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Indagini per riciclaggio e associazione per delinquere: è San Marino ma sembra l’Italia (o, se preferite, il contrario)

E’ San Marino ma sembra l’Italia. Solo che in pochi – in questi anni – sono andati oltre l’apparenza e hanno scritto che oltre a “sembrare”, San Marino “è” come l’Italia. Vale a dire che anche sul Titano prosperano (a lungo indisturbate) corruzione, malaffare, clientele e mafie. Oggi come ieri.

Chi – come l’umile e umido giornalista che scrive – in tempi non sospetti ha messo in fila per anni, una tessera dietro l’altra, una parte minima (microscopica oserei dire) del marcio sammarinese, è stato lapidato a parole (magari m’avessero aggirarmi sul Titano m’avrebbero lapidato davvero). Insulti e fango, intimidazioni e delegittimazione fanno parte del gioco (sporco) ma, ve lo assicuro, sono durissime da sostenere.

Chiunque di voi può cercare su qualunque motore di ricerca le decine e decine di articoli e inchieste che ho scritto sul marcio a San Marino sul Sole-24 Ore e su questo blog, senza tener conto di capitoli di libri e puntate delle mie trasmissioni radiofoniche su Radio24. Un marcio che spesso e volentieri trovava sponda e ponti d’oro anche in Italia. Punto e a capo.

Dopo l’ultima operazione che ha portato in carcere un potentissimo politico locale ho potuto notare (qualora ce ne fosse stato ulteriore bisogno) che alcuni media italiani si sono adattati a piegare a riflessi politici italiani quell’indagine che, invece, è innanzitutto indigena. Poi chi vivrà vedrà.

Dopo alcuni giorni in cui ho lasciato decantare l’ordinanza (mi stavo occupando di altro per il giornale), l’ho ripresa in mano e vorrei leggere, in questi giorni, con voi alcuni passi che, a mio modesto avviso, fanno scuola per leggere quello che è stato ed è San Marino (così dicono i commissari della legge sammarinese).

Un dato di fatto, che è anche premessa, non va mai dimenticato: San Marino si regge e vive prevalentemente di intermediazione finanziaria e attività bancaria. Oggi come ieri. Non è un caso che a pagina 2 dell’ordinanza si legga che «…i fondi così ottenuti venivano poi occultati tramite operazioni finanziarie, immobiliari e di reimpiego, attraverso istituti finanziari compiacenti, nonché attraverso società costituite e gestite per occultare, reinvestire e ridistribuire i proventi criminosi».

Letto bene? No? Ripeto il passaggio cruciale secondo l’accusa: «…attraverso istituti finanziari compiacenti…». E poco prima si leggerà che, sempre secondo l’accusa, gli associati si proponevano di condizionare il funzionamento di organi costituzionali, di apparati della pubblica amministrazione e il risultato delle competizioni elettorali anche grazie: «alle relazioni intrattenute con gli esponenti del mondo finanziario e delle imprese. Attraverso il concorrente contributo di imprenditori, professionisti ed esponenti bancari, attuavano complesse manovre finanziarie volte a schermare i flussi di danaro di provenienza illecita».

E’ San Marino ma sembra (è) l’Italia.

Nonostante i passi avanti (piccoli ma sbandierati sul Titano come giganteschi, grazie anche all’interessata sponda italiana) la trasparenza appare ancora lontana e le zone d’ombra notevoli (sempre grazie alla cecità del ponte italiano ed europeo).

Leggete poi cosa scrive il commissario della legge nell’ordinanza relativa ad un’indagine che – attenzione – è giunta con anni di ritardo. «Sono ormai estinti – scrive infatti il commissario della legge e non l’umile e umido cronista quale sono – i numerosi reati societari, di appropriazione indebita, abuso di ufficio, concussione, corruzione, finanziamento illecito ai partiti e corruzione elettorale. Al contrario, continuano ad essere “attuali” i reati di riciclaggio e associazione a delinquere collaterali agli illeciti già prescritti». E così mettiamo un altro bel punto e a capo.

Non solo oggi (e non ieri) sono, per l’accusa, «attuali i reati di riciclaggio e associazione a delinquere» ma, per gli anni addietro (quanti? E per quanti politici e rappresentanti, ad ogni livello, della classe dirigente sammarinese?) è stata messa una bella pietra tombale sul passato. Ripeto: io lo dico e lo penso (e può anche non fregare a nessuno) ma qualcuno, tra monti e valli in fior, lo ha scritto in un’ordinanza.

Sul come e perché questa pietra tombale sia stata messa (da un’intera nazione, esattamente come accade in Italia, sia ben chiaro) ci sarebbe da aprire un capitolo lunghissimo. Basti ricordare che uno dei commissari della legge più sgraditi alla classe dirigente sammarinese e più graditi alla Giustizia italiana (Rita Vannucci) ha cambiato mestiere. Male ha fatto a andarsene ma questo è un altro discorso ancora. Su Rita Vannucci, comunque, scriverò nelle prossime ore perché questo, sia ben chiaro, è solo il primo di una serie di articoli che dedico alla vicenda che questa settimana ha scosso (si fa per dire) il Titano.

E’ San Marino ma è Italia.

r.galullo@ilsole24ore.com

1-   to be continued