Gli “affari siciliani” della ‘ndrina Alvaro: la potenza criminale arriva oltre lo Stretto

Cari lettori, se mi avete seguito ieri, sapete che due giorni fa la Squadra Mobile di Reggio Calabria ha arrestato 7 persone nell’ambito di un’operazione contro la cosca Alvaro di Sinopoli.

Le accuse vanno, a vario titolo, dall’associazione a delinquere di stampo mafioso al concorso esterno e all’intestazione fittizia. Alvaro – ricordiamolo ancora una volta – è considerata la famiglia mafiosa più influente nei comuni reggini di Sinopoli, Delianuova, Sant’Eufemia d’Aspromonte e San Procopio.

Ieri ho parlato dei contatti e delle frequentazioni dirette o indirette di uomini intranei o vicini alla cosca con alcuni politici (sempre secondo le accuse della Procura). Per questo rimando al mio servizio in archivio.

Oggi – invece – mi soffermo su un aspetto che rinvigorisce e rafforza l’opinione di chi pensa che, in realtà, Messina è una città siciliana in provincia di…Reggio Calabria. Quanto meno serve per incontrarsi….

Nel racconto della Procura (le indagini sono state seguite dai pm Roberto Di Palma e Valeria Sottosanti ) tutto si snocciola a partire dal potere di Antonio Alvaro, figlio di don Mico e tra gli arrestati, di imporre le assunzioni presso il “Mediterraneo Park Hotel” e di disporre del personale.

La captazione della conversazione telefonica del 15 dicembre 2008 tra Gianluca Salvemini (assolutamente estraneo all’indagine) e Antonio Alvaro, nel corso della quale quest’ultimo si presentava quale «responsabile del personale», ha fatto sì che le conversazioni telefoniche intrattenute da Alvaro con i Salvemini fossero ritenute di interesse investigativo e quindi soggette, di volta in volta, ad ulteriori approfondimenti tesi ad acquisire riscontri oggettivi in ordine a quanto dichiarato nel corso delle stesse da parte degli interlocutori ed in particolare per quanto attiene al potere di Antonio Alvaro di disporre del personale del Park Hotel.

UN QUARTO DEGLI ALVARO

La Squadra Mobile di Reggio ha pertanto effettuato un accertamento preliminare sui dipendenti del “Mediterraneo Park Hotel”, attraverso l’acquisizione del tabulato relativo ai contributi versati dalla “Duesse srl” (datore di lavoro), per le prestazioni lavorative del 2008, da cui è emerso che presso il “Mediterraneo Park Hotel” la “Duesse srl” ha versato contributi per le prestazioni lavorative di tipo stagionale a 27 dipendenti: di questi almeno 7 possono vantare legami di parentela o di frequentazione con Antonio Alvaro.

Secondo i pm questo elemento appare significativo, pur tenendo in considerazione che per la posizione della struttura alberghiera, è funzionale rivolgersi ad un personale prettamente del luogo e quindi riconducibile ai centri abitati di Sant’Eufemia d’Aspromonte, Bagnara Calabra, Villa San Giovanni e Sinopoli. «Tuttavia, proprio alla luce delle parole di Alvaro Antonio, che si dichiara responsabile del personale del Mediterraneo Park Hotel – si legge a pagina 129 dell’ordinanza firmata il 28 agosto dal Gip Tommasina Cotroneo -  sebbene vi abbia lavorato ufficialmente per sole tre settimane, l’elemento ora considerato circa la composizione del personale può assurgere a riscontro del ruolo di partecipazione attiva nella gestione dell’albergo da parte dell’Alvaro, il quale dimostra appunto di essere in grado di condizionare i parametri di assunzione tanto che un terzo del personale può essere a lui ricondotto. In particolare si è avuto modo di accertare la presenza di due gruppi riconducibili a nuclei familiari di Sinopoli legati da vincoli di parentela ad Alvaro Antonio. Si fa specifico riferimento agli Occhiuto e ai Papalia; i primi costituiscono per l’Alvaro un punto di appoggio anche nella gestione di altri interessi economici allo stesso riconducibili».

