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A Reggio Calabria depositate 2.422 pagine del processo Meta: i giudici confermano la ‘ndrangheta unitaria e rimandano a quella “invisibile”

Bisognava attendere le motivazioni del processo Meta e le motivazioni del processo Meta sono arrivate.

Sono lì, a disposizione di chi vuole vedere oltre e di chi vuole rimanere ancorato a riti e santini della ‘ndrangheta di Polsi (con tutto il suo carico di morte, violenza e tradizione che pur drammaticamente conserva).

Sono lì quelle 2.422 pagine, a disposizione di chi vuole capire che la mafia ha un mondo di sotto, uno di mezzo (come sta emergendo con l’indagine romana su Mafia Capitale) e un mondo di sopra come emergerà (possiamo starne certi) anche a Roma e come stanno tentando (spesso isolati) di dimostrare anche i pm del pool sulla trattativa Stato-mafia a Palermo e sono a disposizione di chi, invece, pensa che le menti raffinatissime invocate dal giudice Giovanni Falcone siano una fandonia.

Il 6 dicembre, a Reggio Calabria, sono state depositate quelle 2.422 pagine con le quali il 2 maggio 2014 il collegio del Tribunale di Reggio Calabria presieduto da Silvana Grasso (Natalino Sapone giudice e Teresa De Pascale giudice estensore)  in primo grado ha condannato, tra gli altri, a 27 anni Giuseppe De Stefano e a 20 Pasquale Condello, Giovanni Tegano e Pasquale Libri.

E’, appunto, il cosiddetto processo Meta che dal 2010 ha visto impegnato il pm Giuseppe Lombardo, che in primo grado ha potuto vedere premiato il proprio lavoro. Ora ci saranno gli altri gradi di giudizio.

L’impianto accusatorio è stato ovviamente confermato ma i giudici sono andati oltre. Come? Da pagina 783 si può leggere. « Il novum emerso dalle risultanze di questo lungo e complesso dibattimento – si legge nel testo che, ovviamente, conferma il concetto di unitarietà delle ‘ndrangheta – consiste nella strutturazione di un organismo decisionale di tipo verticistico, all’esito di un iter evolutivo costellato di alleanze, accordi, frizioni, fibrillazioni, che rappresenta un qualcosa di molto diverso, avendo come finalità quella di coordinare e dirigere la gestione – in via ordinaria e costante – di tutte le attività criminose che si consumano nel mandamento di centro (in particolare il capillare taglieggiamento di commercianti e imprenditori e il controllo del setto degli appalti pubblici), evitando il sorgere di conflitti, imponendo un controllo accentrato dall’alto al di là dei confini territoriali tradizionali, pur nella permanente limitata operatività delle singole consorterie. Si è venuta, dunque, a costituire un’autonoma associazione criminale distinta dalle singole associazioni – non un mero vertice collegiale di una super associazione nata dalla integrazione delle associazione medesime – avente autonomia funzionale, strutturale e organizzativa, composta dai vertici delle cosche cittadine più potenti, con a capo De Stefano Giuseppe in qualità di Crimine, universalmente riconosciuto, in grado di imporre regole da tutti condivise e rispettate, di dare stabilità, di intervenire con potere coercitivo, nonché di rapportarsi con le Istituzioni, la massoneria e la politica, i cui collegamenti in questo processo sono emersi allo stato embrionale e sono in corso di esplorazione investigativa in altri procedimenti.

Naturalmente una tale configurazione giuridica del fenomeno in esame non appare per nulla incompatibile con il fatto che all’interno di tale super associazione convivano ed operino distinti gruppi criminali a base familiare fortemente coesi in quanto costituiti da persone legate tra loro da rapporti di parentela o, comunque, da pregressa e salda conoscenza e complicità criminale.

Rimarrà naturalmente da approfondire la natura degli attuali rapporti tra tale livello superiore e dominante di ‘ndrangheta, costituito dalla richiamata super associazione operativa sull’intero mandamento di centro, comprensivo del territorio che va da Villa San Giovanni a Pellaro, costituente la parte “visibile” e i soggetti, allo stato rimasti ignoti e per cui si procede separatamente, che operano a livello politico-istituziinale, in comunione e sinergia di intenti».

Ora vediamo meglio ma l’orizzonte è ancora lontanissimo.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • guido |

    mentre da noi passano mesi se non anni per la riorganizzazione della giustizia o di qualsivoglia struttura burocratica,questi hanno una capacità zelighiana di adattamento al tempo che si vive che è “invidiabile” . La continua ristrutturazione della architettura del potere ,la velocità con la quale rispondono alle sfide dei soliti e pochi magistrati lascia sbigottiti

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