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Marrazzo, Brenda, Natalie, & C.: il ministero della Giustizia scheda i trans in carcere con 50 domande

Cari lettori oggi parliamo della sensibilità della Giustizia italiana dopo il caso che ha coinvolto l’ex Governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo.

Sarà un caso (oppure no), ma il Provveditorato regionale per la Lombardia del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha emanato una bella circolare spedita a tutti gli istituti lombardi il 24 novembre.

L’oggetto della circolarte è: “elaborazione di un modello di trattamento per i transessuali”.

Ora c’è da supporre che se questa circolare l’ha amenata la Lombardia, l’abbiamo emanata tutti i provveditorati regionali in Italia. E – se così fosse, come è verosimile che sia – entro il 17 dicembre 2009 tutti gli istituti italiani dovranno consegnare le risposte a un questionario in forma anonima.

Ora, come possa essere anonimo un questionario di questo tipo c’è da chiederselo, atteso il fatto che i transessuali non passano inosservati e atteso il fatto che le carceri non pullulano di trans. In ogni carcere ce ne saranno zero, oppure uno, due, 10 nel caso di una retata e per pochi giorni, verosimilmente.

Ma andiamo oltre e analizziamo il contenuto delle domande che dovranno essere affidate a uno psicologo (vista la delicatezza della materia).

LA DEFINIZIONE DI TRANSESSUALE

Lo scopo delle domande, ripetiamo, è quello di elaborare un modello trattamentale per i transessuali. Quali transessuali? Boh, vista la vasta tipologia che si ricomprende all’interno di questa categoria (ammetto di essersi perso leggendo i giornali sull’ampio ventaglio che la natura offre) mi aspetto, leggendo questa circolare, che il ministero della Giustizia (che evidentemente ha le idee chiarissime) lo dica.

Sono transessuali coloro i quali ieri erano maschi e oggi sono femmine o viceversa? Ritiene transessuali coloro i quali hanno avviato un  programma medico-scientifico di cambio di sesso? Ritiene transessuali coloro i quali hanno due tette come due mongolfiere ma sono ancora dotate di batacchio? Ritiene transessuali coloro le quali si fanno la barba ma non hanno ancora il batacchio e sperano di averlo (presto, prima o poi, mai)?  Sono transessuali coloro i quali si ritengono ingabbiati in un corpo di donna o di uomo? Non sono transessuali ma rientrano nel novero delle persone da seguire con attenzione gli ermafroditi?

Se avvio un programma mi attendo infatti che sia prima non chiaro ma chiarissimo l’ambito al quale circoscrivere (o ampliare) il questionario. Così non mi pare, dalla lettura della circolare, ma posso ovviamente sbagliare e sono pronto a cospargermi il capoccione di cenere. Certo è, però, che se effettivamente fosse carente la premessa – ossia la definizione di transessuale – cadrebbero molte delle utilità del questionario. Tempo perso, verrebbe da dire e leggendo la circolare si ha la sensazione che quello distribuito sia un “prestampato” tra i tanti che circolano negli uffici di uno psicologo, di uno psicoterapeuta o di uno psichiatra. Anche negli uffici delle strutture sanitarie pubbliche.

LE DOMANDE DEL QUESTIONARIO: LA FAMIGLIA

A parte le domande usuali e di rito (generalità, titolo di studio etc), il paragrafo sul “percorso evolutivo dell’area familiare e socio-lavorativa” non sembra offrire valide indicazioni sulla tipologia o sulle tipologie da analizzare e studiare.

Ci sono domande molto pertinenti, quali a esempio i rapporti con i familiari, l’atmosfera familiare, la conoscenza e l’eventuale accettazione da parte dei familiari (e quali) della condizione di transessuale, la conoscenza o meno della detenzione, l’attività lavorativa eventuale, la pratica (o meno) della prostituzione, gli interessi extralavorativi, l’assunzione di alcool o droghe.

