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Storia/1 L’ex Gran Maestro Giuliano Di Bernardo in esclusiva su questo blog parla di P2, massoneria, legge Anselmi e deviazioni

Alla fine del 2014, sull’onda di una serie di eventi che hanno chiamato in causa, più o meno propriamente, la massoneria italiana e sulla scia di una serie di indagini della magistratura sul ruolo della stessa in passate o più vicine vicende (dalla Procura di Reggio Calabria a Palermo, da Roma a Catanzaro) ho (senza tante speranze) contattato l’ex Gran Maestro del Goi (Grande Oriente d’Italia, dal ’90 al ‘93) e della Gran Loggia Regolare d’Italia (Glri, successivamente fino al 2002), Giuliano Di Bernardo. Visto il suo profilo mi incuriosiva conoscere le sue verità e le sue esperienze su alcune vicende che, nel recente passato, hanno attraversato, incrociato o lambito la massoneria. Senza passato è impossibile conoscere il presente.

E’ Di Bernardo, infatti, che, nel giro di pochi mesi, nel 2014 è stato prima chiamato dalla Procura di Reggio Calabria e poi da quella di Palermo, a rispondere alle domande dei magistrati su alcune delicatissime vicende storiche i cui contorni sono ancora nebulosi e senza la cui chiarezza è di fatto impossibile capire quanto sta accadendo oggi in Italia. Di Bernardo, ad esempio, ha attraversato il periodo delle stragi mafiose in Italia e la fase immediatamente precedente e successiva, viste da osservatori privilegiati.

Con mia sorpresa, a seguito di una serie di domande inviate alla sua attenzione (non certo esaustive e di fatto limitate dalla fallibilità di un giornalista lontano anni luce dalla massoneria, come sempre rigorosamente super partes nel momento in cui scrive) pochi giorni fa ho ricevuto le risposte definitive, nel corso delle quali scoprirete anche il suo percorso massonico attuale.

Ne è uscita un’intervista credo interessante, anche se ho l’impressione che alcune cose sono rimaste in punta di risposta (verosimilmente anche per il doveroso e sacrosanto rispetto delle indagini giudiziarie), altre, forse per un riflesso incondizionato, appaiono estremamente generose e assolutorie su un ruolo non sempre condivisibile avuto dalla massoneria in questi anni, in altre ancora ho la sensazione che la diplomazia abbia prevalso sull’opportunità di condividere la conoscenza.

Ho cercato di seguire un filo logico nelle domande ma chiedo venia, fin da ora, se qualche involontaria e inconsapevole deviazione logica c’è stata. L’abbrivio era quasi obbligato: la P2 di Licio Gelli dietro la quale ancora troppi misteri si celano che, a mio modesto avviso, mai saranno chiariti nonostante gli straordinari sforzi di pm che, anche per questo, vengono regolarmente sottoposti al rischio di delegittimazione da quei poteri marci che costituiscono sangue e linfa dei sistemi criminali

Buona lettura con questa prima puntata.

Cosa rappresentava la P2: massoneria o altro?

La P2 è stata una loggia regolare del Grande Oriente d’Italia. I Gran Maestri Salvini e Battelli hanno firmato i tesserini che Gelli rilasciava agli affiliati. Se il Grande Oriente d’Italia è massoneria, allora lo è anche la P2.

E’ vero, come vocifera qualche autorevole personaggio politico, che la cosiddetta “legge Anselmi” fu scritta o suggerita da parlamentari e tecnici massoni che riuscirono così a guidare i propositi dell’inconsapevole onorevole Tina Anselmi? Ed è vero, in caso di risposta affermativa, che il risultato sul campo è quello dell’ inapplicabilità o della difficile applicabilità da parte di pm e giudici?

Non è questa la sede per entrare nel merito della “legge Anselmi”. A me risulta che alla sua formulazione partecipò il professor Paolo Ungari (trovato morto a 66 anni il 6 settembre 1999 per la caduta nella tromba dell’ascensore, avvenuta nel fine settimana precedente, al terzo piano del palazzo in piazza dell’Ara Coeli a Roma in cui aveva sede una delle riviste cui collaborava; la Procura di Roma ha proposto decreto di archiviazione dopo le indagini ma questo non è servito a fugare i sospetti e i dubbi sul decesso, ndr), il quale mi confidò che tale legge tutelerebbe lo Stato dalle trame delle società segrete solo in apparenza, poiché la sua applicazione a casi reali è quasi impossibile. In quegli anni ero Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e il professor Ungari era molto vicino a me sia come collega universitario sia come massone.

