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La prima vittima dell’Arma dei Carabinieri: 68 anni fa per mano del bandito Salvatore Giuliano

In un Paese senza memoria – e dunque destinato all’oblio – pochi ricordano che il 2 settembre 1943 è la data che fissa l’inizio della lunghissima scia di sangue che ha colpito, negli anni, le forze dell’ordine e l’Arma dei Carabinieri.

Il 2 settembre del 1943, quello che poi passò alla storia come il bandito Salvatore Giuliano, uccise il Carabiniere Antonio Mancino che si era arruolato per sfuggire alla miseria di Sparanise, il comune di poco più di 7mila anime in provincia di Caserta dove era nato solo 24 anni prima.

L’assassinio senza pietà – ricorda oggi Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia – avvenne in nome degli sporchi interessi che pure erano tutelati da buona parte delle autorità del tempo. Questo dimostra come la violenza mafiosa abbia sempre avuto entrature e coperture a livello istituzionale”.

Sessantotto anni dopo e con molti morti sul campo dimenticati, questo anniversario dà lo spunto per riflettere sulle condizioni con le quali Forze dell’Ordine, Arma dei Carabinieri, Guardia di finanza e corpi militari o smilitarizzati, penso ad esempio agli agenti di polizia penitenziaria, affrontano quotidianamente la malavita e l’illegalità. Intendo dire sul campo, ogni giorno, e non al chiuso di un ufficio seduti su una sedia.

Basta poco per rendere l’idea. Basta un esempio. Quello di Firenze, dove i poliziotti rischiano di tornare a cavallo per inseguire ladri e scippatori. Il 16 agosto, mentre la gran parte degli italiani smaltiva ancora i bagordi del Ferragosto, il sindacato di categoria ha ricordato che la Polizia fiorentina ha finito i buoni benzina nonostante stia cercando di rastrellarli sull’intero territorio nazionale, fra le Questure che ne hanno ancora a disposizione. Il sindacato Siulp ha lancia un disperato appello. «Sono terminati i fondi per l’acquisto di carburante naturale e non essendoci neppure più i fondi per ricaricare le “fuel card”, si sta attingendo ai buoni benzina in praticamente tutte le Questure del territorio nazionale. A Firenze è terminato il gasolio e, le altre province non sono messe praticamente meglio. In parole povere, stiamo dando fondo a tutte le riserve strategiche, con il rischio, laddove non arrivi una copertura economica entro il corrente mese, che terminate anche queste garantiremo la sicurezza a piedi!Il Siulp si trova ad essere completamente sbigottito di fronte ad una simile situazione, che ha dell’incredibile, si domanda inoltre come il Dipartimento si sia accorto soltanto oggi della situazione e non abbia allertato le Questure e gli Uffici sul territorio in anticipo al fine di permettere quantomeno una razionalizzazione delle pur magre risorse disponibili. L’obbligato ricorso ordinario ai buoni benzina, che invece dovrebbero essere impiegati solo in casi eccezionali o particolari, fino alla loro disponibilità oltre a comportare problemi di carattere pratico (non tutti i distributori sul territorio sono aperti 24 ore su 24) produce un costo superiore dell’acquisto di carburante da tenere nella diretta disponibilità dei vari punti di rifornimento siti nelle caserme».

Speriamo che non finiscano anche i buoni per il fieno. Quello che servirà ai cavalli.

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.12 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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