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Operazione Reset/1 La Procura di Lucera – specie foggiana in via di estinzione – bracca i criminali e scopre presunte mele marce tra i Carabinieri*

Lucera è un Comune di oltre 34mila abitanti in provincia di Foggia.

Direte, amati lettori: “Galullo, oggi vuoi farci una lezione di geografia?”

Nossignori. Non ne sarei neppure in grado.

E’ una premessa – necessaria ma non sufficiente – per introdurvi all’argomento del quale parlerò oggi e nei prossimi giorni su questo umile e umido blog.

Capita che Lucera abbia una Procura e capita che questa Procura – nel piano della spending review – sia tra quelle destinate a scomparire.

Non sta a me dire se sia giusto o sbagliato. Sta a me però dire – come ho fatto dedicando su questo blog e sul Sole-24 Ore servizi alle Procure di Lamezia Terme e Sanremo – che indebolire i presidi giudiziari nelle terre di criminalità organizzata è un errore grave. Gravissimo. Del quale pagheremo tutti le conseguenze. Spero che questo non accada e spero che oltre alle spese si badi all’efficienza e all’efficacia della macchina della Giustizia.

Non dimentichiamo, infatti , che oramai tutta la provincia di Foggia – un tempo terra di briganti – è oggi terreno di conquista della cosiddetta “Società”, distinta e separata dalla Sacra Corona Unita, ma ad essa legata nel nome della spartizione degli affari.

Prendiamo la Procura di Lucera dunque. Pochi giorni fa – nel silenzio dei media, se non quelli locali e doverosamente di alcuni media televisivi – ha condotto un’interessantissima indagine che è stata denominata Reset.

Reset – nel comune linguaggio tratto dall’inglese – vuol dire azzerare, pulire e ricominciare da capo. Non so se questo fosse nella mente del capo della Procura di Lucera Domenico Seccia e del suo aggiunto Alessio Marangelli ma so per certo che la loro indagine ha colto nel segno e – mi auguro – serva e aiuti a ragionare più a lungo e meglio sulle articolazioni giudiziarie dello Stato e sul loro (miglior) utilizzo.

OPERAZIONE RESET

L’operazione ha visto la sezione investigativa del Commissariato della Polizia di Stato di Lucera condurre le indagini. Attenzione: alla luce di quanto scriverò capirete perché sottolineo questo passaggio.

Unitamente alla Polizia, personale della Squadra mobile della Questura di Foggia e del Comando provinciale Carabinieri di Foggia, ha eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere ed una ai domiciliari. I reati ipotizzati: associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di concorso in omicidio premeditato, estorsione mediante intimazioni con colpi d’arma da fuoco, incendio, danneggiamento aggravato anche a seguito di incendio, minacce e favoreggiamento reale.

Le indagini – che hanno preso spunto da un incendio ad un esercizio commerciale e da un omicidio – hanno portato alla luce una scissione tra due gruppi criminali facenti capo alla famiglia Ricci, finalizzata al monopolio del ricco mercato lucerino della droga e delle estorsioni.

Nel corso delle indagini – si legge nel comunicato stampa vergato dalla stessa Procura – emergeva il coinvolgimento di appartenenti alle forze dell’ordine lucerine, i quali risultavano componenti dell’associazione criminale prefata facente capo al Ricci Antonio”.

Alt, fermi un attimo. Se le parole hanno un senso, vuol dire che alcuni appartenenti alle Forze dell’Ordine, anziché essere un presidio di legalità, secondo l’ipotesi dell’accusa, sarebbero presidi di illegalità.

Ma quali Forze dell’Ordine? Quanti appartenenti? E di cosa si sono (si sarebbero) macchiati?

PULIZIA INTERNA

Chi segue questo blog sa quanti articoli – negli anni – ho dedicato al progressivo deterioramento dei profili professionali all’interno delle Forze dell’ordine. Chi segue questo blog sa quante volte – anche recentemente – ho ragionato e mi sono interrogato sulla necessità di rivedere i criteri di selezione, formazione, aggiornamento, insediamento, permanenza, rotazione e monitoraggio degli appartenenti alle Forze dell’Ordine.

