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Dopo 80 anni la provincia di Latina ha bisogno di una nuova bonifica: questa volta dalle mafie e dalla malapolitica. Il costo? 30 miliardi

Eccomi tornato a voi dopo le vacanze pasquali cari amici. Scusate se ho pubblicato i vostri commenti con giorni di ritardo ma un misterioso virus – sul quale in questo preciso momento stanno lavorando i tecnici del Sole – per giorni ha bloccato il mio accesso al mio blog dal mio pc. Nei giorni di festa è stato impossibile riparare il danno. Ora spero di sì. Intanto sto scrivendo dal pc del giornale.

Ma veniamo a noi e – neppure a farlo apposta – all’inconsapevole input di un lettore che ha lasciato in questi giorni un commento da Latina ricordando i bei tempi in cui il sindaco di Fondi mi attaccava per ciò che scrivevo sulla sua città e i dintorni. Che bello essere attaccati quando si svolge il proprio ruolo di cane da guardia della democrazia! 

E dunque…E dunque c’è un’oasi felice per Cosa Nostra, Camorra e ‘ndrangheta a pochi passi da Roma: Latina.

Paradossi della storia. Questa provincia che ruota intorno a una città dove fondamentale è stato il contributo alla bonifica dell’agro pontino dei popoli veneti, friulani ed emiliano-romagnoli, estranei per secoli alle logiche mafiose, oggi è soffocata da logiche affaristico-politico-mafiose.

Sia ben chiaro: il Dna degli abitanti è rimasto lo stesso. Laboriosità e sacrificio ma il gene degli affari sporchi ha invaso politica e imprenditoria e un gruppo di criminali immigrati – come lo furono allora i coloni –  riesce oggi a sottomettere la Latina onesta.

A oltre 80 dalla bonifica del Duce – che tanti nostalgici ha lasciato nell’area anche tra i giovani che non sanno neppure cosa sia stato il Ventennio – ci sarebbe bisogno di una nuova bonifica: questa volta dalla politica marcia, dai clan e dalle cosche che invadono il territorio. “A partire dal 1927 flussi di circa 60mila coloni liberarono dalle acque putride e stagnanti – riporto testualmente dal sito del Comune di Latina – un territorio di circa 134 mila ettari”. Al cambio d’oggi l’operazione costò circa 30 miliardi di euro: ne valse la pena, era nata una nuova città e con essa una nuova economia per l’Italia che stava nascendo a dispetto di una maledetta dittatura fascista.

Oggi la provincia di Latina ha un punto debole, debolissimo che è un nervo scoperto per l’Italia tutta che sogna inebetita dalle tv di Stato e della famiglia del Capo del Governo: Fondi.

Questa città ruota intorno a un mercato ortofrutticolo (Mof) che è tra i più grandi del bacino mediterraneo e d’Italia: 120 aziende di grossisti che rappresentano (questa volta riporto testualmente dal sito del Mof) “il maggior centro di approvvigionamento sia delle metropoli italiane sia della grande distribuzione”.

Ebbene cari amici, volevate forse che questo bocconcino prelibato da un miliardo di ricavi all’anno sfuggisse a camorra e ‘ndrangheta. Eccovi alcune approfondimenti di quanto scriverò domani, mercoledì 15 aprile, con un’inchiesta sull’inserto romano del Sole-24 Ore (acquistabile solo nella regione Lazio)

IL MERCATO ORTOFRUTTICOLO FA GOLA ALLE MAFIE

E CON LUI TUTTE LE ATTIVITA’ CONNESSE

Nel 2007 il consigliere della Direzione nazionale antimafia (Dna) Francesco Paolo Giordano scriveva nella relazione: “Nel 2005, importanti inchieste sul mercato ortofrutticolo di Fondi,hanno fatto emergere sia il controllo illecito della criminalità organizzata sulle attività di trasporto su gomma di prodotti ortofrutticoli, sia infiltrazioni nel settore dell’intermediazione. Quanto al trasporto, in Campania segnatamente il clan camorristico tuttora dominante in questo settore è quello dei Casalesi che ha il monopolio dei trasporti di tutti i mercati della Campania verso il Sud, escluso il mercato di Giuliano, e cercano di estendere la loro influenza anche verso i mercati del Piemonte”.

