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Sentenza Why Not/3: La truffa del secolo in Calabria? Non poteva che chiamarsi Ipnosi: pagati per non lavorare

Cari amici di blog, chi pensasse ancora che l’indagine Why Not di Giginiello De Magistris fosse tutta chiacchiere e distintivo, eccolo servito da questa straordinaria storia che si trova nelle carte della sentenza 32/10 pronunciata dal giudice Abigail Mellace il 2 marzo 2010 ma le cui motivazioni sono state rese note il 17 ottobre.

Una storia che si trova a pag 473, in cui il giudice Mellace e non Giginiello ‘o visionario, racconta cosa successe con la “fraudolenta esecuzione del progetto Ipnosi”, vale a dire un progetto che prevedeva interventi finalizzati a favorire e a sostenere lo sviluppo della società dell’informazione in Calabria. E che vor dì? Boh, non l’ha scoperto neppure la magistratura che pure ha cercato di capire cosa ci fosse dietro questo progetto costato alla collettività 6,1 milioni (Iva compresa pero eh!), oltre alle spese per l’acquisto dei beni e dei servizi fino alla somma di 400mila euro (questa volta più Iva). Bazzecole, pinzillacchere, cosa volete che siano per uno che non fuma!

LE TESTIMONIANZE

Eppure il giudice Mellace ce la mette tutta e pedissequamente riporta molte sommarie informazioni testimoniali raccolte in mezza Calabria tra i dipendenti del progetto Ipnosi che, evidentemente ipnotizzati dal “maligno”, non sono riusciti a capire cosa accadesse intorno a loro. Non ci credete?

E allora beccatevi, a caso, per la provincia di Cosenza la testimonianza di tale Oscar Fragale. “Io ero consapevole – riferisce a verbale riportato a pagina 413 delle sentenza – di essere stato assunto dalla Why Not nell’ambito del Progetto Ipnosi ma non mi sono mai sentito parte attiva di questo progetto anche perché non sapevo neanche gli obiettivi di tale progetto”.

Un pazzo? E come no! Sentite cosa dichiara nella provincia di Crotone, tal Laura Bumbaca, il cui verbale viene riportato a pagina 414: “sin dal primo giorno di lavoro non espletavo alcuna attività lavorativa in quanto al pari dei colleghi non facevo altro che attendere disposizioni che non sono mai arrivate. In tal modo i giorni passavano senza praticamente svolgere alcuna attività lavorativa”. Iuuuu-huuuuu!

Ma c’è di più. Bumbaca ricorda che lei, come altri, protestavano visto che passavano le giornate senza far niente e dopo circa due mesi passati nell’ozio presso il centro agroalimentare di Lamezia Terme, lei ed altri sono stati destinati a vari enti pubblici. Lei, appunto, a Crotone.

LA GIORNATA DI LAVORO (SIGH!) TIPO

La nostra giornata lavorativa – si legge a pagina 415 – si svolgeva come segue: alle ore 8 firmavamo un foglio presenze presso gli uffici della Provincia di Crotone siti in via Maria Nicoletta, successivamente ci recavamo presso gli uffici siti in via Marinella dove avevamo a disposizione due stanze di un appartamento adibito ad uso ufficio ove rimanevamo sino alle 15. Questo avveniva dal lunedì al venerdi tranne il martedì e il giovedì dove rimanevamo sino alle 18”.

E qui Mellace annota: “Anche dopo essere passati a lavorare per conto della Provincia di Crotone la tipologia lavorativa è rimasta sempre la stessa: in pratica passavano intere giornate senza fare nulla, sempre in attesa di direttive che non sono mai arrivate”. E alla esplicita domanda: “Ha partecipato alla realizzazione del Progetto Ipnosi? In caso affermativo, ci può dire con quali mansioni e chi erano gli altri soggetti che vi partecipavano?”, la teste rispondeva: “non ho mai partecipato alla realizzazione di tale progetto. Come ho già rappresentato in precedenza ero a conoscenza della futura realizzazione ma per quanto ne so non è mai stato realizzato”.

