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Armi chimiche siriane/1 Il sindaco di Giffone: «Mai vista un’assemblea sui traffici della ‘ndrangheta nella Piana di Gioia». E piovono insulti

Amati lettori ieri, fino a che la linea telefonica ha tenuto (poi è misteriosamente scomparsa) ho potuto seguire in diretta streaming l’assemblea dei sindaci dei 33 Comuni del comprensorio della “città degli ulivi”, che si sono dati appuntamento alle 16 nell’aula consiliare di San Ferdinando per discutere dell’emergenza sociale segnata dall’arrivo di 560 tonnellate di armi chimiche siriane nel porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria).

Come scrivo oggi sul Sole-24 Ore (nelle pagine degli Esteri) dopo circa tre ore è passato un documento unitario che dà mandato ai sindaci di San Ferdinando e Gioia Tauro di opporsi, oggi a Roma, nell’incontro con il premier Enrico Letta, alla decisione del Governo di far transitare il cargo danese Ark Futura e la nave americana Cape Ray.

L’assemblea però ha raccontato anche qualcosa di diverso, soprattutto in riferimento a quelle urla, a quegli insulti che sono piovuti da quando ha preso la parola un sindaco che non conoscevo: Aristodemo Alvaro, primo cittadino di Giffone.

Ebbene, a sparigliare le carte ci ha pensato lui. Ora vedrete come.

E’ intervenuto dopo il sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi, che tutti chiamano Mimmo. Oggi sarà a Roma per battere i pugni sul tavolo ma ieri non è andato proprio così. Il suo è stato un intervento cauto, moderato, oserei dire realista.

Ecco gli appunti che ho preso ieri nel corso della diretta.

IL SINDACO DI SAN FERDINANDO DOMENICO MADAFFERI

Né io né il sindaco siamo stati avvertiti dell’operazione. Neanche il presidente della Regione era stato informato.

La decisione sa di puro dilettantismo politico in quanto non è possibile non avvisare i rappresentanti legittimi del popolo, anche se ci rendiamo conto che l’operazione esula dalle nostre competenze, nel rispetto di accordi internazionali.

Mancano le informazioni sulla tecnica usata, in modo da informare la nostra popolazione, che si sente allarmata. Né possiamo credere al ministro Lupi che asserisce che si sono smaltiti rifiuti tossici e nocivi di questo tipo. Al massimo sono transitati fuochi d’artificio. Noi vogliamo sapere da Letta come sarà effettuata quest’operazione. Arriveranno circa 500 militari.

Tendopoli a San Ferdinando: da due anni nessuno ci risponde anche se io ho scritto a tutti. Riteniamo di essere cittadini al pari degli altri con tutti i diritti e i doveri degli altri.

Attendiamo da anni soluzioni all’area portuale e industriale. E’ un deserto industriale in quanto non sono state effettuate scelte per incentivare le imprese. Noi siano disponibili a fare sacrifici ma vogliamo ritorni in campo economico.

No a scontri frontali ma vogliamo tutte le attenzioni per lo sviluppo dell’area.

Ancora non si sa quando arriveranno le navi.

Il trasbordo dovrebbe essere effettuato a 300 metri di distanza dalle scuole elementari. Ma mi volete avvertire, in modo che possiamo chiudere le scuole?

Circa 150mila abitanti nel comprensorio. L’unico ospedale attrezzato è a 60 chilometri.

Non mi illudo che domani dall’incontro con Letta arrivi una revoca e dunque dobbiamo affrontare la situazione in modo serio e responsabile.

Ebbene trovate forse voi toni battaglieri in questo discorso? Assolutamente no. Madafferi è realista; nessuno scontro anche perché quell’accordo vola sopra le teste dei sindaci. Ok, d’accordo, le solite lamentele sulla mancanza di informazione e sul fatto che neppure il Governatore Scopelliti Giuseppe fosse stato informato (ma su questo punto, anche senza nominarlo, molti amministratori che hanno preso la parola, hanno avanzato seri dubbi sul reale black out della catena informativa)

 ARRIBA ALVARO

Mai si sarebbe immaginato, Madafferi, di trovare un collega che le cantasse anche al re e ai cortigiani. Alle 17.21, quando è stato dato il via alla discussione, il sindaco di Giffone, Aristodemo Alvaro è entrato a piedi uniti prendendo, dal palco dove era seduto, per primo la parola. «Mi domando perché non ci sia mai stata un’assemblea di questo tipo – ha affermato lasciando tutti di sale – sui traffici della ‘ndrangheta nella Piana di Gioia Tauro. Droga e cocaina investono da qui il territorio nazionale e non solo e su questo non riusciamo a ribellarci. Nel porto di Gioia non passeranno bombe. Se questa assemblea è un momento per ricongiungerci e protestare contro lo stato di abbandono della regione sono con voi ma se qualcuno mi dice che sulle operazioni di intelligence, quale questa è, qualcuno doveva essere avvertito io mi metto a ridere».

L’intervento di Alvaro ha strappato applausi ma anche urla, al punto che l’assemblea rischiava di concludersi ancor prima di entrare nel vivo.