E come se non bastasse anche le attività legate all’agricoltura (e via via le altre non connesse) sono spesso nelle mani di fottuti camorristi. “Vanno citate anzitutto forme di accaparramento di strutture produttive e di terreni agricoli a prezzi stracciati come interfaccia di fenomeni di usura e di estorsioni – scrive ancora il magistrato Giordano –  sicché alcuni operatori del comune di Giugliano in Campania risultarono aver acquistato aziende agricole nelle vicine province di Caserta e Latina. Anche l’aggregazione criminale dei Casalesi di Caserta ha sempre manifestato una particolare vocazione ad infiltrarsi nel settore agricolo, soprattutto mediante l’accaparramento di terreni, nella prospettiva di realizzare, in un modo o nell’altro, buoni affari. Nell’Italia centrale si sono registrate acquisizioni di grandi stabilimenti ed aziende per la produzione di prodotti agricoli su vasta scala”.

Quest’anno la Dna ha cambiato l’estensore della parte dedicata alle mafie nel Lazio: si tratta del consigliere Luigi De Ficchy, poi volato a capo della Procura di Latina. E cosa scrive nella relazione consegnata a fine 2008 al capo della Dna Piero Grasso?

Questo: “Chiara conferma della penetrazione del fenomeno criminale nel mercato ortofrutticolo di Fondi è giunta dalle indagini relative ad alcuni danneggiamenti, che hanno interessato ditte di autotrasporto che operano nell’ambito del mercato. Tali episodi hanno confermato che le attività del Mercato ortofrutticolo di Fondi rappresentano continue occasioni di arricchimento per la criminalità organizzata per la forte influenza dei potenti clan camorristici e della ‘ndrangheta su Fondi. È stata riscontrata la costituzione di cartelli che gestiscono e controllano in maniera monopolistica e mafiosa le rotte della commercializzazione dei prodotti verso varie zone dell’Italia. Di rilievo è anche una indagine che ha portato alla emissione di una ordinanza di misura cautelare in data 13.02.2008 emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Roma nei confronti di un’organizzazione mafiosa dedita all’usura a danno di imprenditori e commercianti della zona di Fondi”.

Insomma: tutto come prima. Anzi: peggio anche se il presidente del Mof, Giuseppe La Rocca, da me intervistato alcune settimane fa nella mia trasmissione “Un abuso al giorno” su Radio24 (in onda dal lunedì al venerdi alle 6.45 e in replica alle 20.45), dirà che le infiltrazioni non appartengono al Mercato. Certo, qualche piccolo episodio, ma il mercato è impermeabile alle infiltrazioni. Giudicate voi, lettori.

NON BASTASSE IL MERCATO ECCO A VOI  IL COMUNE

A QUANDO LO SCIOGLIMENTO PER MAFIA?

Alcuni mesi fa il prefetto di Latina, Bruno Frattasi, uno tra i migliori prefetti in Italia, ha consegnato al Viminale una relazione di 507 pagine nella quale metteva in fila una serie lunghissima di episodi che portavano a proporre lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Fondi.

Vi tralascio l’ignobile autodifesa della classe politica locale che ha gridato alla lesa maestà e alla verginità dei propri costumi. Ciò che voglio che voi sappiate, cari amici di blog, è che lo steso Viminale  ha traccheggiato per mesi prima di prendere una decisione, fino a che nell’audizione del 2 aprile in Commissione parlamentare antimafia il ministro dell'Interno Roberto Maroni è stato messo con le spalle al muro e ha giurato che in una “prossima” riunione del Consiglio dei ministri il caso Fondi sarebbe stato portato alla luce. Per decidere (o meno) lo scioglimento. Piccola annotazione: la giunta di Fondi è di centrodestra, così come la compagine governativa. Non solo: la provincia di Latina conta un numero di politici (mi vien da ridere) potentissimi e temutissimi, serbatoio naturale di voti e voti e voti e voti e….