Commentatori, giornalisti, politici e classe dirigente distinguono, doverosamente, tra “massoneria” e “massoneria deviata”. Esiste anche a suo avviso questa differenza e, nel caso di risposta negativa, come giustifica l’esistenza della distinzione, anche atteso il fatto che lei, ancora oggi, è un massone di rilevanza internazionale? Sarebbe, dunque, “deviato” anche lei?

Sulla distinzione tra “massoneria” e “massoneria deviata” esiste la più grande confusione. E’ importante, perciò, definirla. “Deviare”, in tutte le possibili accezioni, significa “allontanarsi da qualcosa (un fine, un principio, una norma)”. Riferita alla massoneria, è deviata quella massoneria che si allontana dal fine da essa dichiarato. Un esempio tipico di massoneria deviata è la loggia P2, poiché, pur essendo una loggia regolare del Grande Oriente d’Italia, ha perseguito fini che si sono allontanati (hanno deviato) dai fini del Goi.  Da ciò segue che è lecito e logico parlare di “loggia deviata” se, e solo se, tale loggia appartiene a una Obbedienza massonica. Al di fuori dell’Obbedienza, non può esistere una loggia deviata. Parlare di una singola loggia come “loggia deviata” è semplicemente insensato.

Per quel che mi riguarda, è vero che mantengo relazioni massoniche internazionali, ma la mia missione è quella di rifondare la massoneria originaria e autentica, al di sopra di tutte le deviazioni storiche ed esoteriche che sono state prodotte in tempi recenti.

Potrebbe chiarire che cosa si intende per massoneria ufficiale?

Definire la “massoneria ufficiale” in Italia è impresa ardua, poiché dipende dal punto di vista che assumiamo. Una convenzione, generalmente condivisa e operante fin dalle origini moderne della massoneria, stabilisce che è regolare e “ufficiale” in un Paese quella, e soltanto quella, che è stata riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra. In Italia oggi, l’unica massoneria riconosciuta dall’Inghilterra è la Gran Loggia Regolare d’Italia, da me fondata nel 1993, di cui sono stato Gran Maestro fino al 2002. Da ciò segue che tutte le altre massonerie, inclusa il Grande Oriente d’Italia, non sono regolari. Con questo punto di vista, che privilegia il riconoscimento inglese, solo la Gran Loggia Regolare d’Italia è “ufficiale”. Tutte le altre non lo sono. Preciso che l’Inghilterra, sulla base delle sue Costituzioni, può riconoscere, in Italia e negli altri paesi del mondo, una sola massoneria.

Il Goi è riconosciuto, tuttavia, dalle Gran Logge statunitensi, che non riconoscono la Gran Loggia Regolare d’Italia. Possiamo dire che anche il Goi è massoneria “ufficiale”? E cosa dire delle altre massonerie che non sono riconosciute né dall’Inghilterra né dagli Stati Uniti d’America? Sono anche loro massonerie ufficiali? Poiché ogni Obbedienza cerca di privilegiare il criterio che l’avvantaggia, la confusione regna sovrana.

Il 3 novembre il gup di Roma, Paola Della Monica ha rinviato a giudizio il senatore di Forza Italia Denis Verdini nell’ambito della cosiddetta P3, una presunta associazione segreta caratterizzata, come hanno scritto i pm, “dalla segretezza degli scopi, dell’attività e della composizione del sodalizio e volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonché apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali”. Insieme a Verdini è stato rinviato a giudizio anche l’ex sottosegretario all’Economia dell’ultimo governo Berlusconi, Nicola Cosentino.

E’ ridicolo parlare di P3, P4 e via di questo passo, sono insomma invenzioni giornalistiche, oppure è ancora legittimo e reale il rischio (o la concretezza) di associazioni segrete che condizionino lo Stato? E quanto è concreto e reale il rischio?

Ho presentato la P2 come esempio tipico di loggia deviata. Una caratteristica essenziale che la distingue è la sua appartenenza al Grande Oriente d’Italia. Quando si parla di P3 e di P4, è necessario confrontarle con la P2 e chiedersi a quale obbedienza esse appartengono. Se non si può connetterle a Obbedienze massoniche, queste lobby non hanno proprio nulla a che fare con la massoneria. Sono semplicemente un’invenzione giornalistica, accattivante ma insensata. Anche se i membri di tali presunte logge si riunissero in un tempio, indossassero grembiuli e recitassero rituali, la loro estraneità alla massoneria sarebbe ancora più evidente. L’abito non fa il monaco.

Che queste lobby rappresentino un rischio e un pericolo concreto per lo Stato è chiaro ed evidente, a prescindere dalla loro collocazione, dentro o fuori la massoneria.

