Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Accade a San Marino: grave e astratto discredito sulla Repubblica e il caso viene archiviato

Proprio come l’Italia, se non ci fosse bisognerebbe inventarla! Cosa? Chi? Ma la Repubblica di San Marino, boia d’un mond leder, che non finisce mai di offrire argomenti di discussione che, per la loro natura economica e giuridica, hanno valore anche oltre i virtuali confini del Titano.

Volete sapere l’ultima?

I fatti. Il 28 maggio 2010, durante una puntata di “Exit files”, trasmessa sul canale televisivo La7, un soggetto ignoto, forse sammarinese, forse no, rende inconsapevolmente alcune dichiarazioni al giornalista Emanuele Bellano che cura un’inchiesta su San Marino il cui nome è tutto un programma: “Il paradiso in casa”. L’attenzione è focalizzata su presunti fenomeni di evasione fiscale in danno all’erario italiano messi in atto da contribuenti italiani attraverso un utilizzo distorto del sistema economico sammarinese (ecco dunque l’interesse per l’Italia). Nel filmato viene proposta l’emissione di fatture false attraverso l’utilizzo di una società fittizia in territorio sammarinese (idem).

Il Segretario di Stato all’Industria, Marco Arzilli, dopo quella puntata, fa il suo dovere e il 22 giugno si presenta al Tribunale e deposita quanto segue: “…considerato che i contenuti dell’inchiesta paiono delineare comportamenti di soggetti operanti nella Repubblica di San Marino non conformi alla legislazione sammarinese vigente, si formula il presente esposto affinchè codesta Ill.ma Autorità giudiziaria valuti la sussistenza di eventuali ipotesi di reato acquisendo eventualmente anche in chiaro i contenuti dell’inchiesta”.

Il giudice inquirente apre così un fascicolo a carico di ignoti per i misfatti di “attività del sammarinese all’estero contro il buon nome della Repubblica” e “vilipendio della Repubblica e dei suoi emblemi”.

Il 6 agosto 2010 il bravissimo (e sotto continuo attacco) collega David Oddone dell’Informazione, quotidiano sammarinese, pensando di fare cosa gradita alla sua seconda casa (egli purtroppo è italiano) bussa alla porta del Tribunale. “Toc toc, posso entrare?” “Prego si accomodi, cosa vuole”. “Vi risparmio l’inutile fatica di acquisire il filmato originale della 7” (che mandò in onda una controfigura e una voce artefatta). “Il nome ve lo dico io. Lo so perché ho accompagnato io il giornalista della 7 da quell’individuo. Verificate, please”.

Nel frattempo il presunto immobiliarista dice: tutte balle, non sono io. E insiste: “La magistratura deve fare il suo lavoro e immediatamente sentire il giornalista di Exit e farsi portare il video su di me, qualora ci fosse. Ma sono sicuro che questo non esista. Dopo di che se quello che scrivo fosse confermato, come lo sarà, dovrà essere revocata la licenza proprio all’Informazione proprio per aver leso il prestigio della Repubblica di San Marino ed aver istigato il reato. Non vi sono altre vie d’uscita. E’ una cosa definitiva: o io o loro. Un consiglio a tutti coloro che volessero denigrarmi di fare molta attenzione, in quanto non sono stato io, le prove ci sono e soprattutto la querela per diffamazione è dietro l’angolo. Ora che si faccia presto e la magistratura faccia il suo lavoro”.

Detto, fatto! Ve la faccio brevissima: il Tribunale acquisisce il video e va la, boia d’un mond leder, chi è l’immobiliarista sconosciuto? Ma proprio quello che diceva “o io o loro”, riconosciuto nel video dai tre-membri-tre del Corpo di Polizia giudiziaria di San Marino, chiamati all’ingrato compito dal Tribunale!

Dove finisce il racconto inizia la memoria con la quale il giudice inquirente, dopo aver ricordato che l’immobiliarista top secret non sapeva di essere intervistato anche perché il giornalista non si era presentato come tale ma come imprenditore edile (che testa di …beeep… il mio collega, ma non poteva dire che aveva una telecamera nascosta e che era un giornalista?), disegna la sentenza. “Pur avendo individuato in XY l’autore delle succitate dichiarazioni – in sé foriere di grave discredito nei confronti del sistema tutto e, in particolare dell’economia della Repubblica di San Marino – e conseguentemente, nel medesimo XY il responsabile della condotta materiale oggetto dell’esposto presentato dalla Segreteria di Stato per l’Industria, l’Artigianato e il commercio, non consentono peraltro di procedere nei suoi confronti a formale contestazione dei misfatti ipotizzati, difettando in concreto, rispetto a entrambi, alcuni necessari elementi costitutivi”:

1)     rispetto all’attività del sammarinese all’estero contro il buon nome della Repubblica, XY è italiano e non era consapevole che quelle dichiarazioni sarebbero state diffuse in Italia

2)     quanto al vilipendio della Repubblica e dei suoi emblemi, più o meno le stesse motivazioni escludono la punibilità.

