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”Vaffan i milanesi”: metrò di Milano e negozi Atm nelle mani della ‘ndrangheta. Come l’Expo

Ma secondo te, secondo te, lascio stare il mio paesano e faccio lavorare i milanesi? … ma possono andare affanculo i milanesi”

Scusate il linguaggio da trivio ma mi limito a fare il mio mestiere di cronista e riportare un dialogo avvenuto il 9 aprile 2009 tra Giuseppe Romeo, considerato punto di riferimento dlele cosche, arrestato a Milano il 14 marzo nell’ambito dell’operazione “Redux Caposaldo” ed un suo sodale di affari.

Ed è quest’ultimo, annotano i magistrati della Dda di Milano, che “di fronte alle lamentele di Romeo, lo rassicura che il lavoro è questione di pertinenza dei calabresi”. Con l’eleganza che vi ho riportato.

L’operazione Redux ha portato alla luce e interrotto l’ennesimo groviglio di interessi al Nord della ‘ndrangheta calabro-lombarda. E’ salita agli onori della cronaca perché il gruppo calabrese di Pepè Flachi, di fatto, monopolizzava in subappalto da almeno un paio di anni il trasporto di posta e pacchi del gruppo Tnt (ex Traco e parte lesa della vicenda) in regione. Non solo. La legge dei calabresi – che come scriverà il gip Giuseppe Gennarinon si discuteva” – veniva impartita anche nei confronti nei mezzi che spesso all’uscita degli stadi o nei punti strategici della città vendono panini con in salame e lattine al prezzo dell’oro. E poi c’era tutto il solito contorno: il sospetto di voto di scambio, locali pubblici scambiati per proprietà privata nei quali si svolgevano tranquillamente riunioni strategiche dei criminali e locali privati nelle mani delle cosche. E droga. Un connubio – locali privati e traffico di sostanze stupefacenti – inscindibile.

Questo groviglio di interessi ha portato in secondo piano la parte dell’ordinanza nella quale la Dda di Milano svela – ancora una volta – il core business dei lavori pubblici per le cosche di ‘ndrangheta calabro-lombarde. E, ancora, le grandi manovre in vista di Expo 2015.

Già nell’ottobre 2010, nell’ambito delle indagini successive alla morte della pentita Lea Garofalo, rapita a Milano e poi sciolta nell’acido, gli inquirenti scoprirono che nel cantiere della metro di Viale Zara c’era la famiglia Cosco. Vito Cosco è il fratello del presunto mandante di quell’orrendo omicidio.

Con questa ordinanza lo spaccato che emerge è complessivo, più ampio e drammatico.

La famiglia Romeo si interessa dei lavori di un nuovo tratto della metropolitana che garantirà l’impiego dei mezzi per un anno. Ha già preso accordi in merito: “ … adesso non deve fare il bambino perchè ci ha fatto perdere il lavoro di Cormano e non ci deve fare fare cazzate anche qua … ".

In questo passaggio, Romeo verosimilmente si riferisce al fatto che la ditta di tal Accursio ha perso l'appalto sui lavori della linea M3, in seguito alla revoca della certificazione antimafia.

Il fatto è da ricondurre ad un'attività preventiva della Direzione investigativa antimafia di Milano, che ha accertato che la Metrò di Milano aveva aggiudicato i lavori relativi ai cantieri della costruenda linea 3 a due società che, a loro volta, hanno affidato in subappalto "la progettazione esecutiva e la realizzazione delle opere al rustico di gallerie, manufatti e stazione, sottoservizi e sistemazioni superficiali', delle rispettive tratte, ad un consorzio per un importo complessivo di oltre 701mila euro.

Quest'ultimo consorzio, direttamente in sede di stipula dei contratti firmati il 28 gennaio 2008 e 10 gennaio 2008, ha contestualmente comunicato che "il contraente affiderà all'Impresa Accursio Alessandro, con sede legale a Lurago Marinone (Como) , in qualità di impresa socia del consorzio cooperativo, i lavori oggetto del presente contratto".

Ma tutto verrà revocato a causa dei precedenti penali di Roberto Accursio, genitore

convivente di Alessandro Accursio, che dal certificato del casellario giudiziale risulta, tra l'altro, il 27 giugno 2001 (sentenza confermata in Cassazione il 10.07.2002) condannato per riciclaggio, soppressione di atti veri e ricettazione, nonché per le frequentazioni di entrambi con soggetti pregiudicati (appunto Giuseppe Romeo e Francesco Stilo).

L’11 maggio 2009, alle ore 18.08 altra intercettazione telefonica. Giuseppe Romeo spiega al nipote Francesco Gligora di avere parlato con tal Giacomo Nichetti, nato a Crema e residente a Madignano (Cremona), che gli ha riferito che a causa della normativa che impedisce il subappalto di un subappalto, per quanto riguarda il trasporto terra da viale Zara, non possono più effettuare viaggi a nome della "Mara Scavi", come hanno sempre fatto, ma che devono iniziare a fatturare a nome di "Autotrasporti Alma srl".

