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Credito Sammarinese/2 Uno sportello per le operazioni di riciclaggio di ‘ndrangheta estero su estero

Amigos da ieri sto raccontando – dopo giorni di lettura dell’ordinanza, dei verbali e degli interrogatori – dell’operazione che avrebbe dovuto portare la famiglia di Vincenzo Barbieri (supposto broker di ‘ndrangheta del narcotraffico internazionale, assassinato il 12 marzo di quest’anno a San Calogero) a versare nel tempo 15 milioni nel Credito sammarinese, assicurando a quest’ultimo istituto di credito, agonizzante, di ricapitalizzarsi senza colpo ferire. Una colossale operazione di riciclaggio.

Ma perché Barbieri avrebbe dovuto versare una somma così elevata, atteso il fatto che – come si legge a pagina 53 dell’ordinanza – il direttore generale Valter Vendemini, indagato come del resto il presidente e proprietario Lucio Amati, ha escluso che quella somma servisse per l’acquisto della banca stessa, per la quale, ad un certo punto, spunta (lo vedremo domani) un nuovo potenziale compratore?

Resta comunque senza risposta – scrive il Gip Tiziana Macrì a pagina 53 – la domanda del perché il Barbieri avrebbe dovuto versare una così rilevante somma di denaro presso una banca in decozione finanziaria, posto che è sicuramente da escludere una qualche concertazione fraudolenta del Vendemini e dell’Amati in suo danno, se non altro sulla semplice considerazione che i due erano perfettamente consapevoli dello spessore delinquenziale del personaggio con cui trattavano, della sua elevata pericolosità sociale e delle conseguenze a cui esponevano loro stessi e le loro famiglie nell’ipotesi della realizzazione di una truffa ai danni del Barbieri”.

I vertici dell’istituto di credito sammarinese, nella prospettiva di ottenere depositi di rilevante entità che consentissero, di riffa o di raffa, di superare l’attuale crisi di liquidità, hanno aperto le porte alla criminalità organizzata avvalendosi di chi potesse procacciare i giusti clienti.

Domani vedremo – ancora una volta con una lettura in filigrana – che non sarà neppure così: i fratelli Lubiana e il duo di coppia Macrì-Gabba non era neppure capaci di portare clienti facoltosi.

Il Credito sammarinese, comunque, attraverso i suoi vertici, se ne fotteva di tutto e di tutti, secondo la ricostruzione dei magistrati, ricorrendo alla criminalità organizzata internazionale, del tutto indifferente all’inquinamento sociale e finanziario che ne sarebbe derivato e continuando comunque a garantire “al proprio direttore generale prebende annue tra i 200 e i 300mila euro all’anno e al manipolo di faccendieri-intermediari le provvigioni e i minimi fissi stipendiali concordati”.

L’INTERROGATORIO DEL 15 LUGLIO

Il 15 luglio 2011 Valter Vendemini, dg del Credito sammarinese, viene nuovamente interrogato dai pm.

A domanda risponde: “….proprio a Daneu avevo chiesto chiarimenti per l’intestazione dell’hotel King all’estero. Ho conosciuto Daneu nel 2010 e nell’occasione venne in banca e disse che erano intenzionati a finanziare una centrale di energia eolica da costruire in Uganda”.

Alcuni giorni prima, l’8 luglio, Vendemini rilascia dichiarazione che la Procura di Catanzaro ritiene auto ed etero-accusatorie (cioè nei propri confronti e di terzi).

Davanti al capo della Procura Vincenzo Lombardo e del sostituto Paolo Petrolo, l’ignaro Vendemini parla del primo incontro con Vincenzo Barbieri, che avvenne proprio presso l’hotel King di Granarolo di sua proprietà, così come l’omonimo hotel a Bologna.

Dopo poco, sempre nel 2010, i due si incontrano nuovamente all’hotel King, questa volta di Bologna.

Alla esibizione di un testo di conversazione con Edoardo Daneu da parte del pm Petrolo, Vendemini risponde che “si trattava di una società austriaca cui doveva essere intestato l’albergo di Barbieri. Dovevamo intestare a una fondazione austriaca il suddetto albergo. Era una proposta richiesta da Lubiana. Mi chiese come poteva intestare a una persona giuridica con sede all’estero l’hotel King. Così ho chiamato un conoscente di nome Daneu e alla fine gli ho proposto di poter intestare il bene a una fondazione austriaca di nome Stiftung”.

Letto, confermato e sottoscritto alle ore 15.16.

Il 24 marzo la sala ascolto della Procura aveva intercettato la telefonata tra Vendemini e Daneu, nella quale i due facevano proprio riferimento all’operazione definita Stiftung (che in tedesco vuol dire Fondazione e di cui gli investigatori troveranno anche un appunto nel corso dei sequestri a San Marino), che non poteva più essere eseguita perché “e quello…quell’operazione lì non si può più fare, non è proprio più possibile farla perché non c’è più…”.

E’ evidente che con l’omicidio di Barbieri le cose erano cambiate ma proprio l’aspetto della Fondazione unito alla possibilità di intestare all’estero una proprietà immobiliare è importantissimo.

Innanzitutto perché in assenza di un accordo legislativo di reciprocità è impossibile per le autorità italiane intervenire su beni eventualmente sottoposti a sequestro giudiziario e successiva confisca all’estero. Né l’Italia né l’Austria, al momento, hanno ratificato la decisione quadro 2006/783 del consiglio europeo, in materia di confisca e condanna. Nell’ipotesi di riciclaggio – dunque – il proprietario individuato come riciclatore fa marameo allo Stato italiano e continua tranquillamente a godersi il bene all’estero.

Il 16 giugno, infatti, la sala ascolto della Procura capta una telefonata tra Maria Barbieri e la sorella, alla quale diceva di aver visto Lubiana (verosimilmente, annota il pm Tiziana Macrì, l’avvocato Salvatore Lubiana) e che quest’ultimo le aveva suggerito di nominarlo per “il fatto dell’albergo” riferendosi verosimilmente all’hotel King Rose, oggetto di sequestro giudiziario preventivo dalla Squadra mobile di Bologna, in quanto oggetto dell’attività illecita di Vincenzo Barbieri. Dalle telefonate si capisce il tentativo delle figlie e del genero di Barbieri, di riappropriarsi dei beni.

La sensazione – avvalorata dal fatto che la famiglia stesse tentando di “distrarre” le proprietà italiane – è che la scalata della stessa famiglia Barbieri al Credito Sammarinese a questo potesse servire: usufruire di uno sportello “estero su estero” attraverso il quale far transitare tutte le operazioni finanziarie dedicate alle attività di riciclaggio passate presenti e future. Oltretutto per le operazioni di narcotraffico poteva diventare uno strumento ideale.

Un processo interrotto dalla Pro
cura di Catanzaro (oltre al capo della Procura Vincenzo Lombardo, quest’operazione è frutto della fatica e dell’impegno dei pm Salvatore Curcio e Paolo Petrolo) e dal magistrato italiano Rita Vannucci per il Tribunale di San Marino.

A domani, caro amici, con i nuovi clienti che il manipolo di faccendieri della domenica avrebbe dovuto portare in dote al Credito Sammarinese.

2 – to be continued (la precedente puntata è stata pubblicata ieri, 2 agosto)

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • andreee |

    Interessante! Peccato che ho trovato così tardi!

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