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Febbre da gioco/6 Per la Commissione parlamentare antimafia le entrate sono una forma occulta di tassazione

In questi giorni cari amici ho dedicato molto spazio ad un problema drammatico: la febbre da gioco in Italia.

L’ho fatto grazie alla relazione “sui profili del riciclaggio connessi al gioco lecito e illecito” resa nota alcuni giorni fa dalla Commissione parlamentare antimafia (si vedano in archivio i post, a partire dal primo, quello del 24 novembre, al quale ovviamente rimando).

Il settore del gioco costituisce, conclude amara la relazione del senatore Luigi Li Gotti, il punto di incontro di “plurime, gravi distorsioni dell’assetto socio-economico quali, in particolare, l’esposizione dei redditi degli italiani a rischio di erosione; l’interesse del crimine organizzato; la vocazione truffaldina di taluni concessionari che operano, sovente, in regime di quasi monopolio; il germe di altri fenomeni criminali come usura, estorsione, riciclaggio; infine, la sottrazione di ingenti risorse destinate all’erario”.

Il paradosso più evidente si ravvisa nel fatto che lo Stato, per un verso, recuperi risorse finanziarie attraverso la diffusa tassazione indiretta dei redditi e, per altro verso, sia esso stesso sistematicamente depredato dalla contestuale esistenza di meccanismi truffaldini di gioco non censito.

La diffusione estesa sul territorio delle più fantasiose forme di tassazione indiretta (derivanti dal cosiddetto gratta e vinci, dal lotto e sue varianti, dalle slot machine, dalle sale bingo, dal gioco via internet, dal videopoker), in verità alimentano la malattia del gioco, invece di curarla.

Nei periodi di crisi economica si denota ancor più tale fenomeno degenerativo – afferma la Commissione antimafia nella sua relazione – in quanto, nella impossibilità di un aumento della tassazione, si accentua il ricorso ad incentivazioni della malattia del gioco, un meccanismo che, quanto più cresce, tanto più è destinato a favorire forme occulte di prelievo dalle tasche dei cittadini, mascherando tale prelievo con l’ammiccante definizione di gioco, divertimento e intrattenimento”.

Ed ecco la stoccata finale. “Si teme che l’attuale fase di difficoltà economica del Paese possa, per l’appunto – scrivono i commissari del VI Comitato -  indirizzare la ricerca di risorse verso ulteriori forme di incentivazione dei meccanismi di gioco legale”.

La Commissione parlamentare antimafia ritiene che sia necessario fermare questa deriva e segnalare con forza quanto possano risultare effimere le entrate da tassazione indiretta e quanto, invece, siano progressivamente devastanti i danni ed i costi per i singoli e per la collettività e, intende così “manifestare profondo allarme per le ipotesi di incremento degli strumenti del gioco per le ragioni esposte”.

6 – the end  (si vedano i post del 24, 25, 26, 29 novembre, 4 e 7 dicembre)

r.galullo@ilsole24ore.com

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