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Operazione Tetragona: i soldi di Cosa Nostra da Gela transitano o finiscono in alcune banche di San Marino

Pentiti di mafia, investigatori e inquirenti non hanno dubbi: Rosario Vizzini, classe 60, è un uomo d’onore, un boss di Cosa Nostra della potentissima cosca Rinzivillo di Gela (Caltanissetta), culo e camicia con Piddu Madonia, a sua volta legato a Bernardo Provenzano. Non so se mi spiego.

I magistrati di Caltanissetta che spiccano nei suoi confronti un ordine di arresto il 15 maggio 2011 nell’ambito della cosiddetta Operazione Tetragona (che ha portato in carcere 62 persone sull’asse Sicilia-Lombardia, tra i quali due appartenenti alla famiglia Emmanuello) non hanno dubbi. “Vizzini Rosario è in quota Rinzivillo – scrivono testualmente i magistrati – e sulle sue spalle gravava evidentemente l’oneroso compito di dare continuità all’azione di Cosa nostra a Gela nonché, in omaggio al principio mutualistico cui detta organizzazione si ispira, un adeguato sostegno economico in favore dei sodali detenuti oltre che dei loro familiari.

L’appartenenza al sodalizio mafioso gelese, risalente almeno ai primi anni ’90, e la rilevante caratura criminale, sostanziatasi nella progressiva ascesa ai vertici della famiglia di Cosa nostra di Gela, sono dati storici già processualmente acclarati, peraltro riaffermati con dovizia di particolari dai numerosi collaboratori escussi in sede di indagine”. Più chiaro di così si muore.

Il 7 settembre 2009 Rosario Vizzini, con il fratello Emanuele (non indagato) e Sergio De Bernardi raggiunge l’abitazione di Norma Ponte (non indagata) per cercare di rintracciare Pietro Caielli.

DE BERNARDI E CAIELLI

E qui vanno aperte alcune parentesi.

Rosario Vizzini è definito dai pm uno dei capi di Cosa Nostra gelese in Lombardia. Risiede a Busto Arsizio (Varese) da dove, anche secondo quest’ultima operazione, dirige ogni sorta di traffico criminale (a partire dalla droga) piegando al proprio volere, con le buone o con le cattive, chiunque non stia ai suoi ordini.

Sergio De Bernardi, nato a Busto Arsizio, è detto “il dottore”.

E’ persona di fiducia e stretto collaboratore di Rosario Vizzini – scrive il Gip nisseno Carlo Ottone De Marchi che ha firmato l’ordinanza – in tutte le sue attività economiche e vicende personali..”.  E poi ancora: “…emerge nitidamente la sua diretta partecipazione al sodalizio mafioso diretto da Vizzini Rosario per il quale rappresenta un rassicurante e stabile punto di riferimento…si rammenti la vicenda relativa alle minacce rivolte a Ponta Norma (che a breve illustrerò, ndr) affinché indicasse il luogo dove il Caielli si era rifugiato a seguito dei dissidi avuti con il Vizzini per alcuni assegni protestati …

Pietro Antonio Caielli, calabrese di Castrovillari ma residente a Busto Arsizio, è detto “il geometra”, aveva il ruolo di intermediario per molte vicende che lo legavano a Rosario Vizzini. Ancora scrivono su di lui i magistrati nisseni: “…E’ l’uomo di fiducia, il factotum di Vizzini Rosario, da questi direttamente coinvolto nell’ampio spettro di attività criminali ascrivibili al sodalizio mafioso gelese operante nella zona di Busto Arsizio…

Tanto De Bernardi quanto Caielli sono stati arrestati e a loro carico pendono diverse ipotesi di reato.

Inquadrati i personaggi, rappresentata l’operazione Tetragona, vediamo ora come questi allegri simpaticoni incrociano San Marino. E guarda tu la coincidenza, quando ci sono soldi, quando c’è la mafia, San Marino c’è quasi sempre.

Lo so che il Segretario di Stato alla Giustizia Augusto Casali vorrebbe smentire persino l’esistenza della cosca Rinzivillo e della cosca Emmanuello (sapete com è, dice che io sono male informato e anche questo post dimostra per l’ennesima volta che ha ragione lui…) ma sarebbe il caso che San Marino si svegliasse e invece di menarsi l’attrezzo con inutili Commissioni parlamentari antimafia e ancor più inutili Osservatori antimafia (in questo momento lo sto facendo io gratis ma non prendeteci il vizio che altrimenti mando la parcella al Consiglio grande), insorgesse per costringere la politica allo scambio automatico e immediato di informazioni con l’Italia, a partire, ovviamente, da quelle finanziarie.

La lotta alla mafia – lo ripeterò allo sfinimento – passa attraverso la trasparenza finanziaria e la correttezza dei soggetti economici, a partire dagli imprenditori.

