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Abruzzo/ Le fessure nel muro che le mafie possono far diventare un nuovo terremoto: bandi di gara, corruzione e massimo ribasso

Intervistata due mattine fa nella mia trasmissione “Un abuso al giorno” in onda su Radio24 (dal lunedì al venerdì alle 6.45 e in replica alle 20.45) , il sostituto procuratore nazionale antimafia Olga Capasso ha detto chiaro e tondo che crede maledettamente al rischio di infilitrazioni delle mafie in Abruzzo.

Capasso – magistrato di lungo corso che da due anni circa si occupa in Dna di ciò che accade in Abruzzo e Molise – ha detto che le fessure che rischiano di tramutarsi prima in crepe e poi in un nuovo disastroso terremoto economico e sociale sono due: le gare di appalto e il criterio del massimo ribasso. In queste fessure le mafie – Cosa Nostra, Camorra e ‘ndrangheta – sono già da tempo pronte a incunearsi in Abruzzo. E lo stesso ragionamento fa oggi su Panorama il presidente della Commissione parlamentare antimafia Beppe Pisanu.

E del resto perché mai questa regione dovrebbe essere immune da quella famosa linea della palma (di sciasciana memoria) che si innalza e fa sì che la criminalità organizzata invada poco a poco anche il centro-nord?

E del resto perché mai le mafie dovrebbero rinunciare a una torta da 12 miliardi, più o meno pari a quella messa sul piatto della ricostruzione 11 anni fa nelle Marche e nell’ Umbria scosse dal sisma (ma fossero anche otto oppure la metà il discorso non cambierebbe), che lo Stato è pronto a mettere in quella che può diventare la grande mangiatoia? Senza contare, sia chiaro, le risorse che metteranno in campo i privati per la ricostruzione.

 

PROVE TECNICHE DI…TRASMISSIONE (DI CAPITALI MAFIOSI)

 

Prima di approfondire il discorso fatto dal magistrato Capasso, facciamo un salto indietro e ricordiamo(ci) che la penetrazione dei capitali mafiosi in Abruzzo è un dato di fatto, non un’invenzione. Altra cosa è dire che sia una regione mafiosa. Ma con le mafie fa affari, eccome, coniugando la tradizione con l’innovazione.

E coniugando a questo mix anche la violenza. Pochi, infatti, sanno che in Abruzzo vive e lavora un magistrato, Anna Rita Mantini, da anni minacciata di morte dai criminali ai quali ha dato instancabilmente la caccia nella sua regione. Applicata prima a Vasto, ora è presso la Procura di Pescara. Riservata, vive sotto tutela. Bella l’Italia vero?

La tradizione (dicevo), sono i gruppi nomadi stanziali (le famiglie Di Rocco e Spinelli in primis) dediti a tutti i possibili traffici: narcotraffico, estorsioni e usura con conseguenti investimenti immobiliari milionari.

L’innovazione sono le infiltrazioni nel settore degli appalti e dello smaltimento dei rifiuti attraverso la costituzione o il trasferimento in Abruzzo di società che potrebbero servire per il riciclaggio del denaro sporco e per ottenere finanziamenti pubblici o appalti per smaltire rifiuti oppure – e questa è un’altra novità – per riciclare materiali plastici.

Le indagini sono in corso ma il bello è che i papaveri in campo sono alti alti alti e l’Abruzzo è piccolino: che cosa ci vuoi far contro famiglie come Ciancimino, coinvolte nell’operazione “Alba d’oro”? L'inchiesta della Procura di Avezzano ruota attorno al tesoro occulto di Vito Ciancimino il cui denaro sarebbe stato riciclato anche a Tagliacozzo per realizzare il complesso turistico "La Contea" del valore di due milioni e mezzo. Il reato contestato a Nino Zangari di 44 anni, ex assessore alle opere pubbliche del Comune di Tagliacozzo, e i fratelli Augusto Ricci (47) e Achille Ricci (51), è riciclaggio con l'impiego di denaro di provenienza illecita.

