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La morte insegue il pm della Dda di Reggio Calabria Lombardo: Cosa nostra pronta a ricambiare il favore Scopelliti?

Con la minaccia che Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto di Reggio Calabria,  ricevette il 17 maggio 2010, era già tutto chiaro.

«Farai la fine di Falcone e Borsellino» c’era scritto in quel  bigliettino al quale, purtroppo, hanno fatto seguito decine di minacce sempre più crude e sempre più reali. Fino a quella, l’ennesima, di pochi giorni fa e di cui il collega Giuseppe Baldessarro ha dato conto ieri sul sito di Repubblica.

In mezzo anni di solitudine, isolamento e tentativi di delegittimazione, vale a dire la forme omicidiarie alle quali le mafie ricorrono con grande godimento (soprattutto in Calabria) prima di ammazzare. Questa volta fisicamente.

La solitudine è rimasta, l’isolamento è stato rotto (per finta), i tentativi di delegittimazione sono falliti anche se, ancora pochi giorni fa, killer di lingua e di inchiostro, figli del “mondo di sopra” reggino, hanno messo altra merda nel ventilatore (scusate la crudezza ma rende più di fango) per minarne lo spirito e alzare forte il grido di impunità.

In quel bigliettino del 17 maggio 2010 c’era già il filo da riannodare per capire chi e perché vuole morto Lombardo. Lo vogliono morto i due “mondi di sopra” palermitano e reggino: per questo deve fare la fine di Falcone e Borsellino. Allora quei due nomi non furono spesi a caso. Nessuno, forse neppure lui, lo capii.

COME FALCONE E BORSELLINO

Il paradosso è che se anche Lombardo lo avesse capito, chi commissionò quella minaccia aveva già capito tutto. Lo Stato deviato che corre dentro lo Stato di diritto sapeva già quale sarebbe stata la meta finale alla quale, inevitabilmente, Lombardo sarebbe giunto attraverso il tunnel criminale a due corsie tra Roma e Palermo passando per Reggio. Mi spingo oltre: lo Stato deviato aveva già avuto le informazioni sul mondo degli “invisibili” che Lombardo sarebbe andato a toccare e sul quale stava indagando. Un mondo di “invisibili” che passeggiano tra Roma, Reggio e Palermo, perché tra Roma, Reggio e Palermo si decidono i destini delle trattative tra Stato e mafia. Rectius: mafie.

INVISIBILI

Su quel mondo di “invisibili” dietro la trattativa tra Stato e Cosa Nostra stavano già indagando, tra mille deviazioni, i pm di Palermo.

Un mondo di intoccabili e impuniti: a Palermo e Reggio. Talmente intoccabili che a nessun fratello di politico calabrese (come invece è realmente accaduto) sarebbe venuto in mente, anni fa, scendendo da un areo, di sputare ben tre volte tra i piedi di uno dei migliori (e per questo sottoposto a continuo rischio di delegittimazione) investigatori che la Calabria abbia mai avuto, chiamandolo “servo”.

Non è un caso dunque, non può esserlo neppure gli occhi dei coccodrilli di Stato pronti a piangere l’eroismo dei magistrati, che in questi anni proprio Nino Di Matteo e Giuseppe Lombardo, l’uno a Palermo, l’altro a Reggio Calabria, l’uno con un pool, l’altro senza, siano stati contemporaneamente al centro dei continui pensieri di morte del “mondo di sopra” che ricorre ai killer di lingua e di penna ma, quando questi falliscono, ricorre ai killer di mafia. Quello che è pazzesco, drammatico, per molti versi incomprensibile, se non ricorrendo a superiori e invisibili logiche di loggia, è che a Palermo la morte insegue continuamente anche Roberto Scarpinato, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia, Vittorio Teresi, Maria Teresa Principato, Paolo Guido, Marcello Viola, Domenico Gozzo, Patronaggio e dimentico per fretta tanti altri pm, mentre a Reggio e in Calabria al centro della “morte che cammina” sono sempre gli stessi.

Non è possibile non aver visto e capito questa cosa banale che, negli ultimi due anni è diventata cristallina come fonte sorgiva: Palermo chiama e Reggio risponde. Un tempo. Ora Reggio chiama e Palermo è pronta a rispondere e ricambiare i favori.

