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Lotta alla mafia critica in Basilicata: Dda, Dna e Procura l’un contro l’altro (dis)armati

Cari amici di blog oggi ci avviamo alla conclusione dell’analisi relativi alla presenza della criminalità mafiosa nella provincia di Matera, alla luce delle audizioni dei capi delle Procure di Matera e Potenza in Commissione parlamentare antimafia, incrociate con le relazioni della Dna e delle denunce giunte in questi anni (si vedano ad esempio i gridi di allarme reiterati negli anni di don Marcello Cozzi).

Abbiamo letto di sottovalutazioni, incomprensioni, tensioni e freni tirati. Tutto ciò fa male, malissimo alla lotta alle mafie, a maggior ragione quando si parla di regioni, come appunto la Basilicata, che sono un crocevia vitale per i traffici mortali di camorra e ‘ndrangheta.

Ebbene, abbiamo visto nei precedenti servizi, che in questi anni (ma ora lo stesso capo della Procura e della Dda di Potenza, Luigi Gay, ha detto in Commissione che i rapporti di collaborazione con la Procura di Matera sono ad un punto di svolta anche se il nodo vero era rappresentato dall’attività della polizia giudiziaria) Dda di Potenza, Procura di Matera e – attenzione – Dna sono stati (speriamo che mai più saranno) organismi avulsi ed estranei l’uno all’altro. Incredibile no? Invece è credibile, ahinoi!

Già che ci siamo ricordiamo che con la deliberazione del 21 gennaio 1998 il Csm ha sostanzialmente affermato la doverosità da parte delle Procure territoriali di fornire alla Dna informazioni richieste che riguardino reati attinenti alla criminalità organizzata. Sappiamo che diverse Procure sottovalutano o peggio ignorano questo preciso obbligo.

Nella relazione che il sostituto procuratore nazionale antimafia Elisabetta Pugliese ha consegnato al suo capo Franco Roberti e confluita nel Rapporto Dna di fine 2013, si legge da pagina 749 che «nel corso di una riunione tenutasi presso la Dda di Potenza il 28 giugno 2013, sono effettivamente emerse criticità nell’attuazione del Protocollo di intesa del 10/6/2008, limitatamente ai rapporti tra la Dda di Potenza e la Procura della Repubblica di Matera… La scarsa adesione al protocollo di intesa, le difficoltà comunicative tra la Procura distrettuale e quella materana – già evidenziate nelle precedenti relazioni annuali –  sembrano essersi acutizzate ed estese anche ai rapporti tra la Procura territoriale e la Direzione Nazionale. Invero, del tutto inevasa risulta la richiesta, avanzata il 21 marzo 2013 dalla Direzione nazionale e reiterata il 17 luglio 2013 e il 3 ottobre 2013, avente ad oggetto la richiesta di un elenco analitico dei procedimenti relativi a incendi e danneggiamenti commessi nella fascia costiera di quel circondario…Nella fattispecie, pur non trattandosi di reati strettamente rientranti nel novero di quelli di cui all’ articolo 51, comma 3 bis c.p.p., la conoscenza dell’ esistenza di una informativa della Questura di Potenza, che inquadra i reati di che trattasi in un contesto mafioso, avrebbe dovuto indurre il Procuratore di Matera a fornire a questa Direzione le informazioni richieste; tanto più che – avendo la richiesta avanzata ad oggetto esclusivamente un mero elenco di procedimenti – non si porrebbe alcun problema di riservatezza delle indagini, in merito al quale, peraltro, si è pronunciato il CSM –affermando che “…sarebbe paradossale far valere nei confronti di un ufficio giudiziario che deve svolgere una funzione di coordinamento delle indagini.

Non può, pertanto, che concludersi con le medesime considerazioni svolte da questa Direzione Nazionale nella relazione della precedente annualità e, cioè, “…l’auspicio è che la valutazione degli organi inquirenti materani sia corretta; anche se più tranquillizzante sarebbe giungere alle stesse conclusioni attraverso un’analisi investigativa dei fenomeni criminali “sospetti” che solo con gli strumenti investigativi a disposizione della Dda sarebbe possibile».

Il punto, che ripeto spesso,  visto che vale in tutte le professioni, è che la conoscenza è potere e il potere logora solo chi non ce l’ha. Il potere investigativo e giudiziario – ahinoi – racchiude in sé un mondo di informazioni e conoscenze che devono assolutamente essere condivise tra gli uffici anziché diventare terreno di scontro o scambio. Il predominio di un ufficio sull’altro nulla ha a che vedere con la lotta alle mafie e fa male, malissimo, leggere che sono anni (ripeto: anni) che la Dda di Potenza lamenta la scarsa collaborazione della Procura di Matera e, di conseguenza, la messa all’angolo della Dna.

Ora, abbiamo letto, che la promessa di una svolta è stata assicurata dalle parti ma la domanda è: quali devastanti effetti sono stati nel frattempo creati? E perché mai la Dna ha atteso così tanto tempo per rivendicare effettivamente e ricondurre a sé i propri poteri di coordinamento e gestione? In fin dei conti Matera non è…Milano.

O si?

r.galullo@ilsole24ore.com

4 – the end (per le precedenti puntate si vedano https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/09/04/indovinello-dellestate-a-matera-esiste-la-mafia-risposta-ora-si-ora-no-ora-si-ora-no/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/09/09/dialogo-ai-confini-della-realta-tra-bindi-presidente-della-commissione-antimafia-e-gravina-capo-della-procura-di-matera/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/09/10/mafia-in-basilicata-il-capo-della-dda-di-potenza-luigi-gay-batte-piano-i-pugni-sul-tavolo-e-bacchetta-con-tatto-la-polizia-giudiziaria/)