Ai microfoni della mia trasmissione Capasso dirà di più: sono attualmente in corso indagini che coinvolgono personaggi indagati per mafia che stanno mettendo sempre più le mani nel ciclo dei rifiuti.

Ed evidenze di infiltrazioni di ‘ndrine sono state portate alla luce (ma purtroppo non dimostrate giudiziariamente) anche nella costruzione di una superstrada nel vicino Molise. E sempre nella vicina regione (che vive moltissimo dell’economia riflessa abruzzese) cominciano a farsi strada altre tipiche modalità di stampo mafioso, come le intimidazioni ai concorrenti da parte dei criminali.

Non va dimenticato che alcune di queste inchieste aperte coinvolgono – e potrebbero presto esserci sviluppi – personaggi politici di rilievo. Questo accade anche nella Marsica dove – da anni – svernano o hanno casa moltissimi boss mafiosi o boss camorristici (del resto basta andarsi a rileggere lo splendido articolo di Roberto Saviano sulla Repubblica di qualche giorno fa, reperibile anche su Internet).

E per saperne di più si può anche navigare nel sito dell’Associazione Codici, il Centro per i diritti del cittadino (www.codici.org), che nella sezione dedicata al
l’Abruzzo ha pubblicato un bel lavoro chiamato “Le mani della criminalità sull’Abruzzo”. “Ora – mi dice il coordinatore Domenico Pettinaricontiamo di aggiornare quel lavoro. Comunque le posso assicurare che quando i riflettori dei media si saranno spenti su questo territorio, noi saremo sempre qui a vigilare”.

Oppure navigate su www.liberainformazione.org, che proprio questa mattina ha messo in linea un dossier sull’Abruzzo e le mafie.

 

IERI, OGGI E (SOPRATTUTTO) DOMANI: BANDI DI GARA E CORRUZIONE NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

 

La considerazione sul coinvolgimento di politici locali e no, permette di collegarsi al grido di allarme del sostituto procuratore antimafia Capasso che – in questi giorni – ha sentito dire dal suo capo, il procuratore della Dna, Piero Grasso, che un pool di esperti e magistrati affiancherà la Procura dell’Aquila contro il rischio infiltrazioni.

Ebbene qual è il primo punto temuto da Capasso? I bandi di gara che, dice Capasso, potrebbero essere scritti o elaborati in modo tale da favorire determinate imprese con determinati requisiti. Cuciti, tagliati e modellati su misura.  Il tasso di corruzione della classe politica abruzzese – dice Capasso in trasmissione – è molto elevato e le connivenze anche”.

Bene. Le inchieste della magistratura (come non ricordare quelle incorso su Pescara e il suo sindaco, sulla Regione e sul suo ex Governatore, a esempio?) sono tante ma – anche a voler prendere per buona la tesi complottistica dei magistrati brutti, sporchi e cattivi contro i politici belli, puliti e buoni – affidiamoci a un soggetto terzo, super partes.

Ebbene, se vi andate a riprendere l’analisi compiuta dal Nucleo speciale tutela pubblica amministrazione della Guardia di Finanza nel periodo 2006/2007 per conto del soppresso Alto commissariato anticorruzione nella pubblica amministrazione, scoprirete cose molto interessanti (www.anticorruzione.it) . Lo studio è stato presentato a Roma il 10 dicembre 2007.

Nel periodo contemplato, i dipendenti della pa denunciati per corruzione (comprendendo in questa definizione anche abuso d’ufficio, peculato e concussione) sono stati 6.752. Di questi 276 sono in Abruzzo e questo numero da alla regione un onorevole settimo posto dietro Calabria (e come ti sbagli), Sicilia, Lombardia (oh già!), Puglia, Lazio e Campania. Dei 276 dipendenti fedifraghi, 87 sono nel campo della sanità, 29 degli appalti e opere pubbliche, 63 nella contabilità pubblica, 3 nella fornitura di beni e servizi, 38 nel settore dei finanziamenti pubblici, 2 degli incarichi dirigenziali e 9 nel campo dei contributi.