Fatto salvo il fatto che la gran parte di loro è fedele servitore dello Stato, non si può fare a meno di  notare che sono sempre di più – dal Sud al Nord – le indagini e le inchieste che vedono coinvolti rappresentanti dei Carabinieri, della Polizia, della Guardia di Finanza e della Polizia penitenziaria. Una catastrofe per l’immagine e per le divise.

Una sciagura per la società che si interroga – si deve interrogare – su chi ci sia dietro un’uniforme, talvolta macchiata in spregio alla democrazia.

Questo è quanto sembra sia successo a Lucera, terra di confine spesso dimenticata della criminalità, dove si legge nell’ordinanza di custodia cautelare che quattro Carabinieri partecipavano “all’associazione e, anche in qualità di militari in forze al Nucleo Operativo Radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Lucera, fornivano sistematicamente agli altri associati decisivo supporto nell’orientamento e nel depistaggio delle indagini sui reati-fine dell’associazione; omettevano la doverosa denuncia dei fatti di reato appresi direttamente dai responsabili; propalando notizie riservate e segrete in relazioni ad indagini in corso; non consentivano la cattura di Cenicola Vincenzo attinto da decreto di fermo ed anzi attivandosi per rallentarne le ricerche; garantivano un trattamento di favore a Cenicola Antonio, attinto da custodia cautelare in carcere, nel corso della sua traduzione presso la Casa circondariale di Lucera; intrattenevano stabili rapporti personali, di affari e commerciali con i membri dell’organizzazione”.

Uno schiaffo ai luceresi, ai foggiani, agli italiani e – ancor prima – all’Arma dei Carabinieri che – per me come per tutti – è forse l’Istituzione che rappresenta non un semplice presidio ma l’àncora della legalità. Queste accuse – ricordiamolo sempre – devono essere provate*.

Fa male dunque leggere che “le indagini svolte dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Lucera hanno consentito di riscontrare l’esistenza sul territorio lucerino di un’associazione criminale che vede coinvolti, oltre ad esponenti della criminalità organizzata ‘comune’, dediti alla perpetrazione di ogni tipo di reato contro la persona e il patrimonio, anche alcuni appartenenti alle forze dell’ordine alle dipendenze della compagnia dei carabinieri Lucera”.

ALLA SCOPERTA DEGLI INDAGATI

Nel corso delle indagini è emersa l’appartenenza all’organizzazione criminale dominante a Lucera dei quattro (ne ometto per rispetto i nomi), tutti in forza alla Compagnia dei Carabinieri Lucera ed al medesimo reparto (Nucleo Operativo Radiomobile). Nel caso, poi, di due di loro, appartengono alla medesima squadra dell’aliquota operativa.


Il grave quadro indiziario delineatosi consente di affermare la partecipazione dei militari al sodalizio criminoso Cenicola-Ricci – si legge nella richiesta di ordinanza di custodia cautelare – attraverso la strumentalizzazione delle funzioni ricoperte finalizzata al favoreggiamento interessato e sistematico dei membri dell’associazione mediante abusi ed omissioni; nonché una gestione esclusiva del criminale delle informazioni in loro possesso”.

L’attività dei militari in è stata caratterizzata dal continuo intralcio alla ricerca dei responsabili dei reati perpetrati dai componenti del gruppo Cenicola-Ricci o di soggetti ad essi riconducibili e dalla rivelazione sistematica di informazioni ai membri del gruppo criminale operante sul territorio del comune di Lucera in relazione alle attività in corso. “Ciò, evidentemente, ha consentito agli indagati di condividere con gli altri appartenenti al gruppo criminale il potere acquisito sul territorio – si legge ancora tra le carte della Procura – di esercitare indisturbati attività lavorative parallele a quelle istituzionali, di avere rapporti privilegiati con i vertici dell’organizzazione ottenendo da essi anche regali di rilevante valore, di conoscere riservatamente e talvolta in anticipo le circostanze relative alla perpetrazione dei reati fine; servendosi di tali informazioni per indirizzare l’attività investigativa in direzioni diverse o, più semplicemente per evitare di occuparsi, nelle loro qualità di appartenenti al nucleo operativo radiomobile dei carabinieri Lucera, delle vicende criminose per loro più scomode”.

