Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Operazione Insubria Dda Milano/4 Mazzini, Garibaldi, Lamarmora e quel cordone ombelicale con la massoneria

Cari amici di blog dalla scorsa settimana sto trattando dell’operazione Insubria con la quale sono state arrestate 35 persone (oltre a tre finiti ai domiciliari) accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi. Al centro delle indagini delegate al Ros dei Carabinieri dal procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini, tre sodalizi della ’ndrangheta radicati nel Comasco e nel Lecchese, con diffuse infiltrazioni nel tessuto locale e saldi collegamenti con le cosche calabresi di origine. A colpire l’immaginario collettivo sono state le immagini che coglievano, per la prima volta in Italia (la prima volta fu in Canada nel 1985) i riti di affiliazione e i giuramenti dei nuovi “ingressi”. Ho affrontato alcuni aspetti dell’ordinanza firmata il 14 novembre dal Gip Simone Luerti e dunque rimando ai link a fondo pagina e ai servizi sul portale del Sole-24 Ore, attraverso una semplice ricerca con parola chiave nello spazio “cerca” del sito.

Ieri sono tornato sugli aspetti dell’evoluzione dei sistemi criminali di cui, a mio modesto avviso, le cosche sono quota parte. Sempre ieri abbiamo affrontato, ancora una volta, la difficoltà di ampliare dal punto di vista investigativo, processuale e normativo il concetto di mafia (qualunque essa sia).

Oggi continuiamo sulla stessa falsariga poiché, a molti non sarà sfuggito, quel che è stato filmato sono codici, rituali di affiliazioni e giuramenti che fanno riferimento alla “santa” e al richiamo di figure come Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi e Giuseppe La Marmora, che sostituiscono la mitologia dei cavalieri spagnoli. Nulla di nuovo, si badi bene. Come si legge nel libro “Fratelli di sangue” del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri e di Antonio Nicaso, identiche formule di giuramento furono trovate nel 1989 nel covo dell’allora superlatitante Giuseppe Chilà. Il richiamo ai tre prevede che il “santista” rinneghi «la società di sgarro e qualsiasi altra organizzazione». E’ un passaggio epocale nella storia della ‘ndrangheta, come ricorda Gratteri.

A nessuno può sfuggire che i tre “Giuseppe”, oltre che benemeriti della patria, erano massoni.

LA SANTA

Ma torniamo, per passaggi logici, all’importanza della “santa”, che rappresenta un’evoluzione e un salto, financo una rottura, con la “società di sgarro” che deve essere rinnegata.

Per il “santista”, ribadisce il Gip a pagina 241, non valgono più i vincoli e le regole dei comuni mafiosi. Ciò che prima rappresentava “infamità”, come il rapporto con politici, imprenditori e forze dell’ordine formalizzato allo scambio di reciproci favori, ora – nella nuova condizione – è non solo permesso, ma auspicato. «La relazione, il mutuo vantaggio, l’interessenzasi legge nel provvedimento – non sono più strumenti proibiti, ma diventano i mezzi sofisticati ed eleganti della nuova élite ‘ndranghetista. Non più scontro e contrapposizione, ma insinuazione e compromesso.

Questo avvicinamento – che si sviluppa dalla metà dell’Ottocento – non era immediatamente realizzabile, se non attraverso un organismo o camera di compensazione in cui le diverse necessità potessero incontrarsi con le giuste garanzie di segretezza ed affidabilità».

E da chi venne svolta tale funzione? Dalla massoneria. Lo scrive il gip testualmente il gip chiaro e tondo.

Se questa è la premessa, si comprende agevolmente il motivo del cambio di rotta anche nei riferimenti nelle formule rituali: dai tre oscuri cavalieri della tradizione (Osso, Mastrosso e Carcagnosso accostati nello sgarro a Minofrio, Misgrizzi e Misgarro) si  passa, infatti, a Garibaldi, Mazzini e Lamarmora.