IL LEGAME CON I SALVEMINI

L’analisi del traffico telefonico, in entrata ed in uscita, sull’utenza cellulare di Antonio Alvaro ha permesso di rilevare l’esistenza di fitti rapporti con i Salvemini, i quali, nei suoi confronti – si legge a pagina 139 dell’ordinanza – secondo la Procura di Reggio mantengono sempre una posizione di rispetto, prestandosi anche a venirgli incontro su luoghi e modalità degli appuntamenti.

Ciò accade in particolare in occasione degli incontri che Stefano Salvemini (anch’egli estraneo all’indagine) organizza con Antonio Alvaro in Sicilia, regione questa che il proprietario della Duesse srl utilizza come base d’appoggio lavorativa per curare personalmente i propri interessi lavorativi.

La Procura di Reggio ha accertato che in Sicilia, oltre che in Calabria, i Salvemini hanno in gestione numerose strutture ricettive e che nell’arco del 2007 la Duesse srl ha effettuato un consistente ampliamento dei propri interessi, con una crescita del fatturato attestata all’85% rispetto all’esercizio precedente. Inoltre, nel corso delle indagini emerge un interessamento di Alvaro agli «affari siciliani» dei Salvemini, nei quali il primo sembra rivestire un ruolo fondamentale, tanto da far ritenere a Salvemini la sua presenza in Sicilia come necessaria e da portare Salvemini ad andarlo a prendere all’arrivo a Messina.

PARTECIPAZIONI FUTURE DEL MEDITERRANEO PARK HOTEL

Attraverso la captazione dell’utenza cellulare di Antonio Alvaro, la Procura di Reggio Calabria ha avuto anche modo di risalire a un ulteriore livello di penetrazione di Alvaro nel contesto riconducibile al Mediterraneo Park Hotel.

La struttura è costretta a periodi di chiusura in considerazione della sua specifica posizione morfologica, in un territorio compreso tra il mare della vicina Bagnara Calabra e la zona aspromontana di Gambarie, posizione che inevitabilmente la relega ad essere una struttura prettamente stagionale, in base al flusso turistico notoriamente più intenso nel periodo estivo.

Questa circostanza – ricostruisce la Procura – ha fatto insorgere nella famiglia Salvemini (ripetiamo, del tutto estranea all'indagine svolta) qualche dubbio sull’opportunità di mantenere un investimento che, per il solo pagamento dell’affitto, della struttura e dell’attività, prevede un esborso di circa 400.000 mila euro annui a favore degli eredi Araniti ovvero della società S. Ambrogio srl.

Quella che potrebbe sembrare soltanto un’ipotesi – si legge a pagina 141 dell’ordinanza – ha trovato conferma nelle parole di Antonio Alvaro, il quale, comportandosi come gestore di fatto del Mediterraneo Park Hotel, esprime le perplessità della famiglia Salvemini nel corso di una conversazione telefonica intrattenuta con un altro albergatore della zona ionica calabrese, con il quale, già in passato, erano stati tenuti contatti sia telefonici che personali.

Antonio Alvaro, nel corso della stessa telefonata, concorda un incontro con il suo interlocutore al fine di valutare possibili percorsi da seguire nel caso i Salvemini volessero “lasciare”, evidenziando un palese interesse nei confronti di tale struttura.

Sostanzialmente quindi, per la Procura, Antonio Alvaro si pone come interlocutore privilegiato a cui una eventuale controparte interessata al Mediterraneo Park Hotel deve rivolgersi nel caso di subentro ai Salvemini.

In una successiva telefonata, intercettata il 13 novembre 2010, tra Alvaro e il solito albergatore “terzo”, i due discorrono della possibilità di dismissione dell’attività di gestione da parte della famiglia Salvemini della struttura alberghiera Mediterraneo Park Hotel.

