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Esclusivo/ Il pentito Salvatore Venosa racconta che i clan Zagaria, Schiavone e Iovine investono in edilizia e alberghi a San Marino dal 2000!

Cari lettori da ieri sto seguendo anche su questo blog l’operazione Titano con la quale sull’asse Napoli-Caserta-San Marino la Dda di Napoli ha sgominato una presunta associazione a delinquere composta da professionisti sammarinesi e referenti del clan dei Casalesi e della camorra di Acerra, che sul Titano hanno investito milioni per poi tentare di uscirne quando le cose si sono messe male.

Come sapete da anni sul Titano si parla delle sospette operazioni edilizie e su quali capitali possano o potessero esserci dietro molte di quelle operazioni.

Qualcosa di più ne sappiamo grazie a Salvatore Venosa che ha ammesso di aver rivestito un ruolo apicale nel clan dei casalesi in quanto membro della famiglia Venosa, tanto da essere nominato, dopo l’arresto di Antonio Iovine e Michele Zagaria, referente e capo  dei gruppi.

Salvatore Venosa nel giugno 2012 si pente e il 28 giugno dello stesso anno, in un interrogatorio, parlerà degli interessi economici dei casalesi a San Marino.

Il collaboratore parte ricordando che nel 2010 ebbe rapporti con persone che si trovavano a San Marino, ma non personalmente in quanto all’epoca era sorvegliato speciale e quindi fu il cugino Massimo Venosa, che gli riferì degli interessi economici dei casalesi nella Repubblica di San Marino. E sul punto ricorda in maniera specifica l’intento di acquistare il più grosso albergo in quella zona da parte del Salvatore Di Puorto, affiliato al clan dei casalesi, che si occupava dei video poker e dell’imposizione del caffè, nonchè della rivendita di autovetture di grossa cilindrata all’estero che venivano acquistate a leasing e poi non venivano pagate.

Salvatore Venosa – ricostruiscono gli inquirenti nell’indagine Titano – afferma alcuni fatti fondamentali per la verifica dei fatti oggetto di contestazione nell’indagine stessa:

1) il clan dei casalesi già da prima del 2007 era interessato ad investimenti in Emilia con l’apertura di cantieri edili a Modena e poi si era spostato a San Marino;

2) quando esce dal carcere decide, tramite il cugino Massimo, di partecipare alle attività a San Marino forte della sua posizione di rappresentante delle famiglie Zagaria e Iovine ed apprende da Massimo che il referente nella zona per gli affari della famiglia Schiavone, è tale Franco di Pesaro;

3) autorizza quindi Massimo Venosa, che opera alle sue direttive, a prendere contatti con Franco di Pesaro, identificato in foto in Francesco Agostinelli;

4) Massimo Venosa, con riguardo all’acquisto di alcune ville (riferisce di 7 e poi di 5 unità immobiliari), prende contatti con Francesco Vallefuoco, che lui conosce personalmente e che si presenta come esponente degli interessi degli acerrani, gruppo capeggiato da Giuseppe Mariniello;

5) Vallefuoco chiede di essere sostenuto nelle sue pretese dalla famiglia Venosa, temendo di poter escluso dall’affare, così come era avvenuto per Agostinelli, dalla famiglia Schiavone rappresentata in quel momento da Salvatore Di Puorto;

6) non partecipa direttamente alle vicende a San Marino, perché sottoposto a vincoli personali che non gli consentono di lasciare il territorio, e delega il cugino, incontrando tuttavia personalmente Mario Iavarazzo, il quale gli conferma che le attività a San Marino sono autorizzate da Carmine Schiavone e Salvatore Di Puorto, il quale lamenta le eccessive pretese della famiglia Schiavone a fronte degli investimenti effettuati;

7) Salvatore Di Puorto circolava a bordo di una Ferrari di colore nero che gli era stata data da Agostinelli, mentre Iavarazzo circolava a bordo di una Ferrari rossa;

8) si rivolse a Luca …omissis…per la vendita a terzi delle ville di San Marino, intestate a prestanome, fornendogli la documentazione entrata in suo possesso.

