Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Operazione Dama Nera: quando in alcuni uffici Anas il senso di impunità supera la fantasia (e diventa realtà)

Cari lettori, come sapete da venerdì scorso ho (ri)cominciato ad occuparmi di San Marino e del parallelismo con l’Italia essendo (da sempre) questo potentissimo (sul fronte tributario, finanziario e creditizio) Stato-condominio un’immagine riflessa dell’Italia. Lo faccio dopo che l’ennesima indagine sul Titano ha portato in carcere l’ennesimo potente locale e ha scoperchiato un verminaio di vasta portata.

Su questo umile e umido blog ieri ho analizzato la parte in cui, secondo la pubblica accusa sammarinese, negli anni e fino al momento in cui l’indagine ha portato all’arresto di un noto politico del Titano, una (presunta) associazione a delinquere ha svuotato lo Stato dall’interno piegando ampi strati di politica, imprenditoria, economia, professionisti e finanza ai propri interessi. Lo faceva, sempre secondo l’accusa, con un senso di impunità assoluto. Anzi: con reiterati tentativi di restaurazione di un disegno criminoso che sembrava fare anche a meno proprio dell’idea di colpevolezza.

E in Italia?

Beh, poche ore dopo l’indagine sammarinese, con l’operazione “Dama Nera” la Procura di Roma (che ha delegato l’indagine al gruppo Pt del Gico della Gdf di Roma agli ordini del colonnello Gerardo Mastrodomenico) portava alla luce una matassa di interessi pubblici piegati a fini privati. Anche qui con un assoluto (e apparente) senso di impunità.

Secondo l’ipotesi accusatoria una serie di dirigenti e funzionari dell’Anas (ergo statali) «si associavano tra loro, al fine di commettere più delitti di corruzione, tutti finalizzati a conseguire indebite utilità facendo mercimonio della loro funzione ed operando a vantaggio preponderante o esclusivo di terzi, imprenditori e privati e di se medesimi anziché dell’ente di appartenenza e, in definitiva dello Stato, realizzando: a) sistematiche condotte di asservimento della funzione svolta all’interno dell’Anas alle ragioni di terzi disposti a riconoscere loro denaro ed altre utilità; b) reiterati episodi di corruzione per specifici atti contrari, reciprocamente cooperando ciascuno per quanto di propria competenza, per ottenere profitti illeciti, determinati nel loro ammontare da una dirigente e dalla stessa gestiti, riscossi in contanti direttamente dai sodali e ripartiti proporzionalmente alle responsabilità assunte nella gestione dei singoli procedimenti amministrativi, concertando comuni iniziative di autoprotezione».

Ebbene a pagina 7 del provvedimento firmato il 10 ottobre dal Gip Giulia Proto, si legge che «grazie ad un serrato controllo sugli indagati è emerso – all’interno degli uffici Anas citati – un vero e proprio sistema corruttivo che…non è episodici e/o occasionale dal momento che tiene impegnata la dirigente per buona parte del suo tempo, coadiuvata dal suoi sodali; infatti nel corso di questi mesi di attività tecnica si è assistito ad una frenetica quanta continua operatività degli indagati per niente irretiti neanche a seguito di un controllo su strada (del 12 maggio 2015) da parte dei militari della Gdf, i quali fermavano il funzionario trovato in possesso di una provvista corruttiva pari ad € 25.000 euro in contanti già suddivisi in tre buste, pronti per la spartizione tra i corrotti. Le condotte poste in essere dagli indagati in maniera continua per l’intero periodo del monitoraggio (ancora in corso al momento della redazione della presente ordinanza) consentono di ritenere dimostrata l’esistenza di un ben consolidato sistema… alla continua ricerca/ individuazione di nuovi “clienti” per lo scambio di “favori” nell’ambito di una procedura amministrativa che di pubblico non ha più nulla in quanto gestita “privatamente” non certo per l’interesse dell’ente bensì per gli interessi personali degli accoliti».

Non so a voi ma a me quell’inciso «per niente irretiti neanche a seguito di un controllo» ha fatto venire i brividi perché è la testimonianza plastica (pur sempre in attesa del giudizio finale in un aula di Tribunale) che oggi l’Italia è una Repubblica fondata sulla corruzione e sul senso di impunità.

Mi fermo qui e domani riattacchiamo con un altro parallelismo tra San Marino e Italia.

r.galullo@ilsole24ore.com

3 – to be continued (per le precedenti puntate si vedano https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/23/indagini-per-riciclaggio-e-associazione-per-delinquere-e-san-marino-ma-sembra-litalia-o-se-preferite-il-contrario/ e

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/26/san-marino-svuotata-dallinterno-istituzioni-e-politica-piegate-a-interessi-privati-proprio-come-in-italia/)