IL QUESTIONARIO: LA DETENZIONE  E L'AREA SESSUALE

La seconda parte del questionario riguarda il percorso detentivo. Prima carcerazione o meno, reato contestato, misure alternative, permessi di soggiorno, idee o tentativi di suicidio, autolesioni etc.


La terza riguarda invece l’attrazione nei confronti dell’altro o dello stesso sesso e la presenza o meno di un partner all’esterno del carcere.

IL QUESTIONARIO: ITER DI ADEGUAMENTO

In questa parte del questionario le prime domande riguardano la preferenza nei vestiti durante l’infanzia, il disagio relativo all’identità e – ed eccoci al primo indizio valido attraverso il quale provare a capire quale sia la tipologia di transessuale sulla quale la Giustizia intende principalmente accendere i riflettori del trattamento – gli interventi chirurgici effettuati.

GLI INTERVENTI MEDICO-CHIRURGICI

Le domande pendono quasi tutte sul fronte “maschile” e poco (o nulla) su quello “femminile”. Tra i possibili interventi subiti ci sono: vaginoplastica, mammoplastica additiva, impianti di silicone, trapianto capelli, rinoplastica e – ed ecco apparire un diverso indizio – la rimozione della barba.

Si chiede poi se il detenuto/a pensa di affettuare l’iter di riattribuzione chirurgica di sesso (e qui c’è solo vaginoplastica e mammoplastica o entrambi), se la decisione è stata o meno meditata a lungo, se si ritiene che la decisione è definitiva, se si ha paura degli interventi, se si è consapevole che l’intervento di vaginoplastica è irreversibile, se si è a conoscenza del fatto che gli interventi sono gratuti in quanto previsti dal Servizio sanitario nazionale, se si è consapevoli degli effetti collaterali della terapia ormonale e via di questo passo sulle terapie ormonali e sedute di psicoterapia.

Fine del questionario: 50 domande in attesa di risposta. Soprattutto in attesa della definizione preventiva e chiara della transessualità in carcere senza la quale tutto (ammesso e non concesso che ci sia poi un seguito serio e non solo un’ennesima occasione per tenere occupati uffici dell’amministrazione solitamente disoccupati e per distribuire eventuali consulenze) diventa più difficile. E magari lascia una sensazione sgradevole: che questo progetto trattamentale sia solo legato ad un’onda lunga mediatica. Eh sì, perché la domanda (come diceva un illustre collega) nasce spontanea: ma il ministero della Giustizia si è accorto solo il 24 novembre 2009 che in carcere ci sono soggetti “diversamente sessuati”?

roberto.galullo@ilsole24ore.com

  • galullo |

    Signora Melgrati
    non credo che si possa parlar di inquisizione. No. Anzi, in un Paese dove culi e tette affascinano il “meschinano” e i suoi leccapiedi, non credo proprio che l’inquisizione possa fare strada. Si, per carità, il cattolicesimo ha il suo peso ma non tale da condizionare una semplice circolare come quella descritta. Direi, piuttosto, che con una inutile circolare qualche dirigente avrà occupato il proprio (spesso) inutile tempo. Magari si sarà anche gonfiato il petto per la “genialata” con il politicante di turno. Per carità, può anche essere successo l’esatto contrario: qualche inutile politico avrà avuto la geniale idea di censire i trans e qualche dirigente avrà pensato bene di essere più realista del re ed emanare questa circolare. Il risultato non cambia: l’ennesimo inutile gesto della burocrazia (o della malapolitica), che non lascerà alcun segno
    roberto galullo

  • Gabriella Melgrati |

    Non è che passetto dopo passetto torniamo a una specie d’inquisizione, dove anche la vita sessuale è sotto il microscopio del potere? Vedi l’intromissione della politica sulla pillola del giorno dopo, l’embrione con personalità giuridica… Per poi invece non vedere l’illegalità diffusa ad uso e consumo dei piccoli e grandi “ras”.
    Gabriella Melgrati

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