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150 anni di Patria che mafie e leghe vogliono abbattere con un comune progetto: secessione (o federalismo)

Il 21 marzo 2001 – esattamente 10 anni fa e dunque in occasione del 140° anniversario della nascita della nostra Patria – la Procura di Palermo fu costretta ad archiviare il procedimento nei confronti di Licio Gelli e altri 13 simpatici personaggi tra i quali ricordo – così, tanto per gradire – Salvatore Riina, i fratelli Graviano, Benedetto Santapaola e Stefano delle Chiaie.

In una lunghissima richiesta i pm della Procura disegnavano comunque il quadro al quale mirava l’allegra combriccola: trasformare lo Stato unitario in una nuova “forma Stato” che contemplava la rottura dell’unità nazionale, la divisione dell’Italia in più stati o macroregioni e, comunque, la secessione della Sicilia e di altre regioni meridionali.

Il fine ultimo – per le mafie, non solo Cosa nostra ma anche la ‘ndrangheta che al progetto aveva collaborato e come, per la camorra e per la Sacra corona unita – era quello di “agevolare l’attività dell’associazione mafiosa Cosa Nostra e di altre associazioni di tipo mafioso ad essa collegate sui territori delle regioni meridionali del Paese”.

I pm racconteranno dei tanti incontri succedutisi negli anni a cavallo tra Ottanta e Novanta ai quali parteciparono – senza probabilmente sapere di trovarsi a fianco di mafiosi – anche uomini della Lega Nord. E racconteranno anche di passaggi dapprima minacciosi (lo volevano morto) e poi amorosi (lo adoravano) nei confronti di Umberto Bossi. Perché? Perché – e chi vorrà, in archivio, potrà leggere i post che ho dedicato all’argomento nell’agosto 2010 – il fine ultimo di leghisti e mafiosi coincideva alla perfezione senza che i primi (all’epoca) lo sapessero: smembrare l’Italia, spezzettarla, farla a brandelli perché così il motore mafioso degli affari avrebbe incontrato meno ostacoli. Più vicino al cuore delle decisioni e in barba alle inutili barriere nazionali o geografiche. Le mafie globalizzate hanno bisogno di un filo diretto con chi governa le leve del potere: quanto più snella è la catena del comando tanto meglio per le mafie è. Fuori dai coglioni Roma ladrona e via a mordere le calcagna a chi – sul territorio – prende le decisioni e distribuisce i quattrini.

Venti anni fa (quando le riunioni tra mafiosi e inconsapevoli leghisti avvenivano) e 10 anni fa (quando i pm di Palermo misero appallottolarono e buttarono nel cestino la ricostruzione) si poteva forse capire che l’amore delle mafie per la secessione fosse sottovalutata. Ma oggi?

Oggi no, non è più possibile. Per questo trovo davvero scandaloso che si gridi al federalismo (ammesso e non concesso che il testo abortito dal Parlamento tale possa chiamarsi) o ancora alla secessione come panacee per curare l’Italia dal cancro delle mafie.

Nulla di più sbagliato, di più miope, di più ottuso. Le mafie tifano per la secessione, si accontentano del federalismo e spingono sulle vele dei tanti partitini che – guarda caso al Sud – cominciano impetuosamente ad affacciarsi con la pretesa titolarità del “vento del Sud” in contrapposizione al “vento del Nord”. Esattamente come 20 anni fa, quando le leghe del Sud e del Centro spuntavano come funghi dopo una giornata di pioggia. E cercavano di allearsi con la Lega Nord.

Sentite cosa dice il mio amico Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Reggio Calabria: “Il federalismo rischia di consegnare definitivamente il Sud alle mafie. Sarà molto più facile condizionare le scelte politico-amministrative nelle regioni dove maggiormente si sente la pressione mafiosa. Con il federalismo e i centri di spesa a livello locale, le cosche hanno a portata di mano non solo la politica, ma anche l'amministrazione”.