Ovviamente non sta a me decidere ma una cosa posso dirla senza essere “cortesemente invitato” a interessarmi di altro (come mi è successo da parte di alcuni consiglieri regionali del centrodestra che stanno facendo di tutto per impedirmi di scrivere su Fondi e su Latina, comprese querele annunciate, ma non ancora giunte, che hanno il sapore dell’imtimidazione): io mi fido del prefetto Frattasi. Punto.

E mi fido di ciò che scrive De Ficchy. Eccolo: “Nel sud – pontino, in particolare a Fondi, Formia, Terracina e Gaeta, si è registrata la presenza di nuclei affiliati a organizzazioni criminali campane e calabresi, dediti al traffico di sostanze stupefacenti, alle estorsioni e al successivo riciclaggio dei proventi in varie attività di copertura dagli stessi gestite. Sono in gran parte attività che si svolgono in maniera silenziosa, tramite la collaborazione di soggetti che fungono da prestanome, dirette a sviluppare investimenti nei settori immobiliare e commerciale. Particolarmente preoccupanti sono le evidenze relative ad accertati rapporti tra amministratori locali ed elementi appartenenti ai citati gruppi criminali. Allarmanti sono i numerosi danneggiamenti ed incendi di natura intimidatoria, che hanno interessato imprenditori e titolari di esercizi commerciali in Terracina nonché esponenti della locale amministrazione comunale. Le relative indagini hanno consentito in data 30.04.2008 l’esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare del Giudice per le Indagini Preliminari di Latina nei confronti di n. 13 soggetti, appartenenti a un gruppo criminale locale, dedito prevalentemente ad attività estorsive ai danni di imprese funerarie e di pulizie con il fine del controllo dei settori imprenditoriali interessati”.

E ancora: “… nella zona compresa fra il casertano e il basso Lazio, è stata riscontrata sul territorio l’operatività del gruppo criminale Riccari-Mendico diretta al controllo delle attività economiche tramite attività estorsive e all’acquisizione di subappalti nel settore della realizzazione di opere pubbliche e private. Punti di riferimento del sodalizio sono stati i gruppi camorristici Beneduce, Zagaria, Cantiniello e Schiavone.

Sintomo della penetrazione in campo finanziario da parte delle associazioni di stampo camorristico è l’alta frequenza della costituzione e successiva estinzione di società finanziarie, di distribuzione alimentare e di abbigliamento.

A Latina sono presenti gruppi locali di elevata capacità criminale che vedono in prima fila esponenti di alcune famiglie nomadi dedite all’usura, alle estorsioni e al traffico delle sostanze stupefacenti.

Altri eventi criminosi avvenuti a Latina sono la conferma della pericolosità

dei gruppi locali, che vedono aumentata la loro capacità criminale in virtù

dei legami con i clan camorristi che insistono sui territori delle province limitrofe.

Il panorama criminale nel circondario di Latina è sempre più arricchito dalla presenza di gruppi criminali stranieri alimentati da rilevanti flussi migratori di clandestini, provenienti in particolare dall’Europa orientale. Si stanno consolidando i gruppi di etnia rumena nonché gruppi criminali nigeriani e albanesi, che gestiscono lungo il litorale lo sfruttamento della prostituzione di loro connazionali.

In particolare gli albanesi e i nigeriani risultano avere instaurato solidi collegamenti con i gruppi criminali locali e con quelli di matrice camorristica. La criminalità straniera è composta da numerosi piccoli gruppi criminali che si muovono in assoluta clandestinità”.