LE OBBEDIENZE

Può raccontare perché decise di lasciare (o lasciò) il vertice del Goi?

La risposta presuppone alcune premesse. Io sono stato il primo e forse l’ultimo Gran Maestro filosofo. Coloro che mi hanno preceduto e seguito avevano altri interessi. Per me la massoneria significa condividere una concezione dell’uomo e della vita, come avevo scritto nel mio volume Filosofia della massoneria. Dalla mia iniziazione avvenuta nel 1961, non ho mai cercato cariche e privilegi. Dopo la mia elezione a Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia nel 1990, ho cercato di realizzare quel modello di massoneria in cui credevo. Ero al vertice della più potente massoneria italiana, ma ne ignoravo l’organizzazione e la qualità degli uomini. Convinto che il Goi dovesse essere portato fuori dalle nebbie del passato, diedi inizio all’operazione “trasparenza”, che subito mi portò le prime delusioni. Molti dei massoni alla mia obbedienza non capivano la necessità del cambiamento e restavano ancorati a ciò che credevano fossero antichi privilegi.

Il confronto con la massoneria inglese, da me sempre ritenuta la più alta espressione della regolarità massonica, mi faceva avvertire l’arretratezza del Goi, almeno per quanto riguarda l’esoterismo e il fondamento iniziatico. La mia delusione cresceva a mano a mano che ne diventavo sempre più consapevole.

Quando ebbe inizio l’indagine contro la massoneria del procuratore Agostino Cordova nel 1992, mi resi definitivamente conto che la massoneria che governavo era in gran parte estranea all’idea che di massoneria mi ero fatto nel corso della mia vita.

Incontrai i vertici della massoneria inglese, espressi loro le mie preoccupazioni e chiesi che cosa avrei dovuto fare. La risposta fu semplice: dimettiti dal Grande Oriente d’Italia e fonda una nuova massoneria, che noi riconosceremo. Così è stato. Il resto è storia.

Se io mi fossi semplicemente dimesso, la maggioranza dei massoni del Goi avrebbe salutato la mia uscita con un sospiro di sollievo. Ma non fu così perché le mie intenzioni non erano quelle di tornare a insegnare Filosofia della scienza nell’università di Trento. In realtà, io volevo introdurre in Italia, per la prima volta, il modello della massoneria inglese. Per fare questo avrei dovuto difendermi dal Goi che non voleva perdere il riconoscimento inglese. Preciso che la Gran Loggia Unita d’Inghilterra non può riconoscere, nello stesso paese, due o più massonerie. Quindi, doveva scegliere tra il Goi e la Glri. Anche questa è storia: l’8 agosto del 1993 la Gran Loggia Unita d’Inghilterra ritira il riconoscimento al Goi e lo dà, l’8 dicembre dello stesso anno, alla Gran Loggia Regolare d’Italia, la massoneria che avevo appena fondato.

Il Grande Oriente d’Italia così perdeva il tanto agognato riconoscimento inglese, che aveva ottenuto nel 1972, 110 anni dopo che il Gran Maestro Costantino Nigra ne aveva fatto richiesta.

Questa è la sorgente dell’odio che si scatenò contro di me e che ancora perdura.

Oltre e indipendentemente dalla sua risposta sul punto: alcuni commentatori del blog nel recente passato hanno fatto riferimento a risvolti poco chiari sulla sua uscita dal Goi. Quali furono (se ci furono) questi risvolti poco chiari sulla sua uscita dal Goi secondo la sua ricostruzione dei fatti? Ci furono anche strascichi giudiziari per la sua uscita?

Ero diventato il “traditore” che doveva essere abbattuto con tutti i mezzi, legali e diffamatori.

Sul piano legale fui querelato per diffamazione da Augusto De Megni, Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato, e da Licio Gelli. Fui assolto, in entrambi i casi, perché il fatto non sussisteva.

Le diffamazioni, che tendevano a offuscare la mia onorabilità, furono di vario genere: dall’accusa di essere un emissario dell’Opus Dei all’espulsione dall’università di Trento per condotta indegna, al ripudio da parte di mia moglie per infedeltà. Nessuna accusa per traffici vari e tangenti perché non sarebbero stati credibili. Solo il Goi dichiarò che avevo ricevuto dal suo Tesoriere una somma non dovuta. Il mio commercialista dimostrò che avrei dovuto ancora avere dal Goi sette milioni di lire. Li sto ancora aspettando.

Ancora oggi capita che qualcuno, per sentito dire, mi rivolge accuse infamanti. A costoro io chiedo di accusarmi formalmente e alla luce del sole, così tutti potranno capire la verità.

In che rapporti è, oggi, con il Goi e con le altre obbedienze massoniche?