Analoghe le altre testimonianze (“perfettamente conformi” scrive Mellace a pagina 416) e se ci si sposta, che so, a Reggio Calabria, non cambia una beata fava. Tal Claudio Casile dichiara: “…passavamo intere giornate senza fare nulla. Preciso che all’interno dei suddetti locali c’erano pochissime scrivanie e pochissime sedie tanto è vero che la maggior parte di noi era costretta a rimanere in piedi per tutta la durata dell’orario di lavoro…Ritengo che il progetto Ipnosi non sia mai partito”. Ma di che si lamentano vorrei sapere! Il lavoro nobilita l’uomo, voi direte. Ma chissenefrega!

LA RELAZIONE DEL CONSULENTE

Mellace riporta a pagina 422 una relazione del consulente Ennio Galliano, richiesta dalla Procura di Paola il 4 marzo 2008 e consegnata alla stessa il 29 aprile 2008 e che si era avvalsa di tutte le dichiarazioni testimoniali rese alla Guardia di Finanza. Ebbene cosa si legge? “La quasi totalità dei dipendenti – scrive Gallianonon era in grado di potere rispondere circa la realizzazione a termine di tale progetto. I dipendenti, in taluni casi, pur sapendo di essere stati assunti dalla Why Not nell’ambito del progetto Ipnosi non si sono mai sentiti parti attive, non hanno ami capito fino in fondo la finalità del progetto, non  sono stati in grado di precisare se le mansioni svolte fossero attinenti al progetto. In altri casi si è arrivati a dichiarare di non aver mai partecipato al Progetto Ipnosi, di averne sentito parlare ma di non sapere cosa fosse, di avervi partecipato solo in teoria in quanto nella realtà non venivano impartite loro specifiche direttive, con inevitabili lunghi periodi di totale inattività”.

Guagliò, ma è o non è spettacolare ciò che accade in Calabria! Se non ci fossero i calabresi, bisognerebbe inventarli!

La vicenda in esame – scriverà Mellace a pagina 441- lungi dal realizzare l’interesse pubblico sotteso al progetto Ipnosi, e seppur inizialmente ideata per conseguire un obiettivo politico e non pubblico (che era quello di sistemare i lavoratori Telcal) diveniva poi in mano al….(il cognome del dirigente è inutile perché ciò che vale descrivere è lo scenario e il contesto) solo uno strumento per fare conseguire al Brutium del Saladino un ingiusto vantaggio patrimoniale”. Neppure l’imputato, annota Mellace a pagina 442, 3° capoverso, nelle dichiarazioni rese a propria difesa, ha saputo, anche approssimativamente (sigh!), spiegare le modalità di determinazione dei costi del Progetto Ipnosi, ammettendosi di “non essersi concentrato su tale problema”, distratto dalla prioritaria esigenza di occupare i lavoratori ex Telcal.

Ah, ecco perché non ha saputo dirlo! Non si era concentrato abbastanza! Bastava dirlo che noi si metteva su un po’ di musica rilassante, si preparava un bel bagno caldo con candele aromatizzate e si serviva una tisana! Magari si telefonava a sua Onnipotenza Psico-fisica e ci si faceva dare un numerino di quelli giusti eh! Un bel massaggio thailandese (in lingua Thai “Nuad Bo-rarn”) e via, sai come ci si sente ringalluzziti, maremma maiala! Il raggiungimento di uno stato di “leggerezza” e un’elevazione emotiva e spirituale sono garantiti come Last al limone. Poi, con comodo, rilassato, fresco e sbarbato, la concentrazione arrivava, suvvia! Lo stesso dirigente, annota Mellace a pagina 443, affidava al Brutium, già rivelatosi soggetto privo delle competenze specialistiche richieste per attuare progetti di natura informatica, un ulteriore servizio, detto “Posto Sicuro” (non ridete, si chiamava proprio così e non era un presagio né un augurio ma una certezza anche se forse sarebbero stato meglio chiamarlo, tutto sommato. “Chiappe morbide nella bambagia”) “che a ben vedere – scrive il giudice, non io oppure Giginiello ‘o casinistaal massimo, anziché essere autonomamente retribuito, poteva essere inglobato in quello appena ridefinito, atteso che i dipendenti impiegati nel Progetto Ipnosi, nella maggior parte dei casi, non svolgevano alcuna attività e comunque erano a disposizione dell’ente regionale per soddisfare anche estemporanee e sopravvenute esigenze”.

