Operazione Platino/3 Nel pacchetto chiavi in mano della ‘ndrangheta a Milano, anche pressioni e false testimonianze

Il giudice per le indagini preliminari (Gip) di Milano Franco Cantù Rajnoldi, il 14 dicembre 2013 ha apposto la propria firma all’ordinanza di custodia cautelare che poche ore fa ha portato in carcere dieci soggetti nell’ambito dell’ennesima inchiesta contro la ‘ndrangheta in Lombardia, denominata Platino.

La lunga e complessa indagine sfociata nella richiesta cautelare è stata condotta – come si dà doverosamente atto nella premessa – essenzialmente dall’Arma dei Carabinieri e in particolare dal Nucleo investigativo del comando provinciale di Milano, coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica (pm Boccassini Ilda e Paolo Storari).

I media hanno messo in evidenza i presunti interessi delle cosche calabresi sui locali notturni di Milano (non è certo una novità, ahinoi) e in particolar modo nei servizi di security ma l’accusa spazia fino alle estorsioni-tangenti commesse in danno di imprenditori e altro ancora.

Nelle pieghe delle ordinanze si possono leggere anche storie e ricostruzioni di omicidi eccellenti.

Nel primo articolo (si legga http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/01/operazione-platino1-i-goodfellas-di-plat%C3%AC-fanno-saltare-naso-e-denti-ai-bergamaschi-e-mandano-gli-zingari-al-rogo.html) ho raccontato una delle tante storie che descrivono la parte violenta e sanguinaria delle cosche in Lombardia. Non dimentichiamo che questa indagine nasce da una costola investigativa sul "movimento terra" nell’ hinterland milanese e nelle province di Pavia, Lecco e Monza e dalle investigazioni sulle cosche Barbaro e Papalia regnanti a Buccinasco, Corsico e Trezzano sul Naviglio.

Nel secondo articolo mi sono soffermato sul presunto tentativo di eliminare a distanza di 20 anni Saverio Morabito, collaboratore di giustizia nello storico processo lombardo processo Nord-Sud (l’indagine è del ’93), così come ricostruito dalla Dda di Milano (http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/01/operazione-platino2-i-goodfellas-di-plat%C3%AC-dopo-20-anni-continuano-la-caccia-al-pentito-che-trad%C3%AC-i-potentissimi-sergi.html).

Nel mio spazio settimanale del giovedì “ORA LEGALE”, sul sito www.ilsole24ore.com, in una delle quattro “finestre” sotto la testata, domani 16 gennaio racconterò delle rivelazioni sull’autore dell’ omicidio del brigadiere dei Carabinieri Antonino Marino, già Comandante della stazione dei Cc di Platì dal 1983 al 1988 e ucciso con colpi di arma da fuoco il 9 settembre 1990 a Bovalino.

Oggi proseguo su un filone analogo, raccontando delle presunte minacce ai testimoni.

L’accusa è cristallizzata a pagina 67 dell’ordinanza, quando si legge che: «Ai capi B) e C) viene contestata agli indagati Catanzariti Agostino, Catanzariti Saverio, Mesiti Giuseppe e Scarcella Flavio il reato di subornazione di tre testi (articolo 377 c.p.) aggravata dal metodo mafioso (art. 7 D.L. 13 maggio 1991 n. 152), nonché quello della falsa testimonianza commessa in concorso con il teste Colella Gianluigi.

Catanzariti Agostino – Catanzariti Saverio – Mesiti Giuseppe – Scarcella Flavio capo b): del delitto di cui agli artt. 110,377 commi II, IV e V c.p. – 7 d.l 152/1991, perché, in concorso tra loro e con altri soggetti non identificati, mediante minaccia, consistita nell’intimidire Gianluigi Colella, Loris Salvatore Nannanvecchia e Mirko Corso (chiamati come testimoni avanti al Tribunale di Milano 3 sezione penale p.p. n. 37424/11 Rgnr) affinché questi non testimoniassero il vero ripetendo il contenuto delle dichiarazioni rilasciate in data 5.7.2010 all' Avv. Quaglia (curatore fallimentare della Acquario Srl) nei confronti di Silvano Scalmana, imputato di bancarotta fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio, senza peraltro conseguire il proprio fine consistito nell’ indurre i tre testi a rendere falsa testimonianza.