A CHI I NEGOZI NELLE STAZIONI ATM?

L’ordinanza è uno “spettacolo”, è un corso rapido di economia criminale, perché descrive, come abbiamo visto in questo ultimo caso, la facilità con la quale le cosche, anche se colpite, riescono come i camaleonti a mutare pelle in maniera rapida e adattare gli affari ai colpi ricevuti dalle Forze dell’Ordine o dalle nuove leggi e normative. Anche il cantiere di Lambrate della metropolitana vede scendere in campo Romeo e i suoi sodali in affari.

La cosa sorprendente è che viene pianificato addirittura il commercio nelle stazioni della metro di Milano. Scrive il Gip Gennari: “Tale circostanza è di estremo rilievo anche perché nel territorio gestito dal gruppo – corrispondente alla zona di Milano riferibile alla frazione di Bruzzano, quartiere Comasina, Affori, nonché il comune di Bresso – sono in corso i lavori per il prolungamento della Linea 3 in direzione nord, dove sono in costruzione quattro nuove stazioni nella tratta Maciachini-Comasina”.

E’ sorprendente perché – lo leggerete nel dialogo che vi sintetizzerò – le cosche hanno tentacoli ovunque, a partire dalla classe dirigente locale.

Il 18 settembre 2009 alle 17.57 gli investigatori intercettano infatti una telefonata  in cui un tale Max sta tornando dall’Atm dove “è andato a parlare con la persona da lui conosciuta che si occupa dell'affidamento in gestione delle strutture commerciali, presenti all'interno delle stazioni della metropolitana milanese, e chiede un incontro con Flachi. Questi risponde che per lui non è possibile” e gli manderà dunque qualcuno di fiducia.

Il giorno successivo un’altra telefonata intercetta tata con Flachi alle 11.29 chiarirà “che non ci sono problemi e che quando andrà a parlare con la persona che si occupa della cosa, questa non gli dirà di no”.

L'affitto dei negozi che si trovano nelle stazioni della metropolitana è ormai un obiettivo del gruppo. Il 23 gennaio 2010 Flachi chiama un suo uomo: " … te lo ricordi per i negozietti lì so
tto la metrò, vero … sì … ?!
'. E l’uomo risponde che sta seguendo la cosa e ne riparleranno. Ma Flachi continua dicendo che in settimana vuole organizzare una riunione e ribadisce di seguire la questione dei negozi.

A casa mia questa si chiama cultura mafiosa e controllo del territorio. Alla faccia di chi continua ancora a negare che le mafie sono una questione del Sud.

EXPO CHE PASSIONE

Il 3 aprile 2009, 8 minuti dopo la mezzanotte, Giuseppe Romeo discute con uno sconosciuto dei lavori dell’Expo 2015. Un soggetto, annotano i magistrati, “ di chiare origini calabresi, e sicuramente competente nel settore del movimento terra”. I due convengono sul fatto che il momento non è favorevole a una sua sovraesposizione, per cui è opportuno muoversi attraverso prestanome.

Uomo: il lavoro c'è… (inc.)… ma… ma perché… ma perchè voi non volete qua sopra i … per l’Expo?

Romeo: per mettermi io?

Uomo: no, no… ma voi… allora: è quello che vi detto io… (inc.)… allora voi siete diciamo il "fuoco" … voi avete bisogno di un'altra persona … (inc.). .. che sia anche … (inc.) …

Romeo: e quello che dicevo io …

Uomo: per dire, no … perchè nel momento in cui intervenite voi, voi …

Romeo: (si sovrappongono le voci) …

Uomo: proprio … alla fine dovete essere voi …

Romeo: ma perchè c'è qualche problema … (inc.) …

Uomo: ma non prima, perchè altrimenti prima, vi chiudono già i passi prima …

Romeo: sì, si… ma stanno cercando di chiudermeli ora… perchè loro pensano che io posso … posso avere interesse … ma io di interessi no, non ne ho là … cioè se mi chiama uno che vuole … vuole i camion glieli mando, però …

E così mentre il Governo nazionale, a parole, dice che Expo 2015 sta viaggiando alla velocità della luce, mentre il Governo locale attraverso il sindaco di Milano Letizia Moratti dice, ancora a parole, che non c’è tempo da perdere ma Milano ha le energie e le risorse necessarie per la grande imprese e mentre le opposizioni non dicono nulla e non hanno parole credibili da spendere, le cosche calabresi, forse nel momento in cui io scrivo e voi leggete, a parole stanno dicendo: “Ma secondo te, secondo te, lascio stare il mio paesano e faccio lavorare i milanesi? … ma possono andare affanculo i milanesi”.

Il punto è che loro alle chiacchiere fanno seguire i fatti e se non fosse per la dedizione della magistratura, baluardo irrinunciabile della democrazia italiana, staremmo qui a parlare di un’Italia, da Sud a Nord, già completamente sventrata dallo strapotere delle mafie.

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica poco dopo le 00.05. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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