LO SFORZO DI FANTASIA

Mellace ci prende gusto (si fa per dire) e scrive che “il primo eclatante dato che balza agli occhi è che l’esecuzione del medesimo richiedeva l’esecuzione di prestazioni che neppure, con il più ardito sforzo di fantasia, potevano qualificarsi analoghe rispetto ai servizi oggetto dell’appalto principale. Come già sopra evidenziato, infatti, il progetto richiedeva la realizzazione di specialistiche attività di carattere informatico e ricadeva nell’ambito di una misura di intervento del Por Calabria; quindi la sua concreta esecuzione implicava delle prestazioni che, per natura intrinseca, evidenti caratteristiche qualitative, totale diversità soggettiva dell’apparato amministrativo cui facevano capo, erano ontologicamente e radicalmente diverse da quelle oggetto del contratto di appalto n.255/2003 e successivi rinnovi”. Ma di arditi sforzi di fantasia i calabresi ne hanno, ah se ne hanno!

IL GRAN FINALE COL BOTTO

Per tirare le somme bisogna arrivare a pagina 474 e seguenti. Mellace doveva essere fuori dalla grazia di Dio quando l’ha scritta eppure il contegno non le è mancato e le parole sono state trovate. “La profonda illiceità che caratterizza il Progetto Ipnosi – scrive infatti – non deriva soltanto dalle modalità sconcertanti con cui è stato affidato e dalle rilevanti somme di denaro che, al di fuori di una legittima procedura di gara, sono state erogate al Brutium e soprattutto alla Why Not che in pratica ha percepito quasi in toto il corrispettivo erogato”.

Già questa analisi stroncherebbe anche un cavallo arabo anabolizzato e in crisi di astinenza sessuale, ma Mellace aggiunge: “A tale emergenza infatti si aggiunge un’ulteriore sconcertante verità che attiene alla fase esecutiva del progetto e che, senza mezzi termini, consente di affermare che il Progetto Ipnosi, è stata una delle più eclatanti e colossali truffe consumate ai danni della Regione Calabria”.

Quel che riporto è tutto originale, compreso il grassetto e la sottolineatura! Mi permetto di criticare: io avrei scritto ai danno dei calabresi onesti e degli italiani!

E’ chiaro che Mellace, anche in questo caso, ha spedito gli atti in Procura per vedere se emergono (qui) ipotesi di truffa ai danni della Regione.

Vi basta per oggi? Direi di sì. E’ una notizia importante o è più importante raccontare ai lettori le maliziose interpretazioni sui rapporti tra teste e investigatore? Giudicate voi umili e umidi (visto il tempo) lettori. Tanto, a brevissimo, ne leggerete delle altre! La Calabria è un pozzo senza fine: più credi di aver trovato la fine del marcio, più ti rendi conto che sei solo all’inizio della melma!

