coccola e lo accudisce da 20 anni (di più, al momento, non posso scrivere).

Una provincia, quella di Trapani, che è al 102esimo posto su 110 nella classifica del pil pro capite delle province italiane, al 98esimo posto in quella delle pensioni medie mensili, al 108esimo posto in quella dei depositi bancari pro capite e al 102esimo per spese in beni durevoli per famiglia, come certificato dal Rapporto del Sole-24 ore del Lunedi del 12 dicembre 2016.

Io qualche domanda me la pongo. E so che se continua a porselo un parlamentare siciliano che, a quanto risulta a questo umile e umido blog, nel corso di alcune recenti intercettazioni nelle mani degli investigatori, sarebbe stato messo nel mirino di alcuni quaquaraqua presumibilmente riferibili a Matteo Messina Denaro, proprio per il suo desiderio (espresso parecchie volte con prese di posizioni pubbliche) di conoscere di più sul ruolo della massoneria deviata nei rapporti con la primula rossa di Cosa nostra.

Ora mi fermo qui ma domani proseguo con Castelvetrano, regno incontrastato della famiglia Messina Denaro, dove la voglia di massoneria esplode come un fuoco d’artificio.

r.galullo@ilsole24ore.com

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http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/12/rete-di-matteo-messina-denaro3-lo-spirito-della-fu-loggia-scontrino-e-piu-vivo-e-vegeto-che-mai/

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/16/rete-di-matteo-messina-denaro4-a-trapani-la-legge-imposta-dalle-logge-selvagge/)

  • Roberto Galullo |

    Non c’è da confondersi. Dove hanno preso i nomi lo sanno i colleghi di S e solo loro. Le altre sono domande superflue.

  • Roberto |

    Non sapevo che la testata ‘S’ ha pubblicato i ‘457 profili dei massoni iscritti in 19 logge ufficiali presenti sul territorio della provincia Trapani’. Ma dove hanno preso quei nomi? Dalla lista Cordova del ’93? Se invece sono attuali allora perché la Bindi non li ha acquisiti direttamente invece di chiederli ai vari Gran Maestri? Sono confuso!

  • Roberto Galullo |

    Ferrer forse lei continua a leggere con degli occhiali datati:
    1) avete i nomi dei massoni, lei scrive. Avete chi, di grazia? Io non solo non li ho ma manco li voglio avere e anche li avessi al massimo potrei farne coriandoli.
    Per il resto continua a fare storia e storiografia ma di quella non sappiamo cosa farcene di fronte alle indagini.

  • Roberto Galullo |

    Ferrer alcune cose:
    1) lei scrive “voi agganciate alla mafia”. Di grazia “voi” chi? Io – rispondo per me in attesa di capire con chi ce l’ha – non aggancio un tubo. Legge ciò che scrivo o risponde a prescindere?
    2) è un errore logico dire che la massoneria deviata copra Messina Denaro? Di grazia quale sarebbe la “sua” logica? Sarebbe interessante saperla così, magari in un appunto riservato, può spedirla (ne cito due per tutti) ai pm Principato e Scarpinato che lo hanno affermato in Commissione antimafia. Ovviamente sanno a cosa si riferiscono

  • Francisco Ferrer |

    Aggiungo un’altra cosa nota agli storici. La Sicilia ha sempre contato una massoneria molto numerosa e rilevante sul piano nazionale. Nell’Ottocento c’era una distinzione fra Grande Oriente di Palermo che era democratico e Grande Oriente di Torino che era liberale. Garibaldi fu fatto G:.M:. dai palermitani…cioè la questione della storia della massoneria in Sicilia fra le classi più colte e democratiche è una vexata quaestio…ovviamente occorre controllare che non si frammischino interessi diversi a quelli massonici…ma io non mi stupirei per nulla di questa presenza massonica che – e su questo scommetterei – nella stragrande maggioranza è un cuscinetto al malaffare e le collusioni se ci sono sono minime…e comunque avete i nomi fate i nomi dei mafiosi che lavorano in logge regolari.

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