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Evviva il carcere duro (nel rispetto della legge)

Carcere duro revocato ad Antonino Madonia. Altra vittoria di Cosa Nostra e nuova sconfitta dello Stato. Non è una novità di questi tempi. Tempi in cui il vento è cambiato a Roma mentre in Sicilia da un po’ tira sempre lo stesso: di ribellione contro la mafia grazie al coraggio degli imprenditori, dei commercianti e di una società civile che ne ha le tasche piene di boss, miniboss e padrini. Tanto, come direbbe Leonardo Sciascia, questi picciotti sono comunque niente altro che quaquaracqua.

Ma torniamo a Madonia, che non sconterà più (almeno per il momento) il carcere duro perchè la Corte di Cassazione (Suprema!?) ha deciso che non basta la prova che sia ancora il capo del mandamento di Resuttana ma ci vuole anche la prova che i contatti con i suoi compari (che non sono Santi bensì mafiosi) siano ancora stabili. Insomma: se Madonia è dentro – sembrerebbero chiedersi i Supremi (!?) giudici – come diavolo fa a controllare ancora il territorio?

Beata ingenuità! Solo chi non conosce la mafia – anzi le mafie – può essere così ingenuo (non certo in cattiva fede, per carità!) da pensare che la semplice applicazione del carcere duro (giuridicamente il 41 bis) possa impedire a un boss del calibro di Madonia (omicida, tra gli altri, del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e del Commissario Ninni Cassarà) di controllare il territorio e continuare a impartire ordini.

Va detto chiaro e tondo: il 41 bis si riduce spesso in una barzelletta e il supposto carcere duro diventa “ospitalità dorata”. Niente contatti con l’esterno? Ma mi faccia il piacere chioserebbe Totò (un principe della moralità e non solo per nascita da parte di padre). I mafiosi comunicano con l’esterno come e quando vogliono. I modi per farlo? Infiniti. I colloqui con gli avvocati sono al riparo da orecchie indiscrete tanto per cominciare. La forza di corruzione che hanno i mafiosi nei confronti del personale civile e smilitarizzato all’interno del carcere è immenso: non mancano certo i soldi per comprare un messaggero e laddove non arrivano i soldi arriva la forza di persuasione. Quale? Il ricatto e le minacce. Ma non basta cari lettori. In questi anni i mafiosi hanno sviluppato tecniche raffinatissime di contatti con l’esterno, fatte di linguaggi, codici segreti, parole e sguardi all’interno e all’esterno del carcere (ad esempio durante i processi che li vedono coinvolti) che gli investigatori, gli inquirenti e le tante persone oneste che operano nella Giustizia cercano ancora oggi di interpretare, impedire e debellare.

Vi chiederete allora a questo punto: perché fare tanto chiasso, dunque, per la revoca del carcere duro al quaquaracqua Antonino Madonna? Ve lo spiego subito: perché il carcere duro è un simbolo visivo (e per questo detestato) della sconfitta d’immagine del mafioso e, comunque, lo obbliga ad un percorso tortuoso per dettare ancora la sua legge e non più lineare. Il prestigio criminale di chi è abituato a comandare non può essere messo in discussione dallo Stato. Un mafioso non si isola, diamine! Ricorderete che alcuni anni fa a Palermo fu esposto un grosso striscione contro il 41 bis. Ancora oggi ci si domanda se fosse una minaccia, un invito o un consiglio espresso nei confronti dell’allora Governo per intervenire e ammorbidirlo. Sapete chi  era il Presidente del Consiglio? Lo stesso di oggi. Ed allora da questo blog un piccolo invito agli uomini giusti e di buona volontà: rendiamo ancora più duro il carcere duro. Come? Non certo limitando i diritti, ma semplicemente applicando la legge che prevede che il mafioso venga isolato. Oggi di isolato, invece, c’è solo chi chiede l’applicazione delle regole e della giustizia con la G maiuscola. A partire dai familiari delle vittime di cui, oggi, nessuno si ricorda più.

roberto.galullo@ilsole24ore.com