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Operazione Reset/2 Carabinieri di Lucera (Foggia) sanno di attentati e omicidi ma si tengono alla larga!*

Da ieri, cari lettori, sto leggendo insieme a voi quello che appare come l’elemento più inquietante dell’operazione Reset, coordinata dalla Procura di Lucera (Foggia) e condotta dal la sezione investigativa del Commissariato della Polizia di Stato.

Per quanto riguarda l’operazione rimando al post di ieri in cui abbiamo visto il coinvolgimento nell’associazione a delinquere – secondo l’accusa – di quattro Carabinieri di stanza proprio a Lucera. Dico e ribadisco quattro in modo che sia chiaro – agli stolti che distorcono volutamente la cronaca che sto raccontando – che l’Arma di Lucera è fatta di gente che fa fino in fondo il suo dovere! Chiaro?

Se le accuse fossero provate* sarebbe – ancora una volta – il segnale di un declino morale tra le Forze dell’ordine da non sottovalutare: da nord a sud.

Il 31 agosto 2011 in un agguato presso il suo circolo privato “Atlantic City” di Lucera viene colpito a morte Fabrizio Pignatelli. Non muore subito: crivellato di colpi, smetterà di vivere il 7 ottobre. Questo Pignatelli si sarebbe alleato – per il controllo dei traffici criminali – con Vincenzo Ricci, contrapponendosi così allo strapotere del cognato di quest’ultimo, Antonio Ricci, detto “’u pesciaiul”, “punta rosc” o, più amichevolmente, “u’ scurciat”. Una scissione in famiglia, dunque, non priva di una scia di attentati e sangue.

Chiunque si aspetterebbe non solo indagini serrate ma anche la partecipazione attiva delle Forze dell’ordine.

Bene, anzi male, perché leggere quanto riporta il sostituto procuratore Alessio Marangelli nella sua richiesta di ordinanza cautelare fa venire i brividi. I militari in forza all’aliquota operativa dei Carabinieri di Lucera, infatti, addirittura sapevano – secondo un’accusa che, ricordiamolo, resta da provare* – della programmazione dell’omicidio, soprattutto dopo che il presunto “capo” della mala locale, quell’Antonio Ricci detto ‘u scurciat, aveva subito affronti che non potevano passare sotto silenzio.

Leggetevi queste chiacchierata tra un appuntato (arrestato e di cui ometto volentieri il nome) e un altro carabiniere (che non è neppure indagato).

QUATTRO CHIACCHIERE

Il 4 agosto 2011 il carabiniere chiama l’appuntato e gli riferisce che hanno incendiato la pescheria d”u’ scurciat“.  Poi aggiunge che hanno incendiato, in tre giorni, quattro macchine e un negozio specificando che hanno “acceso” due auto a Pignatelli e altre due.

L’appuntato, anziché allarmarsi, vuole evitare – si legge nel provvedimento della Procura – anche in questo caso approfondimenti investigativi che avrebbero condotto all’individuazione del gruppo Cenicola-Ricci quale uno dei sodalizi coinvolti nella guerra in corso.

Nel corso della conversazione, infatti, rispetto alla possibilità di capire qualcosa della vicenda appena verificatasi (a fronte anche dei numerosi incendi di autovetture già verificatisi) i due si lasciano andare così:

Carabiniere: “E non si capisce niente di tutti sti fatti!?

Appuntato: “Nooo e questi, Francù ma …incomprensibile…, meglio che non si capisce niente adesso con questa aria che tira

Carabiniere: “Eh, si, quindi stanno ancora tutti così”

Appuntato: “Niente quello deve mettere la pratica apposto, ce l’ha detto…omissis… no perchè adesso comanda lui”

Carabiniere: “Si sta facendo i servizi notturni, sta facendo”

Appuntato: “Embhè”

Carabiniere: “Le denunce ooo adesso stasera lo fa lui! Le denuncie le sono venute a fare da noi?”

Appuntato: “Embhè la pescheria no, perchè è intervenuta la Polizia stanotte”

Carabiniere: “Ah Ah”.

LO “SCEMO GRANDE”

Sulle risate alle spalle della Polizia di Stato torneremo nelle prossime ore. Intanto andiamo avanti con il racconto.

