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Mafia Capitale/7: Il “gaggio” Cristiano Guarnera, rimasto in mutande dopo i sequestri della Gdf e la figura (da brividi) del padre

Cari amici di blog scusate se ho mancato su questo blog qualche appuntamento su Mafia Capitale ma su questa indagine della Procura di Roma sto scrivendo moltissimo sul quotidiano Sole-24 Ore ed ecco dunque che riparo al ritardo con questo pezzo odierno che ritengo di utilissima lettura. Prima di giudicare, infatti, bisogna sempre conoscere.

Chicco, “piccolo” o “gaggio” (che a Roma, per quanto intraducibile in italiano, può essere più o meno proposto come sinonimo di “smargiasso”): ecco come il “pirata” Massimo Carminati, a capo per la procura della Mafia Capitale e il suo braccio destro Riccardo Brugia, chiamavano Cristiano Guarnera, classe ’73, al quale venerdì e sabato della scorsa settimana la Gdf, su delega del Tribunale di Roma, ha sequestrato (a lui e a terzi a lui riconducibili, come la moglie, la nonna, il nonno, il cognato e la cognata) beni mobili e immobili per un valore di circa 113 milioni.

Per dare l’idea di quanto per gli inquirenti, questo imprenditore edile partecipasse all’associazione mafiosa, basti dire che è l’unico per il quale il Reparto operativo speciale dei Carabinieri di Roma, nell’informativa finale sull’indagine “Mondo di mezzo” consegnata alla Procura di Roma, descrive la sua “affiliazione”. Un’affiliazione che non passerà attraverso santini bruciati o gocce di sangue come ci si potrebbe aspettare ma per vincoli di fedeltà e omertà, ottenuti attraverso una convincente prospettazione dei vantaggi che l’imprenditore avrebbe potuto acquisire usufruendo dei servizi offerti dal sodalizio, vale a dire benefici economici e protezione.

IL SUO PROFILO PER LA PROCURA

Il “gaggio”, secondo la mera ricostruzione della Procura, era uno che amava fare il forte con i deboli e il debole con i forti. Nel corso della conversazione con un conoscente, intercettata dagli investigatori, Guarnera proferiva alcune frasi illuminanti del primo tipo atteggiamento: «io qui a Roma non me possono…non me può toccare manco Gesù Cristo…cioè qui» e «io qui a Roma sono diventato intoccabile…», minacciando di far intervenire, a propria tutela, Carminati: «se no poi glielo farò dire dalla persona interessata».

Era Carminati in persona a spiegare al “gaggio” la natura dei suoi passati rapporti con la Banda della Magliana descritta, a mio giudizio con un atteggiamento da gradasso di proporzioni galattiche, come una «banda di accattoni straccioni, per carità sanguinari perché si ammazzava la gente così senza manco discutere, la mattina si decideva se uno doveva ammazzare qualcuno la sera…» sottolineando che tuttavia «quelli erano altri tempi» riferibili ad «un mondo che è finito» anche a causa della diversa “statura morale” dei suoi appartenenti i quali «tanto è vero che poi si sono tutti pentiti, se so chiamati tutti l’uno con l’altro».

Il 20 marzo 2013, il “gaggio” manca però un appuntamento, fissato da Carminati, con altri appartenenti al sodalizio per lo sviluppo delle attività riconducibili alle cooperative sociali di Salvatore Buzzi, adducendo la “blanda” giustificazione di non essere riuscito a svegliarsi in tempo.

Alle ore 14.14 del pomeriggio del 20 marzo Guarnera, secondo la ricostruzione della Procura, non avendo il coraggio di confrontarsi direttamente con il “pirata”, contattava Brugia che, nel corso della discussione molto animata che ne scaturiva, consigliava vivamente all’interlocutore di presentarsi al cospetto di Carminati per mostrare il proprio rammarico. Contestualmente, Brugia criticava aspramente le blande giustificazioni addotte da Guarnera, ricordandogli che lui aveva a che fare con un pericoloso sodalizio: «non te sei svegliato chicchè noi non semo…non siamo persone che tu me poi risponde così…».