IL CONFINE TRA ROMA E LATINA RAFFORZA LE MAFIE

IL FANTASTICO CASO DI MINTURNO E DEI SUOI POTENTATI

Sempre più forte e diffusa è la criminalità nelle zone di Ardea (Roma), Aprilia (Latina), Anzio e Nettuno (Roma), quest’ultimo primo Comune del Lazio a essere stato sciolto per mafia nel novembre 2005 per infiltrazione della famiglia di ‘ndrangheta Gallace. “Sempre più inquinati – scrive ancora De Ficchy – risultano in particolare il territorio di Aprilia e Ardea dove si nota una sinergia tra esperienze criminali di matrice camorristica, calabrese e siciliana”.

Ci sono però comuni che restano fuori dalle cronache nazionali anche grazie alla potenza di politici e affaristi che riescono a spegnere i riflettori dei media e della società civile, costretti gli uni e gli altri a subire.

Prendiamo Minturno, a esempio. “Il Tempo” (edizione di Latina) del 10 aprile riporta una notizia che – in loco – alcuni politici avevano fatto di tutto per affossare in radice. Il Gip della Procura di Perugia non ha ritenuto di archiviare l’inchiesta che vede coinvolti politici, magistrati e funzionari in una presunta associazione mafiosa.

E sempre a Minturno il vizio della lottizzazione abusiva coinvolgerebbe persone insospettabili, come a esempio la moglie del sindaco, il geometra Giuseppe Sardelli (Pdl, ex Forza Italia) e il figlio dell’assessore alla qualità della vita (!), il geometra Fausto La Rocca, Pdl, ex Forza Italia (che ovviamente respingono tutte le accuse). Il presidente del consiglio comunale di Minturno è uno dei politici più potenti in regione: Romolo Del Balzo, consigliere regionale del Pdl, ex Forza Italia, che come riportano le cronache regionali ha e ha avuto molti conti con la Giustizia (alcuni chiusi altri in sospeso).

Intanto, ci informa “Latina Oggi” nell’edizione del 6 aprile, sono stati posti i sigilli.E intanto –  ci informa Edoardo Levantini a capo del Coordinamento antimafia Anzio-Nettuno –  sono anni che questo territorio è devastato dall’abusivismo edilizio e da anni la Regione ha messo questo territorio sotto osservazione. Più in generale il sostituto procuratore Luca Ramicci, riporta il Corriere della Sera nelle cronache romane il 3 aprile, nel Lazio dal 2006 sono state scoperte 700 violazioni urbanistiche. “Il territorio – sintetizza il Corriere – è stato gestito in maniera assolutamente criminale. Diversamente non saprei definire quello che ho trovato in questa zona”. La zona è quella di Tivoli, presso il cui Tribunale opera Ramacci. Sulla stessa falsariga le dichiarazioni rese alla Commissione contro la criminalità della Regione Lazio dal magistrato De Ficchy il 2 aprile.

Lo stesso quotidiano, l’11 aprile, in prima pagina, riportava con clamore la notizia della megavilla della moglie del potentissimo senatore Claudio Fazzone (Pdl, ex Forza Italia): è ancora in piedi nonostante la condanna per abusivismo, in attesa degli altri gradi di giudizio.

E sempre “Latina Oggi”, domenica di Pasqua, 12 aprile, semp
re in prima pagina riporta un’altra notizia che ha dell’incredibile, relativa al presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani (Pdl ex Forza Italia), e a un hotel di cui è comproprietario che sarebbe abusivo. Riporto testualmente: “…il presidente Cusani nella lotta ai vincoli ha fatto il possibile, anche di più. Probabilmente per dimostrare che ce ne sono troppi, un abuso edilizio lo hacommesso lui in persona. E infatti è finito sotto processo per concorso in abuso edilizio e abuso d’ufficio, nella sua qualità di comproprietario dell’Hotel Grotta di Tiberio a Sperlonga, ribattezzato «Hotel Cusani». Al processo in corso Cusani non si è ancora mai presentato per pregressi impegni istituzionali, poiché appunto, presidente in carica della Provincia di Latina”.

