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Rifiuti radioattivi/2 Dopo 34 anni il comune molisano di Castelmauro ancora alle prese con gialli e misteri

Castelmauro (Campobasso) è un piccolo comune di circa 1700 abitanti, posto sull’Appennino molisano, a 700 metri di altezza. Nel 1979 una influente persona del posto, Quintino De Notariis, chiese e ottenne l’autorizzazione per costituire un deposito di rifiuti radioattivi all’interno di un locale – sostanzialmente una cantina – proprietà della famiglia, a sua volta piuttosto in vista (il fratello di De Notariis, avvocato, aveva tra l’altro ricoperto la carica di sindaco).

Il locale si trovava nel centro storico del paese. Sia l’ubicazione, sia le sue caratteristiche strutturali lo avrebbero dovuto far ritenere totalmente inidoneo allo scopo per il quale veniva proposto.

Basti al riguardo pensare solo a quali difficoltà vi sarebbero state a effettuare un intervento di emergenza in caso, ad esempio, di incendio.  

INIZIA COSI’

Inizia cosi il racconto della Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, che ha depositato in Parlamento la relazione finale sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia. La relazione – depositata il 18 dicembre 2012 – ha visto come relatrice l’onorevole Susanna Cenni.

Una relazione molto interessante sulla quale mi soffermerò per alcune puntate. Dopo aver descritto sul post di ieri (si veda archivio) il quadro generale, vi guiderò attraverso la lettura di alcune storie incredibili (per la sicurezza dei cittadini) come quella di cui scrivo oggi.

La storia è degna di attenzione. Seguitela con me.

Il medico provinciale, al quale competeva nella legislazione allora vigente il potere autorizzativo per depositi del tipo e dimensioni di quello in questione, rilasciò l’autorizzazione, dopo aver acquisito il parere favorevole di una apposita commissione provinciale, anch’essa prevista dalla legge del tempo e della quale sembra peraltro che il richiedente, persona laureata in fisica, scrivono i commissari parlamentari, facesse parte.

Il deposito fu oggetto di diverse ispezioni da parte dell’ente di controllo, alle quali fece seguito, a quanto risulta alla Commissione parlamentare, più d’un rapporto degli ispettori – ufficiali di polizia giudiziaria – alla magistratura competente, senza tuttavia effetti sostanziali. Altrettanto privi di effetto furono, evidentemente, atti amministrativi come il decreto del presidente della giunta della regione Molise del 18 ottobre 2002, che obbligav De Notariis di rimuovere i rifiuti entro 60 giorni.

Nel tempo il deposito è giunto a contenere circa 2 mila fusti di rifiuti radioattivi, essenzialmente di origine ospedaliera, per un volume complessivo di oltre cento metri cubi, ampliandosi in altri due locali di caratteristiche del tutto simili, anche se di superficie minore, posti nelle immediate adiacenze del primo

IL GIALLO DELLA MORTE

La situazione è ulteriormente peggiorata nel 2007, con la morte di De Notariis, avvenuta durante un viaggio in Sudamerica, un evento la cui autenticità sembra abbia sollevato dubbi nella comunità locale, ma che ha lasciato comunque il deposito sostanzialmente incustodito.

Risulta, infatti, che gli eredi naturali abbiano rinunciato a ogni eredità, essendo peraltro già proprietari dei locali, e abbiano anzi promosso azioni legali affinché tali locali venissero liberati a spese della pubblica amministrazione, un risultato che – indipendentemente da quelle azioni che li avrebbero visti soccombenti – è stato comunque ottenuto.

In considerazione della situazione di rischio incombente che si era determinata, l’Ispra, nella sua qualità di ente di controllo, ha richiesto l’intervento delle autorità di protezione civile (articolo 126-bis del decreto legislativo n. 230 del 1995). La norma richiamata stabilisce che, nelle situazioni che comportino un’esposizione prolungata dovuta, tra le altre cause, a un impiego di sorgenti radioattive non più in atto (nella definizione data dal decreto legislativo costituisce impiego anche la sola detenzione), le autorità competenti per gli interventi ai sensi della legge n. 225 del 1992 (interventi di protezione civile) adottano i provvedimenti opportuni.

Il Presidente del Consiglio dei ministri, con propria ordinanza di protezione civile del 3 ottobre 2008, n. 3707, ha stanziato 1,5 milioni per la bonifica del deposito, finanziati in parti uguali dal dipartimento della protezione civile e dalla regione Molise e ha nominato commissario delegato per l’intervento il prefetto di Campobasso pro tempore, richiedendo inoltre all’Ispra ogni collaborazione e l’immediato rilascio di pareri, autorizzazioni e provvedimenti di competenza. Il commissario delegato, nell’audizione tenuta in Parlamento il 27 novembre 2012, ha presentato alla Commissione un’ampia e dettagliata ricostruzione del caso.

LA BONIFICA

Le operazioni di bonifica sono state condotte tra il 2009 e il 2010, al termine di una complessa procedura di gara e di altre attività preparatorie, tra le quali la predisposizione di un piano di emergenza per eventuali incidenti nel corso della movimentazione dei fusti.

L’intervento è stato effettuato da un’associazione temporanea di imprese costituita dalla società Nucleco, che ha effettuato la rimozione dei rifiuti e la decontaminazione dei locali, dalla società Protex, che ha effettuato presso i propri impianti di Forlì la caratterizzazione dei rifiuti, e dalla società Campoverde, nei cui depositi sono destinati i rifiuti dopo le operazioni di trattamento svolte in un impianto tedesco.

Solo a seguito della conclusione dell’intervento, è stato individuato, ancora nei pressi dei locali bonificati, un quarto locale, di piccole dimensioni, al cui interno sono visibili fusti simili a quelli rimossi dal deposito. Ad oggi, si legge nella relazione, non è stato possibile accertare se si tratti di contenitori vuoti né la natura del loro eventuale contenuto, tanto meno rimuoverli.

Il commissario delegato pro tempore ha, infine, informato la Commissione dell’esistenza, nell’ambito locale, di voci secondo le quali, oltre a quelli immessi nei locali adibiti a deposito, altri rifiuti radioattivi sarebbero stati sepolti nelle campagne intorno al paese.

La Commissione non ha avuto modo di approfondire l’attendibilità delle voci, che peraltro non sono le uniche a suscitare o ad alimentare sospetti intorno a una installazione nucleare o a un deposito di rifiuti radioattivi. «Se le voci risultassero confermate non sarebbero immediatamente evidenti i motivi che avrebbero spinto l’esercente di un deposito formalmente autorizzato, seppure di fatto inidoneo, a effettuare uno smaltimento illecito  - concludono i commissari – anzichè utilizzare il proprio deposito, compiendo un reato più grave di quelli contravvenzionali previsti dalla legislazione di settore».

2- to be continued (la precedente puntata è stata pubblicata ieri, 30 gennaio)

r.galullo@ilsole24ore.com