FARLI FUORI TUTTI

Il 7 settembre 2009 Rosario Vizzini, suo fratello Emanuele e Sergio De Bernardi raggiungono la casa di Norma Ponta per tentare di rintracciare Caielli.

E’ quanto emerge dalla conversazione delle 12.30, registrata sull’utenza di Pietro Caielli, in uso a Norma Ponta, nella quale quest’ultima chiamava Pietro Caielli proprio per avvisarlo che Rosario Vizzini lo stava cercando – per un debito contratto, sembra di 20mila euro – ed aveva utilizzato toni minacciosi per sapere dove si trovasse. A un certo punto le dice di “farli fuori tutti ” se non avesse detto loro dove rintracciarlo.

Leggete che riferimenti contiene e che piega prende, ad un certo punto, la telefonata.

Piero: si, si io appena posso chiamarli li chiamo, non c'ho credito adesso per chiamarli, appena faccio l'accredito, li chiamo subito, li chiamo subito lo chiamo subito ma dimmi…cosa vuoi…20.000 euro  perché 40 te ne sei presi? Appena arrivo te li do.

Norma: ha detto che non è vero, non hanno preso niente

Piero: e ma…a si?

Norma: vi siete, vi siete presi anche i soldi che dovevo prendere io, gli ho detto, gli ho detto io sono qua senza una lira.." io li faccio fuori io li ammazzo" gli ho detto senta io, non casino  perché io qua non voglio casino

Piero: guarda, meno male che ci ho testimoni 10 persone che ha preso i soldi ci ho, ci ho gli assegni che ha incassato, ha incassato 25.000 euro degli assegni di San Marino, 8.000 euro di assegni di un altro, 6.000 euro di assegni, tutti assegni ha incassato e i 5.000 euro in contanti, quindi non…

Pietro Caielli giura dunque di avere i testimoni e gli assegni – per 25mila euro – di San
Marino, Vizzini li avrebbe incassati. Ora non sappiamo se si sia recato direttamente Vizzini all’incasso, se abbia mandato un sodale o se i bancari sammarinesi (non sappiamo quale sia la banca) glieli abbiano consegnati a domicilio o se la banca facesse solo da tramite. E non sappiamo neppure se la banca sammarinese fosse normalmente usata dal sodalizio criminale come istituto di fiducia.

QUALE BANCA SUL TITANO?

Possiamo però presumere che almeno una banca di San Marino sia un punto fisso per gli affari e i soldi di Cosa nostra gelese. Perché? Perché, ad esempio, alle ore 10 del 10 settembre 2009 le Forze dell’ordine intercettano una telefonata di Caielli con Rosario Vizzini. Quest’ultimo invitava Caielli a ritornare in Busto Arsizio per “sistemare la situazione”, sollecitandolo a rientrare “… così cercano di capire le cose … e di non farlo tribolare ancora …”. Caielli rispose che sarebbe ritornato “… perché aveva un lavoro bello da fare …” e chiese a Vizzini di “… dargli una mano con quelli che gli rompono le palle … che avanzano dei soldi …”.

Ed ecco il testo di un passaggio chiave intercettato, tra Vizzini e Caielli.

Caielli: Eh, io, io poi ti chiamo subito  perché mi devi dare una mano co quelli che mi rompono le palle che avanzano i soldi

Vizzini: E tu vieni qua che sistemiamo qua…poi, è venuto anche, ascolta a me, è venuto Saverio, il pittore, ti ricordi Saverio?…

Caielli: Saverio! Chi è

Vizzini: Il… pittore, no?…

Caielli: Eh…

Vizzini: Eh, quello dell'assegno di una posta, porco Dio, ti ricordi?…

Caielli: Quello da quattro mila euro?…

Vizzini: Nooo, quello dell'assegno della posta, della posta…

Caielli: Ah, si…Quelli lasciati indietro, quelli di, di, di, di quel paese lì, Dairago, cos'era?…

Vizzini: No, e non so di dov'era, comunque l'hanno chiamato, la Polizia di Varese, dell'assegno di sei mila euro che tu hai dato a qualcuno, non so a chi l'hai dato!…

Caielli: Si, in ban…in banca l'avevamo portato, non ti ricordi Sa...

Vizzini: Eh, ed eri in Banca San Marino, o no?…

Caielli: Si…

Vizzini: O no?…

Caielli: Si, bravo, bravo in banca di San Marino l'avevamo portato…

Vizzini: E questo, oggi va lì e gli va a dire che l'ha dato a te, eh eh, cosa gli deve dire…eh…la verità

Caielli: E va bene, io gli dico che io glielo dato a quel mio amico da scontare no?…

Ora, se tanto mi dà tanto, i simpatici allegroni, questa volta, parlano di un assegno portato a San Marino. In una banca…

Per la cronaca rilevo che i trascrittori della Procura, sbobinando le intercettazioni, scrivono testualmente una volta “Banca San Marino” (una banca con un nome simile esiste sul Titano ed è per la precisione “Banca di San Marino spa”pur essendo il suo acronimo “Bsm”) e subito dopo scrivono “banca di San Marino” (con la b minuscola e questa volta con “di” tra “banca” e “San”).

