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Mafia in Basilicata/ Il capo della Dda di Potenza Luigi Gay batte (piano) i pugni sul tavolo e bacchetta (con tatto) la polizia giudiziaria

Cari amici di blog, se mi avete seguito anche ieri sapete che sto trattando dalla scorsa settimana degli aspetti paradossali della presenza della criminalità organizzata o meno nella Provincia di Matera (in quella di Potenza è praticamente assodata). Bene. Avete visto che per il capo della Procura Celestina Gravina, di mafia (sentenze alla mano) non si può parlare mentre per la presidentessa della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi di mafia si deve e si può parlare nella provincia di Matera, a maggior ragione in presenza di un idem sentire (soprattutto nelle associazioni) sulla radicata presenza della criminalità organizzata sul territorio.

Nel servizio di ieri abbiamo letto il dialogo surreale tra Bindi e Gravina sull’abc della Commissione parlamentare antimafia (ruoli, compiti, funzioni).

Oggi torniamo sulla lettura dei fenomeni criminali nella provincia di Matera (in particolare la zona di Scanzano, Policoro e la costa metapontina), dove oltre a fatti riconducibili a traffico di stupefacenti (dall’ascolto di intercettazioni telefoniche è emerso che l’organizzazione avrebbe aiutato alcuni personaggi della criminalità organizzata detenuti con invio di denaro e si parla della disponibilità di un fucile mitragliatore kalashnikov con relativo munizionamento) è avvenuta una serie innumerevole di incendi o, se vogliamo spaccare il capello in quattro, di danneggiamenti con incendio. Questi eventi si sono accentuati nei primi mesi del 2014 e hanno riguardato esercizi commerciali, aziende operanti nel settore ortofrutticolo, mezzi di trasporto, mezzi meccanici utilizzati per lavori edili, in particolare nei territori di Montalbano Jonico e Scanzano.
Questa lettura la faremo non più attraverso il botta e risposta tra il capo della Procura Celestina Gravina e la presidentessa della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi ma attraverso le dichiarazioni del capo della Procura di Potenza (e della relativa Dda) Luigi Gay, approdato lì da meno di 5 mesi.

INCOMPRENSIONI

Per quanto riguarda gli incendi, che avevano riguardato aziende ortofrutticole, con gravi episodi di intimidazione, solo parte di questi episodi è stata sottoposta al vaglio della direzione distrettuale di Potenza. «È pur vero, però, che gli stessi investigatori di Matera, nelle ultime informative – dirà Gay di fronte a Rosy Bindi il 24 giugno subito dopo l’audizione della collega Gravinaavevano escluso che questi incendi fossero riconducibili a strumenti o mezzi per convincere coloro che li subivano a scendere a patti con l’organizzazione. Venivano ipotizzati semplici danneggiamenti, che venivano, in tal modo, denunciati all’autorità giudiziaria competente.  
Quanto alla giustificazione di questa difficoltà di ipotizzare altre ipotesi più gravi, apro una parentesi. Devo dire che il tribunale di Matera, in precedenti occasioni, in episodi simili, aveva escluso l’aggravante dell’articolo 7. Chiudo la parentesi. Questo non significa, però, che noi non si insista nell’approfondimento di questa indagine.
Come dicevo, gli investigatori avevano escluso ipotesi estorsive, perché si fondavano principalmente sulle dichiarazioni delle parti lese, le quali escludevano, come appare nel 99 per cento dei casi, di aver ricevuto richieste estorsive.
  .  
Noi, ed è questa la linea che adesso seguiremo, pretenderemo che la polizia giudiziaria ci informi di tutti gli episodi, in particolare di incendi, perché la parcellizzazione dei vari episodi non ha fatto emergere gli elementi comuni che riguardavano tutti i fatti che potevano interessare la direzione distrettuale: stesse modalità, stesso settore economico, mezzi meccanici simili, escavatrici e anche autoarticolati, un periodo temporale molto ristretto.
  
Sottovalutando questo fenomeno e non segnalando alla direzione distrettuale antimafia l’anomalo ripetersi degli episodi incendiari, come prescritto, peraltro, dal protocollo di intesa di cui ho riferito, non si è reso possibile far iniziare più approfondite indagini – intercettazioni telefoniche e ambientali, individuazione di persone, indagini patrimoniali – perché,
classificando il fatto come semplice danneggiamento, il reato impediva la possibilità di svolgere intercettazioni telefoniche. Trattando singolarmente i diversi episodi, si è perso di vista l’obiettivo di un’indagine seria e concreta, proprio quella che rientra nella competenza speciale e funzionale della direzione distrettuale antimafia.
Ci risulta, quindi, che molti episodi siano stati iscritti dalla procura di Matera come semplici danneggiamenti. Alcuni, peraltro, sono stati archiviati. Altri sono stati portati avanti con richieste di rinvio a giudizio qualora fossero stati identificati i responsabili, ma di tutto questo noi non siamo venuti a conoscenza, perché era esclusa l’aggravante dell’articolo 7
».

Insomma la conclusione è obbligata: visto che ormai il bubbone è scoppiato (e domani vedremo cosa è stata finora la “sinergia” tra Dda, Dna e Procura di Matera) il  capo della Dda di Potenza ha deciso di battere con delicatezza i pugni sul tavolo pretendendo che la polizia giudiziaria trasmetta ogni informazione utile alla Dda senza obbligare quest’ultima a richiederne copia alla Procura di Matera ed essere costretta quindi ad avere un quadro parcellizzato anziché d’assieme.

A domani.

r.galullo@ilsole24ore.com

3 –to be continued (per le precedenti puntate si vedano https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/09/04/indovinello-dellestate-a-matera-esiste-la-mafia-risposta-ora-si-ora-no-ora-si-ora-no/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/09/09/dialogo-ai-confini-della-realta-tra-bindi-presidente-della-commissione-antimafia-e-gravina-capo-della-procura-di-matera/)

  • Maurizio Bolognetti |

    da Audizione della dott.ssa Celestina Gravina c/o la Commissione Bicamerale sul ciclo dei rifiuti

    28 febbraio 2012

    MAGDA NEGRI. Poiché si dice che non ci sono input investigativi, non ci sono notizie di reato, ritenete che questa lunga campagna di denuncia e anche di azione del partito radicale a Potenza sia del tutto destituita di fondamento o da lì sono venute delle notizie di reato?

    CELESTINA GRAVINA, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Matera. So che c’è una modalità di atteggiamento dell’interesse del Partito Radicale che nella nostra zona ha quella connotazione lì.

    E infatti…

     Basilicata24, 26 novembre 2011

    Mythen, si è scoperta l’acqua calda
    Il commento di Pio Abiusi, Associazione “Matera Città Plurale”

    “…In un filmato Bolognetti, segretario regionale dei radicali lucani, raccolse una denuncia (Ottobre 2009) in cui si parlava di emanazioni maleodoranti provenienti della Mythen: strana coincidenza. Sempre il Bolognetti scopre un tubo corrugato nero che scarica acqua visibilmente inquinata in un fosso, egli afferma essere uno scarico della Mythen e che riversa liquido, apparentemente inquinato, nel vicino Basento e denuncia l’accaduto….”

    Peccato che nel 2009 la Mythen fece fuoco e fiamme ottenendo che la mia video-inchiesta non venisse pubblicata da un quotidiano locale.

    Quotidiano, 7 novembre 2009: “Da Bolognetti solo falsità. La parola alla Mythen”

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