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La festa delle donne comuni che si girano dall’altra parte di fronte alla violenza mafiosa

E’ difficile commentare questa ricorrenza dell’8 marzo dedicata all’universo femminile. Vorrei infatti farlo pensando alle donne di mafia: a quelle che resistono nelle associazioni criminali e a quelle che, invece, se ne distaccano.

Vorrei farlo pensando alle tante iniziative che in questi giorni si stanno rincorrendo particolarmente al Sud. Lametia Terme, ad esempio, ospiterà tre giorni di incontri e dibattiti proprio sul ruolo delle madri e delle figlie all’interno delle cosche di ‘ndrangheta.

Vorrei farlo pensando alle tante interviste e ai tanti articoli che si stanno susseguendo in queste ore sui media. Vedrete: oggi sarà un tripudio e anche se si sprecheranno i servizi sulla mimosa non mancherà chi farà i ritratti di quante hanno deciso di abbandonare la lotta malavitosa dei propri uomini. E ricorrerà su tutti un nome: quello di Lea Garofalo, sciolta verosimilmente nell’acido a due passi da Milano perché aveva deciso di abbandonare la vita che prima la famiglia e poi il marito le facevano condurre. Ora tutto il peso è sulle spalle di un’altra donna: la figlia, che coraggiosamente sta deponendo nel processo in corso a Milano.

Vorrei tutto questo ma poi penso che nell’un caso – chi abbandona le mafie – sono ancora troppo poche le donne che disertano, anche se i segnali sono incoraggianti. Nell’altro caso – chi resta nelle organizzazioni mafiose e ne custodisce segreti, riti e tradizioni – sono ancora troppe le donne che costituiscono una colonna indispensabile per proseguire nel malaffare.

E allora penso che in realtà se questo squilibrio persiste ed è ancora così forte è perché non bisogna né appellarsi alle donne-coraggio né sperare nella diserzione a catena delle donne-mafiose. L’invito alla rivolta al risveglio va indirizzato alle donne comuni, quelle che magari ora stanno leggendo questo post che, talvolta, al Sud ma ormai sempre più spesso anche al Nord, si girano dall’altra parte e credono che il problema sia, magari, della donna accanto.

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • Patrick |

    Il nostro personale e piccolo omaggio a queste donne
    http://gaprimini.blogspot.com/2012/03/cara-anna.html

  • bartolo |

    caro galullo,
    ha presente i capponi di renzo? … sono, e non solo le donne, anche noi tutti, tanti capponi (e, per nostra sfortuna, non di renzo). legati: chi dai piedi, chi dalle mani, chi dal collo, chi dalla lingua e, i più, lo sono nell’anima. lei ha perfettamente ragione a rivolgere il suo invito al risveglio alle donne comuni nel giorno dedicato a loro e a tutte le le altre. ma, non c’è risveglio che possa attecchire, quando ancora, l’universo femminile viene considerato un universo di schiavitù e/o di divertimento. e questo, non è colpa nè delle mafie e del loro onore, nè della cultura meridionale che considera ancora le donne soggetti deboli da proteggere e non paritarie ai loro diritti di uomini; bensì, al limite delle capacità dei nostri statisti ad essere tali. vi scandalizzerete ma, avrei visto meglio ninetta bagarella al ministero dell’istruzione e giuseppina pesce a quello delle pari opportunità… lo so, è veramente scandaloso, ma ritengo lo sia di più aver avuto delle ministre diventate tali grazie alle devozione all’imperatore. è facile e schic glorificare dopo morte alcune donne che, magari, fino a qualche mese prima il “il medesimo sistema che siamo” si accingeva ad assassinare o istigare al suicidio.
    viva le donne…abbasso l’8 marzo, anche se, ci permette di parlare di loro e denunciare ancora il persistere della mancanza di rispetto da parte di uomini delle istituzioni. e non!

  • lucia |

    usate come stumenti e poi quando non servono più gettate via!vengono uccise perchè rivogliono ,paradossalmente,la loro vita,restituire cioè un pò di verità,di libertà e di dignità alla loro esistenza!l”onore è un sostsntivo maschile e un valore maschile!e comunque voglio dire a tutte che”LUX IN TENEBRIS LUCET”.

  • lucia |

    egregio galullo,certo non è davvero piacevole leggere sul suo blog,che seguo sempre con interesse, che la calabria è persa per sempre e che non c”è futuro per questa terra disgraziata.può darsi che lei abbia ragione!chissà chi vivrà vedrà.per commentare il suo bel post voglio dirle che quasi sempre è più CONVENIENTE per una donna voltarsi dall”altra parte e fingere di non vedere dato che non tutte sono disposte a morire o farsi suicidare veda un pò lei per la causa!nonostante questo molto sta cambiando e molto cambierà! ma il momento è difficilissimo gli attacchi sono continui e l”odio è alle stelle!guardi l”ultima campagna editoriale in cui si parla di disonore delle donne che collaborano con la giustizia e che per questo sarebbero uccise dai parenti maschi. è tutto falso! io non condivido!la donna è uccisa perchè non vuole essere più

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