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ESCLUSIVO/ La mafia si fa Stato a Vallelunga Pratameno (Caltanissetta). Ma Granata guarda solo alle Regioni?

Dai primi (e già noti agli addetti ai lavori) nomi e cognomi che circolano e che non avrebbero dovuto essere inseriti nelle liste delle ultime elezioni regionali vien da ridere. Se fosse tutta qui la “bomba” che Fabio Granata – finiano osservante e praticante e vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia – è pronto a far esplodere a settembre in Parlamento, siamo freschi.

Alcuni di quei cognomi infatti non solo non avrebbero dovuto essere inseriti nelle liste politiche regionali ma non avrebbero dovuto avere dignità politica, visto che sono anni (in alcuni casi decenni) che se ne conoscono le nulle qualità morali, politiche e, in taluni casi, le vicinissime relazioni con la criminalità organizzata. Per non parlare poi delle voci (di popolo) che in alcuni casi li vogliono organici. Altro che codice etico (nel quale, personalmente, non credo più di tanto)! Il Codice penale ci vorrebbe per quei nomi e quei cognomi!

No, se è così non ci siamo proprio. Insisto su un punto che ho toccato nel precedente post (si veda in archivio il 3 luglio): o la Commissione parlamentare antimafia, memore di quanto (più o meno) fece quella guidata da Gerardo Chiaromonte nel ’92, si mette in testa di perseguitare e denunciare le infiltrazioni mafiose nella politica oppure è as-so-lu-ta-men-te inutile. Non abbiamo più bisogno di commissioni che studino o ripropongano ciò che è noto, ma di un pool ristretto (non certo la pletora goduriosa che esiste oggi con 50 membri + consulenti per alcuni dei quali mi domando che cosa avranno mai da dire) di politici e che indaghino, accertino e denuncino apertamente e che abbiano tutti i mezzi per farlo.

Detto per inciso: non avverrà mai. Avete mai visto la politica che denuncia il marcio che alligna al proprio interno? Che denuncia se stessa? Facile farlo con i soliti noti, impossibile farlo con i soliti ignoti. E Granata, che giovincello di quella Commissione Chiaromonte fu consulente, dovrebbe saperlo bene.

L’invito, dunque, è quello di scavare, scavare e scavare e denunciare perché mafia oggi è economia e società criminale, vale a dire una bomba a orologeria sotto il culo di ciascuno, compresi quelli che ancora oggi guardano alle infiltrazioni come qualcosa del Sud. Anzi qualcosa di “sudicio”.

E allora, per dare idea di quanto sta accadendo in Italia, a partire da quella Sicilia che è tornata sotto i riflettori anche per le inchieste riaperte, oggi scriverò di mafia e politica nella provincia di Caltanissetta. Una provincia, si badi bene, che è una polveriera non solo per una Procura antimafia che sotto la guida di Sergio Lari sta cercando di squarciare veli di omertà e decenni di deviazioni, ma anche perché il tessuto socio-economico è un concentrato della peggiore miscela politico-massonico-mafiosa dell’isola.

LA RELAZIONE ALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA

Non per nulla, il 13 luglio 2010 la Prefettura, guidata da Umberto Guidato, ha consegnato 32 pagine di relazione alla Commissione parlamentare antimafia che, con Granata in testa, ha fatto in quei giorni visita in Sicilia (si veda il post del 3 luglio).

Ebbene, aldilà della guerra tra Cosa Nostra e stidda per l’egemonia territoriale economica, aldilà della geografia delle famiglie mafiose da Gela a Niscemi, quel che colpisce è l’analisi della Prefettura sui rapporti con la politica e l’imprenditoria.

Recenti attività investigative – si legge a pagina 8 – mostrano come sia in preoccupante crescita la pressione esercitata sulle cosche al fine di infiltrarsi all’interno degli enti locali ed influenzarne le scelte”. Tanto per capirsi: né più né meno di quanto accade nella provincia di Caserta.

Nell’ultimo periodo – continua la relazione nella stessa pagina – si è avuto modo di assistere all’ennesima diversificazione delle attività criminose di Cosa nostra, che sta puntando adesso anche sulla gestione dei centri scommesse, di recenti sorti numerosi in particolare nel capoluogo. Desta altresì qualche preoccupazione l’incremento in provincia di centri della grande distribuzione, specie in dipendenza del contesto non propriamente ricco e del modesto bacino d’utenza”. Appunto: né più ne meno di quanto accade nella Piana di Gioia Tauro o – si badi bene, eccezion fatta per il tenore di vita – intorno a Milano, dove da Corsico a Vigevano, passando per Trezzano, è un tripudio di centri commerciali.

IL CASO DI VALLELUNGA PRATAMENO

La Prefettura butta li sul tavolo della Commissione parlamentare antimafia u
n caso allucinante, che ovviamente in tutte le cronache nazionali è stato confinato (al massimo) in una breve: lo scioglimento del Comune di Vallelunga Pratameno. Chi di noi lo consoce alzi la mano. Bene. L’ha alzata solo chi ci è nato.

Lo scioglimento disposto dal Governo ha motivazioni che, in una società civile quale l’Italia non è più, hanno dell’allucinante e dovrebbero costituire materia di studio scolastico da Bardonecchia a Calangianus, da Caorle a Forlimpopoli.

Potrei dilungarmi e proporre a tutti la lettura del documento ma mi limito alla sintesi della sintesi con queste testuali parole: “…tra politica ed economia la simbiosi è totale. Imprenditori che sono stati amministratori; professionisti che sono stati amministratori; direttori tecnici di imprese locali incaricati della progettazione di opere pubbliche…”. Altro che conflitto di interessi! Un bordello totale a favore della mafia che si fa Stato.

