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Rete di Matteo Messina Denaro/5: Ragnatela di potenti famiglie newyorchesi (e attualità dell’analisi Dia)

Amati lettori di questo umile e umido blog, dalla scorsa settimana mi sto occupando dell’interrogazione presentata il 2 febbraio dal senatore Beppe Lumia (Pd) al ministro dell’Interno Angelino Alfano sulla rete di protezione che garantisce da (appena) 22 anni la latitanza del boss Matteo Messina Denaro.

Il cuore dell’interrogazione è la richiesta al ministro di acquisire gli elenchi dei massoni trapanesi (e non solo) perché – come del resto emerge dalle indagini della Procura di Palermo ed è già emerso da quelle della Procura di Trapani ad esempio per il delitto Rostagno – è tra i “grembiuli” sporchi, oltre che nella borghesia mafiosa e nella politica allevata a santini e vangelo, che si alimenta il circolo protettivo di Messina Denaro e dei suoi indegni sodali. Rimando ai link (https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/10/rete-di-matteo-messina-denaro1-beppe-lumia-chiede-al-ministro-alfano-di-acquisire-le-liste-dei-massoni-siciliani/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/11/rete-di-matteo-messina-denaro2-il-pentito-la-maggior-parte-delle-decisioni-erano-subordinate-alla-loggia/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/12/rete-di-matteo-messina-denaro3-lo-spirito-della-fu-loggia-scontrino-e-piu-vivo-e-vegeto-che-mai/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/02/16/rete-di-matteo-messina-denaro4-a-trapani-la-legge-imposta-dalle-logge-selvagge/) per quanto scritto finora e vado avanti.

Oggi spostiamo il baricentro e andiamo non solo oltremare ma addirittura oltreoceano.

Nella sua interrogazione, infatti, ad un certo punto Lumia ricorda che «Matteo Messina Denaro risulta avere gradi di parentela con importanti famiglie mafiose newyorkesi, come i Gambino, i Lucchese, i Bonanno, i Genovese, di cui spesso si sottovaluta la portata collusiva sul piano internazionale, compresi i legami che potrebbero emergere con boss che operano in alcuni Paesi del Mediterraneo, come la Tunisia».

Bene, fermiamoci un attimo e andiamo per gradi. Quel che sottende questa parentesi del senatore Lumia è che la ragnatela delle coperture finanziarie e delle protezioni parte e arriva (la direzione è biunivoca) dagli Stati Uniti (segnatamente da New York), dove Cosa nostra trapanese è fortissima e vanta collegamenti internazionali anche con le centrali dei Paesi nevralgici per il narcotraffico e il traffico illecito di ogni genere (come la stessa Tunisia dove Cosa nostra ha radici solide).

Visto che lo stesso pm della Procura di Palermo Maria Teresa Principato non si era sbilanciato sulla possibilità che il super boss potesse trovarsi all’estero, già il 4 novembre 2015 Lumia aveva chiesto al capo della Procura di Palermo Francesco Lo Voi, audito dalla Commissione parlamentare antimafia, «se anche questo livello venga monitorato e quali risultati siate riusciti a ottenere, visto che anni fa, quando come Commissione ci recammo negli Stati Uniti, mi fu spiegato che c’erano diversi gradi di parentela dell’universo familiare di Matteo Messina Denaro con le tradizionali famiglie newyorkesi».

Sul punto, comprensibilmente, Lo Voi non rispose per non svelare nulla sulle indagini in corso (anche se avrebbe potuto far secretare quella porzione di audizione) ma è bene ripercorrere quelli che sono i fortissimi (e influenti) addentellati finanziari e politici statunitensi della famiglia “allargata” di Messina Denaro.

Alcuni dei capi delle cinque famiglie di New York, come Carmine Galante e Joe Bonanno, erano originati di Castellammare e alcuni importanti processi celebrati già nel 1956 e nel 1963 comprovarono che all’epoca esistevano già stretti legami, anche in ragione dei vincoli parentali, tra le cosche di Alcamo, Salemi e Castellammare del Golfo e le famiglie mafiose radicatesi negli States. In particolare, molti castellammaresi emigrarono nel New Jersey e questo spiega la solidità dei legami con le famiglie mafiose di New York ma anche il peso della mafia castellammarese, che si faceva forte di una naturale alleanza su base parentale con la mafia a stelle e strisce, che ben prima delle organizzazioni criminali europee aveva scoperto il business della droga.