Non c’è padania (mi rifiuto di scrivere con la p maiuscola il nome di uno stato inesistente, frutto dell’egoismo razzista e vaneggiato) che regga di fronte allo strapotere delle mafie. E l’ultima operazione condotta in settimana a Milano, Redux, di cui ho anche scritto sul Sole-24 Ore e che mi prefiggo di analizzare anche su questo blog, sta lì a dimostrarlo: la ‘ndrangheta in ampie zone della Lombardia controlla il territorio come fa nella Locride e punta molte carte sulla politica a cui dà in attesa di ricevere.

Oggi – giorno in cui mi sento fiero di appartenere a una Patria che ha donato cultura al mondo – spero che i miei compatrioti aprano gli occhi. Mi rivolgo soprattutto ai giovani ai quali spetta il compito di ri-fare l’Italia e fare gli italiani. Nelle nostre, nelle vostre mani il compito di puntare a uno Stato forte e unitario e di un Europa consapevole, che rispettino l’autonomia di ciascun territorio ma che riscoprano le radici comuni pur nella diversità. Tra queste radici, il valore della lotta a mafie che non conoscono i confini reali, figuriamoci quelli immaginifici.

Viva l’Italia. Auguri a noi tutti. Di cuore.

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia nuova trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica poco dopo le 00.05. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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  • cumgranosalis |

    Egr. Dott. Galullo.
    Grazie di cuore per il lavoro che sta facendo. Non avevo letto ancora le Sue considerazioni sul futuro dell’Italia ma devo dire che mi riconosco in pieno nell’analisi di questo articolo, fermo restando che a mio parere personale la Lega Nord è ben consapevole di quello che sta facendo al fianco delle regioni di mafia (secondo me lo sa anche Lei). Me ne rendo conto spesso grazie alla mia attività, in cui opero al fianco del mondo produttivo. Devo dire che siamo al colpo finale e, ad oggi, non vedo alcun 200-esimo, spero di sbagliarmi.

  • fabio scaccia |

    Spero non se l’avrà a male(visti i precedenti) se Le dico che sono daccordo con lei.A proposito: ma Gamma è sempre vice-ministro? Cordiali saluti

  • cristiana |

    Gentile Roberto Galullo,
    pur con le poche informazioni che avevo continuavo a chiedermi perchè nessuno sollevasse l’argomento secessione leghista/interessi mafiosi alla secessione. Perchè non si leggono maggiori commenti e analisi approfondite sui nuovi partiti del sud? Per questo la ringrazio molto di questo post e mi auguro (anzi, sono sicura) che lei non smetterà di porre l’attenzione su questo tema politico cruciale.

  • alex |

    W l’Italia! Libera dalle mafie!!

  • Antonino De Masi |

    Egregio Dottore
    Ieri ho avuto modo di vedere in televisione, non in Rai che non guardo da molto tempo, i festeggiamenti per il 150° anniversario della nostra nazione. Guardando la manifestazione all’altre della Patria vedendo la Bandiera del mio Paese, mi sono commosso, mi sento orgoglioso di appartenere ad un popolo ed una nazione che è la culla della civiltà nel mondo; culla e civiltà che sicuramente ha visto tutta la nostra Patria protagonista, con umiltà voglio solo ricordare il ruolo culturale e propositivo che il sud ha avuto in questo contesto, dalle prime terre emerse alle civiltà succedutosi.
    Io sono un italiano, certo ho o avrei molte rivendicazioni, molte “lamentele” contro la nazione Italia, vorrei vivere in un Paese in cui le scuole la sanità le infrastrutture la vita la libertà , il diritto ad essere ricchi benestanti o agiati , possa essere come nel resto del paese.
    Vorrei vivere come i mie compatrioti in una nazione dove non ci siano dei cittadini di serie a e quelli di serie b, dove non vi sia una “società sviluppata” ed una “sottosviluppatta”.
    Aldilà di tutto ciò orgogliosamente rimango e mi riconosco”sotto un’unica bandiera”
    W l’Italia e W il Presdiente della Repubblica
    Antonino De Masi

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