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In Dna due denunce di Spadaro Tracuzzi contro Reggio Calabria – Dubbi sui colloqui in carcere della pg

Le Procure di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) e Catanzaro hanno aperto un fascicolo a seguito della denuncia del capitano dei Carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi, arrestato a Livorno il 19 dicembre 2010. Al momento non è noto se ci siano indagati. La missiva è giunta anche in Direzione nazionale antimafia.

Sono questi i contorni della vicenda che mi apprestavo a descrivervi ieri ma il quotidiano Calabria Ora (dopo la confusa anticipazione di Sky) ieri stesso ha pubblicato la denuncia di Spadaro Tracuzzi e ho dunque preferito attendere oggi.

Il capitano, già operativo nel centro Dia di Reggio Calabria, è recluso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere ed è accusato di associazione esterna di tipo mafiosa. Avrebbe, in particolare, agevolato la cosca Lo Giudice.

GLI EMISSARI

Il 9 luglio il capitano dell’Arma ha consegnato alla Procura di Santa Maria Capua Vetere e a quella di Catanzaro, attraverso i suoi avvocati, un’articolata lettera nella quale racconta quel che è accaduto nella tarda mattinata del 28 giugno 2011. La lettera è una versione rivista e corretta di una versione molto più lunga e drammatica nella quale Spadaro Tracuzzi non esita a definire i due ufficiali come “emissari” del capo della Procura. Anche questa seconda lettera è stata spedita alle procure e alla Dna. Di certo c’è che c’è stata la mediazione degli avvocati e dei familiari del capitano per rendere meno emotivi i contenuti. Al momento opportuno la seconda lettera uscirà fuori anche perché svela, secondo la denuncia del capitano dei Carabinieri, il tentativo di procedere ad una vera e propria trattativa per continuare a gettare fango sui pm Alberto Cisterna e Francesco Mollace, sui quali il nano “Nino” ha aperto i rubinetti.

Il 28 giugno – scrive testualmente Spadaro Tracuzzi – presso il carcere militare ha incontrato il capo della Squadra mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese e il Tenente Colonnello Stefano Russo, comandante dei Ros della stessa città. A loro dire – scrive il capitano – erano stati incaricati dal capo della Procura di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, affinchè collaborasse nei fatti che lo vedevano coinvolto, con particolare riferimento ai rapporti che il Nino “nano” Lo Giudice potesse o meno avere con appartenenti alle Istituzioni, magistrati, Forze dell’Ordine, servizi segreti.

Spadaro Tracuzzi parla nella denuncia parla di “un gioco sporco più grande e complesso di me, che potrebbe portare chissà quali vantaggi a chi si occupa delle vicende e conseguenze negative a me”. In un precedente passaggio Spadaro Tracuzzi scrive testualmente: “Credo che più della mia posizione, ove vero quanto da quei signori rappresentatomi, al sig. Procuratore interessi la sua, in particolare, credo vogliano ottenere riscontri alle verosimili indagini in corso sui predetti soggetti istituzionali per poterli “incastrare””.

Il capitano, che per anni ha lavorato nella Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria e che si definisce “una piccola pedina” prosegue scrivendo che “ne potrebbe uscire fuori uno scandalo inedito e grande che potrebbe portare nel breve/medio termine anche alle possibili dimissioni del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso oltre che degli altri magistrati coinvolti mentre il dott. Pignatone potrebbe assumere egli questo nuovo incarico o chissà quale altro di prestigio”.

I due dirigenti – si conclude la lettera di Saverio Spadaro Tracuzzi “sono venuti a propormi tale collaborazione garantendomi che la magistratura inquirente mi avrebbe certamente concesso dei benefici”.

L’ARRIVO DELLA PG A CASERTA

“Apprendo da un telegiornale – ha detto il capo della Procura di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone commentando la notizia – che vi sarebbe una inchiesta nei miei confronti, del dirigente della squadra mobile e del comandante del Ros di Reggio Calabria a seguito dell'esposto di un soggetto detenuto per reati di mafia. Non so nulla di questa inchiesta ma sono sicuro che l'assoluta linearità e correttezza dell'operato della Procura e della polizia giudiziaria di Reggio Calabria potranno essere accertate in qualsiasi sede”.

Non sono certo io la sede che deve giudicare l’operato della polizia giudiziaria (se e quando dovrà essere accertata) mentre il mio ruolo è quello di studiare e approfondire. Solo così si rende buona informazione.

