La tragicommedia che da mesi e mesi sta inquinando Reggio Calabria e Roma si arricchisce di una nuova puntata: l’ex collaboratore di giustizia Antonio Di Dieco è (sarebbe) un calunniatore. Ha (avrebbe) calunniato il pentito più veloce della Calabria, Nino Lo Giudice.
L’uso del condizionale nelle parentesi è d’obbligo perché ormai in questa tragica commedia di certo non c’è più nulla. Neppure il fatto che l’inattendibilità di Di Dieco – interrogato per due ore il 29 luglio 2011 a Rebibbia dal procuratore capo di Reggio Calabria, Pignatone Giuseppe, dato in queste ultime ore in alcuni ambienti politici e giudiziari come prossimo capo del Dap, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria al posto di Franco Ionta mentre altre voci lo vorrebbero alla Procura di Roma – è (sarebbe) un punto a sfavore del numero due della Dna, Alberto Cisterna. Ricordiamo, infatti, che Di Dieco, anche nelle dichiarazioni rese ai magistrati di Reggio il 29 luglio 2011, ha (ma a questo punto avrebbe) detto e ripetuto di aver appreso a Roma, nel carcere di Rebibbia, dalle vive parole del “nano-Nino”, che contro Cisterna era stato scatenato un complotto ad altissimo livello per colpire non solo lui ma anche il numero uno della Dna, Piero Grasso. Quel complotto sarebbe conosciuto anche da altri tre collaboratori di giustizia. Per chi volesse saperne di più consiglio la lettura dei miei articoli su questo blog il 28 e 29 giugno, il 4 luglio e il 7 e 8 agosto.
L’INCONTRO DEL 20 DICEMBRE
Ma vediamo come si è arrivati a questo epilogo. Il 20 dicembre – mentre la neve scendeva e Babbo Natale oliava le slitte e foraggiava le renne – l’avvocato Claudia Conidi, che difende Di Dieco, si incontra a Reggio Calabria con il sostituto procuratore Roberto Di Palma che Di Dieco ha “gestito” come testimone nel processo “Arca” e con Pignatone Giuseppe.
Quest’ultimo comunica all’avvocato Conidi due cose: 1) che nulla si muoverà rispetto alla richiesta di ripristinare il programma di protezione nei confronti del(l’ex) pentito e/o dei suoi familiari; 2) che Di Dieco è iscritto a notizia di reato per calunnia nei confronti di Lo Giudice. Il capo della Procura di Reggio comunica all’avvocato Conidi che sarebbe stata riscontrata una “falsità documentale”. Dalle carte e dai registri di Rebibbia, par di capire, sarebbe emersa una impossibilità di contatto fisico e verbale tra Di Dieco e Lo Giudice. Ma c’è un’altra interpretazione: dalle carte e dai riscontri fatti dalla Procura apparirebbe “documentalmente falso” il suo racconto.
Il giorno stesso, mentre Babbo Natale continuava a riempire i sacchi di strenne, l’avvocato Conidi ha scritto una lettera a Di Palma, Pignatone e per conoscenza Roberto Pennisi (consigliere presso la Dna) per chiedere che quanto raccontato a voce fosse messo per iscritto. Complice lo spacchettamento dei doni, nessuna comunicazione scritta è giunta finora ma arriverà. Arriverà.
COSA E’ SUCCESSO, COSA SUCCEDE
Di Dieco insomma si sarebbe inventato tutto. Di qui l’accusa di calunnia che colpisce (colpirebbe) Lo Giudice. Nulla si sa invece di un eventuale calunnia nei confronti di Consolato Villani, l’altro pentito di ‘ndrangheta di cui Di Dieco ha (avrebbe) raccolto le confidenze che andrebbero nella stessa direzione disegnata (ma a questo punto smentita) da Lo Giudice.
