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Rete di Matteo Messina Denaro/6: Neppure sequestri e confische per oltre tre miliardi fermano la “dolce vita”

Amati lettori di questo umile e umido blog, dalla scorsa settimana mi sto occupando dell’interrogazione presentata il 2 febbraio dal senatore Beppe Lumia (Pd) al ministro dell’Interno Angelino Alfano sulla rete di protezione che garantisce da (appena) 22 anni la latitanza del boss Matteo Messina Denaro.

Il cuore dell’interrogazione è la richiesta al ministro di acquisire gli elenchi dei massoni trapanesi (e non solo) perché – come del resto emerge dalle indagini della Procura di Palermo ed è già emerso da quelle della Procura di Trapani ad esempio per il delitto Rostagno – è tra i “grembiuli” sporchi, oltre che nella borghesia mafiosa e nella politica allevata a santini e vangelo, che si alimenta il circolo protettivo di Messina Denaro e dei suoi indegni sodali. Rimando ai link (https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/10/rete-di-matteo-messina-denaro1-beppe-lumia-chiede-al-ministro-alfano-di-acquisire-le-liste-dei-massoni-siciliani/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/11/rete-di-matteo-messina-denaro2-il-pentito-la-maggior-parte-delle-decisioni-erano-subordinate-alla-loggia/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/12/rete-di-matteo-messina-denaro3-lo-spirito-della-fu-loggia-scontrino-e-piu-vivo-e-vegeto-che-mai/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/16/rete-di-matteo-messina-denaro4-a-trapani-la-legge-imposta-dalle-logge-selvagge/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/17/rete-di-matteo-messina-denaro5-ragnatela-di-potenti-famiglie-newyorchesi-e-attualita-dellanalisi-dia/)

per quanto scritto finora e vado avanti.

Oggi spostiamo ancora una volta il baricentro, concentrandoci su un aspetto molto delicato: l’attacco al patrimonio della famiglia “allargata” di Matteo Messina Denaro. Da quando Gdf, Dia e Carabinieri – delegati dalle Procure – hanno messo nel mirino il portafoglio del super boss latitante, sono stati definitivamente confiscati o sequestrati beni mobili e immobili per oltre tre miliardi. Avete letto bene: oltre tre miliardi.

L’ultimo duro colpo al patrimonio riconducibile alla cosca di Matteo Messina Denaro è del dicembre 2015. I Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani, nell’ambito dell’operazione Mandamento bis, hanno sequestrato beni per 10 milioni a due imprenditori ritenuti da investigatori e inquirenti prestanome della cosca. I provvedimenti, richiesti dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo, hanno interessato le province di Trapani, Palermo e Reggio Calabria. «Già nelle precedenti operazioni – scrive Lumia nella sua interrogazione al ministro Alfanosi era accertato come la struttura criminale esercitasse un rigido controllo territoriale finalizzato, tra l’altro, all’acquisizione sistematica dei lavori per la realizzazione degli impianti di produzione delle energie rinnovabili. L’operazione conferma il forte interesse e la pressante presenza del latitante rispetto ai lucrosi settori dell’energia e dei rifiuti. Questa volta i sigilli sono scattati, infatti, per 12 imprese attive nei comparti della produzione di energia elettrica e della raccolta di rifiuti, per complessivi 10 milioni. Sotto sequestro anche attività agricole, edili, di ristorazione e gestione di immobili, 34 immobili tra appartamenti, uffici, autorimesse, magazzini e terreni; 28 rapporti bancari e 5 autocarri. Si è quindi in presenza di un vero e proprio sistema di co-gestione tra mafia, politica ed economia messo in opera per fare affari in prima persona o per conto di terzi, una mafia ben sommersa in grado di fare grandi affari e di farsi direttamente impresa».

Eppure…

Eppure accade che questa organizzazione silenziosa e in apparenza tranquilla, se ne freghi di sequestri e confische miliardarie (oltre che di decine e decine di arresti di operai, quadri, funzionari e dirigenti della cosca) e continui a condurre una vita “imperterrita”. «Anche i familiari di Matteo Messina Denaro – mette infatti Lumia nero su bianco – pur subendo il sequestro di beni, sfoggiano ancora un altissimo tenore di vita, tanto da fare sposare i loro figli nella famosa e stupenda Cappella Palatina di Palermo».

Il riferimento di Lumia è al matrimonio celebrato nel pomeriggio del 12 settembre 2014 tra una nipote di Matteo Messina Denaro (che si presentò all’altare senza il padre, Filippo Guttadauro e il fratello Francesco, all’epoca al carcere duro, oltre che, ovviamente, senza lo zione Matteo) e un nipote di Gaetano Sansone, il quale ospitò Totò Riina nel suo residence. È un matrimonio che unì i Guttadauro e i Sansone, la provincia di Trapani e quella di Palermo.

Ora mi fermo ma domani continuo su questo filone.

r.galullo@ilsole24ore.com

6 – to be continued (si leggano anche https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/12/01/sua-latitanza-matteo-messina-denaro-e-lombra-lunghissima-della-massoneria-parola-a-francesco-lo-voi/)

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/12/02/francesco-lo-voi-cosa-nostra-ha-una-collegialita-mobile-qual-piuma-al-vento-e-forse-il-capo-assoluto-non-e-messina-denaro/)