Può dirsi in sintesi – si legge a pagina 19 – che la situazione del Comune di Vallelunga Pratameno ha confermato attualità e fondatezza dell’analisi del già procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia specie con riferimento ai rapporti d’affari tra politica, economia e mafia. Ovvero che quando la mafia non è imprenditrice essa stessa, si avvale di imprese vicine e, con l’accondiscendenza degli amministratori e dell’apparato burocratico, si appropria comunque della “sostanza economica” dell’appalto, mediante sub appalti non autorizzati, fatturazioni sospette, scarsa qualità dei materiali, imposizione di manodopera”.

IL CODICE MAFIOSO E L’ALLUCINANTE BENESSERE ECONOMICO

La relazione prosegue con passaggi che dovrebbero essere letti a voce alta in tutte le classi italiane al posto dell’arida storia (a esempio) dei Fenici. “…quel territorio – si legge – è rimasto impermeabile ad azioni di rinnovamento, rendendo possibile un unico codice di comportamento, quello mafioso, che nel tempo, ha potuto persino acquisire, purtroppo, una valenza sociale “di gradimento”. La Commissione di accesso, infatti, ha avuto modo di verificare che l’organizzazione criminale ha nel tempo garantito ai propri concittadini un pilotato benessere economico sotto forma di stipendio pubblico, di commesse per appalti o servizi, di contributi, di assenza dell’azione repressiva della polizia municipale, privandoli, al tempo stesso, della libertà di scegliere e cambiare nonché delle opportunità di sviluppo che l’economia legale avrebbe potuto offrire. Al punto che – ha sottolineato la medesima Commissione ispettiva – lo stesso esercizio dei diritti, quando agiti, è stato lasciato intendere come concessione e piacere da contraccambiare sempre”.

Non so se ci rendiamo conto di quanto io sto scrivendo e voi state leggendo: il libero Stato mafioso di Vallelunga Pratameno!

L’AZIONE DI CONTRASTO

In questa situazione devastante la Prefettura riesce a trovare barlumi di reazione che – ancora una volta – fanno riferimento al dinamismo dell’associazionismo antiracket e nel progetto di rinnovamento dei vertici confindustriali nisseni, che ha costituito un significativo elemento di novità nel contesto sociale non solo provinciale. “ Si rammenta difatti – si legge a pagina 11 di questa splendida relazione che, ripeto allo sfinimento, fossi nel Provveditore regionale alla Pubblica istruzione farei circolare sui banchi all’apertura dell’anno scolastico di ogni ordine e grado – che proprio da Caltanissetta la Confindustria regionale, il 2 settembre 2007, ha formulato la proposta, poi effettivamente recepita, di introdurre nel codice etico dell’organizzazione una clausola volta ad espellere le imprese che si assoggettano, senza denunciare, al racket delle estorsioni. Il forte richiamo ai principi di eticità da parte delle associazioni degli industriali di Caltanissetta ha, in effetti, costituito un esempio mutuato dall’intera Confindustria nazionale che, in più occasioni, ha riconosciuto il ruolo determinante di questa sorta di rivoluzione svolto dalla classe imprenditoriale”.

Peccato che, di fronte all’effervescenza e al coraggio di associazioni e qualche amministratore, le resistenze siano ancora molte. Non me ne stupisco più di tanto ma soffro nel leggere che “il sindaco di Caltanissetta, proprio nei giorni scorsi, ha, da un lato, elogiato le Forze di Polizia per l’incisiva azione di contrasto condotta con mezzi tradizionali e, dall’altro, ha rivolto un appello ai cittadini affinchè collaborino, senza paura di denunciare i reati di cui sono vittima”.

So che è un sogno ma mi piacerebbe che il prossimo anno scolastico nella provincia di Caltanissetta, da Valleunga Pratameno a San Cataldo, da Marianopoli a Villalba, da Riesi a Mazzarino, da Butera a Serradifalco, da Campofranco a Montedoro, da Bompensiere a Milena, da Gela a Niscemi, paesi infestati da Cosa nostra e stidda, iniziasse con una messa in cui il prete di quartiere concludesse l’omelia con un “Nostro Signore liberaci dalle mafie in questo comune” e, subito dopo, il preside distribuisse la relazione della Prefettura tra i banchi, invitando insegnanti e alunni
a commentarla, magari partendo proprio dal “pilotato benessere economico” che la mafia assicura sul territorio. In fin dei conti il prezzo da pagare alla mafia che dà lavoro non è così alto: la dignità e la vita umana.

So che è un sogno ma sarebbe un bel modo per onorare anche la scomparsa dell’editrice Elvira Sellerio che tra gli autori ebbe anche il grande Gesualdo Bufalino, secondo il quale “la mafia si sconfigge con un esercito di insegnanti”.

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • Senza ipocrisia |

    Insegnanti che a Vallelunga combattano contro la mafia…
    Ma…li volete morti?

  • strumenti musicali chitarra |

    bisogna combattere la mafia fino alla fine

  • francesco caroselli |

    Ho provato a scrivere un commento precedentemente, ma non è andato a buon fine.
    Ripeto il breve messaggio:
    Il Granata di cui sta parlando Galullo non è Pierluigi, bensì Fabio.
    Errore veniale ma evidente.
    Complimenti per l’attaccamento al lavoro che la porta a scrivere anche in pieno agosto!
    Sull’esercito di insegnanti sono d’accordo, sulla possibilità di leggere la relazione nelle scuole invece sono dubbioso…
    …e se gli insegnanti puntassero l’attenzione sui vantaggi del sistema mafioso?
    Sono pessimista, forse solo realista!

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