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Parte la corsa alla poltrona di Grasso in Dna: nomi, sorprese e rischi di modifiche legislative come nel “caso Caselli”

Questo mio articolo è stato pubblicato la scorsa settimana sul Sole-24 Ore. Lo ripropongo – con qualche aggiunta in modo da renderlo ancora più attuale – per coloro che non avessero avuto la possibilità di leggerlo sul quotidiano.

Con l’ingresso in politica di Pietro Grasso si riaprono i giochi in Dna (Direzione nazionale antimafia), alla quale lo stesso Grasso approdò dopo che la strada era stata spianata dalla concorrenza di Gian Carlo Caselli, che pur candidato dovette rinunciare perché il Parlamento con un emendamento ad hoc nella legge mille proroghe prolungò la permanenza di Piero Luigi Vigna, decaduto il quale entrò in vigore la cosiddetta “riforma Castelli” dell’ordinamento giudiziario che escludeva dai vertici degli uffici coloro che avessero superato i 66 anni (Caselli incluso).

A marzo, verosimilmente, si aprirà il concorso per ricoprire il ruolo lasciato da Grasso. Nel periodo di vacatio – che potrebbe durare fino alle soglie dell’estate – a prendere in mano le redini della Procura nazionale antimafia sarà il procuratore aggiunto Pier Luigi Maria Dell’Osso, che ha speso gran parte della sua vita a Milano prima contro il terrorismo e poi contro i traffici criminali delle mafie. Il regno di Dell’Osso durerà il tempo necessario affinché il plenum del Csm scelga il successore, a meno che non decida di presentare lui stesso domanda per la successione a Grasso. Cinque, al momento, i nomi accreditati a concorrere perché hanno i titoli anche se non è da escludere che altri pm titolati (o meno) possano presentare ugualmente domanda nella speranza di essere ripescati di fronte ad un mancato accordo nel Csm.

Il primo, in rigoroso ordine alfabetico, con molte chance è Roberto Alfonso, dal 17 settembre 2009 capo della Procura di Bologna ma prima a Siracusa, Catania e per 15 anni alla Dna.

Il secondo, con minori possibilità, è Antonio Laudati, attualmente capo della Procura di Bari ma prima in Dna e nel 2007 Direttore generale degli Affari penali del ministero della Giustizia.

Il terzo nome (a sorpresa?) è quello di Guido Lo Forte, per molti anni a Palermo come aggiunto e dal 19 settembre 2008 a capo della Procura di Messina.

Il quarto, titolatissimo, è Vincenzo Macri, per una vita a Reggio Calabria, poi aggiunto in Dna e dal 22 luglio 2010 capo della Procura generale di Ancona. L’ultimo nome molto forte è quello di Franco Roberti, capo della Procura di Salerno dal 18 marzo 2009 ma prima per otto anni in Dna da dove è poi partito per Napoli, nella quale ha retto per quattro anni la Dda.

Ci sarebbe (forse) un sesto nome che è quello di Sergio Lari, attualmente capo della Procura di Caltanissetta. Magistrato validissimo.

Resta il rischio delle sorprese che potrebbero provenire, ripetiamo, da candidati non titolati ma per i quali magari potrebbero aprirsi le porte di modifiche legislative pur di farli rientrare. Del resto se è già successo nel passato non si vede perché non potrebbe accadere di nuovo in spregio alla logica e ai curricula dei cinque/sei candidati potenzialmente in corsa ma nel rispetto di altre e superiori volontà. Staremo a vedere e state certi che non mancherò di seguire l’evoluzione degli avvenimenti.

La Direzione nazionale antimafia è diventata anche un trampolino di lancio per la politica. Prima di Grasso, dalla Dna erano stati due i magistrati che avevano tentato con successo la via del Parlamento: Alberto Maritati e Francesco Nitto Palma.

Il primo fu procuratore aggiunto prima con Bruno Siclari e poi con Piero Luigi Vigna, entrò in Senato il 30 giugno 1999 con i Ds e nel 2000, durante il Governo D’Alema, divenne sottosegretario all’Interno. Dal 2006 al 2008, con l’Esecutivo guidato da Romano Prodi, ricoprì lo stesso ruolo alla Giustizia.

Il secondo è diventato senatore nella XV legislatura con Forza Italia. Nitto Palma è stato ministro della Giustizia nel Governo Berlusconi dal 27 luglio 2011 al 16 novembre dello stesso anno, mentre in precedenza aveva ricoperto, dal 12 maggio 2008 al 26 luglio 2011, la carica di sottosegretario all’Interno.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • vinpatgia |

    Ebbene, la penso allo stesso identico modo suo.. sicuramente usciranno leggi e curricula
    tali da mettere un magistrato ad hoc, onde evitare sorprese per tante “belle persone” presenti nelle nostre istituzioni, rifacendomi al pensiero di un noto politico: pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina!

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