La Sardegna fa gola ai Casalesi che sull’isola hanno un proprio regista per le attività usurarie

Il 15 aprile 2011 la Direzione distrettuale antimafia di Venezia e i Carabinieri di Vicenza e Padova, con la cosiddetta “Operazione Serpe” hanno scoperchiato un verminaio che coinvolge fino al collo il clan dei Casalesi nel Veneto.

Solo qualche settimana prima era stata la Dia di Napoli, in collaborazione con quella di Padova, a far venire alla luce le coperture e i prestanome dei Casalesi proprio nella città del Santo, nel settore dei rifiuti. Insomma, nel giro di poche settimane il Veneto – da Vicenza a Venezia passando per Padova – ha (ri)scoperto che le mafie non sono un problema che riguarda solo il Sud. Gli investimenti, se si fanno (e si fanno) sono nel Nord. Dopo aver letto l’ordinanza i questi giorni, da oggi comincerò a scrivere una serie di post che riveleranno non poche sorprese.

Quel che appare in primis sorprendente – leggendo le carte della richiesta di applicazione di misura cautelare in carcere firmata il 25 marzo 2011 dal pm Roberto Terzo e controfirmata dopo pochi giorni dal Gip Luca Marini – è il coinvolgimento strutturale di altre regioni, tra le quali la Sardegna.

Anzi, c’è di peggio. Nell’ordinanza di 400 pagine si legge infatti che il “sodalizio ha cominciato ad attuare nei primi mesi del 2010 sistematiche attività usurarie nel distretto veneto ma già da tempo operava in altre regioni italiane e particolarmente nel dentro Italia e in Sardegna mantenendo oltre una decina di posizioni usurarie gestite dall’associato Nicola Pani”, nato a San Gavino Monreale (Cagliari) ma residente a Guspini (Medio Campidano).

Il 12 marzo 2010 il sodalizio criminale colpito da investigatori e inquirenti proprio a Guspini costituisce l’impresa Food & Beverage srl insediandola sì in Sardegna ma centralizzandone la gestione presso la Aspide srl di via Lisbona 28/A a Padova (una società che inizialmente viene registrata come società di vigilanza e che poi si dedica anche al recupero dei crediti, di proprietà di alcuni tra i soggetti arrestati per ordine della Procura). A questa operazione hanno collaborato, al solito, Mario Crisci, che per la Procura antimafia di Venezia è il capo indiscusso della banda e, quali esecutori, oltre a Nicola Pani anche Antonio Parisi, Ciro Parisi e Ivano Corradin. Tutti indagati per svariati reati tra i quali il più importante è l’associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata a usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, estorsioni, percosse, assorbimento delle imprese usurate e compagnia cantando.

Qualcuno, soprattutto tra i sardi, ancora restii all’idea che le mafie possano contaminare la loro splendida isola, pensa che questo gruppo criminale smantellato nel Veneto e con tentacoli in altre regioni, a partire dalla loro, possa essere una manica di sbandati? Ebbene leggete cosa scrivono i magistrati: “Per il gruppo capeggiato da Crisci è quindi di fondamentale importanza evidenziare alle delle vittime la propria provenienza casalese come una sorta di marchio Docg che attesta la loro elevata pericolosità. Di ciò tutte le vittime hanno avuto adeguata percezione a cominciare dal Ruotolo che, in sede di denuncia, ha dichiarato che alcuni dei soggetti hanno asserito “di appartenere ai Casalesi”; altrettanto sintomatica la circostanza che quasi tutti gli indagati risiedono a Castel Volturno o a Mondragone, comuni del Casertano controllati dal cosiddetto clan dei Casalesi. Consapevoli di essere di fronte non ad un qualsiasi gruppo di usurai, dal quale aspettarsi al massimo la messa all’incasso di un assegno dato in garanzia, ma ad associazione armata facente parte o quantomeno collegata al clan dei Casalesi (divenuto famoso a livello nazionale anche per le molte uccisioni e gli episodi di efferata violenza), i debitori sottoposti ad usura sopportano dagli indagati ogni forma di sopraffazione e violenza senza trovare la forza di ribellarsi anche per il vivo timore delle conseguenze per l’incolumità propria e dei familiari. In molti casi gli stessi debitori si lasciano andare al telefono commentano tra loro e con i loro familiari la pericolosità del sodalizio criminale cui sono assoggettati. In buona sostanza la dichiarazioni di appartenenza ad una associazione criminale organizzata e la spendita palese del marchio mafioso consente agli indagati di ottenere da subito la resa incondizionata e quindi il totale assoggettamento della maggior parte dei debitori sottoposti al prestito usurario e di riservare solo ai più riottosi le condotte violente ed i pestaggi che pure sono stati documentati nel corso delle indagini”.