Un’utilissima e attualissima lettura di quanto accade all’interno dei quattro mandamenti (che comprendono complessivamente 17 famiglie, tra le quali ovviamente quelle di Castellammare, Alcamo e Salemi) sui quali sarebbe strutturata attualmente Cosa nostra trapanese, giunge dall’ultimo rapporto della Dia presentato a fine gennaio al Parlamento. «Il modello verticistico-piramidale consente l’imposizione di strategie unitarie – si legge a pagina 33 della relazione della Direzione investigativa antimafia – comunque protese a coprire e sostenere la latitanza di Matteo Messina Denaro, ritenuti punto di riferimento del sistema criminale, non solo provinciale».

Insomma tutti per uno, uno per tutti: vale a dire il superlatitante indegnamente primula rossa da 22 anni. Con la garanzia di avere – dietro le spalle già ampie – le famiglie newyorchesi e i loro ricchissimi portafogli, in grado di garantire polmoni finanziari alla latitanza, nonostante i durissimi colpi patrimoniali inferti in Italia e di cui scriverò domani.

I soldi – si sa – sono in grado di corrompere dovunque (e non dimentichiamo mai che la corruzione è l’altro volto delle mafie) e non è superfluo sottolineare che dalle agende sequestrate fin dalla prima perquisizione presso il Centro Scontrini di Trapani, emersero annotazioni che alludevano o lasciavano intendere il dispiegamento di attività volte a interferire, o comunque ad interessarsi, anche di vicende più delicate – in Italia e all’estero – come ad esempio procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione a carico di pregiudicati o di indiziati mafiosi. Tra le carte della perquisizione fu trovato questo appunto: “Falcone Giovanni-Rosario Spatola-John Gambino”.

John (Giovani) Gambino è proprio quel John Gambino che nel 1988 venne arrestato a New York insieme ai suoi fratelli nell’ambito dell’operazione antidroga Iron Tower, coordinata proprio da Falcone e da Rudolph Giuliani. Spatola era parente (cugino per la precisione) dei Gambino.

Così come non vanno sottovalutati i rapporti e le trame oscure che questa ragnatela italo-statunitense (per la precisione trapanese-newyorchese) è stata nel passato capace di tessere e di cui sarebbe follia non credere che ancora oggi sia viva e vegeta, anche se con altri attori protagonisti. Nelle 3.039 pagine di motivazioni depositate il 27 luglio 2015 dalla Corte di Assise di Trapani (presidente Angelo Pellino, giudice Samuele Corso, oltre ai giudici popolari), della sentenza relativa all’omicidio di Mauro Rostagno, avvenuto il 26 settembre 1988 a Lenzi (la sentenza di primo grado, pronunciata il 15 maggio 2014 ha visto le condanne di Vincenzo Virga e di Vito Mazzara e la prima udienza dell’appello si svolgerà il 13 maggio 2016 presso la seconda sezione della Corte di assise di Palermo), c’è uno spunto straordinario, da questo punto di vista.

Si legge da pagina 1.265, che «il gruppo di potere insediatosi tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta al vertice del Sismi (il vecchio Servizio segreto militare, ndr) faceva parte il faccendiere Francesco Pazienza legato alle famiglie mafiose italo-americane e in particolare a John Gambino e in rapporti d’affari con Pippo Calò, componente della Commissione provinciale di Cosa nostra. Mediatore tra i due era stato il costruttore siciliano Luigi Faldetta, uomo di Cosa nostra, ma legato anche alla Banda della Magliana. E Francesco Pazienza era altresì interessato ad un giro d’affari – e di speculazione e intrallazzi – di cui erano partecipi Flavio Carboni, legato al banchiere Roberto Calvi ed elementi della Banda della Magliana».

Pazienza, che nel 1980 divenne consulente del Sismi, fu raggiunto da una prima richiesta di estradizione nel 1984 ma non fu arrestato fino al 4 marzo 1985, prima di essere consegnato alle autorità italiane nel giugno 1986. L’arresto, per la cronaca, avvenne, guarda caso, a New York.

Ora mi fermo ma domani continuo.

r.galullo@ilsole24ore.com

5 – to be continued (si leggano anche https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/12/01/sua-latitanza-matteo-messina-denaro-e-lombra-lunghissima-della-massoneria-parola-a-francesco-lo-voi/)

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/12/02/francesco-lo-voi-cosa-nostra-ha-una-collegialita-mobile-qual-piuma-al-vento-e-forse-il-capo-assoluto-non-e-messina-denaro/)