Con il Grande Oriente d’Italia, dalle mie dimissioni a oggi, non esistono rapporti di alcun tipo. Restano i rapporti personali con quei fratelli che avevano compreso la necessità e l’urgenza della mia riforma della massoneria italiana. Continuano ancora a sognarla.

Quanti sono i massoni oggi in Italia delle varie comunioni?

Le voci meglio informate dicono che i massoni italiani sono circa 100.000. Per fare che cosa? La massoneria è entrata in crisi quando, da comunione elitaria, si è trasformata in società di massa. Se in Italia vi fossero 300 massoni, espressione delle élite lungimiranti e carismatiche, con il loro indubitabile sostegno alle istituzioni dello Stato, la vita sociale, economica e culturale degli italiani sarebbe migliore.

RISORSE FINANZIARIE E DIGNITY

Con quali risorse nacque il Goi e grazie a quali risorse, che risulterebbero essere ingentissime se non altro alla luce delle proiezioni persino extraparlamentari che  sembrerebbero aver pervaso alcuni affiliati in determinati periodi storici, vivono e prosperano oggi le logge massoniche? Chi, parlando in altri termini, ha messo i soldi per far diventare così grande il Goi e chi continua a metterli nelle obbedienze?

Se riferita al Goi, la domanda prende in considerazione un periodo di tempo di circa 150 anni (dalle origini ai nostri giorni). Fino all’avvento del Fascismo, il Goi ha controllato la vita italiana in tutti i suoi più importanti aspetti. Il problema di chi finanziasse non aveva alcun senso, poiché esso poteva avere tutto da tutti.

Durante il Fascismo (dalle leggi contro le società segrete del 1925 alla sua caduta) il Gran Maestro Domizio Torregiani ha vissuto in esilio e l’attività delle logge è stata quasi inesistente.

Dopo la seconda guerra mondiale, l’intervento degli Stati Uniti d’America è stato determinante per la rinascita della massoneria in Italia. La maggior parte dei finanziamenti proveniva proprio da loro.

Con la frantumazione della massoneria in diverse Obbedienze, iniziano percorsi e finanziamenti particolari, nonostante la volontà degli americani di riunire tutte le obbedienze in una sola massoneria.

Per quanto riguarda la mia esperienza di Gran Maestro del Goi, dal 1990 al 1993, i finanziamenti provenivano dalle capitazioni (quote annuali) e da contributi straordinari di fratelli benestanti.

Se il Goi è diventato grande, le ragioni vanno ricercate nel suo ruolo politico ed economico nella società italiana. Le risorse e i finanziamenti hanno certamente influito ma non in maniera determinante. Dalle mie dimissioni del 1993 a oggi, non ho conoscenza di come avvenga il recupero delle risorse finanziarie, né nel Grande Oriente d’Italia né nella Gran Loggia Regolare d’Italia.

Cosa è il Dignity Order il cui vertice Lei presiede? Un enigma, un mistero, una certezza massonica? Cosa è e quanto potente è la sua influenza? Quali sono le risorse con le quali esercita la sua missione e quanti e chi sono, se è lecito sapere, gli iscritti?

Nel 2002 avviene il mio ritiro definitivo dalla massoneria. Alla base di tale decisione vi è la convinzione che la massoneria, faro luminoso dell’Occidente, stia perdendo irrimediabilmente la forza propulsiva che ha fatto di essa una guida saggia dell’umanità.

Non perché i suoi principi e il fondamento iniziatico che li sorregge abbiano perso la loro rilevanza, quanto, piuttosto, per l’incapacità dei massoni a interpretarli nel senso autentico. La stessa massoneria inglese, madre di tutte le massonerie regolari del mondo, mostrava segni di una profonda crisi che preannunciava scismi e conflitti.

Abbandonavo quella massoneria, cui ero stato iniziato nel lontano 1961 e che era stata una guida sicura della mia vita, per fondare l’Accademia Internazionale degli Illuminati. Il mio scopo era quello di riformare la massoneria, ritornando alle sue origini settecentesche, governata dalle élite pensanti. L’Accademia degli Illuminati si ispira, infatti, alla Royal Society inglese.

L’Accademia ha successo e si diffonde anche all’estero. Intanto comincia a intravedersi una crisi mondiale non solo economica e finanziaria ma anche morale. La società reale accusa i primi colpi di questa crisi, che si annuncia lunga e dolorosa. Gli Illuminati non bastano più. E’ arrivato il tempo degli Operativi, profondi conoscitori dei livelli concreti  della società. Dal connubio tra Illuminati speculativi e Illuminati operativi, si gettano le fondamenta di un nuovo Tempio dell’umanità, per affrontare le nuove sfide che già si preannunciano all’orizzonte.