Non ho mai abbandonato la passione per il diritto e la giurisprudenza nonostante siano passati, ahimè, tanti anni dalla laurea.

Ed allora la domanda che mi pongo è: quali criteri debbono seguire gli interrogatori in carcere?

COLLOQUI A FINI INVESTIGATIVI

L’articolo 18 bis dell’ordinamento penitenziario regola proprio i colloqui ai fini investigativi. Qualcuno ha dubbi che l’eventuale incontro tra Spadaro Tracuzzi e il duo Cortese-Russo non avesse fini investigativi?

Se la risposta è sì, il comma 1 dice che il personale della Dia, dei servizi centrali e interprovinciali e “gli ufficiali di polizia giudiziaria” (il caso di specie) designati dai responsabili, “debitamente autorizzati”, hanno facoltà di visitare gli istituti penitenziari e possono essere autorizzati ad avere colloqui personali con detenuti e internati, “al fine di acquisire informazioni utili per la prevenzione e repressione dei delitti di criminalità organizzata”.

Il comma 2 dice che l’autorizzazione agli ufficiali di polizia giudiziaria è rilasciata, quando si tratta di persone sottoposte ad indagini, “dal pubblico ministero”.
Il comma 3 dice che le autorizzazioni ai colloqui indicate nel comma 2 sono “annotate in apposito registro riservato tenuto presso l’autorità competente al rilascio”.
L’unico che non deve avere alcuna autorizzazione (neppure d’urgenza che, recita il comma 4, è disposta dal ministro dell’Interno o per delega dal capo della Polizia) è il procuratore nazionale antimafia.

PUNTI FERMI

Alt. Mettiamo tre punti fermi al caso di specie per gli ufficiali di polizia giudiziaria: 1) debitamente autorizzati; 2) informazioni per prevenire e reprimere i delitti di mafia; 3) debitamente autorizzati dal pm tanto che queste ultime debbono essere registrate.
Andiamo al presunto incontro a Santa Maria Capua Vetere partendo dall’ultimo punto.

Sarà anche “riservato” il registro ma senza dubbio alcuno la magistratura di Santa Maria Capua Vetere avrà vita facile nel verificare se l’autorizzazione del pm c’è sta
ta e se, di conseguenza, è stata registrata.

Viceversa o si sono violate le regole o qualcuno ciurla nel manico. E ovviamente questa considerazione vale anche per il punto 1, relativo alla debita autorizzazione.

E veniamo al punto più delicato: quello della raccolta delle informazioni per prevenire e reprimere i delitti della criminalità organizzata?

Vi domando: secondo voi – atteso quanto lasciato scritto nero su bianco dal capitano Spadaro Tracuzzi – ci troviamo in questa fattispecie? Anche uno studente del primo anno di….geologia direbbe “no”. Ma forse mi sbaglio.

Ergo….

Buona Calabria a tutti e alle prossime ore con le novità sulla vicenda.

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica poco dopo le 00.05. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

p.p.s. Il mio libro “Economia criminale – Storia di capitali sporchi e società inquinate” è ora acquistabile con lo sconto del 15% al costo di 10,97 euro su: www.shopping24.ilsole24ore.com. Basta digitare nella fascia “cerca” il nome del libro e, una volta comparso, acquistarlo

  • pasquale montilla |

    A me sembra che il capitolo Reggio Calabria sia ben definito.
    Se la Calabria ndranghetista e massonica deviata ha dato il meglio di se’e’ perche’vi e’ stato un impedimento oggettivo storico non risolto nelle procure diciamocelo forse e soprattutto per mancanza di mezzi e uomini.
    Il dr.Pignatore e la suo Team ad elevata capacita’ operativa sono obbligati adesso ad evitare la trappola: una stanza di specchi con una testa di Medusa riflessa.Cesare Pavese dal suo diario scriveva nel lontano 47:Il mito greco insegna che si combatte sempre contro una parte di sè,quella che si e’ superata,Zeus contro Tifone,Apollo contro il Pitone.Si combatte soprattutto per non essere qualcosa,per liberarsi.
    Chi non ha grandi ripugnanze non combatte.E comunque nella tragedia greca tutto e’ sacro-cioe’predetto,voluto dal Dio.
    Dr.Pasquale Montilla

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