OMICIDIO SCOPELLITI

Palermo chiamò e Reggio rispose per l’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, la cui morte diede vita. Sì, diede vita all’ascesa della cosca De Stefano e diede oblio a Cosa nostra corleonese. Quella morte rianimò il connubio tra destra eversiva, massoneria deviata, servizi infedeli e cosche che, guarda caso, rappresentavano una miscela esplosiva anche a Palermo. E guarda caso, il fascicolo sulla morte di Scopelliti, è sempre idealmente lì, sulla scrivania di Lombardo che su quell’assassinio vuole vederci chiaro. Un omicidio nel quale il fuoco era calabrese.

TRITOLO

Palermo chiamò e Reggio rispose anche per il tritolo che doveva ridiscendere la penisola dal largo delle coste tirreniche calabre a quelle sicule per gli attentati falliti o riusciti nei confronti dei giudici Falcone e Borsellino? Sembra essere così per il tritolo che avrebbe dovuto far saltare per aria Nino Di Matteo. Per lui, come per Lombardo, il tritolo c’è mentre i jammer (dispositivi in grado di annullare le frequenze dei radio e telecomandi) stanno ancora nella mente del Viminale. Sapete com è, costano e le firme da apporre in calce a richieste e autorizzazioni sono tante e, soprattutto, ne resta traccia. Il tritolo costa meno e non lascia traccia.

FACCIA DA MOSTRO

Fu così per le vicende investigative che legano il cosiddetto “faccia da mostro” alle stragi siciliane e ad alcune vicende calabresi. A proposito: sapete che quando il presunto “faccia da mostro” (presunto anche perché nega) viene raggiunto dai media con il microfono in mano e senza domande, nel suo sereno e pescoso eremo calabro, è pronto a proclamarsi un fedele ex servitore dello Stato ingiustamente tirato in ballo e quando, a inizio 2014, fu chiamato, da indagato, in una stanza diversa da quella annunciata da ben “7 procuratori 7” giunti a Reggio anche dalla Sicilia si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha sbattuto in faccia ai pm il fatto che non aveva nulla da dire e l’interrogatorio si è dunque chiuso in un nanosecondo? Ovviamente, per me che sono garantista il giusto, anche questo indagato è innocente fino a sentenza passata in giudicato.

Palermo e Reggio sono un’unica cosa e la minaccia, giunta nella domenica di fine novembre al centralino della Guardia di finanza (sono loro a garantire la scorta a Lombardo), lo conferma in maniera plastica.

Il “GIUDICE”

Quella minaccia giunse dopo due attività intollerabili per il “mondo di sopra” calabrosiculo e prima di una terza attività. Si badi bene: solo una fonte interna, o come credo, più di una, di quel fradicio “mondo di mezzo” tra Reggio e Palermo poteva conoscere i dettagli di due tra le tre attività e non c’era dunque tempo di passare attraverso minacce scritte. Bisognava fare in fretta, far sapere subito che quel “giudice” (così l’ha chiamato la voce anonima che ha parlato senza particolari inflessioni dialettali) doveva saltare in aria. Già: “giudice” l’hanno chiamato, come Falcone e Borsellino e come il vecchio codice prevedeva per gli istruttori . Come le “vecchie menti raffinate” sono oggi ancora abituate a chiamare i pm rompicoglioni. Se poi sono “ragazzini”…

La prima attività condotta in quella settimana di fine novembre, infatti, seppur intollerabile per il “mondo di sopra”, era a tutti visibile: era il prosieguo dell’indagine “Breakfast”. Un’indagine, si badi bene, che ha riservato finora, tra Milano, Roma e Milano, le sorprese meno succose seppur dirompenti, perché immaginare un ex ministro dell’Interno in una rete di relazioni come quelle descritte dall’accusa è già di per sé lancinante per la democrazia.

Ma la seconda e la terza attività nell’agenda di Lombardo, signori miei, erano esplosive e solo il mondo degli “invisibili” poteva venirne a conoscenza in tempo reale.

“PREGO SI ACCOMODI”

Con la prima, il venerdì precedente la minaccia, Lombardo era andato a ficcare il naso nell’inimmaginabile, in un ufficio pubblico fino a quel momento sacro e inviolabile. Mi immagino il dialogo che ha preceduto l’incontro. «Pronto, sono il dottore Lombardo. Oggi dovrei venire a prelevare delle fotocopie di documenti. Siete impegnati o ripasso?». «Dottore ma scherza! A disposizione, passi quando vuole». Non avrebbe immaginato, chi rispose, che i documenti risalivano nel tempo. A quel tempo in cui Palermo chiamava e Reggio rispondeva.

