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Operazione Reset/3 Carabinieri* di Lucera (Foggia) sperano che a condurre le indagini (sui sodali) sia la Polizia!

Da alcuni giorni, cari amici del blog, sto leggendo insieme a voi quello che appare come l’elemento più inquietante dell’operazione Reset, coordinata dalla Procura di Lucera (Foggia) e condotta dalla sezione investigativa del Commissariato della Polizia di Stato.

Per quanto riguarda l’operazione rimando al post di ieri e di lunedì in cui abbiamo visto il coinvolgimento nell’associazione a delinquere – secondo l’accusa* – di quattro Carabinieri di stanza proprio a Lucera. Ribadisco: quattro (eventuali) gatti.

Prima di continuare con il viaggio e il racconto e a supporto delle riflessioni che da tempo sto svolgendo su questo umile e umido blog sul “disagio morale” che attraversa le Forze dell’ordine ricordo che proprio ieri, ad Ancona, è successa una cosa pazzesca.

L’ex comandante della stazione dei carabinieri di Collemarino, il sovrintendente della Squadra Mobile di Ancona (omettiamo anche in questo caso i nomi perché non portano alcun valore aggiunto al servizio), oltre a due pregiudicati di Foggia ed Andria, sono stati arrestati nell’ambito di un’indagine condotta dalla Procura.

Avrebbero progettato un colpo ai danni alla Banca d’Italia di Ancona il cui bottino avrebbe fruttato oltre 200 milioni, corrompendo uno dei carabinieri di sorveglianza ai dispositivi di sicurezza.

Dall’inchiesta – fortunatamente – emerge anche che il basista inizialmente designato, un carabiniere in servizio di vigilanza davanti alla sede della Banca d’Italia di Ancona, rifiutò l’offerta. La vittima del ricatto ha denunciato il superiore che, a quanto pare, aveva fatto scattare il tentativo di un dossier falso sul Carabiniere onesto. Onore al merito, dunque, di questo militare che ha fatto scattare le indagini. A testimonianza – qualora ce ne fosse bisogno – che la notizia, ne converrete, non è quando un militare fa il suo dovere ma quando non lo fa o quando dal suo operato viene addirittura (come nel caso di Ancona) stroncato un crimine ancor prima che prenda corpo.

VAI AVANTI TU POLIZIOTTO

Torniamo a Lucera. Ieri ricordavo come – ad un certo punto e, lo ricordo, secondo la ricostruzione della Procura coordinata da Domenico Seccia e dall’aggiunto Alessio Marangelli – gli investigatori avrebbero scoperto che alcuni uomini infedeli dell’Arma* non solo erano a conoscenza di attentati e incendi in città, ma persino della preparazione di un omicidio eccellente nei confronti di uno “scissionista” rispetto all’associazione egemone sul territorio Cenicola-Ricci.

Ebbene si arriva all’assurdo quando gli inquirenti – nero su bianco – scrivono quanto potete leggere

La necessità di rimanere fuori da eventuali approfondimenti investigativi sull’omicidio in preparazione – si legge nelle carte della Procura –  al fine come detto di non esporre gli associati ad indagini e non trovarsi essi stessi esposti in situazioni di evidente incompatibilità tra il ruolo di inquirente e quello di concorrente nel reato associativo, trapela poi in maniera evidente dalle ultime battute dalla conversazione; allorquando si propongono, nel caso di omicidio, di effettuare una chiamata anonima o di far risultare l’indisponibilità all’intervento per falsi motivi di servizio all’evidente fione di non occuparsi del caso”.

E qual è questa telefonata in cui due carabinieri (entrambi arrestati) si prefiggono di restare fuori dai giochi e chiamare casomai in causa i “cugini” della Polizia di Stato? Eccola (omettendo i cognomi per rispetto dell’Arma che starà passando per questa indagine, è facile da immaginare, momenti di dolore a Lucera come nel resto d’Italia).

Carabiniere 1: “E no al limite noi prendiamo e facciamo una telefonata anonima, facciamo intervenire la Polizia!”

Carabiniere 2: “Aa, facciamo intervenire la Polizia noi… diamo disposizione alla centrale che se è qualcosa siamo impegnati, intervenisse la Polizia”

Carabiniere 1 “Bravo…. e si!!!.