Due di questi sono generali dell’esercito e apparentemente – rileva intelligentemente il Gip Luerti –  il passaggio potrebbe lasciare perplessi poiché si tratta di simboli dello Stato nei confronti del quale l’associazione di pone, comunque, in contrasto.

Su questa saggia riflessione mi permetto di aggiungerne un’altra (non pretendo che sia saggia): si tratta di simboli di figure integerrime di uno Stato in formazione e un tempo integerrimo. Oggi da chi potrebbero essere sostituite queste figure in uno Stato corrotto e corruttore? Ma andiamo avanti.

CADONO I DUBBI

I dubbi cadono, scrive con fermezza il Gip recependo verosimilmente il pensiero dei pm che hanno condotto l’indagine, ricordando che tutte e tre le figure richiamate erano elementi di spicco di logge massoniche.

Incontrovertibili conferme, ancora una volta, giungono anche dall’ analisi della sentenza n. 3/99 del Tribunale di Reggio Calabria, Corte d’assise, seconda sezione (Olimpia 1), in cui, oltre ad analoghi riferimenti ai concetti di santa“, “copiatae fidelizzazione“, vengono ribaditi i nomi dei componenti delle copiate dello sgarro e della santa e le nuove e diverse possibilità del santista:

« [. . .] dallo “sgarro” in su i tre capi vengono identificati con i nomi di “Minofrio“, “Mismizzo” e “Misgarro“, mentre sulla “Santa”, “Giuseppe Mazzini“, “Lamarmora“, e … e “Garibaldi[. . .]

In pratica, con la vecchia ottica del crimine organizzato, in particolare, per quanto riguarda la ‘ndrangheta  fino al grado di “sgarrista” si era la ‘ndrangheta pura; dal momento che ti veniva conferito il grado della “santa”, allora lì potevi entrare a far parte anche di altre lobby, lobby massoniche, e rapportarti un po’ con gente che non faceva parte dell’organizzazione ‘ndranghetista, ma anche che era collocata nell’imprenditoria, o nella politica, o in qualche altro settore sociale».

La sostituzione dei tre cavalieri con i personaggi risorgimentali – più volte presenti nella formula rituale – è esplicitamente spiegata nel corso della cerimonia del 12 aprile 2014 ripresa dalle telecamere del Ros dei Carabinieri. Che piaccia o no, come ricordano pentiti che vengono giudicati attendibili da varie procure (non certo da me che ho un allergia per i pentiti, di cui, senza eccezione alcuna, a pelle mi fido come potrei fidarmi di un cobra o di un coccodrillo) e da boss come Luni Mancuso, oramai oltre la ‘ndrangheta c’è la massoneria deviata. Deviata e non riconosciuta come deviato è lo Stato che con professionisti collusi e mafie sta riuscendo ad azzerare la coesione sociale ed economica della nazione.

Ma sul fronte della massoneria deviata, chissà perché, dai tempi di Licio Gelli e della P2, chiunque abbia tentato di indagare è finito nel tritacarne dei poteri forti o, nel migliore dei casi, ha dovuto e deve combattere contro lo Stato, dalla Sicilia alla Calabria, come mai avrebbe immaginato. Su quel fronte, come abbiamo già accennato ieri, non c’è alcuno pronto a infilare una telecamera nascosta nel grembiule sporco di un “fratello” che tradisce quei valori e quei principi che, in vero, non sono solo massonici ma sono semplicemente universali. Chissà perché.

r.galullo@ilsole24ore.com

4 – the end (per le precedenti puntate si vedano https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/11/19/operazione-insubria-della-dda-di-milano1-imprenditoria-compiacente-e-cosche-come-agenzie-di-servizi/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/11/20/operazione-insubria-dda-di-milano2-dal-2008-a-oggi-462-atti-intimidatori-della-ndrangheta-tra-como-e-lecco/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/11/24/operazione-insubria-dda-milano3-il-capitale-sociale-della-ndrangheta-e-lobbligo-di-cambiar-marcia-contro-i-sistemi-criminali/)