3– to be continued (le precedenti puntate sono state pubblicate il 2 e il 3 novembre)

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • Livia Leardini |

    Caro Dott. Galullo,
    Le dovrebbero dare il riconoscimento di miglior giornalista italiano solo per essere riuscito a trasformare le “pesanti” 944 pagine della sentenza in illuminanti e godibilissimi articoli.
    Ma sarebbe meglio che Le riconoscessero l’enorme lavoro che svolge per la sua amata Italia, a partire dalla Calabria ma non solo.
    Molti calabresi le scrivono in risposta ringraziandoLa perchè con i Suoi articoli dona loro uno squarcio di speranza di un futuro migliore possibile.
    Il suo lavoro vale oro.
    Livia

  • antonio |

    e intanto….alla prima udienza della procura di Salerno, gli avvocati difensori non vogliono far acquisire le intercettazioni telefoniche dell’Avv.onorevole Pittelli colui che da tempo dice di svelare quello che di marcio ha fatto de Magistris ed ora è lui stesso a cercare di non far sapere cosa ha fatto lui;
    oggi si apprende che l’onorevole Cesa è indagato dalla procura di Roma per frode comunitaria, indovinate un po chi ha fatto precedentemente questa inchiesta? ebbene si!!! quel pazzo visionario di de Magistris

  • ARCANO |

    Bravo Galullo, trovo il suo lavoro semplicemente prezioso e, spero, avrà la pazienza e il coraggio di continuarlo. P.S.: sarei curioso di sapere se anche Brunetta (oltre, chiaramente, a tutti gli altri ministri) si scomodi a leggerla. La smetterebbe, così, di fare semplice demagogia, iniziando, finalmente, a colpire il vero bubbone pestilenziale del nostro paese e, cioé, la politica, da cui, discende, fra l’altro, perché voluta e, quindi, indotta, anche la, supposta (da leggersi nel suo duplice, e, a volte,…fastidioso, significato) inefficienza della pubblica amministrazione.

  • Procolo |

    eh che dire, non tradisci neanche quando l’attesa è spasmodica… comunque credo che tutti noi calabresi dovremmo chiederci quanto contribuiamo in termini di connivenze culturali e strutturali, faccio due esempi concreti aldilà delle ovvie considerazioni sul voto: quando ci capita e/o ci è capitato che è il cugino, l’amico o addirittura il fratello o noi stessi a beneficiare del posto all’ipnosi di turno, che abbiamo fatto e/o detto? se dovessimo riuscire a consapevolizzare l’azione del giginiello di turno (c’è Pignatone, Gratteri, Bruni e compagnia andante per fortuna) quanti di noi sono disponibili a coinvolgerli attivamente in “vere”operazioni di divulgazione in scuole, parrocchie, condomini, villaggi turistici e quant’altro?
    leggiamo in maniera autocritica i servizi di Galullo, diamogli forza attiva per continuare… non commettiamo il peccato grave della catarsi per lavarci la coscienza ancor prima che mani, piedi e faccie di bronzo! ovviamente lo sto dicendo prima di tutto a me stesso!!!!!!!!!!
    Procolo GUIDA

  • Giuseppe Bottazzi |

    La Calabria è un pozzo senza fine, ma oltre a ciò questa terra ha una grande abilità, trasformare il bianco in nero il legale in illeglae e l’illegale in legale.
    Mi spiego, leggendo i giornali e vedendo le Tv, il criminale è diventato il giudice che ha indagato ed i criminali veri, i ladri, sono diventati vittime innocenti del cattivo giudice.
    Questo capacità di cambiare la realtà delle cose non ha eguali.
    Per me eravamo e siamo in presenza di una truffa di furti di lobby che hanno disegnato a tavolino, con analisi progetti e flussi ben definiti non i progetti ma i progetti truffa. Quindi i progetti hanno ottenuto lo scopo per cui sono stati ideati, sono stati progettati con capacità esperienza per essere quello che sono, una grande TRUFFA.
    Ciò è un reato? per me cittadino per me calabrese è ancor di più ,è un reato gravissimo; per altri invece è una stupidaggine.
    Quando la smettiamo di chiuderci gli occhi e avallare tali porcherie, tutti i calabresi sanno chi sono i potentati di turno, i truffatori di turno, i massoni di turno, a cui bussare. Abbiamo la dignità di bussare a questi signori per cheidere giustiiza per cheidere di restituire quanto rubato a qeusta terra a questa gente e non solo i soldi ma anche la speranza.
    Giuseppe Bottazzi

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