Per questi motivi, il 23 ottobre, il Commissario della Legge Laura di Bona archivia il caso.

Tripudio di XY (il nome e il cognome non hanno alcun interesse) che dichiara: “A prescindere del fatto che la questione dell’immobiliarista di Exit sia stata archiviata, e quindi nulla penalmente emerge, vorrei capire perché proprio in questo momento, e cioè sotto elezioni, si sia tirato fuori questa cosa. Cioè la domanda che mi faccio è se io non fossi stato…omissis…, con tutto quello che ho scritto e che continuerò a fare, Arzilli – nella sua veste di Segretario ancora per poco – avrebbe dato così grande risalto alla questione? Non accuso nessuno ma è una domanda che mi faccio. Ovvero perché dare così ampia pubblicità di un’archiviazione, che è di per se una sconfitta per chi ha fatto la querela? Poi un’altra domanda mi faccio è questa: ”Che cosa ha detto l’immobiliarista di Exit, che ripeto non ricordo di essere io, di così deleterio? Se è vero che anche il Tribunale ha archiviato? Eppoi siamo sicuri che in quel contesto storico, nessun altro professionista non diceva le stesse cose, e che per costituire una società erano quelli i tempi?”. La risposta – che a me lascia senza parole ma me ne po’ frega de meno non essendo sammarinese – la lascio giudicare ai sammarinesi. Io, come ogni buon giornalista deve fare, ne prendo semplicemente atto.

Arzilli, che sammarinese è, di fronte a tanta favella ha giudicato e ha fatto due passi avanti: “I cittadini avevano il diritto di sapere chi fosse il responsabile di tali gravi affermazioni. Altro atto dovuto è la revoca della licenza alla società di cui XY era amministratore al tempo in cui si sono svolti i fatti; revoca deliberata dal Congresso di Stato nella seduta odierna per aver menomato il prestigio e l’onorabilità della Repubblica di San Marino” e ha poi annunciato la decisione presa dall’Esecutivo di intentare una causa civile contro XY per danni morali e materiali.

Ora – ripeto: lungi da me il giudizio sulla storia – sottolineo due cose: 1) ho l’impressione che il codice penale sammarinese abbia qualche lacuna in materia e di conseguenza 2) ho la sensazione che la forma (essere italiano e non essere consapevoli che quelle dichiarazioni sarebbero state trasmesse da una tv) prevale sulla sostanza (il grave discred
ito nei confronti del sistema sammarinese tutto, scrive il giudice, ma “astratto” perché non penalmente punibile). Si dirà: ma anche l’assenza di cittadinanza è sostanza. Giusto. Allora, oltre ai dubbi sulla lacunosità delle tavole penali di cui sopra, pongo a chi può dare una risposta la seguente domanda: chiunque, d’ora in avanti, che non sia cittadino sammarinese e che non sappia di essere ripreso e riprodotto fuori dai confini del Titano è autorizzato a “gettare grave discredito sull’economia sammarinese” (parole del giudice) e su San Marino? Pare di capire, infatti (ma ovviamente sbaglio) che il racconto per filo e per segno di una condotta potenzialmente punibile ad un giornalista che per fare al meglio il suo mestiere cela la propria identità pur di scovare una notizia, sul Titano equivalga alle chiacchiere di quattro amici al bar che sparlano della comare.

E’ così? Sappiatemi dire perché se così fosse, state certi che qualcuno in Italia pronto a portare in casa questa filosofia e tradurla in legge lo troviamo! Così, tanto per rendere più inutile il mestiere del giornalismo e garantire qualche tutela in più a chi, astrattamente, getta grave discredito sul Bel Paese. Sapete quanti ne troviamo, amici sammarinesi, di imprenditori che diranno, “o io o loro”. A vagonate!

r.galullo@ilsole24ore.com