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La Commissione antimafia ha dimenticato per 2 anni il caso Vannucci-Italia-San Marino: e se lo aprisse ora?

Cari lettori, come sapete da venerdì scorso ho (ri)cominciato ad occuparmi di San Marino e del parallelismo con l’Italia essendo (da sempre) questo potentissimo (sul fronte tributario, finanziario e creditizio) Stato-condominio un’immagine riflessa dell’Italia. Lo faccio dopo che l’ennesima indagine sul Titano ha portato in carcere l’ennesimo potente locale e ha scoperchiato un verminaio di vasta portata.

Oggi affronto con voi una pagina infida della recentissima storia dei rapporti tra San Marino e l’Italia.

Ebbene accadde che il 12 dicembre 2013 l’allora commissario della legge (equivalente al nostro magistrato) Rita Vannucci si dimise dai suoi compiti e passò a fare – con mia grandissima sorpresa, visto che avevo sempre pensato che se avesse abbandonato la toga da magistrato lo avrebbe fatto per fare l’avvocato o lasciare per sempre il Titano – il funzionario della Fondazione Banca Centrale. Mah!

Il senatore italiano Mario Giarrusso (M5S), che esplode su tutto, esplose anche su questo gesto di sfida e tuonò a margine di un convegno il 13 dicembre 2013 a San Marino, con la stessa Vannucci in prima fila: «Ora chiederemo spiegazioni nelle sedi ufficiali. Chiederemo che se ne occupi la commissione antimafia italiana; questo darà di nuovo voce ai limiti di San Marino, ma non possiamo fare altrimenti pretendendo spiegazioni che siano esaurienti e soddisfacenti. Un fatto grave che ora va approfondito: chiederò che la Vannucci e la dirigente del tribunale Pierfelici vengano sentite in commissione antimafia italiana».

Il fatto era talmente grave e le pretese talmente forti che, ovviamente mai nessuno ha chiamato – e sono passati…appena due anni – né l’una né l’altra nella Commissione parlamentare antimafia. Nel frattempo, penne italiane compiacenti facevano notare che il caso era “tutto sammarinese” e che solo Vannucci è cittadina italiana, mentre le penne sammarinesi erano costrette perlopiù a ignorare la notizia. Cosa che ovviamente – sul Titano e in Italia – fanno anche ora, che pure avrebbero la notizia – come vedremo – servita su un piatto d’argento.

Vannucci era da tempo il riferimento a San Marino delle più importanti procure italiane distrettuali antimafia e di alcune procure ordinarie (Forlì, tanto per citarne una) e tutti coloro i quali si occupano di giustizia dall’una e dall’altra parte del confine (virtuale) sanno che la stessa Dna era non poco irritata per la “perdita” dai contorni che a me (come a Giarrusso) appaiono estremamente nebulosi (anche se alcune idee sul suo abbandono ce l’ho). Ovviamente, anche in questo caso, ragion di Stato (anzi: di Stati) ha fatto sì che l’irritazione passasse in fretta.

Morale della favola: una grana in meno per San Marino (Vannucci fora di bal come direbbe Sua Canottiera Umberto Bossi), una grana in meno per l’Italia (si, vabbè, la Vannucci è brava, però, sai com è, meglio vivere sereni con uno Stato utile, anzi utilissimo) e una grana (anzi, tante grane) in meno per la stessa Vannucci. Meglio di così, si muore: tutti strafelici (al di là della “viva e vibrante” preoccupazione) e contenti.

Ora accade che la lettura dell’ordinanza sammarinese che ha scoperchiato una parte del marcio sammarinese, riporta a galla la questione. In un modo, però, tutto particolare.

Ricordiamo che l’ordinamento giudiziario di quel Paese prevede che i magistrati e i giudici vengano nominati, dopo un concorso per titoli ed esami, da una commissione della quale fanno parte tre membri del consiglio giudiziario e tre membri nominati dal Consiglio Grande e Generale, vale a dire dall’equivalente del Parlamento italiano. Il mandato è a tempo (cinque anni) e il periodo di prova è lungo (tre anni). In altre parole: la politica – piaccia o non piaccia– fa sentire la sua influenza e, diciamo così, la sua vicinanza. Diciamo che a San Marino politica e magistratura stanno vicini-vicini.