Se la Procura di Caltanissetta volesse potrebbe dunque approfondire la questione relativa alla banca o alle banche presso le quali la cosca Rinzivillo operava e sono sicuro che sarà facilissimo ottenere una eventuale rogatoria internazionale. Sono altresì sicuro che troverà porte spalancate e tappeti rossi da parte delle Istituzioni e degli Istituti di crediti.

Egregio Segretario di Stato Augusto Casali, alla prossima. Stia certo, non mancherà…Ci sto già lavorando!

Un saluto a tutti

r.galullo@ilsole24ore.com 

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica alle 0.15 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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  • De Sade |

    Mi viene in mente un altro post dove, sempre su questo blog e sempre avente come oggetto una intercettazione, uno strano personaggio affermava a proposito di San Marino: “commercialista fa tutte cose”.
    P.s.La banca di san marino si è risentita per il lavoro degli sbobinatori.

  • Matteo Zeppa |

    ….il potere delle intercettazioni telefoniche!!!!
    Se solo questa nazione antica (San Marino) facesse sul serio, a cominciare appunto da esse, sarebbe realmente fare un primo passo in avanti.
    Ah è vero….se mai lo facessero si renderebbero palesi nomi e cognomi anche dei potentati sammarini che vessano la nostra collinetta….il Paese è piccolo e la gente mormora. Quella che non mormora, lucra.
    Purtroppo invece rimarremo sempre quel monticello che di libertà ha solo quella di delinquere.
    E’ quasi avvilente farne parte, ma immensamente più godereccio assistere alle panzane delle Istituzioni, ed al loro rumore di dita sullo specchio, ogni qualvolta si sorprendono di quello che siamo.
    Livia, Christian, ma ci stupiamo davvero del Segretario che quando avvenne la storia del Pane del Forno dei Vallefuoco, era impegnato nelle commedie dialettali??
    Il nostro rappresentante massimo (in questo caso) ebbe di meglio da fare. Le priorità sono evidentemente altre.
    Dott.Galullo che dirLe?
    Grazie ancora!
    Matteo Zeppa

  • galullo |

    Egregia Giulianini, ammetto di non aver capito cosa vuole dire.
    Quale sarebbe la direzione in cui io guardo? Mah! Io racconto notizie e di direzioni non mi preoccupo. Punto.
    Lei crede ai Lo Giudice. Io no. Nè quando parlano di tizio nè di caio nè di poliziotti. Quella della percentuale del 99,9%, se proprio lo vuole sapere, mi sembra una supercazzola brematurata con scappellamento a destra e sinistra per mdue come se fosse antani.
    Scusi ma tutto finisce là cosa? Boh! Chissà che cosa vuol dire…
    Quanto poi alle lobby laiche, religiose etc (massoniche se le è dimenticate? Io no), forse si è persa qualche puntata. Vada in archivio: troverà decine di articoli.
    saluti
    roberto galullo

  • LUCIA GIULIANINI |

    egregio dott. GALULLO,le scrivo da Reggio Calabria e le dico subito che leggo con molto interesse i suoi post.soprattutto quelli che riguardano la mia città e i “PENTIMENTI”(loro non si pentono mai)dei mafiosi.Ma perchè lei scrive guardando sempre nella stessa direzione?cerco di essere più chiara:quando Nino Lo Giudice dice che se suo fratello Luciano parlasse manderebbe in carcere il 99,9% degli operatori delle forze dell”ordine io gli credo.Queste parole significano una cosa sola:che chissà quanti “favori” hanno fatto a carabinieri,polizziotti,finanzieri e via così.Ma tutto poi,guarda caso, finisce là,compresi i suoi post.Perchè lei oltre ad accennare qualcosa sulla mafia ministeriale che comanda a Roma non ci racconta qualche particolare?Perchè non ci dice qualcosa sulle lobby (religiose,laiche,di ogni tipo)che si spartiscono il potere vero in questo paese?SONO ORMAI TROPPI QUELLI CHE GIOCANO SPORCO SULLE NOSTRE TESTE.

  • Christian |

    Complimenti dott. Galullo, anche questa volta ha fatto centro, dopo i Vallefuoco (CASALESI) che preparavano il pane per i nostri bambini nelle scuole sammarinesi con “regolare” gara d’appalto statale.
    I palazzoni vuoti di San Marino, le troppe banche vicino ai confini di Stato sono piatti troppo appetitosi per quei golosoni della malavita.

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