Cari amici sardi e cari italiani che visitate in massa ogni anno questo angolo di paradiso naturale, non vi basta? Siete ancora scettici sul fatto che i Casalesi possano dettare la propria legge anche nella provincia di Cagliari? Ebbene due conversazioni dimostrano la finalizzazione mafiosa dell’attività usuraria, che non costruisce un semplice metodo ma una circostanza assolutamente reale e che il profitto delle attività usurarie ed estorsive gestite dal sodalizio criminale viene in parte destinato a famiglie camorristiche campane. La circostanza è provata non soltanto perché riferita da Crisci ad un’usurata (“che non  addentro all’ambiente criminale campano potrebbe essere destinataria di una millanteria, annotano i magistrati”) ma soprattutto perché contestata da Crisci al coassociato e conterraneo Christian Tavino.

Il comportamento di Crisci è assolutamente logico rispetto a quelle che oramai sono acquisizioni probatorie pacifiche circa la pretesa dei clan camorristici “Casalesi” ad avere parte di tutti i proventi, criminali e non, raccolti in giro per l’Italia da persone di provenienti quel ambito territoriale e ciò tanto più se per rastrellare questi proventi illeciti è stato fatto e speso il nome dei clan “Casalesi”.

Sul punto il ragionamento di Crisci è inappuntabile e i magistrati, per non saper né leggere né scrivere, riportano una frase che non lascia dubbi: “mi seccherebbe se qualcheduno va a nome tuo e ti spaccia per chissà che boss della malavita !! … dopo ci facciamo le risate hai capito ?! perché dopo lo vado a dire a chi di dovere che ti vai spacciando … perché poi non lo so…“Perché se tu nomini una famiglia, quella dopo, la famiglia, "ma la parte mia dove stà?".

LA RAMIFICAZIONE

Fin dal primo giorno di censura telefonica sull’utenza 049/xxxxx della Aspide srl – si legge nell’ordinanza – sono state registrate conversazioni utili dimostrando che l’attività dell’organizzazione si dispiega anche in Sardegna”.

Da una conversazione con Antonio Parisi, continuano i magistrati nel loro provvedimento, è emerso anche il coinvolgimento di Nicola Pani incaricato di provvedere alle attività illecite del sodalizio in Sardegna, in forma subordinata e sotto il coordinamento di Massimo Covino, Antonio Parisi e Mario Crisci. “Dal tenore della conversazione n. 25 – annotano i pm – emerge con chiarezza che l’esistenza di un rapporto usurario con Carla…omissis…di Oristano e tale Paola, anch’essa di Oristano, rapporti che sono ten
uti da Pani posto che:

1) Nicola Pani – con riferimento ad una debitrice di nome Paola che ha ottenuto un prestito dando in pegno delle cambiali – riferisce a Massimo Covino di averle contestato la pendenza di un residuo debito (“Io le ho detto, guarda che ti porto un foglio dove risultavano le fatture che mi aveva fatto, le cambiali. .. poi le ho fatto fare un pò di memoria, lei si è messa a piangere, era convinta che non ne doveva più, capito?”… al limite se le servono 15 giorni possono soprassedere ma non deve dire che non ha più cambiali perché sono firmate proprio da lei”);

2) Massimo Covino ordina poi a Pani – con riferimento alla debitrice Carla (insegnante di Oristano) che ha ottenuto un prestito dando in pegno delle cambiali per 6.000 euro- “di rintracciare la donna, visto che il marito non ne vuole sapere””.

