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Domani, 28 marzo, con il Sole-24 Ore esce il Rapporto Calabria: storie e volti da cui ripartire in una terra travagliata

Cari lettori domani, mercoledì 27 marzo, con il Sole-24 Ore uscirà il Rapporto Calabria al quale ho dedicato, oltre alla consulenza editoriale, anche molti servizi giornalistici, a partire dal sistema portuale per finire con la valutazione del rating antimafia, i volti sani della società civile e dell’imprenditoria. Il Rapporto Calabria svaria tra molti altri temi: dall’agricoltura al sistema turistico e industriale. Un rapporto da non perdere perché mostra il volto sano di questa terra travagliata. Vi propongo – in anteprima – la copertina che ho scritto. Buona lettura e a domani.

Un pessimista, sulla Calabria, imprecherebbe: “Peggio è impossibile”. Un ottimista sorriderebbe: “Toccato il fondo non si può che risalire”. Un realista – comunità alla quale il giornalismo deve appartenere – dice invece che “chi fa da se fa per tre”.

Necessariamente, infatti, la Calabria deve triplicare gli sforzi e contare quasi esclusivamente sulle proprie forze ora che le iniezioni a suon di miliardi all’economia e alla società assistita stanno venendo meno: lo Stato ritira i suoi investimenti (da ultimo il Ponte sullo Stretto e il taglio progressivo ai trasferimenti erariali), la manna dei finanziamenti comunitari sta diradando la sua pioggia e quei pochi investitori internazionali che qui sono affacciati si stanno interrogando se andare via o rimanere (Coca Cola company ha lasciato per alcuni giorni Rosarno con il fiato sospeso per la ventilata scelta di non approvvigionarsi più delle arance lì coltivate).

Rimane sempre mamma-Regione ma farci affidamento è sempre stato impossibile: troppe sono le spinte centrifughe che non portano ad avere una visione chiara e strategica del futuro di questa terra ancora appesa alla realizzazione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria per la quale mancherebbero 2,9 miliardi per completare 60 km.

La notizia, rilanciata pochi giorni fa, in realtà fu già “strillata” il 20 aprile 2011 quando nel question time della seduta della Commissione Lavori pubblici della Camera il parlamentare del Pd Tino Iannuzzi sollevò la questione all’allora viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli, non ricevendone alcuna notizia soddisfacente.

La tentazione di raccontare una regione senza futuro è forte. Questa terra è stata sventrata dentro (da una politica quasi sempre marcia) e fuori (da un sacco edilizio con pochi uguali che ha cancellato persino i tesori nascosti come le grandi distese di cedri che negli anni Settanta e Ottanta, nell’alto Cosentino, hanno lasciato il posto a colate di cemento e, così, gli israeliani e i libanesi che fin lì giungevano per acquistare, oramai si vedono di rado).

Proprio per questo, proprio per allontanare questa tentazione, la Calabria non può che ripartire da quei semi della rinascita sociale, economica e morale, che stanno dando i primi frutti acerbi. Sta ai calabresi farli maturare.

Il Porto di Gioia Tauro – la grande scommessa incompiuta – ha capito che deve contare innanzitutto su se stesso e ora si appresta a giocare la grande partita di un’autorità portuale che abbracci tutti gli scali marittimi della regione.

Le imprese stanno mandando a memoria che la grande mammella della Ue non erogherà più soldi e così l’effetto emulazione si gioca guardando a quelle aziende che hanno saputo orientare ai nuovi mercati domestici e internazionali le proprie produzioni.

Gli operatori economici del turismo e dell’agricoltura stanno comprendendo che il “mordi e fuggi” e la qualità solo sbandierata ma non praticata sono dei boomerang che rischiano di isolare ancora di più e affossare le speranze.

Nella pubblica amministrazione e nella politica locale si stanno affacciando donne e uomini che sanno resistere alle tentazioni della corruzione, alle lusinghe del denaro e alle pressioni della delinquenza.

La società civile – che non ha certo conosciuto la stagione del lenzuoli bianchi di Palermo – sta mettendo fuori la testa. Non l’ha ancora alzata ma qui – come disse il superprefetto Luigi De Sena all’atto del suo commiato da questa terra – devono passare almeno due, tre generazioni prima che i calabresi si mettano al passo dei connazionali.

Questi semi rischiano però di seccare se non cresceranno su un campo di legalità e se l’acqua con la quale saranno innaffiati non sarà di una sorgente pulita.

Il peso delle cosche sul terreno della società e su quello dell’economia è ancora troppo forte proprio perché la fonte è inquinata: molto è stato fatto per contrastare il peso delle ali militari della ‘ndrangheta, poco o nulla è stato fatto per seccare all’origine quella miscela di malaffare costituita da professionisti corrotti, servitori infedeli dello Stato e politica connivente. Questa è la zona grigia che deve essere colpita per dare una speranza e un futuro a questa terra.

Un realista – comunità alla quale il giornalismo deve appartenere – direbbe che la Calabria deve fare di necessità virtù.

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • matteo |

    per cominciare speriamo che sciolgano il comune di Reggio …

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