Da quel momento, infatti, un gruppetto di esagitati (compreso un assatanato che si è catapultato sul palco obbligando i Carabinieri a fermarlo, riconoscerlo e portarlo fuori dall’aula) ha dati via a qualche mortaretto dialettico. Sono volati i soliti improperi (“vergogna”, “venduti”) e via di questo passo.

U sapia che chisti…si sente il sindaco di San Ferdinando commentare le prima urla dal pubblico.

In realtà gli esagitati (tra le quali una donna che inveiva a squarciagola) erano pochi ma il rumore fa notizia e così i taccuini e le telecamere si sono precipitati sugli ultras della Piana che, poco dopo, saranno di nuovo aizzati dall’intervento di Pino Romeo, coordinatore del tavolo tecnico di tutela ambientale («Siamo entrati in contatto con Democritos, il centro nazionale greco di ricerca di Atene e del Politecnico di Creta, che parla di devastazione del territorio. L’arsenale sarà distrutto a ovest di Creta. Se avverrà con idrolisi si può parlare di uno scenario da incubo. Necrosi completa dell’area interessata e inquinamento marino. I sindaci possono opporsi in qualità di garanti della salute dei cittadini. Proposta di sciopero generale»). Ora, sia chiaro, non ho nessuna competenza scientifica e dunque non mi permetto di confutare le parole di tal Romeo ma, in un clima già incendiato, era facile immaginare la reazione.

In ogni caso, per la cronaca, Alvaro non si è scomposto di un millimetro e ha tenuto botta a chi lo insultava, insistendo sul fatto che quella era la sua opinione e che come tale andava rispettata. Sempre per la cronaca è un’opinione che non solo condivido ma sulla quale avrei comunque riflettuto con voi nei prossimi giorni: va bene protestare contro l’arrivo della nave con armi chimiche siriane (legittimo) ma avete davvero mai visto una rivolta delle coscienze nella Piana – visibile come queste parate che sono solo all’inizio, di comuni cittadini e politici (
!) locali e nazionali – contro la ‘ndrangheta e quel sistema criminale che se l’è pappata e ne ha impedito lo sviluppo che merita?

Comunque ora mi fermo ma a breve, non appena questo articolo scomparirà dall’home page del Sole-24 Ore per fare spazio ad altri blog, tornerò con un altro resoconto sulla giornata di ieri e dunque tornerò visibile sull’home page. Anch’esso un pezzo interessante. Molto interessante. Sul clima vissuto in assemblea (fino a che la linea telefonica ha permesso di seguire…).

1-    to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Pino Romeo |

    La ringrazio per aver dato spazio a ciò che sta succedendo alle ns. latitudini (Calabria, Piana di Gioia Tauro) e probabilmente andrebbe approfondita la faccenda dell’intervento intelligentemente provocatorio del sindaco di Giffone, Aristodemo Alvaro.
    Non perchè non sia confutata dai fatti (scarsa ribellione in generale al fenomeno ‘ndrangheta) ma perchè in quel preciso contesto di notizie ondivaghe in cui si cela una reale paura della popolazione che vive a 100 metri dall’area portuale, è apparso inopportuno. Niente di più.
    Tanto è vero che il mio intervento, non completato per mancanza di tempo, avrebbe voluto toccare anche le ragioni profonde della scelta del sito di Gioia Tauro, che ricorda – guarda caso – la stretta di mano tra Mafia e USA per sbarcare in Sicilia in tempi ormai lontani.
    Io mi occupo di pianificazione del territorio, VIA e VAS (sono urbanista), ed il tavolo tecnico del quale sono coordinatore analizza sotto l’aspetto scientifico e tecnico le variabili che potrebbero incidere in un modo o nell’altro sulla Piana di Gioia Tauro, vedi alla voce rigassificatore, impianto a pirolisi, raddoppio dell’unico inceneritore esistente in Calabria etc…
    Quindi porgiamo il nostro lavoro alla comunità, alla politica e agli amministratori del territorio.
    Non ho incendiato gli animi è che ho detto probabilmente ciò che conosco e sottoscrivo, e che la gente del posto ha registrato in quel modo.
    Cordialmente
    Pino Romeo, urbanista

  • pasquale montilla |

    La coscienza sporca dell’Italia.
    La Calabria e’ questa pura,nera e maledetta.Le pedine politiche di ogni partito la loro rappresentazione catastrofica di questo delirio.
    Gente inutile in mandati politici condizionati dal malaffare e in strutture architettoniche massoniche deviate.
    Nessuna sensibilita’alle armi chimiche che sfiorano le coste calabresi e quindi anche la loro pelle.Il porto di Gioia Tauro doveva essere un rilancio economico per il territorio ma si e’ rilevato un buon sito di stoccaggio per il mercato europeo della cocaina del narcotraffico colombiano.
    Adesso la Bonino, Lupi,Alfano e compagni lo propongono come il luogo e quindi un affare per disinnescare una bomba a reazione chimica neurotossica letale del boia di Assad.Tranquilli il governatore Scopelliti non comanda e ne ci rappresenta ma e’uno dei tanti inutili personaggi dal potere politico calabrese che puo’solo ironicamente tranquillizzarci.Fra qualche anno proporra magari per rilancio della nostra terra atomiche iraniane o coreane da disinnescare e qualche arma biologica di distruzione di massa da neutralizzare con la benedizione dei soliti volgari e maledetti poteri occulti locali.

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