E così, a distanza di qualche tempo, il 20 marzo 2013 alle ore 14.46, Guarnera inviava a Carminati questo sms multiplo: «Scusami ho recuperato il tuo numero adesso ti chiedo infinitamente scusa per stamattina ma non mi è suonata la sveglia ho telefonato subito a Sandro e mi sono scusato ma non riuscivo più a trovare il tuo numero mi dispiace non è mia abitudine fare una cosa del genere appena hai 2 minuti da dedicarmi se ti va ne parliamo scusami ancora».

LA FIGURA DEL PADRE

Il 5 dicembre 2014 Guarnera affronterà nel carcere romano di Rebibbia l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Flavia Costantini e ai pm Paolo Ielo e Giuseppe Cascini. Nell’interrogatorio Guarnera ha ricondotto quella frase in cui si sentiva un intoccabile manco fosse Gesù Cristo alla paura che aveva nei confronti della «parte brutta di Roma», quella con cui fin da bambino aveva dovuto fare i conti, a suo dire, per «colpa del padre» (che non è indagato nell’indagine Mondo di mezzo alla quale è estraneo) e popolata da gentaccia. Anche per questo, per questa sua paura, cercherà o troverà protezione in quelle persone che, a partire da Massino Carminati, erano in grado di assicurarla.

E’ vero che le colpe dei padri non ricadono e non devono ricadere sui figli ma a leggere quanto dichiara Guarnera a giudice e pm c’è da restare attoniti. Sollecitato dal suo avvocato, Liberati, “Chicco”, il soprannome nel quale Guarnera si riconosce e non “Gaggio”, dirà: «Mio padre è un tossicodipendente che all’età di 25…quando io avevo due anni mi ha lasciato da solo a casa per tre giorni perché era andato a giocare al Casinò di Montecarlo, mi doveva venire a prendere a scuola il pomeriggio e mi lasciava mangiare con il prete, quando tutti gli altri erano usciti, mio padre è sempre quello che è stato di mille promesse non ne ha mai mantenuta una e più cresceva e più le cose si invertivano, cioè io invece di essere il figlio che chiedeva aiuto al padre era il padre che si faceva dare i soldi dal figlio “mi dai 100 euro”, mi veniva a citofonare di notte a casa per 50 euro, era un continuo, era un continuo di questa situazione, era un continuo che mia moglie è stata, la prima volta che è stata incinta stava per partorire, venne un amico di mio padre in ufficio, questo lo può vedere tranquillamente, minacciandomi che avrebbe sparato nella pancia di mia moglie se io non gli davo 5mila euro che mio padre gli doveva dare e io quel giorni gli feci un assegno di 5mila euro a questa persona, questo è mio padre, mio padre è quello che con tre nipoti, ha dato l’indirizzo di casa mia a questo spacciatore e questo che s’era fatto dare 8mila euro di cocaina, con le mie garanzie perché sanno comunque tutti chi sono e i beni che ho, quindi glieli danno, con tutti i nipoti a casa, gli ha dato il numero di casa e l’indirizzo di casa, questo è mio padre».

Come dice sempre una persona saggia che conosco, non puoi scegliere la casa in cui nascere e prima di giudicare bisogna conoscere.

7 – to be continued (per le precedenti puntate si leggano

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/12/03/mondo-di-mezzo1-levoluzione-in-sistema-criminale-della-banda-della-magliana-anche-senza-lattesa-di-un-messia-di-destra/

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/12/04/mafia-capitale2-la-dda-svela-contatti-con-poliziotti-e-carabinieri-ma-il-colpo-grosso-sui-legami-con-i-servizi-e-rimandato/

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/12/05/mafia-capitale3-per-gli-ex-nar-basta-bussacchiare-alle-porte-del-comune-ed-essere-disponibili-anche-a-pulire-il-sedere)

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/12/09/mafia-capitale4-un-indagato-al-telefono-del-braccio-destro-di-carminati-bravissima-personasiamo-rimasti-in-pochi/

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/12/10/mafia-capitale5-buzzi-braccio-destro-del-cecato-carminati-ce-la-finanza-fai-sparire-le-chiavi-butta-tutto/)

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/12/11/mafia-capitale6-il-presunto-boss-massimo-carminati-nel-ricordo-dellex-nar-giusva-fioravanti-era-uno-senza-limiti/)

  • lorenzo pellegrini |

    Ciao Roberto, ti leggo sempre con piacere. Lorenzo

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