Bene. Per il momento mi fermo ma domani torno con nuovi dettagli sull’operazione Reset.

 

*NOTA DEL 2 LUGLIO 2014

LE DIVISE SONO IMMACOLATE

Dopo l’appello giunge la notizia che attendono coloro i quali credono nella fedeltà delle Forze dell’ordine. L’impianto accusatorio è crollato.

Per quel che riguarda gli appartenenti alle Forze dell’Ordine ieri, primo luglio 2014, la Corte di Assise di appello di Bari ha confermato quanto deciso in primo grado il 19 dicembre 2013: assolti con formula piena.

In attesa delle motivazioni riporto quanto pubblicato il 19 dicembre 2013 sul sito infovizzini.it che rende l’idea dell’assoluzione per i quattro già dal primo grado. Al momento non è dato sapere se ci sarà ricorso in Cassazione. Ecco quanto riportato sul sito infovizzini.it:

“Si chiude con un verdetto favorevole per quattro degli imputati, tutti carabinieri in servizio all’epoca dei fatti presso la compagnia di Lucera (in provincia di Foggia), il processo di primo grado scaturito dall’operazione Reset….

 

I quattro appartenenti all’Arma erano stati arrestati lo scorso anno a conclusione di un’indagine che aveva portato in carcere 16 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di concorso in omicidio premeditato, estorsione, incendio, danneggiamento aggravato, minacce e favoreggiamento reale.

Il presidente della Corte d’assise di Foggia, Antonio De Luce, al termine del processo di primo grado, ha reso nota la sentenza che assolve i quattro carabinieri «perché il fatto non sussiste». Per uno di loro l’accusa mossa dal pubblico ministero Alessio Marangelli era di estorsione, mentre agli altri tre erano stati attribuiti alcuni episodi di favoreggiamento.

«Benché difficile e sudatissimo – ha dichiarato agli organi d’informazione pugliesi il legale dei quattro carabinieri, l’avvocato Giacomo Grasso – è un risultato che ci aspettavamo. Era totalmente vacua ed infondata la tesi accusatoria. Aspetto di leggere il dispositivo di sentenza ed anche qualora la Procura di Lucera volesse andare avanti facendo ricorso in appello,  noi saremo pronti a fare tutto quello che è nelle nostre facoltà”

 

 

1 – to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com

  • ciuchina |

    Gentile signor Galullo, quello che scrivo è ben poca cosa rispetto alle notizie sconcertanti da lei pubblicate in merito alle indagini che vedono coinvolti numerosi personaggi delle Forze dell’ordine. Ma credo il principio, diciamo così, ispiratore di quanto riporto sia lo stesso. Abito a Saronno, nel nord Italia, dove svolgo attività di giornalista per una testata locale. A seguito di numerose segnalazioni riguardanti i parcheggi abusivi nel centro storico, ho svolto una piccola indagine. Risultato: anche la proprietaria di un bar sito nella medesima zona parcheggia quotidianamente di fronte al proprio esercizio pur non avendone il permesso. Sull’auto in questione è affisso ben visibile il talloncino che consente l’accesso e il transito nella zona, mentre il parcheggio è consentito solo nel posto privato, ossia un cortile interno o un box. La cosa che fa effetto è che la stessa signora è moglie di un componente della polizia locale, ossia l’organo preposto al controllo del rispetto delle norme stradali e viabilistiche. Conseguenza: tutti quelli che agiscono quotidianamente allo stesso modo nella zona restano quotidianamente impuniti. Nessuna multa. Poca cosa indubbiamente rispetto a fatti ben più gravi di criminalità, ma si tratta comunque di atti mafiosi, laddove per atto mafioso si intende l’agire volontariamente in totale disaccordo con qualsiasi norma o legge. Pubblicare articoli, interviste e fotografie non è servito a niente, ma se il giornalismo, seppure in ambito locale, può sempre servire al bene della società, ho intenzione di tornare ad occuparmi della cosa, poichè come giornalista mi sento di farlo, ma ammetto che mi manca ancora il coraggio di fare forse la cosa migliore come cittadina: denunciare formalmente alle autorità competenti. Grazie e buon lavoro.

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