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Mammasantissima/9 Prossima tappa dell’indagine: i nomi dei servitori infedeli dello Stato nella cupola mafiosa

Cari e amati lettori di questo umile e umido blog, dopo un periodo di pausa, riprendo a scrivere dell’indagine Mammasantissima della Procura di Reggio Calabria (molto ne ho già scritto sul Sole-24 Ore). Per i servizi precedenti rimando ai link a fondo pagina.

Al centro di ogni più recente manovra, per investigatori e inquirenti, c’è sempre lui, l’avvocato già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa Paolo Romeo, forse proprio per questo amato e benvoluto deus ex machina di ogni manovra “salottiera” reggina.

Leggendo le 2000 e rotte pagine dell’ordinanza appare chiarissimo – oserei dire oltre ogni ragionevole dubbio – che gli obiettivi dell’indagine vanno oltre, ma molto oltre i nomi che finora sono incappati nelle maglie dell’inchiesta.

Lo si capisce leggendo il modo in cui Dda e Gip richiamano i lavori conclusivi della relazione della Commissione parlamentare antimafia della XIII legislatura (conclusa nel 2001), in cui si parla già di cosa c’è oltre quella ‘ndrangheta che per troppi anni è stata conosciuta come unica e sola: «Una struttura nuova, elitaria, la santa, estranea alle tradizionali gerarchie dei “locali”, in grado di muoversi in maniera spregiudicata, senza i limiti della vecchia onorata società e della sua sub cultura, e soprattutto senza i tradizionali divieti, fissati dal codice della ’ndrangheta, di avere contatti di alcun genere con i cosiddetti “contrasti”, cioè con tutti gli estranei alla vecchia onorata società. Nuove regole sostituivano quelle tradizionali, le quali non scomparivano  del  tutto,  ma  che  restavano  in  vigore  solo  per  la  base  della ’ndrangheta,  mentre  nasceva  un  nuovo  livello  organizzativo,  appannaggio  dei personaggi di vertice che acquisivano la possibilità di muoversi liberamente tra apparati dello stato, servizi segreti, gruppi eversivi».

Questa conclusione sulla parte “riservata” e “invisibile” della ‘ndrangheta – raggiunta 15 anni fa dal Parlamento e non da me o dai pm, ma che è stata bellamente ignorata in primis proprio da quella magistratura che negli anni avrebbe dovuto e potuto scavare – chiama chiaramente in causa, oltre ai gruppi eversivi di estrema destra che a partire dagli anni Settanta hanno macchiato di sangue e stragi l’Italia, contando su validissimi appoggi in Calabria (oserei dire fondamentali), gli apparati dello Stato e, in particolar modo i servizi segreti deviati (aggiungo io l’aggettivo solo per marcare una differenza tra ciò che dovrebbe essere e non è).

 

E quando il Gip Domenico Santoro deve riassumere questa parte, usa tutto il tatto del mondo, conscio che i fili sono ad una tensione così alta che basta guardarli (neppure avvicinarli) per restare inceneriti.

«La trattazione dell’argomento deve essere affrontata con responsabile prudenza – scrive infatti Santoroperché i riferimenti ai servizi di sicurezza che si rinvengono sono sempre generici, senza alcuna indicazione che consenta di individuare con esattezza a quale organismo ci si debba esattamente riferire.

Anche quando taluno viene indicato come appartenente ai servizi segreti non é mai possibile stabilire quale ruolo ricopra in quegli ambiti: funzionario regolarmente inquadrato, collaboratore esterno, informatore.

Particolare attenzione occorrerà fare alla possibilità di imbattersi in uno di quei personaggi, che pure esistono,  che  ricercano  il  contatto  con  i  servizi  di  sicurezza  millantando  il  possesso  di  preziose informazioni, che in realtà non hanno e perciò inventano, e si spacciano all’esterno per “agente segreto” a fini personali».

Ma questa dovuta e professionale premessa del Gip, non impedisce allo stesso di scrivere che, tenuto  tutto  ciò  presente, «tuttavia, non  si  può  trascurare la  circostanza che  in  più  di  un’occasione emergono riferimenti ai servizi segreti, di conseguenza occorrerà tenere presente la circostanza per evitare di trascurare eventuali nuove emergenze che potrebbero essere utili per fare luce in proposito».

Dopo di che il Gip fa sfoggio di quanto – in altre aule giudiziarie – è emerso.

L’unica prova concreta dell’esistenza di rapporti tra criminalità organizzata e  servizi segreti é  stata raccolta nel contesto della recente indagine condotta dalla Dda di Palermo sui legami tra mafia e massoneria mediante i quali “uomini d’onore” di Mazara del Vallo tentavano di “aggiustare” i processi. Nel relativo provvedimento di custodia cautelare si legge di una conversazione intercorsa tra due “uomini d’onore” di Mazara del Vallo, raccolta con un’intercettazione ambientale, durante la quale si fa esplicito riferimento ai servizi segreti ed ai loro legami con ambienti massonici e giudiziari, questi ultimi da avvicinare per il tentativo di aggiustare i processi.

Contatti con i servizi segreti sono emersi nel corso degli anni a proposito della Banda della Magliana, con cui Pippo Calò, malgrado le sue smentite, ha mantenuto rapporti strettissimi.

Il pentito Filippo Barreca ha dichiarato di aver appreso da varie fonti che Paolo Romeo, oltre ad essere massone, apparteneva anche alla struttura Gladio ed era collegato ai servizi segreti. Sempre Barreca ha riferito che Franco Freda, a seguito della sua fuga da Catanzaro, venne affidato alle cure di Paolo Romeo e di Giorgio De Stefano dai servizi segreti.

Per quanto riguarda Licio Gelli e i suoi rapporti con i servizi segreti, oltre alle molteplici risultanze processuali, basterà rammentare come nel 1978 il prefetto Walter Pelosi, direttore del Cesis, il generale Giulio Grassini, direttore del Sisde, e il generale Giuseppe Santovito, direttore del Sismi, fossero tutti iscritti alla P2.

Tradotto in soldoni ecco il ragionamento del Gip: nomi e cognomi non ce ne sono in questa indagine e neppure fatti apparentemente conclamati ma è palese che, su questo, la Procura di Reggio Calabria sta indagando e dunque, cara Dda, alla prossima.

E che una prossima puntata dell’indagine sui finti servitori dello Stato ci sarà, potete starne certi e questa settimana continueremo a scoprire perché, proprio leggendo le carte dell’indagine Mammasantissima.

r.galullo@ilsole24ore.com

9 – to be continued

(si leggano

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/07/19/indagine-mammasantissina1-il-pentito-nisseno-leonardo-messina-parlo-di-commissione-nazionale-delle-4-mafie/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/07/20/indagine-mammasantissima2-il-vertice-della-ndrangheta-e-cosa-nostra-i-nomignoli-da-messina-e-condello/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/07/21/indagine-mammasantissima3-mafie-e-politica-hanno-in-comune-appalti-e-massoneria-deviata/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/07/22/indagine-mammasantissima4-riina-e-madonia-capimafia-mondiali-prima-delle-stragi-del-92-le-scarpe-di-messina-e-de-stefano/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/07/27/indagine-mammasantissima5-la-cosa-unica-tra-le-mafie-e-quella-benedizione-di-don-vito-ciancimino/

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