«Con sorprendente banalità e brutale cinismo – si legge da pagina 38 del provvedimento che ha scoperchiato l’ennesimo verminaio titanico – gli associati descrivono, allarmati, lo svolgimento delle indagini penali come una sorta di indebito commissariamento della politica da parte dei giudici – con un refrain costantemente riproposto, anche in tempi recentissimi. Il ragionamento (pedissequamente ripetuto in ogni dove) è volto a fomentare una reazione dei partiti che, negli auspici degli indagati, dovrebbe invertire bruscamente la rotta, revocando ogni possibile appoggio alla magistratura…La volontà è quella di rovesciare i ruoli, sottraendo le indagini al Tribunale, per affidarle al potere politico. È la politica a dover giudicare i giudici.

La brutalità delle parole usate all’indirizzo dei giudici è pari alla ferocia del fine perseguito: “in tribunale non si fermano […] bisogna buttargli la stessa merda che ci buttano loro […] Noi non possiamo risparmiare né Buriani, né la Pierfelici a me, me ne sbatte il cazzo di tutti e due”

I partecipanti ai vari incontri cercano di far leva sulle insicurezze, sul clima di disaffezione e di sfiducia nelle istituzioni tutte, compresa la magistratura. Vogliono condizionare, a loro vantaggio, un’opinione pubblica disorientata, in apprensione per il suo futuro, timorosa di perdere il benessere conquistato con fatica e sacrifici per pagare il conto di anni di malgoverno.

I clandestini convitati sono convinti che basti poco per reintegrarli nel ruolo sociale ormai perduto. La strategia della mistificazione è sapientemente presentata da Gatti (il politico arrestato, ndr):”bisogna essere sereni e affrontare le situazioni con calma. Loro hanno un bubbone grandissimo che è la Vannucci. Accanto a questo bubbone, ci sono una serie di vecchie questioni che riguardano Buriani, che possono riguardare come sono state gestite altre situazioni, ma quando si dice una cosa si deve essere in grado di dimostrarla, perché sennò ti mettono in buca, perché sono tutti insieme su questo… allora io sono per tirarle fuori ma bisogna dimostrarle. Se io ti dico Vannucci, te lo dimostro, l’han fatta fuori…non c’è più. Se dico che in ambienti italiani c’è incazzatura… io te lo dimostro, io ho testimoni del Presidente del Senato…non si può scherzare. Io pongo questo problema… non te Peppe, però siamo in grado di trovare un argomento politico da mettere sui giornali dove viene fuori… come mai avete fatto fuori la Vannucci? Perché era una persona seria che faceva le rogatorie serie».

Ricordo che proprio il tema delle rogatorie è stato per anni un terreno di scontro formidabile (secondo me lo è ancora) tra il pianeta giustizia italiano e il pianeta giustizia sammarinese. Ne sa qualcosa ad esempio (provare a chiederlo per credere) la Procura di Forlì che per anni ha battuto la testa al muro. E chi era l’unico magistrato che tentava davvero di soddisfare le rogatorie? Vannucci.

Aperta questa piccola parentesi ecco come si conclude, sul punto, il passaggio dell’ordinanza relativo ai «clandestini convitati» che sono convinti che basti poco per rientrare in gioco, magari aprendo qualche armadio della Giustizia e tirandone fuori qualche presunto scheletro.

«Le valutazioni espresse dai “congiurati” sul conto della Dott. ssa Vannucci (Roberti: “non è vero niente”; Gatti: “è la più grande cazzata che ho mai detto nella mia vita”) dimostra la pretestuosità e l’infondatezza dell’argomento.

La strategia va un po’ rafforzata. Gatti: “Viene fuori un argomento. In seconda battuta [qualcuno] dice la testa della Vannucci l’ha chiesta la Pierfelici. La terza cosa dice: la Pierfelici ha fatto un accordo con Buriani perché i due devono gestire il tribunale d’accordo con una parte politica. La quinta cosa dice… al punto tale che Buriani e la Pierfelici erano talmente negativi l’uno… insomma… deve venire come una goccia… tun… tun. Poi viene fuori, dopo tutte queste cose qui, addirittura sembra che Buriani fece una cosa su La Pietra e chiamiamo Cesarini, chiamiamo Gatti, hai capito?”.

Perché il disegno riesca, occorre cercare l’aiuto di qualche fiancheggiatore esterno.