Il ruolo di Pani non sembra essere dubbio per la Direzione distrettuale antimafia di Venezia: “è uno degli addetti al procacciamento di usurati ed alla gestione delle riscossioni degli interessi – si legge nell’ordinanza di aprile -. Questi si occupa esclusivamente delle vittime dimoranti in Sardegna e ciò trova conferma anche dal fatto che nell’archivio, parziale, degli effetti cambiari e bancari custoditi dal sodalizio in garanzia ovvero per l’incasso dei ratei di interessi mensili, la documentazione è ripartita secondo l’associato cui compete la gestione delle vittime tra cui appunto Nicola Pani incaricato della gestione degli usurati —omissis ….”.

In un’altra conversazione la debitrice Marta XXXX, imprenditrice sarda, chiede notizie sulle sue cambiali che, attraverso un altro cliente, sono in possesso di Crisci (della posizione debitoria di questa imprenditrice avevano discusso Mario Crisci e Nicola Pani, appunto referente del gruppo in Sardegna). La situazione debitoria dell’imprenditrice e il programma di pagamento dei ratei mensili è poi oggetto della successiva conversazione tra Covino e Pani. “La stessa conversazione 953 – annotano i magistrati – chiarisce il ruolo attivo nell’associazione rivestito da Pani Nicola poiché in essa questi e il Covino convengono di contattare telefonicamente alcuni clienti, tutti residenti in Sardegna e insolventi”.

Rilevando dai debitori i crediti verso i clienti il sodalizio ottiene poi (in una vera e propria reazione a catena) – si legge in altra parte dell’ordinanza – di propagare le attività usurarie raggiungendo nuovi debitori, molti dei quali in crisi di liquidità, sottoponendo anch’essi ad usura e via via allargandosi a macchia d’olio nel tessuto imprenditoriale del distretto.  In proposito si è già evidenziato che la maggior parte delle vittime sono piccoli imprenditori del centro nord e della Sardegna, talvolta a rischio di fallimento o, in sporadici casi, nuclei familiari in gravi difficoltà economiche”.

A prestissimo per altri aspetti estremamente interessanti dell’attività dei Casalesi in giro per il mondo.

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica alle 0.15 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

p.p.s. Il mio libro “Economia criminale – Storia di capitali sporchi e società inquinate” è ora acquistabile con lo sconto del 15% al costo di 10,97 euro su: www.shopping24.ilsole24ore.com. Basta digitare nella fascia “cerca” il nome del libro e, una volta comparso, acquistarlo.

  • galullo |

    Caro Dessì
    lei pone una questione vitale. Ad ottobre – le annuncio – uscirà il mio nuovo libro sull’economia criminale dove ci sarà un ampio capitolo dedicato alla Sardegna e ai danni provocati dalla presenza nelle carceri sarde di mafiosi di ogni parte d’Italia.
    Ciò detto penso che i mafiosi vdanao messi nelle Isole. Punto. Asinara e via di questo passo laddove in Italia sia possibile. O in carceri galleggianti a largo delle coste. Vanno i-so-la-ti (scusi il gioco di parole). Chi la pensa diversamente non ha capito una beata fava.
    cari saluti
    roberto

  • Alessandro Dessì |

    Egregio Galullo, partiamo dal presupposto che non esiste angolo sul pianeta dove la mafia o una delle sue varianti possano incunearsi, c’è da chiedersi come e perchè i citati Crisci e Pani abbiano fatto conoscenza con gli esponenti della banda dei Casalesi. Sono pronto a scommettere che questo è avvenuto in qualche carcere. Anche in passato si parlava di infiltrazioni tra criminali sardi e esponenti della Sacra corona unita (chissà proprio perchè quella). Non pensa che un’efficace metodo per ridurre questi rischi sia che ogni Regione si tiene i suoi delinquenti? A proposito, in generale ai sardi napoletani e siciliani non stanno esattamente simpatici. Un saluto da Alessandro Desssì

  • arrigo tosi |

    ma é mai possibile che con tutte ste intercettazioni, queste” prove” i continui richiami sia dai mezzi di informazione che da alcuine parti del ns sbandato stato e conoscendo bene dove sono e chi sono gli esponenti di questi CLAN, no si riesca a fare piazza pulita? sto iniziando ad auspicare azioni alla LULA dove invece delle favelas poaracadutiamo l’esercito sui vari secondigliano o castelvolturno, dove comunque anche i”civili” alla fine proteggono queste persone e non le subiscono soltanto.

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