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San Marino svuotata dall’interno: Istituzioni e politica piegate a interessi privati (proprio come in Italia)

Cari lettori, come sapete da venerdì scorso ho (ri)cominciato ad occuparmi di San Marino e del parallelismo con l’Italia essendo (da sempre) questo potentissimo (sul fronte tributario, finanziario e creditizio) Stato-condominio un’immagine riflessa dell’Italia. Lo faccio dopo che l’ennesima indagine sul Titano ha portato in carcere l’ennesimo potente locale e ha scoperchiato un verminaio di vasta portata.

Più leggo l’ordinanza del commissario della legge sammarinese che ha portato in carcere un potente politico locale (ma è solo l’ultimo anello di una catena investigativa lunghissima) e più mi convinco che i due Paesi si sono avvitati negli stessi drammatici vizi pubblici (e private virtù) che stanno quotidianamente avvelenando le democrazie dei due Paesi.

Leggete, ad esempio, cosa scrive a pagina 2 dell’ordinanza il commissario della legge: «l’assegnazione di ruoli apicali in seno alla pubblica amministrazione, al corpo diplomatico e alle autorità di vigilanza a persone vicine agli associati, e il conferimento di incarichi diplomatici a persone di fatto selezionate dagli associati, anche in mancanza di un potere diretto di nomina, contribuiva a rafforzare il ruolo del gruppo e a favorire la realizzazione dei reati fine. Fatti aggravati…perché commessi abusando del pubblico ufficio di consiglieri e di congressisti. In San Marino, sino alla data del presente provvedimento».

Non vi basta? E allora leggete cosa scrive ancora il commissario della legge (per la cronaca è Alberto Buriani) da pagina 5 dell’ordinanza: «…per tacere poi delle trame che hanno messo in contatto uomini politici nostrani con sinistri poteri e con oscuri personaggi esterni che hanno generosamente rimpinguato le tasche di professionisti, faccendieri e politici senza scrupoli. I legami politici e di partito sono stati soppiantati dall’affectio criminale. L’establishment politico si è elevato ad organizzazione stabile finalizzata alla criminosa accumulazione di ricchezza. Come già rilevato in separate indagini, faccendieri, professionisti e politici (talora provenienti da partiti diversi) hanno dato vita ad un gruppo criminale che ha progressivamente occupato ogni istituzione ed ogni settore economico. La coesistenza di politica e affari – attraverso la capacità di controllo dell’apparato pubblico – ha consentito ai componenti di trarre vantaggi ulteriori rispetto alle “tradizionali” attività tipicamente amministrative, quali la concessione di licenze e autorizzazioni. Il salto di qualità nell’azione del gruppo criminale è consistito nel riservare a sé e ai propri accoliti le attività più lucrative. È questa la logica sottesa alla realizzazione di importanti operazioni immobiliari e alla promozione del settore finanziario, dei giochi, delle telecomunicazioni, delle nuove autorità e dei nuovi enti, che, in quegli anni, hanno assunto (e poi accresciuto), un rilievo centrale nell’azione tanto di governo, quanto del gruppo criminale».

Poco più in là, da pagina 10, si leggerà che «…in tale contesto la corruzione ha dilagato in tutti i settori pubblici e privati, mentre già imperversava la crisi finanziaria. Non ne sono rimaste indenni neppure le autorità autonome, che, opportunamente equipaggiate, hanno fornire occasioni di corruzione…» mentre a pagina 11 si leggerà che «la corruzione giunge a coinvolgere i vertici dell’apparato governativo, minando complessivamente lo Stato. Se, nei decenni precedenti, la corruzione si era estrinsecata per lo più in termini di favori o trattamenti preferenziali, ottenuti in virtù di conoscenze personali o del pagamento di tangenti singolarmente considerate di non rilevante entità, a partire dagli anni ‘90 il fenomeno arriva a distorcere lo stesso funzionamento delle istituzioni».

Insomma, secondo l’accusa uno Stato svuotato dall’interno dagli stessi servitori dello Stato. E’ San Marino ma sembra (è) l’Italia.

E’ come l’Italia (la recente storia italiana) anche nello scenario che descrivono i magistrati: disegni di restaurazione (scrivono proprio così da pagina 37) e senso di assoluta impunità che pervade chi, anziché servire, tradisce la propria coscienza ancor prima del mandato (politico o dirigenziale) ricevuto. «Pochi atti di indagine nei primi mesi del 2014 – si legge infatti nel provvedimento – sono stati sufficienti per far emergere la grave crisi in cui versava una classe politica inusitatamente longeva e radicata nel Paese. La semplice convocazione per gli interrogatori di uomini politici è bastata per mettere in discussione un equilibrio di potere che i più ritenevano intangibile. Quando era divento ormai impossibile occultare il degrado, i componenti dell’associazione hanno incominciato ad avere paura e si sono fatti aggressivi. Alla vigilia dei primi provvedimenti cautelari, inconsapevoli di ciò che sarebbe accaduto, si registrano incontri per affinare la strategia e sottrarsi alle proprie responsabilità».

E qui mi fermo perché – a questo punto – domani leggerete che in Italia, accade la stessa cosa: il senso di impunità nel Bel Paese (!) è più duro a morire che a San Marino.

r.galullo@ilsole24ore.com

1-   to be continued

(per la precedente puntata si legga https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/23/indagini-per-riciclaggio-e-associazione-per-delinquere-e-san-marino-ma-sembra-litalia-o-se-preferite-il-contrario/)

  • Roberto Galullo |

    audace è la sua confusione. Ma anche se così fosse, di grazia, il risultato non sarebbe lo stesso? besitos

  • walter |

    il paragone è decisamente audace ..una è l’organizzazione di cosa nostra ..l’altra “la banda del buco”, non sono esattamente sovrapponibili .

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