C’è dunque la preoccupazione – si legge nelle carte della Procura – di non trovarsi nella imbarazzante situazione di dover indagare sui propri sodali in condizioni che, attesa la gravità del fatto, si sarebbero rivelate di difficile gestione.

Nel corso di una conversazione il 30 agosto tra due Carabinieri (di cui uno è interlocutore già nella telefonata che vi ho appena trascritto e vale la pena ricordare che sono stati tutti arrestati), i due si dimostrano particolarmente soddisfatti dell’opportunità, essendo intervenuta la Polizia di Stato sul posto, di non occuparsi dell’omicidio Pignatelli.

L’assoluta interessata indifferenza rispetto alle indagini in corso viene, altresì, ostentata, unitamente alla dettagliata conoscenza dei propositi criminali di Vincenzo Cenicola e del movente del delitto Pignatelli, da un maresciallo nel corso di una conversazione con un collega della locale compagnia . “Nel corso della conversazione – si legge nelle carte della Procura – l’interlocutore rappresenta al collega…omissis…che, attesa l’assenza per ferie di personale del nucleo operativo, la caserma può ritenersi di fatto chiusa”.

Trova, dunque, conferma, per la Procura*, l’apporto dei militari all’organizzazione criminale, sostanziatosi, prima dell’omicidio, in una gestione riservata e strumentale all’impunità dell’associazione delle informazioni assunte e nell’omissione di ogni atto che nel caso specifico andava compiuto per evitare la perpetrazione degli atti criminali e garantire la perpetuazione dell’organizzazione e, dopo l’agguato, nell’evitare il coinvolgimento nelle indagini in corso: questo è quanto scrivono gli inquirenti. “Scelta, questa, che oltre ad essere ritenuta opportuna dagli associati – proseguono i pm – consentirà loro di favorire la sottrazione dell’indagato Cenicola Vincenzo all’esecuzione del fermo, non solo lasciando ineseguite le doverose ricerche, ma altresì evitando di procedere al rintraccio dello stesso nei possibili luoghi ove si sapeva potesse essere andato”.

Che a Lucera la Polizia fosse comunque presa sul serio lo testimonia anche questa telefonata intercettata nel carcere a Benevento, il 13 gennaio 2011 tra Vincenzo Ricci (arrestato) e un figlio.

Vincenzo Ricci:”Sai perché. Gli infamoni (si riferisce alla famiglia Cenicola srivono i pm, ndr) vanno d’accordo con i Carabinieri (unendo l’indice destro e sinistro delle mani, annotano gli investigatori) .

Ricci figlio: “Ehhh…lo so” .

Vincenzo Ricci: “Hai capito!!! Sono infame io. Tu sei infame nato!“.

Più avanti, Ricci figlio: “Allora perché la Polizia ce l’ha con i Carabinieri. Ma se quello mò ci vuole ci ha regalato una macchina a un Carabiniere. I
aa!!!… Ma quello perché si sentivano protetti dai Carabinieri perché i Carabinieri sanno tutto coso. Vedi che sta succedendo questo………..vedi che sta succedendo questo
(riferito a quello che i Carabinieri dicono ai Cenicola, scrivono i pm, ndr). Ecco perché la Polizia ce l’ha con i Carabinieri’.

Beh direi che per oggi possiamo fermarci qui. Ne ho abbastanza e concordo con il procuratore capo Seccia secondo il quale il «quadro doloroso della vicenda riguarda il particolare atteggiamento tenuto da alcuni esponenti delle forze dell’ordine, gente che ha distorto la propria funzione. Con questa operazione si chiude un capitolo importante nella lotta ai gruppi che hanno sempre tenuto in ostaggio la città».

A domani.

*NOTA DEL 2 LUGLIO 2014

LE DIVISE SONO IMMACOLATE

Dopo l’appello giunge la notizia che attendono coloro i quali credono nella fedeltà delle Forze dell’ordine. L’impianto accusatorio è crollato.

Per quel che riguarda gli appartenenti alle Forze dell’Ordine ieri, primo luglio 2014, la Corte di Assise di appello di Bari ha confermato quanto deciso in primo grado il 19 dicembre 2013: assolti con formula piena.