VALUTAZIONI DEL GIP

Orbene, seppur evidenti siano le cointeressenze, anche economiche, e gli interessi che legano Antonio Alvaro ai Salvemini – sono queste le valutazioni del Gip Cotroneo che si possono leggere da pagina 145 – probabilmente spinti anche in territorio siciliano, ove i Salvemini pare gestiscano molte struttura alberghiere, e seppur evidente appaia l’interessamento dell’Alvaro alla struttura alberghiera Mediterraneo Park Hotel, presa in locazione dai Salvemini per la gestione, spinto fino al concreto attivarsi, con incontri al vertice con il proprietario della struttura Francesco Araniti, per rilevare, tramite fittizi intestatari, il contratto di locazione dopo l’uscita dei Salvemini, tuttavia, tanto allo stato non basta per poter configurare un grave quadro indiziario a carico degli indagati in ordine al reato di intestazione fittizia contestato.

«Quel che emerge con certezza – ha valutato e scritto il Gip – è che l’Alvaro abbia un forte ascendente sui Salvemini tanto da imporre loro (definendosi ironicamente, ma non troppo, in uno dei dialoghi telefonici intercorsi tra i predetti “responsabile del personale”), che di buon grado accettano evidentemente consapevoli della caratura criminale dell’Alvaro e del ritorno a vari livelli che a loro deriva da “un buon rapporto” con il primo, assunzioni di lavoratori stagionali presso la struttura alberghiera…

Parimenti emerge con certezza l’avvio e l’esistenza tra Alvaro e i Salvemini di pregnanti cointeressenze economiche non meglio ancora indagate (inquietanti, ma non chiari gli incontri in Sicilia probabilmente inerenti i centri di interesse gestiti dai Salvemini in loco) e lo stato di concreto asservimento dei Salvemini alle esigenze dell’Alvaro, le cui richieste sono sempre pronti a soddisfare evidentemente in cambio di altri favori e di protezione. Tanto, tuttavia, non basta per ritenere con la indispensabile gravità indiziaria che dietro la gestione effettiva del Meditterraneo Park Hotel ci fosse concretamente e a tutto tondo l’Alvaro.

Quel che si coglie, piuttosto, dai dati intercettativi è la potenza criminale dell’Alvaro, capace di insinuarsi in meandri economico-imprenditoriali di certo rilievo, capace di imporre il proprio volere e di imporre il soddisfacimento di propri interessi a questo o quell’imprenditore, evidentemente forte della propria autorevolezza criminale, di cui, a quanto pare, la generalità è consapevole».

2 – the end (la precedente puntata è stata pubblicata ieri 5 settembre)

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Ettore Ferrero... |

    Caro Roberto Galullo,
    La disponibilità economica della ‘ndrina Alvaro permette di acquisire – la cosiddetta intestazione fittizia – tramite terzi alberghi e/o complessi turistici.
    Gli Alvaro diventano dei veri e propri magnati inserendosi a titolo preferenziale come garanti e assuntori di personale d’albergo.
    Non mi sorprende – fonte Wikipedia – se gli Alvaro sono stati inseriti nel quadro indiziario dell’attentato al Prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa del 3 Settembre 1982, visto il compito rilevante che l’avrebbe impegnato sul fronte economico – patrimoniale nei confronti di migliaia di cosiddetti prestanome della mafia siciliana.
    Grazie!…

  • bartolo |

    beh galullo, sono pochissimi i riferimenti dell’ordinanza del gip da lei citati… però, per quanto pochi, chiunque al mondo legge questo blog, dal figlio di un massimo esponente dell’organizzazione criminale più pericolosa esistente al mondo, si sarebbe aspettato contenuti d’intercettazione che regolano il traffico internazionale di sostanze stupefacenti, organizzazioni di attentati contro le agguerrite procure antimafia ed, infine, strategie di morte contro la concorrenza per il mantenimento e la conservazione del primato criminale faticosamente raggiunto dalla stessa ndrangheta. invece, pare che il massimo impegno dell’indagato alvaro sia riconducibile a qualche assunzione (7 su 27) in una struttura di ricezione turistica la cui proprietà non coincide con il gestore e, comunque, egli, non è, né l’uno né l’altro…

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