Dopo l’incontro a Reggio l’avvocato Conidi fa presente a questo blog tre cose: 1) Di Dieco ha parlato con Lo Giudice e ne avrebbe raccolto le confidenze e dunque il legale conferma quanto smentito dalle indagini della Procura che ha iscritto il suo assistito nel registro degli indagati; 2) non è comunque Reggio Calabria a dovere perseguire il presunto reato in quanto, essendo eventualmente stato commesso a Roma, sarebbe la Procura ordinaria della capitale a dover seguire la cosa; 3) nel corso del colloquio il 20 dicembre a Reggio Calabria, l’avvocato sarebbe stata messa al corrente di una notizia coperta in vero dal segreto istruttorio, vale a dire l’iscrizione nel registro degli indagati per calunnia di Di Dieco.
QUALCOSA NON TORNA
Ora questo umile blog – come sempre – non prende parti per nessuno e tenta di ragionare oltre le apparenze.
Ricostruiamo gli eventi:
1) Di Dieco denuncia il complotto contro Cisterna, indagato per corruzione in atti giudiziari dalla Procura di Reggio, e per sé nulla chiede se non protezione per la sua famiglia vista la gravità delle cose che racconta. Sapete com è, si è messo contro il “Supremo”, non un baubau qualunque;
2) la Procura di Reggio lo interroga il 29 luglio e verosimilmente, nel giro di pochi giorni, completerà le indagini per capire se Di Dieco dice il vero o dice il falso. La comunicazione della calunnia arriva all’avvocato solo il 20 dicembre ma, sempre per intuito, l’iscrizione sarà (forse anche di molto) precedente. Ci sarebbe stato addirittura il tempo per rinviare a giudizio Di Dieco. Certo è che non credendo a lui, per la Procura di Reggio era perfettamente inutile ascoltare gli altri tre testimoni che, a questo punto, vista la fine di Di Dieco, forse non sapranno neppure più che pesci prendere se chiamati a raccontare la propria versione. E’ anche inutile sentire Consolato Villani?
3) a questo punto Di Dieco si trova solo e isolato nonostante sia stato riconosciuto in alcune processi come attendibile con le sue dichiarazioni. Un Di Dieco ancor più solo e isolato dopo che lo stesso Pasquale Condello lo ha querelato a fine agosto.
DI DIECO E’ PAZZO? E' UN TRAGEDIATORE?
Ora questo blog è ben lungi dal prendere posizione sulla attendibilità o meno di Di Dieco (non è compito mio ma dei giudici). Quel che però mi chiedo e ciò su cui mi interrogo è il seguente punto: ma Di Dieco è pazzo? Dico questo perché se davvero non ha avuto modo di incontrarsi o parlare con Lo Giudice (e con Consolato Villani?) e da quest’ultimo apprendere del complotto contro Cisterna, allora la conclusione appare d’obbligo: solo un pazzo poteva inventarsi una storia del genere che espone non tanto lui quanto la sua famiglia al rischio gravissimo di ritorsioni visto che i nomi che ha tirato in ballo sono pesantissimi non solo tra le cosche ma anche tra magistrati e perfino giornalisti. Ricordo, per inciso, che la moglie di Di Dieco è Donatella Grimaldi, figlia naturale del boss della Sibaritide e poi collaboratore di giustizia Giuseppe Cirillo (morto
).
Ora se Di Dieco è pazzo o se più semplicemente ha l’istinto del kamikaze lo si appuri perché questo potrebbe avere influenza anche su quanto ha dichiarato finora in altri processi.
Ma c’è un’ultima possibilità da prendere in considerazione: che di Di Dieco sia un tragediatore magari manovrato da un'abilissima regia? Credibile? Non dimentichiamo che la Calabria è la terra in cui l'impossibile diventa realtà. E allora il discorso sarebbe molto differente da quello svolto finora. Una regia sottilissima starebbe dietro l'operato di Di Dieco? Non dimentichiano che in giro c’è (ci sarebbe) un altro pentito, Marco Marino, che starebbe smantellando il castello accusatorio ed autoaccusatorio di Lo Giudice. Insomma una situazione (volutamente?) ingarbugliata. Un labirinto nel quale gli stessi Villani e Lo Giudice non sembrano andare nella stessa direzione con le loro dichiarazioni. Anzi.
Nell’un caso (Di Dieco pazzo kamikaze) o nell’altro (Di Dieco tragediatore) a chi giova?
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