Ma nel febbraio 2009 il neonato Servizio anticorruzione e trasparenza (SaeT) del ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, ha presentato al Parlamento il primo rapporto su un arco più ampio: 2004/2008 i cui risultati sono (ancora) sorprendenti. L’Abruzzo conta 509 denunce di reati collegati alla corruzione, pari al 2,68% del totale nazionale. Ben 6 reati ogni 1.000 dipendenti pubblici: nono posto assicurato in Italia.

In sintesi: a temere trucchi e trucchetti nelle “sale comando” delle pubbliche amministrazioni, Capasso non ha tutti i torti, tanto che ha lanciato un appello alla vigilanza da parte degli organi amministrativi (e io direi anche della Corte dei conti).

Giusto per dare altri dati oggettivi, ricordiamo quelli del Commissario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali (www.avvisopubblico.it). Ebbene in 15 Comuni abruzzesi sono stati confiscati finora 25 immobili (ad Anversa, Avezzano, Cappadocia, Ovindoli, Pescasseroli, Rivisondoli, Scurcola Marsicana, Tagliacozzo, Città Sant’Angelo, Montesilvano, Basciano, Campli, Silvi e Teramo).

 

APPALTI PUBBLICI E IL CRITERIO DEL MASSIMO RIBASSO

 

La seconda piaga denunciata da Capasso è stata il criterio del massimo ribasso nell’aggiudicazione delle gare per le opere pubbliche. “Il ribasso – spiega il magistrato – arriva fino al 30% ed è chiaro che in questo contesto le imprese, per sopravvivere debbono fare ricorso a manodopera in nero e/o a materiali scadenti. Nell’uno e nell’altro caso le imprese in mano alla criminalità hanno gioco facile”.

E va sottolineato che questo rischio da tempo viene denunciato per tutto il territorio nazionale dall’Ance e – in Abruzzo – il 10 marzo 2009 fu Api Edil Abruzzo a denunciare ancora una volta il fenomeno (www.themalinformazione.it) .

Va benissimo che il Governatore Gianni Chiodi difenda la sua regione (“… la mafia in Abruzzo non ha avuto mai spazio…”), come ha dichiarato ieri alla stampa nel corso di un incontro nell’atrio della caserma della Guardia di finanza di Coppito, ma è giusto anche aprire gli occhi perché il pericolo dei prestanome in mano ai mafiosi o che ne riciclano i capitali, è altissimo.

roberto.galullo@ilsole24ore.com

  • bartolo |

    Mi raccomando dottore Galullo,
    Scriva pure, ma faccia in modo che le sue inchieste non vengano a conoscenza della Commissione bicamerale antimafia e dei dottori Grasso, Macrì e Cisterna della Super Procura Nazionale Antimafia!
    Sa, è importante, poverini, ci hanno messo 17 anni per stabilire che la Ndrangheta è l’Organizzazione criminale più pericolosa esistente al mondo!
    Vogliamo riavvolgere il nastro? Ora?
    No!!! Non credo sia percorribile questa strada! Meglio lasciare le cose come stanno: gli italiani e va bene, sono abituati, ma, a Bush, chi glielo dice che ha preso una cantonata!

  • stefano rossi |

    Dott.Galullo per quanto riguarda il Molise lei si riferiva all’inchiesta Piedi d’Argilla. Nel 2004 si ipotizzò un coinvolgimento di ndrine calabresi da parte della procura antimafia di Campobasso nella realizzazione della ventura variante di Venafro: le indagini miravano in particolare ad accertare la qualità del materiale usato per la costruzione di quella che poi sarebbe diventata la variante. Tutto fu archiviato e la competenza passò a Isernia che a sua volta trasferì il tutto a Cassino. Con l’intervento della Cassazione il tutto tornò ad Isernia. Infine con la modifica dell’ipotesi di reato in falso ideologico (che sarebbe stato commesso nel Lazio) l’inchiesta si è spostata nuovamente a Cassino dal febbraio scorso.
    Insomma, in questa vicenda l’unica cosa chiara è che non si vogliono accertare i fatti, dato che i nomi dei coinvolti sono pesanti (a livello locale).
    un saluto

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