Forse ci sarebbe bisogno di altri 30 miliardi per sgombrare la provincia di Latina dalla macerie delle mafie e ribonificarla. Dalle mafie e dalla malapolitica.

roberto.galullo@ilsole24ore.com

  • leio |

    grazie a chi mostra quello che si chiama purtroppo “coraggio” chiedo gentilmente al Sig. Roberto Galullo di parlare dei colletti bianchi sino ad arrivare in giudizio-il mio è un piccolo caso ma molto significativo- sto ancora cercando un avvocato civilista che non sia corrotto dal sistema- se interessato può contattarmi-

  • galullo |

    Caro Fiore,
    la ringrazio ma non partecipo mai come relatore ai convegni per molti motivi: 1) non partecipo mai a iniziative politiche, partitiche o associazionistiche perché, in generale, provo uno schifo assoluto e me ne frego di cadere nel qualunquismo. Oltretutto un giornalista non deve mai schierarsi e ho già spiegato questo principio più di una volta; 2) dell’antimafia parolaia son piene le redazioni e i media di tutta Italia. Per la seconda volta consecutiva, la scorsa settimana, tanto per farle un sempio, ho rifiutato l’invito di Ilaria D’Amico a partecipare a Exit (e le assicuro che dire no alla D’Amico non è facile…anche se Facci in un suo articolo di fuoco sul Giornale invitata i colleghi a farlo). Negli anni ho rifiutato parecchie volte gli inviti in tv e sa perché: Perché a me piace parlare nella mia Radio, con i miei articoli e con il mio blog. Lo so che non basta e non avanza, per parafrasare il detto, ma questa è la mia filosofia di vita. Per me parlano le cose che dico e che scrivo; 3) spesso i convegni sono solo passarelle in cui si srotolano luoghi comuni, anche se sono sicuro che non sarà il vostro caso.
    Un caro saluto
    Roberto Galullo

  • Fiore Bruno |

    Caro Dott. Galullo, Le rinnovo l’invito a partecipare alla Tavola rotonda che abbiamo organizzato per mercoledì 22, ore 18,00, in Piazza Unità d’Italia. Ad oggi hanno aderito: Gaetao Coppola, direttore Cornaca di Latina de Il Messaggero; Clemente Pistilli, redattore Cronaca di Latine de Il Tempo; Alessandro Panigutti, direttore di Latina Oggi; Daniele Vicario, responsabile editoriale de La Provincia di Latina e Lidano Grassucci, direttore de Il Nuovo Territorio.
    Il suo contributo, sono sicuro sarebbe decisamente interessante.

  • bartolo |

    E’ il metodo che è sbagliato dottore Galullo, sciogliere i Consigli comunali per infiltrazioni mafiosa, senza eliminare la causa che prolifera la stessa, equivale a sostituire una vecchia amministrazione conosciuta essere tale, con un’altra ove all’interno rimane ben celata la nuova infiltrazione.

  • galullo |

    Caro Beep
    molto bella la sua storia e capisco, dunque, la sua riservatezza. Sono pronto ad approfondirla. In questo modo renderemo felice anche il nostro “miliardario” (e chi la pensa come lui) e avremo modo anche di capire se ha ragione lui (e quelli come lui) o quelli come Bruno Fiore (coordinatore del Pd di Fondi) che proprio oggi ha presentatole firme davanti al notaio con la richiesta di scioglimento anticipato del consiglio comunale di Fondi. Sia ben chiaro: cito il Pd non perchè mi schieri (i partiti mi fanno schifo: tutti!) ma solo per dire che c’è qualcuno che fa politica e – ohibo! – crede che di mafie in provincia di Latina sia il caso di parlarne e scriverne. Chissà se è d’accordo anche il ministro dell’Interno Roberto Marioni nelle cui mani è lo scioglimento (o meno) del Comune di Fondi.
    Un saluto
    roberto galullo

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