A ROMA

La seconda attività era ancora più dirompente: salire a Roma, il lunedì successivo alla minaccia,  per incontrarsi con pochi e qualificatissime fonti per mettere i puntini sulle “i” su alcune mortali dinamiche criminali.

LE NUOVE MINACCE

Non c’è più tempo. Loro, il “mondo di sopra”, degli “invisibili” chiama e quel “giudice Lombardo”, invece, non risponde alle chiamate e accelera. Accelera, accelera, accelera anche se al suo fianco ha il capo della Procura Federico Cafiero De Raho e l’anello di congiunzione con la Dna, Francesco Curcio.

Ma con le motivazioni del processo “Meta” in primo grado, che il 6 dicembre ha riconosciuto, per la prima volta, che oltre al “mondo di sotto” e al “mondo di mezzo”, esiste un “mondo di sopra” e di “invisibili” sul quale la Procura di Reggio Calabria e la Dia stano alacremente lavorando, beh, il dado è stato tratto. Anche perché chi aveva già capito tutto sa perfettamente che quel “mondo di sopra”, quella rete di “invisibili” lega i destini di Palermo e Reggio a Roma e i destini di ogni immonda trattativa tra Stato corrotto e mafie. Chi ha fatto telefonare l’ultima volta, pochi giorni fa, per annunciare la vicina fine di Lombardo, sa che la “meta” è lì e può essere raggiunta e sa che le ultime pagine dell’informativa della Dia consegnata alla Procura nel processo “Breakfast”, nell’ultima parte affrontano, in un “mondo di sopra” ancora tutto da scoprire, i rapporti (tra gli altri), tra Claudio Scajola, Amedeo Matacena e Marcello Dell’Utri ma, chissà perché, ho la sensazione che la prossima tappa che si dipanerà sull’asse Palermo-Reggio Calabria sarà l’esplicitazione, nero su bianco, pronta ad affrontare le aule di un Tribunale, tra Stato deviato, ‘ndrangheta e Cosa nostra all’ombra nera di una superloggia deviata internazionale.

Per questo Cosa nostra è pronta a ricambiare il favore “Scopelliti”.

Fantasie? Fantascienza? Può darsi ma teniamoci stretti e pronti ad affondare.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • arcano |

    Purtroppo, fin quando noi italiani non capiremo che “mafia-capitale” non è una semplice patologia del sistema Italia, ma il sistema Italia stesso, del quale è parte, per intero, la vecchia partitocrazia (con tutta la impresentabile pseudo-classe dirigente, che essa stessa ha partorito), non verremo mai fuori da quest’orrida melma e i pochi (veri) servitori dello stato (gli unici a mantenere accesa una flebile fiammella di speranza, come i magistrati che ha citato), i quali continuano con coraggio, e malgrado tutto, a fare il proprio dovere (con la solidarietà, incondizionata, di tutti i cittadini onesti), saranno sempre a rischio.

  • Luca |

    La ringrazio poiché ho l’opportunità grazie a questo blog di capire di più la realtà che mi circonda e di conoscere le gesta di uomini e donne impegnati contro la criminalità.
    inoltre le esprimo i miei sinceri complimenti in quanto ci vuole coraggio come giornalista ad occuparsi di queste vicende.
    La saluto cordialmente e le auguro Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

  • bartolo |

    fantasie? fantascienza?
    beh, galullo, la sorprenderò: mi auguro di cuore siano solo questo, i filoni investigativi di lombardo. non per me, condannato in via definitiva per ndrangheta in quanto secondo i giudici esistendo una cosca cosiddetta iamonte devono esistere anche gli affiliati ad essa, per cui, un iamonte, figuriamoci se può non essere mafioso; bensì, per il paese che, nonostante, continuo ad amare.
    diversamente, galullo, nel caso i pp.mm., sfuggendo al tritolo, dovessero provare la veridicità di ciò che non è né fantasia, né fantascienza; anche se la mia anima troverebbe pace, ahimè, il paese non sarebbe più mio. bensì dei mafiosi e dei criminali che mi hanno sbattuto arbitrariamente per tre anni all’inferno.
    nella spasmodica attesa,
    saluti,
    bartolo

  • Marco Terlicher |

    Non so quanto possa servire ma la ringrazio profondamente per quanto mi fa conoscere con le sue parole da questo blog e allo stesso tempo mi fa sentire impotente di fronte a questi eventi che sembrano già avere una conclusione..

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