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Il procuratore generale di Catanzaro Santi Consolo: “Ma come si può parlare di unità d’Italia in Calabria?”

Il procuratore generale di Catanzaro, Santi Consolo, il 26 giugno ha fatto meno rumore, nella sua audizione in Commissione palamentare antimafia. del suo collega procuratore Vincenzo Lombardo.

Strano che il rumore delle sue parole – del resto, come le altre di Lombardo – fuori della Calabria non abbia provocato neppure un suono ma solo il silenzio.

E allora visto che questo umile e umido blog ha l'ambizione di dare voce alla legalità, rilancio ciò che ha detto Santi Consolo.

A partire da ciò che ha detto del suo popolo – il calabrese – che se l'avesse detto qualunque altro soggetto non istituzionale sarebbe stato tacciato di fare politica. Così non è per Consolo che ha usato però la clava.

"Noi abbiamo una popolazione che è completamente sfiduciata perché è stata tagliata dal resto d'Italia da un'autostrada – ha detto in audizione – che aveva e che oggi non è più praticabile perché la velocità è dettata dagli autotreni che camminano a 20 chilometri orari. È stata tagliata dal resto d'Italia perché non ha ferrovie e dal Sud d'Italia perché i collegamenti aeroportuali devono passare per Roma per quanto riguarda sia la Sardegna, sia la Sicilia e la Puglia. Parlare oggi di unità d'Italia quando abbiamo queste difficoltà in Calabria e chiedere i risparmi su una riorganizzazione non è esigibile. Ecco perché vi ringrazio. Vi dico grazie quando offrite la disponibilità a darci anche dei mezzi. Ne abbiamo bisogno. Al saluto pasquale di tutte le sezioni della polizia giudiziaria ho potuto constatare che non vi è una macchina utilizzabile dalle sezioni di polizia giudiziaria di Catanzaro. Questo non è possibile: non si chiedono le auto blu; chiediamo le Panda a gas. Abbiamo bisogno delle macchine per poter fare un minimo di indagine; altrimenti la gente non ha fiducia. Se non riusciamo a garantire la stabilità (che si pone in termini non di efficienza, ma di efficacia del sistema) non si riconquista la fiducia".

Quella che sembra una mera analisi sociologica – già per questo sarebbe comunque apprezzabile perchè del tutto condivisibile – in realtà si cala in una analisi legata alla mera amministrazione della Giustizia. Le indagini vanno avviate, ma anche supportate con polizia giudiziaria affidabile sul territorio. "Voi avete i segni di quanti inquinamenti vi sono stati sul territorio – ha proseguito Consolo -. Noi dobbiamo supportare il corredo probatorio affinché ci sia il riconoscimento da parte del giudice e quella decisione deve avere una tenuta. Non può essere altalenante; non possiamo avere sentenze panassolutorie in appello o panannullamenti in Cassazione. Il lavoro raddoppierebbe e noi giriamo attorno all'inutilità. È amaro registrare nella stampa locale che le assoluzioni vengono esaltate in prima pagina e che le decisioni di secondo grado, come quella recente sul cosiddetto processo Missing, che portano da tre a quattordici gli ergastoli e a 300 anni di reclusione, vengono relegate in quattordicesima pagina. In prima pagina non c'è traccia".

A questo punto, il membro della Commissione Mario Tassone, dell'Udc, coglie la palla al balzo e fa un'affermazione che, credo, volesse essere una domanda, anche se nel resoconto parlamentare non c'è traccia del punto interrogativo. "Anche la stampa è corrotta" afferma infatti Tassone. E la risposta di Consolo – badate bene – è un capolavoro perchè non risponde "no" come sarebbe logico e ovvio. Nossignori, la sua risposta è molto ma molto articolata. Leggete qui: "So solo che c'è molta disattenzione su questi profili. Laddove ci sono condanne non severe ma giuste – chi si macchia di 12 omicidi con vittime tra i ragazzi non può avere una pena inferiore ai 30 anni o all'ergastolo – e con il giusto riconoscimento dell'aggravante di cui all'articolo 7 (che molto spesso viene negletto), forse la fiducia arriva e aumentano le collaborazioni che ci possono far dipanare tante realtà che oggi sono oscure e nascoste. Questo è il drammatico appello che vi rivolgo e lo faccio perché, come correttamente ha evidenziato il procuratore Lombardo, le associazioni sono variegate in vari settori di attività e si sovrappongono in questi piccoli territori".

Dopo queste riflessioni che qualunque uomo di buona volontà sottoscriverebbe, l'analisi conclusiva sul "minimo sindacale" di richieste allo Stato da parte di Consolo: "Laddove la legge parla della riorganizzazione degli uffici giudiziari – non si parla di riduzione – si tratta anche il tema delle specificità. La specificità primaria in Calabria è data non soltanto dalla popolazione (siamo quasi 1,5 milioni di abitanti nel distretto di Catanzaro su un territorio che è vastissimo e che comprende quattro Province), ma anche dalla sua frammentazione. Numerosissimi sono, infatti, i piccoli Comuni e numerosissime sono le organizzazioni criminali. Colpire a macchia di leopardo significa non colpire nessuno o, peggio ancora, diventare il braccio armato dell'organizzazione rivale che non aspetta altro per rafforzarsi e rioccuparsi nel territorio delle attività sottratte. Bisogna partire tutti assieme con un'attività di contrasto che sia seria. Noi non chiediamo grandi cose, però, per cortesia, aiutateci a ottenere le poche cose che domandiamo. Noi chiediamo almeno quattro magistrati in più alla procura distrettuale non sottratti dalle altre procure per effetto di accorpamento. Noi chiediamo una polizia giudiziaria efficiente".

Richieste che – stia certo Consolo – saranno prontamente esaudite.

  • Antonello Iovane |

    “Ma di cosa stiamo parlando?” e la citazione del Dott. Galullo che mi balena in testa da ieri sera, da quando ho letto che il primo cittadino di Lamezia Terme si vanta che passerelle antimafia siano finite sul New York Times…e allora…..Ma di che cosa stiamo parlando?!?!!?

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