Con l'aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni quale è la 'ndrangheta ed avvalendosi del metodo mafioso.

In Milano nel febbraio 2012

capo c): del delitto di cui agli artt. 110 e 372 c.p., perché, in concorso tra loro e con Colella Gianluigi, mediante minaccia consistita nell’' intimidire quest'ultimo, lo inducevano a rendere falsa testimonianza nel processo penale a carico di Scalmana Silvano, imputato di bancarotta fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio, svoltosi avanti al Tribunale di Milano 3" sezione penale (p.p. n. 37424/11 Rgnr)».

E’ su quest’ultimo aspetto che vorrei soffermarmi, dando sempre per scontato (ogni tanto lo ripeto per ricordare sempre a me stesso e ai lettori che il giornalista è un cronista e non un giudice) che tutte le accuse dovranno essere provate in un’aula di Tribunale fino a eventuale terzo grado di giudizio. Fino a quel momento, tutti sono presuntivamente innocenti.

L’IMPORTANZA

Tra i tanti aspetti importanti di questa operazione c’è quello che riguarda proprio la presunta pressione che viene esercitata su alcuni testimoni in processi penali.

Secondo l’accusa questo comportamento non è episodico ma è frutto di scienza e conoscenza. Se si legge a pagina 97 dell’ordinanza, si scopre infatti che, per l’accusa (passata al vaglio di un Gip), «Saverio Catanzariti, Agostino Catanzariti e Scarcella forniscono una sorta di protezione a tutto campo dei locali: danno infatti ausilio ai titolari che, a fronte di problemi in discoteca, non si avvalgono delle forze dell’ordine, ma di soggetti di elevata caratura criminale, diretta o acquisita in via parentela, in grado di spendere il nome di note famiglie mafiose la protezione si estende, come detto, a tutto campo, in quanto copre anche, per così dire, i rischi giudiziari, come testimoniato dalla vicenda della subornazione dei testimoni di cui si è prima riferito».

Insomma, pare di capire che nel “pacchetto chiavi in mano” delle offerte rese da questa presunta associazione di stampo mafioso, rientri anche la subornazione dei testimoni (espressione tecnica che altro non vuol dire se  non l’istigazione a fornire una falsa testimonianza) e la conseguente falsa testimonianza.

Non è un caso che il Gip, alle pagine 82 e 83 sottolinei che «forse non è inutile in questa sede sottolineare l'
estrema gravità dell'episodio qui contestato ai capi b) e c): al fine di conseguire gli obiettivi dell'associazione mafiosa e di fornire la promessa protezione a Scalmana, gli odierni indagati non hanno esitato a minacciare pesantemente tre testi invitandoli a mentire pena gravi conseguenze ai loro danni; e, se non fosse per l'istituto delle contestazioni (art. 500 c.p.p.) e nonostante alcune parziali ritrattazioni, il piano delittuoso non è stato portato a termine. In ogni caso la forza del sodalizio è stata riaffermata (come dimostra l'atteggiamento parzialmente reticente dei testi minacciati) e si è dimostrata potenzialmente in grado di incidere su uno degli istituti portanti dello Stato di diritto, cioè il processo penale, cercando di piegarlo ai propri fini
».

3 – the end (le precedenti puntate sono state pubblicate il 9 gennaio http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/01/operazione-platino1-i-goodfellas-di-plat%C3%AC-fanno-saltare-naso-e-denti-ai-bergamaschi-e-mandano-gli-zingari-al-rogo.html e il 13 gennaio (http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/01/operazione-platino2-i-goodfellas-di-plat%C3%AC-dopo-20-anni-continuano-la-caccia-al-pentito-che-trad%C3%AC-i-potentissimi-sergi.html).