Nasce così nel 2011 “Dignity. Ordine per la difesa della dignità dell’uomo”. Le principali differenze tra Dignity e la massoneria sono le seguenti.

1.   Dignity è composta da élite, la massoneria da masse.

2.   Dignity ammette le donne, la massoneria le esclude.

3.   Dignity è internazionale, la massoneria è nazionale. La sede internazionale di Dignity è a Vienna, dove si riunisce il Consiglio del Gran Maestro. Dignity nasce in Italia e si diffonde anche all’estero.

4.   Il Rituale di Dignity si ispira alla filosofia, i Rituali della massoneria si ispirano alla religione (Emulation inglese) o a fatti storici (il Goi).

5.   Dignity e la massoneria hanno in comune il riferimento alla Tradizione esoterica dell’umanità, che inizia nel VI secolo a.C. in Grecia con i Misteri orfici. Ne fanno anche parte la Confraternita dei Rosacroce e l’Ordine degli Illuminati.

L’Ordine Dignity nasce e si sviluppa nella più completa trasparenza. Le Associazioni che la governano sono state legalmente costituite e registrate secondo le leggi dei Paesi che le ospitano (Italia e Austria). Essa è, quindi, una certezza esoterica.

Le risorse con cui esercita la sua missione sono le quote annuali (ordinarie e straordinarie) e le donazioni.

Gli adepti in Italia sono circa cento.

Le riunioni dell’Ordine, denominate “Conventi” (locali, nazionali, internazionali), si svolgono in luoghi non riservati: il Convento internazionale di Primavera-Estate si è svolto all’Hotel Miramonti di Cortina d’Ampezzo, mentre il Convento internazionale d’Autunno ha avuto luogo all’Hotel Royal di San Remo. Ospiti e autorità sono stati invitati alla cena di gala. Nessuno si è nascosto. Tutti hanno mostrato i simboli dell’Ordine.

Bene. Ci fermiamo qui ma domani torno con la seconda puntata.

r.galullo@ilsole24ore.com

1 – to be continued

  • Roberto Galullo |

    Egregio Bertelli non so cosa risponderle se non che…la seconda puntata (così come le altre) è stata pubblicata da oltre un anno! Se va su Google o sul mio archivio gennaio 2015 le troverà tutte Così come troverà decine e decine di articoli che ho dedicato alla massoneria. Alcuni recentissimi. Saluti

  • Giuliano |

    Interessante articolo, sopratutto per comprendere al meglio la realtà italiana riguardo la libera muratoria. C’è però da chiedersi dove orientarsi, visto che il GOI sembra dirigersi alle masse e altri a gruppi strettamente elitari(quelli benestanti però non quelli sapienti). Il diritto di perfezionamento e miglioramento personale, come prevede il percorso massonico, è di tutti coloro che si sentono animati e cercano un modo una strada tradizionale, da e seguire, laddove gli ideali politici e religiosi ufficiali, hanno da secoli disatteso le speranze del non libero cittadino, relegandolo a semplice spettatore di operatività e speculazione di “altri” (l’elite appunto). Il gruppo elitario, trattiene nel suo interno questa condivisione e in questa crisi è importante che l’élite tendi invece una mano verso le masse, anche perché la maggior parte di riti e segni sono ormai di dominio pubblico su social web e in rete,dai medesimi, rendendo in parte vano il motivo di essere un élite (se per tale si intende un gruppo di saggi e non di benestanti) a livello massonico. Penso che la Massoneria sia stata “secolarizzata” e che debba uscire se vuole ritrovarsi, da questo stato, riunendosi e non continuando a generare élite e continui gruppi diversificati. Al momento di che se ne dica è simile alla situazione politica con troppi partiti e nuovi che facendo leva a livello “popolare”, sono divenuti identici a quelli cui si sono contrapposti. Stessa sorte per i Cavalieri Templari che in Italia, chi gode del riconoscimento genunino e storico, insegue quello della Santa Madre Chiesa (dal quale è stato detronizzato e spento storicamente), combattendo contro gruppi templari formati da persone “comuni” mosse da un sentimento di autentica cavalleria e fede cristiana. Sostanzialmente, tutta la storia di Italia dal medioevo sino all’Unità è ormai secolarizzata e disattesa, nei tre punti cardini anche contrapposti di fede, politica, massoneria. Le masse ormai si organizzano e studiano con i social e il web fonte di ogni “conoscenza” e non cercano più gruppi elitari, costosi precostituiti e divisi. Attendo la seconda parte . grazie. Giuliano

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