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Legalità ed etica d’impresa convengono sempre: lezioni parallele da San Marino e Confindustria

Cari lettori, come sapete da venerdì scorso ho (ri)cominciato ad occuparmi di San Marino e del parallelismo con l’Italia essendo (da sempre) questo potentissimo (sul fronte tributario, finanziario e creditizio) Stato-condominio un’immagine riflessa dell’Italia. Lo faccio dopo che l’ennesima indagine sul Titano ha portato in carcere l’ennesimo potente locale e ha scoperchiato un verminaio di vasta portata.

Oggi voglio riflettere con voi su alcuni concetti che da alcuni anni a questa parte Confindustria sta cercando di inoculare (spesso incontrando resistenze tanto esterne quanto interne) negli imprenditori: la legalità conviene. Sempre. Se così non è si può anche vivere il momento ma l’orologio della Giustizia – prima o poi – farà il suo corso. E anche se così non fosse, ogni mattina, ogni sera, bisogna guardarsi allo specchio e dentro l’anima. Per me già questo basta.

Ebbene, il virus dell’illegalità che colpisce l’Italia fa vittime anche sul Titano dove le pagine dell’ordinanza del commissario della legge Alberto Buriani (equivalente al magistrato italiano) che hanno scoperchiato una (ennesima) presunta associazione a delinquere dedicata al riciclaggio (per non parlare dei gravi reati prescritti)  sembrano scritte da alcune Dda italiane.

Altro concetto che Confindustria sta cercando da anni di instillare giorno dopo giorno: chi vive di solo assistenzialismo pubblico di assistenzialismo muore. Sul libero mercato e sulla concorrenza leale si nasce e su quello si deve vivere, competere e lottare.

E leggete ora come i magistrati del Titano descrivono il perverso rapporto che lassù si è instaurato tra politica e impresa. Succede a San Marino ma sembra l’Italia.

«La soffocante assistenza alle imprese prestata dai vari boiardi – si legge da pagina 12 del provvedimento – ha prodotto l’effetto di aggravare il deficit di legalità e, conseguentemente, le possibilità di sviluppare una economia sana e trasparente. Lo stato attuale delle imprese sammarinesi è la prova della ferale assenza, per decenni, di una politica industriale e di rigoroso sostegno alle imprese. Con la complicità di molti, lo Stato ha rinunciato ad avere un’economia sana.

Ad essere favorito (o autorizzato o licenziato) non era il progetto industriale meritevole, ma la disponibilità del singolo imprenditore (o del professionista) a pagare tangenti alla politica. Il tutto gestito secondo criteri arbitrari non suscettibili di controllo (…)

Ovvio che una strategia meramente egoistica non possa che restringere ulteriormente la base produttiva. Alle imprese sane, in nome del tornaconto individuale, sono state di gran lunga preferite le attività improduttive ammantate di sembianze societarie. Così, si è finito per accettare che fosse svilita l’immagine del Paese, quotidianamente squassato da eventi riferiti dalle cronache giornalistiche, di cui i governanti erano (o si fingevano) ignari.

Una volta fiaccata ogni velleità di trasparente creazione e gestione dell’attività di impresa, molti degli imprenditori hanno preferito impiegare le loro energie nel negoziare con la classe politica vantaggi occulti in termini di esenzione fiscale, autorizzazioni e licenze. In tal modo hanno accettato che le loro sorti dipendessero dalla compiacenza di questo o quell’uomo politico, di questa o quel funzionario.

Protagonista del lungo processo involutivo che ha dapprima incrinato e poi travolto la società sammarinese è stato, dunque, non solo il politico di professione, l’uomo delle istituzioni, ma anche il mondo economico e alcune delle parti sociali. La brama di facili guadagni è diventata più invadente che mai. E, una volta radicatosi nel sistema economico e insediatosi in cima alle gerarchie sociali, ha costituito il fattore principale di resistenza al cambiamento e di conferma dell’assetto politico esistente.

Trincerati a difesa dei loro privilegi, preoccupati di nient’altro che della loro perpetuazione e di mantenere le loro rendite elettorali, i componenti dell’associazione, hanno cinicamente fatto passare la normale (se paragonata ad altri Paesi dell’Europa occidentale) crescita dell’assistenza previdenziale e sociale, per sviluppo economico. In realtà, è grazie al sistema assistenziale e all’elevata capacità di consumo dei cittadini sammarinesi, che è stato mantenuto il consenso, ovviamente appesantendo a dismisura le pubbliche finanze, salvo poi caricare sui singoli gli obblighi fiscali non appena la congiuntura economica è volta al peggio.

Così, i cittadini prima protetti, rassicurati e ammaliati, grazie al preteso sviluppo, sono stati improvvisamente intimiditi e privati di quel senso di sicurezza. La crisi economica ha fatto sì che sui cittadini gravassero i disastri finanziari provocati dall’insipienza e compiacenza. Alla fine, è parso normale che, sotto forma di prelievo fiscale, i privati fossero taglieggiati in misura commisurata a quelli che, fino a poco prima, erano normali investimenti familiari.

Il mondo imprenditoriale, anziché rivendicare servizi pubblici più adeguati, un’amministrazione più efficiente, regole severe che disciplinassero la concorrenza e una lungimirante politica fiscale, si è reso talora partecipe o accondiscendente, nelle più varie forme, a gestire in modo particolare il pubblico interesse, a danno del pubblico bilancio, dei cittadini, delle aziende concorrenti, spesso perpetrando l’estrema beffa d’investire una quota cospicua delle risorse, così accumulate, in altre attività produttive ottenute a suon di tangenti».

C’è altro da aggiungere? Non credo. Una lezione di politica economica e di economia politica perfetta. Dalla presidenza Cordero di Montezemolo, passando per quella Marcegaglia (che delegò ad Antonello Montante i rapporti con le Istituzioni preposte al controllo del territorio), per finire con quella di Giorgio Squinzi, Confindustria ha accelerato (nonostante gli ostacoli) sulle stesse lezioni avendo come compagni di cattedra lo Stato e i suoi migliori Servitori.

A domani, con una puntata dedicata alla magistratura sammarinese.

r.galullo@ilsole24ore.com

4 – to be continued (per le precedenti puntate si vedano https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/23/indagini-per-riciclaggio-e-associazione-per-delinquere-e-san-marino-ma-sembra-litalia-o-se-preferite-il-contrario/;

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/26/san-marino-svuotata-dallinterno-istituzioni-e-politica-piegate-a-interessi-privati-proprio-come-in-italia/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/27/operazione-dama-nera-quando-in-alcuni-uffici-anas-il-senso-di-impunita-supera-la-fantasia-e-diventa-realta/)