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Bonifica Porto Marghera/2 Nessun controllo sull’assegnazione dei subappalti: lo dice la Commissione parlamentare d’inchiesta

Amati lettori di questo umile e umido blog, la Commissione d’inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti ha presentato una relazione sullo stato dell’arte della bonifica di Porto Marghera (Venezia).

Chi ha seguito quanto ho scritto sul portale del Sole-24 Ore e sul Sole-24 Ore di ieri sa che il grido d’allarme lanciato dalla Commissione presieduta da Alessandro Bratti (Pd) è ai massimi livelli: finora sono stati spesi 781 milioni ma senza i 256 milioni per completare i lavori, quanto è stato fatto finora rischia di essere vanificato. Ieri ho continuato a scriverne (rimando al link a fondo pagina) mettendo in evidenza quanto lo Stato si sia “impegnato” per giungere a questa deprecabile situazione.

Le risorse impegnate sono state di circa 781 milioni, con la realizzazione del 95%, sicché mancano circa 3-3,5 chilometri di marginamenti, da eseguire o ancora in corso di realizzazione, e di rifacimento delle sponde.

Tutte le opere sono state eseguite dal Consorzio Venezia Nuova, mediante affidamento diretto alle ditte consorziate, senza alcuna gara e senza criteri di assegnazione predeterminati tra le imprese subappaltatrici facenti parte del consorzio, afferma la Commissione.

Per quanto riguarda il tema specifico dei subappalti, il provveditore interregionale per le opere pubbliche del Triveneto, Roberto Daniele, nel corso dell’audizione con la Commissione del 13 luglio 2015, ha riferito di non conoscere in base a quale tipo di procedura i lavori vengono affidati dal Consorzio Venezia Nuova alle ditte subappaltatrici, facenti parte del consorzio e, pur affermando  che il suo Ufficio autorizzava i singoli subappalti, ha dichiarato di ignorare del tutto le modalità con cui viene effettuata all’interno del consorzio la scelta delle ditte subappaltatrici.

«Pertanto, l’asserito continuo e costante controllo operato dal Provveditorato su tali ditte – si legge nella relazione conclusiva – è limitato al controllo dei requisiti antimafia, alla verifica che i subappalti siano autorizzati dal consorzio e che abbiano avuto un iter di verifica da parte dell’amministrazione concedente».

Daniele ha anche dichiarato – continua la relazione – di non essersi neanche posto il problema della verifica dei requisiti di idoneità delle imprese consorziate, ma di essersi affidato esclusivamente alle scelte del consorzio, così testualmente affermando sul punto: «Questo non lo so e al momento non mi sono posto questo problema, nel senso che il consorzio ha al suo interno studi, società e fornitori, i quali sono consorziati; esso, quindi, affida al suo interno i lavori in funzione della partecipazione al suo interno, però non ho mai preso visione dello statuto, né verificato i meccanismi di affidamento di queste cose. Siccome abbiamo già tanti altri grattacapi, purtroppo non abbiamo ancora affrontato questo, ma credo che se non cambia lo statuto (del consorzio, nda) – se cambiasse, dovrebbero comunicarcelo – in base al quale sono stipulate le convenzioni attuative, si tratta comunque di una verifica che non effettuiamo…” (pag. 62 della trascrizione, nda)».

In conclusione, l’Ufficio del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche, nella veste di committente dei lavori, per conto dello Stato, non esercitava, né esercita tuttora, conclude la Commissione d’inchiesta, alcun effettivo controllo sia sul sistema di assegnazione, da parte del Consorzio Venezia Nuova, dei relativi subappalti, riguardanti il “Mose” e le bonifiche, sia sulla congruità dei corrispettivi erogati alle ditte subappaltatrici, che fanno parte del consorzio.

r.galullo@ilsole24ore.com