In attesa delle motivazioni riporto quanto pubblicato il 19 dicembre 2013 sul sito infovizzini.it che rende l’idea dell’assoluzione per i quattro già dal primo grado. Al momento non è dato sapere se ci sarà ricorso in Cassazione. Ecco quanto riportato sul sito infovizzini.it:

“Si chiude con un verdetto favorevole per quattro degli imputati, tutti carabinieri in servizio all’epoca dei fatti presso la compagnia di Lucera (in provincia di Foggia), il processo di primo grado scaturito dall’operazione Reset….

I quattro appartenenti all’Arma erano stati arrestati lo scorso anno a conclusione di un’indagine che aveva portato in carcere 16 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di concorso in omicidio premeditato, estorsione, incendio, danneggiamento aggravato, minacce e favoreggiamento reale.
Il presidente della Corte d’assise di Foggia, Antonio De Luce, al termine del processo di primo grado, ha reso nota la sentenza che assolve i quattro carabinieri «perché il fatto non sussiste». Per uno di loro l’accusa mossa dal pubblico ministero Alessio Marangelli era di estorsione, mentre agli altri tre erano stati attribuiti alcuni episodi di favoreggiamento.

«Benché difficile e sudatissimo – ha dichiarato agli organi d’informazione pugliesi il legale dei quattro carabinieri, l’avvocato Giacomo Grasso – è un risultato che ci aspettavamo. Era totalmente vacua ed infondata la tesi accusatoria. Aspetto di leggere il dispositivo di sentenza ed anche qualora la Procura di Lucera volesse andare avanti facendo ricorso in appello, noi saremo pronti a fare tutto quello che è nelle nostre facoltà”

3- to be continued (le precedenti puntate sono state pubblicate il 1° e il 2 ottobre)

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Francesca |

    MI SCUSO PER ESSERE STATA SCORTESE NEI SUOI CONFRONTI

  • Gesualdo Gustavo |

    Seguo dolorosamente questa vicenda.
    Non bisogna chiudere occhi e orecchie, anzi.
    Ma fa male.
    Avanti Galullo, sempre avanti.
    Un cittadino

  • galullo |

    Francesca e Maria Grazia,
    non amo rispondere agli sconosciuti. Ciò detto: Francesca, ho meglio da fare che cancellare i suoi commenti. Semplicemente mentre lei girovagava fremente su Internet io ero su un’autostrada per lavoro (inchiesta a Brescia se le interessa). Tornato a casa ho prima scritto due pezzi e poi acceso il blog e pubblicato il suo commento. Contenta?
    Ciò detto il suo commento è di tenore opposto a quello di tal Maria Grazia: mi pare di capire che secondo lei dell’omicidio in tanti sapevano.Mah!
    A Maria Grazia (a proposito, mi sembra molto accalorata la difesa, forse troppo …di parte direi) ricordo che io ho fatto semplicemente il mio lavoro (non so gli altri) riportando TESTUALMENTE i contenuti dell’indagine, senza pubblicare i cognomi che avrebbero esposto a un ingiusto supplizio gli indagati che fino a sentenza passata in giudicato sono innocenti e anzi testimoniando più volte non solo riconoscenza per l’Arma ma anche sottolineando che tutto dovrà essere provato. Ho chiarito (le è sfuggito?) che non ho titoli per accusare ne per assolvere nè me ne frega nulla e spero – come lei e come tutti gli italiani onesti – che i Carabinieri indagati ne escano immacolati.
    Lei mi sembra troopo coinvolta e parlare di sputtanamento da parte della Procura nei confronti dei Carabinieri….Mah! Mi scusi, infine: lei scrive “a prescindere dai capi di accusa…”. Come a prescindere? Secondo lei i magistrati su cosa lavorano?
    Saluti
    roberto galullo

  • Francesca |

    come mai cancella i miei commenti????

  • Francesca |

    Caro sig. Galullo, le volevo ricordare che i “carabinieri” che, come dice lei o meglio la Procura di Lucera, erano a conoscenza dell’omicidio non erano gli unici……

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