Successivamente, nel corso della stessa conversazione, riscontrando il comune ed interessato atteggiamento rispetto ai doveri di servizio, i due parlano del Capitano della Compagnia come de “lo scemo grande” con cui dovranno avere uno “scontro frontale”.

Ma soprattutto, scrivono i magistrati, si conferma la conoscenza della programmazione del delitto Pignatelli da parte dei militari in forza all’aliquota operativa dei Carabinieri di Lucera allorquando l’appuntato riferisce i tempi in cui sono avvenuti i fatti ed aggiunge che adesso qualcuno si farà male perchè “u scurciat” ha detto che chi è stato deve sparire perchè se lo sa lui chi è stato questo si farà male.

Ecco la chiacchierata originale.

Appuntato: Ah!, adesso si devono fare male qualche giorno… (…)…secondo me adesso… adesso qualcuno si dovrà fare male Franco…E ma si, là con lo “scurciat” adesso, sono andati a toccare “u’ scurciat” adesso qualcuno si fa male. Stanotte stava come un pazzo!”.

Carabiniere:”Perciò fino a quando sono cose tra pescitelli non è niente il fatto, ma adesso hanno toccato a quello adesso uuummm adesso vedi!”

Appuntato: “Ha detto è meglio che se ne vanno ha detto………Chi è stato fa …incomprensibile… stanotte, chi è stato ha detto è meglio che se ne vanno…”.

L’importanza che i due attribuiscono ad Antonio Ricci, avvalorano le circostanze per cui lo stesso è certamente il capogruppo attuale della delinquenza lucerina – si legge nel provvedimento – sodale con Antonio Cenicola detto “maurill”, suo cognato ed i due sono evidentemente contrapposti al gruppo costituito dall’altro cognato dello “scorciato”, Vincenzo Ricci, detto “’u cunigl”, “il coniglio”.

Beh, mi fermo qui. Ce n’è abbastanza per farsi rivoltare lo stomaco. Continuo domani.

2 – to be continued (la prima puntata è stata pubblicata ieri)

 

*NOTA DEL 2 LUGLIO 2014

LE DIVISE SONO IMMACOLATE

Dopo l’appello giunge la notizia che attendono coloro i quali credono nella fedeltà delle Forze dell’ordine. L’impianto accusatorio è crollato.

Per quel che riguarda gli appartenenti alle Forze dell’Ordine ieri, primo luglio 2014, la Corte di Assise di appello di Bari ha confermato quanto deciso in primo grado il 19 dicembre 2013: assolti con formula piena.

In attesa delle motivazioni riporto quanto pubblicato il 19 dicembre 2013 sul sito infovizzini.it che rende l’idea dell’assoluzione per i quattro già dal primo grado. Al momento non è dato sapere se ci sarà ricorso in Cassazione. Ecco quanto riportato sul sito infovizzini.it:

“Si chiude con un verdetto favorevole per quattro degli imputati, tutti carabinieri in servizio all’epoca dei fatti presso la compagnia di Lucera (in provincia di Foggia), il processo di primo grado scaturito dall’operazione Reset….

I quattro appartenenti all’Arma erano stati arrestati lo scorso anno a conclusione di un’indagine che aveva portato in carcere 16 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di concorso in omicidio premeditato, estorsione, incendio, danneggiamento aggravato, minacce e favoreggiamento reale.

Il presidente della Corte d’assise di Foggia, Antonio De Luce, al termine del processo di primo grado, ha reso nota la sentenza che assolve i quattro carabinieri «perché il fatto non sussiste». Per uno di loro l’accusa mossa dal pubblico ministero Alessio Marangelli era di estorsione, mentre agli altri tre erano stati attribuiti alcuni episodi di favoreggiamento.

«Benché difficile e sudatissimo – ha dichiarato agli organi d’informazione pugliesi il legale dei quattro carabinieri, l’avvocato Giacomo Grasso – è un risultato che ci aspettavamo. Era totalmente vacua ed infondata la tesi accusatoria. Aspetto di leggere il dispositivo di sentenza ed anche qualora la Procura di Lucera volesse andare avanti facendo ricorso in appello, noi saremo pronti a fare tutto quello che è nelle nostre facoltà”

 

 

r.galullo
@ilsole24ore.com

  • Gustavo GESUALDO |

    Ma che sta accadendo?
    Chi è al servizio di chi?
    Lettura impressionante ….

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