Ed ecco la soluzione proposta da Gatti: “Sulla Vannucci, [Augusto] Casali può dire qualcosa. Però poi si perde … però lui potrebbe dire, con Giarrusso ha buoni rapporti».

Insomma, non bisogna lasciare nulla di intentato. A questo punto Gatti millanta buoni rapporti con qualche magistrato italiano, che, nel suo disegno, dovrebbe essere “raggiunto” per “rendere credibile” una ricostruzione spericolata, così da creare “un crescendo nel quale loro si trovano in braghe di tela”. Basterà farsi introdurre dicendo “c’era un commissario della legge che faceva le rogatorie che è stato mandato via perché non prendeva ordini dal governo …non mi sembra sia la cosa giusta”.

Alla fine tutti si dicono d’accordo e Podeschi si impegna a coinvolgere Casali: “io domani devo dirlo ad Augusto. Lo mettiamo già in moto così parte la macchina”.

“Domani parliamo con Augusto e gli facciam fare intervista e gli facciam tirar fuori la Vannucci tu vai”.

Lanciando un’involontaria iattura, Roberti precorre i tempi: “Per me tra un mese arriva a tutti la botta».

Vi è da aggiungere che, mentre le millanterie verso i magistrati italiani sono sconfessate dagli eventi successivi, quanto ad Augusto Casali, “functus est munere suo”: di lì ad alcuni giorni, in perfetto stile politichese, Casali ha entusiasticamente aderito alla richiesta di soccorso. In una lettera pubblicata da un quotidiano sciorina gli argomenti cari ai vecchi amici: «le notizie che riguardano l’attività giudiziaria sammarinese escono con impressionante continuità sui mezzi di informazione, almeno per certi filoni di indagine. Evidentemente si è scelto di percorrere la via mediatica che però, spesso, appare orba o, nella migliore delle ipotesi, parziale, ma poi, se questa è la scelta, non ci si può meravigliare se le risposte giungono a loro volta sempre per via mediatica e non ci si può appellare alla lotta fra bande solo quando le risposte arrivano”.

L’ultima frase suona sinistramente minacciosa, ma Casali non se ne fa scrupolo. Nel prospettare una reazione mediatica contro i giudici, si preoccupa al tempo stesso di assegnare alla politica il compito (esclusivo) di analizzare i fatti. Perciò lancia l’idea che quelle in corso non siano indagini efficaci, tanto da auspicarne altre di ben più ampio respiro: “ribadisco un concetto già espresso diversi mesi addietro, in tempi non sospetti [auto-accusatio manifesta]: credo sia giunto il momento di avviare una vera e propria operazione verità sulle vicende politiche degli ultimi decenni, per capire veramente che cosa sia successo e perché”. Secondo Casali “compiendo approfondite analisi, necessarie per il fatto che probabilmente sono morti e nati governi a causa di taluni accadimenti; contestualizzando i fatti, avvenuti in epoche diverse tra di loro, in contesti economici, sociali e politici differenti tra di loro. Analizzando anche nefasti fenomeni influenzati dagli accadimenti, come il clientelismo e il nepotismo, che sempre pesante questione morale rappresentano. Molto probabilmente ci accorgeremo che, al di là delle posizioni di comodo, il passato somiglierà molto al presente, saranno cambiate solo le tecniche, e, senza fare di tutta l’erba un fascio, ci accorgeremo che non tutti sono uguali, tanto ieri, quanto oggi”.

Insomma l’assunto non è molto diverso da quello di Roberti: serve qualcuno che gridi a gran voce “a ridateci i puzzoni”, magari una commissione d’inchiesta.

Secondo gli auspici dei nostri, la macchina era stata effettivamente avviata, alimentata dalle “prove casalinghe” elaborate da Roberti. Risentimento, cinismo, disperazione e interpretazione offuscata della realtà fanno da humus del concertato attacco ai giudici».

Ora, a parte che si dice “aridatece er puzzone”, vale la pena sottolineare due cose: 1) la correttezza professionale di Vannucci viene brandita dalle persone intercettate come un’arma impropria per fini extragiudiziari; 2) quel Roberti citato non è niente altro che Giuseppe Roberti, un politico/imprenditore e non so bene cos altro italiano, presente a San Marino dal lontano 1986, tanto da assumere cariche verticistiche alla Banca commerciale sammarinese, legatissimo per sua stessa ammissione a campioni politici del calibro di Francesco Cossiga, Giulio Andreotti & C, rinviato a giudizio per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio nella Tangentopoli sammarinese. Chi sostiene la pubblica accusa nel procedimento? Buriani, al quale sei giorni prima dell’arresto di Gatti, Roberti stesso ha presentato una memoria di 7 pagine.