Un punto risulta oscuro nel suo racconto per i magistrati: le origini del rapporto con Roberto Zavoli.

Salvatore Venosa sa che l’imprenditore che aveva in costruzione gli immobili a San Marino era stato individuato da Agostinelli e sa anche, per averlo appreso da Vallefuoco nel corso del loro incontro, che l’imprenditore era stato costretto a cedere le ville suddivise tra gli acerrani e i Casalesi.

Tuttavia, nel suo racconto sparisce la componente della famiglia Schiavone – che tali rapporti aveva creato nel tempo con i propri investimenti – e sembra quasi che l’imprenditore abbia ceduto le ville a titolo di tangente. D’altro canto il medesimo collaboratore dichiara in maniera spontanea che una villa fu lasciata all’imprenditore per «comprare il suo silenzio».

E qui i magistrati Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Maurizio Giordano e Cesare Sirignano che per l’ultima sotto la supervisione di Federico Cafiero De Raho hanno condotto l’indagine, si incazzano. «Una vittima – dichiarano – non può essere comprata: o è tale perché subisce la intimidazione o è complice. Come si vedrà, risulta chiaramente dalle intercettazioni che l’attività posta in essere ai fini della vendita degli immobili in San Marino muove i suoi passi da lontano ed è svolta sotto la diretta vigilanza del medesimo Schiavone Carmine che si reca finanche in Emilia, per controllare gli affari di famiglia. Zavoli non è vittima, ma partecipe, anche se – come tutti i protagonisti di questa complessa vicenda – cerca di trarre vantaggi personali e deve essere richiamato all’ordine».

Venosa ripete più volte nel corso dei suoi interrogatori di essersi occupato della vicenda solo in un momento successivo, ovvero quando – a seguito degli arresti eccellenti – aveva assunto un ruolo assolutamente preminente insieme a Oreste Reccia in quanto i più anziani ancora in libertà del clan Zagaria e in quanto rappresentante della famiglia Iovine, dopo l’arresto di Antonio.

Quindi interviene davvero nella parte finale, ovvero quella in cui dopo gli investimenti il clan deve acquisire i proventi. Ed è qui che lui si inserisce, coerentemente con quanto riferito in ordine alla gestione della cassa comune delle tre famiglia (Zagaria, Iovine, Schiavone).

Resta da sottolineare che il quadro complessivo delineato da Venosa per i pm e per il gip Isabella Iaselli è pienamente compatibile con quello descritto dagli altri collaboratori ed i protagonisti delle operazioni compiute a San Marino, indicati dallo stesso collaboratore, compaiono tutti nelle intercettazioni proprio con la col
locazione descritta.

Ulteriori dichiarazioni sono state rese da Umberto Venosa, padre di Salvatore e fratello di Gigino o cocchiere, coinvolto al pari dei familiari in numerose vicende giudiziarie, riportando anche condanne. Da ultimo è stato tratto in arresto in esecuzione della ordinanza n. 323/12, emessa il 14 maggio 2012 dal Gip del Tribunale di Napoli, per reati di estorsione aggravata che lo vedono partecipe all’attività del clan dei casalesi.

Umberto decide, al pari del figlio, di collaborare con la giustizia e, nel corso dell’interrogatorio dell’11 ottobre 2012, in relazione alla vicenda degli investimenti a San Marino, riferisce di aver saputo da Raffaele …omissis…, piccolo imprenditore che operava a San Marino e in Emilia, in particolare Modena dagli anni 2000, che nel 2009 o 2010 il secondo figlio di Ugariello Di Puorto e tale Carminiello o sbirro lo avevano minacciato per costringerlo a pagare delle porte che aveva acquistato, ma che non aveva ancora pagato. Per ripicca in tale contesto gli avevano incendiato il camion.

A presto con nuovi particolari dell’operazione Titano.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Alessio |

    Per me è tutta stupidaggini mafia dove è solo che quando uno è fuori fa lo splendido Edopo inizia collaborare facile così incastrando altra gente per bene come Giuseppe setola che per me rimane una brava persona metti questo

  • Elisabetta Pendola |

    arrivo qui un po’ per caso un po’ seguendo un filo, e mi piace molto il tuo blog

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