Una memoria sulla quale non mi permetto di esprimere alcun giudizio – faccio l’umile e umido cronista – ma che rischia di ingarbugliare la matassa. Nell’esposto, infatti, Roberti dice chiaro e tondo che nella politica e nella magistratura sammarinese è in atto una lotta tra diverse fazioni. Nulla di nuovo ed agghiacciante, purtroppo: è così anche in Italia, ma poi scrive che, sempre nell’ambito di lotte passate e furibonde, contribuì «alla nomina del dott. Alberto Buriani, ora titolare dell’inchiesta giudiziaria che mi riguarda, a commissario della legge presso il Tribunale sammarinese (…) Dal mio intervento nacque un’assidua frequentazione dalla quale è scaturita una fattiva amicizia e una intensa collaborazione. Iniziarono infatti da quel momento numerosissimi incontri di lavoro con lo stesso Buriani e molte volte con altri giudici e con persone della politica e della pubblica amministrazione (…) Molte volte mi sono incontrato da solo con il dott. Buriani. L’argomento principale trattato in questi incontri, oltre ovviamente alla disamina della realtà politica e partitica di San marino era quello della grande conflittualità del gruppo di magistrati che partecipava agli incontri (cosiddetto Gruppo Nobili) con il magistrato dirigente Valeria Pierfelici. Dal momento che a San Marino la nomina dei magistrati è di fatto demandata alla politica, io mi sono sempre adoperato per sostenere le ragioni del Gruppo Nobili. Riesaminando oggi gli avvenimenti sopra descritti dei rapporti conflittuali tra magistrati sammarinesi e della pesante ingerenza di gruppi politici sulle decisioni di magistrati, giungo purtroppo alla conclusione delle inaffidabilità (tuttora in atto) del sistema giudiziario sammarinese (…). Il dott. Buriani era a conoscenza dei miei rapporti con i personaggi della politica attualmente coinvolti nelle vicende giudiziarie sammarinesi in concorso – secondo la tesi accusatoria – con la mia persona. Si trattava comunque di amici comuni sia a me che al dott. Buriani, che era stato edotto del mio operato nella gestione dei finanziamenti a detti comuni amici a sostegno della loro attività politica…».

Vero? Falso? Millanterie? Messaggi cifrati? A chi? Starà alla Giustizia sammarinese indagare anche su questo, fatto sta che Roberti – al quale nell’ambito del processo al quale è sottoposto, nel 2014 è stato sequestrato tutto il patrimonio – «esule in terra patria» (sua testuale affermazione), in quel di Montefiore Conca (Rimini) , dopo aver saltato due interrogatori, di tornare sul Titano co ‘sto complessivo clima da Vietnam non ci pensa proprio.

Senatore Giarrusso, l’Italia non può e non deve certo interferire sulle vicende interne ad uno Stato sovrano ma che ne dice di aprire davvero, ad appena due anni di distanza dalla promessa non mantenuta, il capitolo Vannucci-Italia-San Marino in seno  alla Commissione parlamentare antimafia? Almeno un alleato lo ha: il senatore Beppe Lumia del Pd che dichiarò nel corso di un convegno: «A nome della Repubblica italiana che rappresento vorrei pubblicamente ringraziare il giudice Rita Vannucci per l’attenzione e la collaborazione virtuosa fornita in questi anni ed anche formalmente riconosciuta da diverse procure italiane».

r.galullo@ilsole24ore.com

5 – the end (per le precedenti puntate si vedano https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/23/indagini-per-riciclaggio-e-associazione-per-delinquere-e-san-marino-ma-sembra-litalia-o-se-preferite-il-contrario/;

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/26/san-marino-svuotata-dallinterno-istituzioni-e-politica-piegate-a-interessi-privati-proprio-come-in-italia/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/27/operazione-dama-nera-quando-in-alcuni-uffici-anas-il-senso-di-impunita-supera-la-fantasia-e-diventa-realta/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/10/28/legalita-ed-etica-dimpresa-convengono-sempre-lezioni-parallele-da-san-marino-e-confindustria/)